Primo piano di una mano guantata di un operatore sanitario che maneggia con estrema cautela un ago di siringa, con il riflesso della luce ospedaliera sulla punta dell'ago. Macro lens, 100mm, high detail, precise focusing, sfondo clinico leggermente sfocato per enfatizzare il soggetto.

Punture di Spillo in Corsia: Un Rischio Reale (e Nascosto) per i Nostri Eroi Sanitari

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e che, purtroppo, tocca da vicino chi lavora ogni giorno per la nostra salute: gli infortuni da oggetti taglienti tra gli operatori sanitari. Immaginate la scena: un ospedale frenetico, emergenze continue, e il rischio costante di pungersi con un ago o ferirsi con un bisturi. Non è fantascienza, ma la cruda realtà che emerge da uno studio retrospettivo condotto in un ospedale specialistico terziario tra il 2019 e il 2022. L’obiettivo? Capire quanto fossero diffusi questi incidenti e quali fattori li influenzassero, per poter finalmente migliorare le misure di protezione. E credetemi, i risultati ci danno parecchio su cui riflettere.

Un Problema Serio: I Numeri Parlano Chiaro

Abbiamo analizzato i dati relativi a 151 esposizioni professionali segnalate, e tenetevi forte: ben il 76,16% (cioè 115 casi) erano dovuti a ferite da oggetti taglienti! Questo ci dice subito che non stiamo parlando di episodi isolati, ma di un problema sistemico.
Analizzando i dati, sono emerse differenze significative per quanto riguarda l’età degli operatori coinvolti (P< 0,05), i loro anni di servizio (P= 0,04) e l'anno in cui è avvenuta l'esposizione (P= 0,02). Insomma, non tutti sono a rischio allo stesso modo e non tutti i periodi sono uguali. L'esposizione professionale, per chi non lo sapesse, è definita come il contatto con sangue, fluidi corporei o altri materiali potenzialmente infetti attraverso pelle lesa, mucose o ingestione durante le attività cliniche. Questi contatti, capite bene, comportano rischi significativi per la salute, inclusa la possibilità di contrarre infezioni gravi. Con l'avanzamento delle tecnologie mediche e l'aumento dei carichi di lavoro clinici, l'incidenza di queste esposizioni è aumentata a livello globale. Pensate che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che circa 3 operatori sanitari su 35 subiscano ogni anno rischi professionali legati al sangue, e le ferite da taglio sono la forma più comune, colpendo l'8,57% degli operatori sanitari in tutto il mondo. In Cina, la prevalenza è addirittura del 74,6%, spesso a causa di carichi di lavoro pesanti e orari prolungati. I principali "cattivi" trasmessi per via ematica sono il virus dell'epatite B (HBV), il virus dell'epatite C (HCV) e il virus dell'immunodeficienza umana (HIV). E qui c'è un dato che fa rabbrividire: il tasso di infezione da HBV tra gli operatori sanitari è da 2 a 10 volte superiore a quello della popolazione generale! Nonostante l'implementazione diffusa di misure di sicurezza e programmi di formazione, le ferite da oggetti taglienti rimangono una preoccupazione persistente e critica. Questo studio ha voluto colmare una lacuna, analizzando l'impatto dei livelli di esperienza e delle emergenze sanitarie pubbliche, come la pandemia di COVID-19, su questi infortuni.

Chi Rischia di Più? L’Esperienza e l’Effetto Pandemia

L’analisi multivariata, che è un modo un po’ più sofisticato per guardare i numeri, ha rivelato due cose molto interessanti.
Primo: gli operatori sanitari con 1-5 anni di servizio hanno mostrato un rischio significativamente più basso di subire infortuni da taglio rispetto a quelli con meno di 1 anno di servizio o con più di 5 anni di servizio (OR 0,26). È come se ci fosse una “sweet spot” di esperienza: i neofiti (≤ 1 anno) sono più a rischio forse per la minor dimestichezza tecnica e la pressione dell’adattamento al nuovo ambiente lavorativo. Quelli con più esperienza (> 5 anni), invece, potrebbero cadere nella trappola della “routine” o della stanchezza, abbassando la guardia. Questo andamento a “U” è super interessante e contrasta con alcuni studi precedenti che, per esempio, indicavano i meno esperti come i meno a rischio o i più esperti come più propensi a ignorare i protocolli. La verità, come spesso accade, è complessa!
I novizi, con meno di un anno di servizio, probabilmente pagano lo scotto della limitata competenza tecnica e della poca familiarità con gli strumenti e i protocolli di sicurezza. Lo stress psicologico di adattarsi a un nuovo ambiente di lavoro può contribuire ulteriormente. Al contrario, chi ha tra 1 e 5 anni di esperienza ha probabilmente sviluppato sufficienti abilità tecniche e familiarità con i protocolli, riducendo il rischio. Questo periodo rappresenta un equilibrio ideale, dove non si è né sopraffatti dall’inesperienza né appesantiti dalla compiacenza.
L’aumento del rischio tra i lavoratori con più di 5 anni di servizio, invece, potrebbe essere legato proprio alla compiacenza e alla fatica. Con il tempo, i più esperti potrebbero diventare meno vigili, pensando che la loro esperienza li protegga. Inoltre, l’esposizione a lungo termine a carichi di lavoro elevati e compiti ripetitivi può portare a stanchezza fisica e mentale.

Un operatore sanitario esperto, con segni di stanchezza ma concentrato, mentre supervisiona un giovane collega durante una procedura con aghi in un reparto ospedaliero. Prime lens, 35mm, depth of field, duotone blu e grigio.

Secondo punto cruciale: il rischio di infortuni da taglio è stato significativamente più alto nel 2021 (OR 4,32), in pieno periodo pandemico da COVID-19, rispetto al 2019. Questo non mi sorprende affatto. La recrudescenza del SARS-CoV-2 nel 2021 ha significato carichi di lavoro pazzeschi, stress psicologico alle stelle, turni massacranti e la costante paura di infettarsi o infettare i propri cari. Tutto ciò ha inevitabilmente aumentato la probabilità di incidenti. Immaginatevi a lavorare per ore, bardati con dispositivi di protezione che limitano i movimenti e la visuale, con la pressione di salvare vite… è facile capire come l’attenzione possa calare.

Dove e Come Ci si Ferisce? E con Cosa?

La maggior parte degli infortuni (il 58,94%) è avvenuta nelle stanze dei pazienti. E indovinate un po’? Tutte le ferite da taglio hanno coinvolto le mani. Il principale patogeno trasmesso per via ematica è risultato essere l’HBV (Epatite B), presente nel 15,65% dei casi, seguito dalla sifilide (1,74%). Preoccupa, però, che nel 43,48% dei casi il tipo di patogeno a cui si è stati esposti fosse sconosciuto, il che evidenzia la necessità di rafforzare il tracciamento dei patogeni nei pazienti fonte.
Gli strumenti “incriminati”? Principalmente gli aghi (86,09%), con una quota significativa di aghi da siringa (43,43%) e aghi da butterfly/scalp vein (20,20%). Il momento più critico? Dopo la rimozione dell’ago (31,30% dei casi), seguito dalla sistemazione del materiale e durante il trattamento del paziente.

Una nota positiva, però, c’è: fortunatamente, durante il periodo di follow-up, non sono stati segnalati casi di infezione tra gli operatori sanitari che avevano subito un’esposizione. Questo è un grande sollievo e dimostra l’efficacia delle procedure post-esposizione messe in atto, che includono irrigazione immediata, disinfezione, bendaggio, test immunologici (per HBV, HCV, Sifilide, HIV) e, quando necessario, profilassi post-esposizione (PEP) per l’HIV o immunoglobuline per l’HBV.

Cosa Ci Insegna Tutto Questo?

Questo studio, seppur con alcuni limiti (campione limitato a un singolo ospedale, dati auto-riferiti che potrebbero portare a sotto-segnalazioni, disegno retrospettivo che non stabilisce causalità diretta), ci lancia un messaggio forte e chiaro. C’è un bisogno urgente di interventi su misura e misure di protezione complete per gli operatori sanitari, tenendo conto dei loro anni di servizio e delle specificità delle emergenze sanitarie pubbliche come il COVID-19.
Per i “novellini” (≤ 1 anno di servizio), è fondamentale una formazione intensiva e un affiancamento per costruire competenze e fiducia. Per i più “navigati” (> 5 anni di servizio), potrebbero essere utili corsi di aggiornamento e supporto psicologico per combattere la routine e la stanchezza.
È essenziale che le istituzioni sanitarie diano priorità alla prevenzione, affrontando sia le esigenze di salute fisica che mentale durante le emergenze, fornendo supporto psicologico e misure di rilassamento fisiologico, garantendo al contempo l’uso corretto delle attrezzature di sicurezza e ottimizzando le condizioni di lavoro.

Un gruppo diversificato di operatori sanitari partecipa a un workshop sulla sicurezza e la prevenzione degli infortuni da taglio in un'aula moderna di un ospedale, con un formatore che indica un diagramma. Wide-angle, 24mm, sharp focus.

Noi operatori sanitari, dal canto nostro, dobbiamo rafforzare la nostra consapevolezza protettiva, aderire rigorosamente ai protocolli di sicurezza e standardizzare le procedure operative, specialmente nelle attività ad alto rischio come le infusioni e la manipolazione degli aghi.
Eliminare completamente l’esposizione professionale è forse un’utopia, ma possiamo e dobbiamo ridurre significativamente i rischi. Implementare strategie multifattoriali, migliorare i programmi di sensibilizzazione e sviluppare sistemi di gestione robusti con formazione personalizzata è la strada da percorrere. La sicurezza di chi ci cura deve essere una priorità assoluta!

Fonte: Springer

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