Primo piano di sabbia fine in un'area giochi per bambini, con piccole mani che giocano, ma con una sfumatura leggermente scura che suggerisce contaminazione; sfondo sfocato di un parco urbano. Lente macro 85mm, alta definizione, luce naturale morbida, focus selettivo sulle mani e la sabbia.

Sabbia Contaminata: Scoperta Shock nei Parchi e Aree Gioco di Barcellona!

Ciao a tutti! Avete mai pensato a cosa si nasconde davvero nella sabbia dove giocano i nostri bambini o dove ci rilassiamo nei parchi cittadini? Io sì, e quello che abbiamo scoperto nell’area metropolitana di Barcellona, una zona super trafficata e industrializzata, fa decisamente riflettere. Ci siamo messi a indagare sulla composizione chimica delle sabbie e dei terreni sabbiosi in 10 aree gioco e 13 parchi sparsi per la città, e i risultati, beh, diciamo che non sono proprio rassicuranti.

L’ombra invisibile dell’inquinamento urbano

Prima di tuffarci nei dettagli, parliamo un attimo del nemico invisibile: il particolato atmosferico (PM). Sapete, quella polverina sottile sospesa nell’aria, un mix complesso di particelle solide e liquide. A Barcellona, come in molte città europee, gran parte di questo PM (circa il 70% del PM2.5, quello più fine e pericoloso) si forma direttamente in atmosfera da altri inquinanti. Il resto viene da fonti primarie: motori che bruciano carburante, usura di pneumatici e freni, polvere stradale, industrie, navi… insomma, il “profumo” della città moderna.

Il problema è che questo particolato non solo ci fa respirare aria peggiore, causando problemi respiratori e cardiovascolari (soprattutto nei più piccoli e negli anziani), ma si deposita ovunque. E quando dico ovunque, intendo anche sulla sabbia dei parchi giochi e nei terreni dei parchi. Questa polvere, spesso carica di metalli pesanti, può poi essere risollevata dal vento o dalle nostre stesse attività, oppure finire nelle acque con la pioggia. Un circolo vizioso, insomma.

La nostra indagine sul campo: cosa abbiamo cercato (e trovato)

Abbiamo scelto Barcellona proprio per la sua complessità: tanto traffico (soprattutto diesel), industrie importanti, un grande porto. Un vero “laboratorio” a cielo aperto per studiare come l’inquinamento si distribuisce. Ci siamo concentrati su parchi e aree gioco perché sono luoghi frequentati da persone vulnerabili, come i bambini, che giocano e magari si mettono le mani in bocca.

Abbiamo raccolto campioni di sabbia e terreni sabbiosi, tenendo conto anche delle normali operazioni di pulizia e sostituzione della sabbia nelle aree gioco (che a Barcellona avviene ogni due anni). Poi, via in laboratorio! Analisi della granulometria (quanto sono fini le particelle), della composizione minerale (di cosa è fatta la sabbia) e, soprattutto, delle concentrazioni di metalli.

Sabbia da parco vs. Sabbia da area giochi: prime differenze

Una delle prime cose che abbiamo notato è che la sabbia delle aree gioco tende ad essere più grossolana rispetto a quella dei parchi. Questo potrebbe dipendere da due fattori principali: primo, la sabbia delle aree gioco viene cambiata e lavata più spesso, rimuovendo le particelle più fini. Secondo, nei parchi, con il tempo, si accumula più particolato atmosferico depositato (il famoso DPM), che tende ad essere più fine.

Interessante, no? Ma la vera sorpresa doveva ancora arrivare. Abbiamo anche visto che nei parchi, la percentuale di particelle fini (sia sotto i 10 micrometri, S10, che sotto i 63 micrometri, S63) tende ad essere maggiore. E questo è importante, perché le particelle più fini sono quelle che possono essere sollevate più facilmente dal vento ed essere inalate.

Macro fotografia di polvere scura contenente particelle metalliche scintillanti su una superficie sabbiosa, lente macro 90mm, alta definizione, illuminazione controllata per evidenziare le diverse texture.

I metalli parlano: le impronte digitali dell’inquinamento

Qui le cose si fanno serie. Abbiamo calcolato i cosiddetti Fattori di Arricchimento (EF) e Fattori di Contaminazione (CF). In parole semplici, questi indici ci dicono quanto un certo metallo è presente in concentrazioni superiori rispetto ai livelli naturali (presi dalla crosta terrestre o da sedimenti di un fiume locale non inquinato, il Congost). Valori alti indicano una forte influenza umana, cioè inquinamento.

Ebbene, diversi parchi hanno mostrato valori di EF “significativi” (tra 5 e 20 volte i livelli naturali) per vari elementi, riconducibili soprattutto all’usura dei veicoli. Altri parchi avevano arricchimenti ancora più alti, in particolare per metalli legati ai sistemi frenanti (come Rame – Cu, Antimonio – Sb, Nichel – Ni, Cromo – Cr).

Ma non è tutto. Abbiamo trovato delle vere e proprie “anomalie”:

  • In alcuni parchi, concentrazioni altissime di Piombo (Pb) e Antimonio (Sb), con EF che schizzavano a valori come 84 per il Pb e 44 per l’Sb in un parco vicino al porto (Parco 2)! Probabilmente un mix di emissioni industriali e attività portuali.
  • In altri parchi (come il Parco 11), un rapporto elevato tra Cerio (Ce) e Lantanio (La), un chiaro segnale delle emissioni dei catalizzatori dei veicoli moderni.
  • Altri parchi (come il 7, vicino a strade trafficate) mostravano arricchimenti legati all’usura generale dei veicoli (Cu, Ni, Cr, V).
  • Anche le aree gioco non erano immuni, mostrando arricchimenti moderati di Zirconio (Zr), forse presente naturalmente nella sabbia ma potenzialmente anche legato alle emissioni dei catalizzatori.

Questi risultati sono in linea con altri studi fatti in Polonia o Turchia, che confermano come le attività umane, traffico e industria in primis, stiano “condendo” le aree ricreative urbane con metalli pesanti.

Il ruolo sorprendente degli alberi

E qui arriva forse la scoperta più affascinante. Abbiamo confrontato i campioni presi sotto la chioma degli alberi con quelli presi in aree aperte, nello stesso parco. Risultato? In molti parchi (come il 3, 7, 9, 13), le concentrazioni di metalli legati ai freni (Cu, Cr, Ni, Sb) erano più alte sotto gli alberi!

Sembra quasi controintuitivo, vero? Uno penserebbe che gli alberi “puliscano” l’aria. In parte è vero, catturano il particolato sulle foglie. Ma cosa succede quando piove? La pioggia lava via queste particelle accumulate, concentrandole proprio sul terreno sotto la chioma. Quindi, gli alberi possono agire come “collettori” di PM, modificando la distribuzione degli inquinanti al suolo. C’è però un’eccezione: nel Parco 10, vicino a una strada molto trafficata, questa differenza tra sotto e fuori l’albero era meno marcata. Forse perché l’inquinamento di fondo è talmente alto da “appiattire” queste differenze locali? È un’ipotesi.

Veduta grandangolare di un parco urbano a Barcellona con aree gioco sabbiose in primo piano e sfondo sfocato di traffico cittadino e ciminiere industriali in lontananza, lente grandangolare 15mm, focus nitido sul parco, lunga esposizione per suggerire movimento nel traffico.

Anche i minerali contano

Abbastanza interessante, abbiamo notato una correlazione tra la dimensione delle particelle e i minerali presenti. Le sabbie con più feldspati tendevano ad avere meno particelle finissime (S10), mentre quelle con più quarzo e carbonati (calcite, dolomite) ne avevano di più. Questo è un po’ strano, perché il quarzo è più duro del feldspato e dovrebbe resistere meglio all’usura. Forse la spiegazione sta nel fatto che le sabbie più grossolane delle aree gioco (spesso più ricche di feldspati) vengono cambiate più spesso, portando via le particelle fini.

Un’altra osservazione legata agli alberi: sotto le chiome, abbiamo trovato generalmente meno carbonati rispetto alle aree aperte (con un paio di eccezioni). Misurando il pH, abbiamo visto che sotto gli alberi è leggermente più acido. L’ipotesi è che la decomposizione della materia organica (foglie cadute, ecc.) produca acidi che sciolgono i carbonati presenti nella sabbia. Piccoli processi chimici che avvengono sotto i nostri piedi!

Perché tutto questo ci riguarda?

Questa ricerca ci dà uno spaccato importante delle dinamiche dell’inquinamento urbano. Ci mostra come le nostre attività quotidiane lascino un’impronta chimica persistente anche nei luoghi che consideriamo più sicuri e naturali all’interno delle città. I metalli pesanti non sono uno scherzo, e la loro presenza in aree frequentate da bambini richiede attenzione.

Capire come questi inquinanti si distribuiscono, quali sono le fonti principali e come l’ambiente stesso (come la presenza di alberi) influenzi la loro deposizione è fondamentale per:

  • Valutare correttamente i rischi per la salute.
  • Sviluppare strategie di mitigazione più efficaci.
  • Progettare infrastrutture verdi urbane (parchi, alberature stradali) in modo più consapevole, massimizzando i loro benefici e minimizzando potenziali criticità.

Fotografia dettagliata della chioma di un albero in un parco urbano, con gocce di pioggia sulle foglie che riflettono l'ambiente circostante, lente prime 50mm, profondità di campo ridotta per isolare le foglie, luce naturale dopo un acquazzone.

Guardando al futuro

Il nostro lavoro a Barcellona è un tassello importante. Il prossimo passo sarà monitorare questi luoghi nel tempo, per vedere come cambiano le concentrazioni con le stagioni, con le misure anti-inquinamento che (speriamo) verranno adottate, e per capire meglio la resilienza di questi spazi verdi.

La prossima volta che andrete al parco, magari guarderete la sabbia con occhi diversi. Non per allarmarvi inutilmente, ma per essere più consapevoli del complesso ecosistema urbano in cui viviamo e dell’importanza di proteggerlo, per noi e per le generazioni future.

Fonte: Springer

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