Imparare l’Inglese Potenzia le Abilità Sociali? Una Scoperta Sorprendente dalla Cina!
Ciao a tutti! Vi siete mai chiesti se imparare una lingua straniera, tipo l’inglese, possa fare qualcosa di più che semplicemente aggiungere una riga al vostro curriculum o permettervi di capire i testi delle canzoni? Beh, tenetevi forte, perché ho sottomano uno studio freschissimo che suggerisce qualcosa di veramente affascinante: potrebbe esserci un legame diretto tra quanto siete bravi in inglese e quanto siete… “socialmente competenti”. Sì, avete capito bene!
Da tempo sappiamo che essere bilingui porta un sacco di vantaggi, soprattutto a livello cognitivo. Ma cosa succede sul piano delle relazioni, dell’interazione con gli altri? Questa è la domanda che si sono posti alcuni ricercatori, concentrandosi su un gruppo di adolescenti cinesi che studiano l’inglese come lingua straniera (EFL, English as a Foreign Language).
Ma cosa c’entra l’inglese con l’essere “social”?
Prima di tuffarci nei risultati, chiariamo un attimo cosa si intende per competenza sociale. Non è solo essere popolari o avere tanti amici. Si tratta di un insieme di abilità che ci permettono di rispondere in modo flessibile e appropriato nelle interazioni sociali. È la base per costruire relazioni, comunicare efficacemente e, in generale, stare bene con gli altri e con sé stessi. Pensateci: chi ha buone competenze sociali tende ad adattarsi meglio a scuola, ha un maggiore benessere psicologico e, addirittura, secondo studi recenti, potrebbe avere cervelli con volumi maggiori e una vita più lunga! Al contrario, scarse competenze sociali possono portare a difficoltà con i coetanei, problemi emotivi e scarso rendimento scolastico.
Ora, la lingua è lo strumento principale della comunicazione, giusto? Quindi è abbastanza intuitivo pensare che la nostra abilità linguistica nella madrelingua influenzi come interagiamo. Ma cosa succede con una seconda lingua, specialmente se non è quella dominante nell’ambiente in cui viviamo?
La Ricerca: Metodo e Partecipanti
Lo studio che ho analizzato ha coinvolto 103 adolescenti cinesi (tra i 12 e i 14 anni) di una scuola media nel nord della Cina. Questi ragazzi e ragazze studiano l’inglese come materia obbligatoria. I ricercatori hanno raccolto dati su diversi fronti:
- Rendimento in inglese e mandarino: attraverso i voti degli esami finali.
- Competenza sociale: utilizzando un questionario specifico (la sottoscala “competenza sociale” del Self-Perception Profile for Adolescents).
- Regolazione emotiva: tramite un altro questionario (l’Emotion Regulation Questionnaire for Child and Adolescence), che valuta strategie come la rivalutazione cognitiva (cambiare il modo di pensare a una situazione per alterarne l’impatto emotivo) e la soppressione espressiva (inibire l’espressione delle emozioni).
- Intelligenza non verbale: misurata con il test delle Matrici Progressive di Raven, per controllare l’abilità cognitiva generale.
L’idea era vedere se il rendimento in inglese potesse prevedere la competenza sociale, tenendo conto anche del genere, dell’età, dell’intelligenza non verbale e, soprattutto, del ruolo della regolazione emotiva.
I Risultati Che Fanno Riflettere
E qui arriva il bello! I risultati hanno mostrato una correlazione positiva tra il rendimento in inglese e la competenza sociale. In parole povere, gli adolescenti che andavano meglio in inglese tendevano anche ad avere maggiori competenze sociali. Ma non solo: il rendimento in inglese si è rivelato un predittore della competenza sociale. Questo significa che, almeno in questo gruppo, sapere bene l’inglese sembra contribuire attivamente allo sviluppo di queste abilità.
Un altro aspetto cruciale emerso è il ruolo della regolazione emotiva. Questa non solo prediceva la competenza sociale, ma modulava anche la relazione tra rendimento in inglese e competenza sociale. Cosa vuol dire? Che la capacità di gestire le proprie emozioni entra in gioco in questo legame. Per esempio, lo studio ha indicato che l’influenza del rendimento in inglese sulla competenza sociale diminuiva con l’aumentare dell’uso della strategia di rivalutazione cognitiva. D’altro canto, un alto rendimento in inglese era fortemente associato a una maggiore competenza sociale quando l’uso della strategia di soppressione espressiva per regolare le emozioni era ridotto. Insomma, gli adolescenti con un rendimento in inglese più basso potrebbero non mostrare problemi di comportamento sociale se riescono a regolare efficacemente le proprie emozioni usando queste strategie.

Questi risultati sono particolarmente interessanti perché, mentre studi precedenti avevano già trovato legami simili in bambini più piccoli e in contesti dove l’inglese era la lingua dominante (ad esempio, immigrati in paesi anglofoni), questo studio estende la scoperta agli adolescenti in un ambiente dove l’inglese è una lingua straniera. Sembra quindi che i benefici del bilinguismo, o meglio, dell’apprendimento di una lingua straniera, vadano oltre l’aspetto puramente linguistico o cognitivo, toccando anche la sfera socio-emotiva.
Perché l’Inglese Sì e il Mandarino (Forse) No?
Una cosa curiosa: lo studio non ha trovato un’associazione significativa tra il rendimento nella lingua madre (mandarino cinese) e la competenza sociale. Come mai? I ricercatori ipotizzano che ciò potrebbe dipendere dal fatto che l’insegnamento del mandarino nelle scuole medie cinesi si concentra di più su aspetti letterari e culturali, meno sulle abilità linguistiche necessarie per le interazioni sociali quotidiane, che invece sono spesso al centro dei corsi di inglese. Inoltre, si presume che le abilità in mandarino necessarie per la socializzazione quotidiana siano già abbastanza simili tra gli adolescenti, avendo quindi un impatto minore sulla variabilità della competenza sociale.
Questa discrepanza è intrigante e meriterebbe ulteriori approfondimenti, ma per ora ci dice che il tipo di apprendimento linguistico e il contesto potrebbero giocare un ruolo importante.
Non Solo Voti: Le Implicazioni Pratiche
Allora, cosa ci portiamo a casa da tutto questo? Beh, prima di tutto, che l’inglese non è solo una materia da studiare per prendere bei voti o per viaggiare. Impararlo sembra essere uno strumento prezioso per migliorare le competenze sociali degli adolescenti. Questo ha implicazioni enormi per le politiche educative e per lo sviluppo di un’istruzione che miri alla crescita completa della persona (“all-round education”).
Pensateci: se l’apprendimento di una lingua straniera può aiutare i ragazzi a interagire meglio, a sentirsi più a proprio agio nelle situazioni sociali e a gestire le proprie emozioni, allora stiamo parlando di un beneficio che va ben oltre la semplice comunicazione in un’altra lingua. Potrebbe essere un modo per prevenire difficoltà sociali ed emotive, specialmente in un periodo delicato come l’adolescenza.
Certo, come ogni studio, anche questo ha le sue limitazioni. I dati si basano su auto-valutazioni, il campione non era enorme e il disegno era trasversale (cioè, una fotografia in un dato momento, che non può stabilire rapporti di causa-effetto definitivi). Serviranno ricerche future, magari longitudinali (che seguono i partecipanti nel tempo) e con campioni più ampi, per confermare e approfondire questi risultati.
Nonostante ciò, trovo che questa ricerca apra una prospettiva davvero stimolante. L’apprendimento dell’inglese, e forse di altre lingue straniere, potrebbe essere una chiave in più per sbloccare non solo nuove culture e opportunità, ma anche per farci diventare persone socialmente più abili e consapevoli. E questa, secondo me, è una notizia fantastica!
Fonte: Springer
