Azione dinamica di un giocatore di tennis che colpisce la palla con un rovescio potente su un campo in terra battuta, catturata con teleobiettivo zoom 200mm, fast shutter speed per congelare il movimento della palla e della racchetta, tracciamento dell'azione, luce solare pomeridiana intensa che crea ombre nette.

Sport di Racchetta: Amore e Dolore! Cosa Ci Dice la Scienza sugli Infortuni (e Come Evitarli)

Amici sportivi e appassionati di racchetta! Tennis, Badminton, Tennistavolo (o Ping Pong, se preferite)… chi non ha mai sognato di scambiare due colpi come un campione o semplicemente divertirsi sfidando gli amici? Sono sport affascinanti, veloci, che richiedono riflessi pronti, coordinazione e una bella dose di strategia. Ma, come in ogni medaglia, c’è un rovescio. E oggi voglio parlarvi proprio di quello: gli infortuni.

Mi sono imbattuto in uno studio molto interessante che ha analizzato proprio questo aspetto, mettendo sotto la lente d’ingrandimento cosa succede ai nostri corpi quando ci dedichiamo a queste discipline olimpiche. Lo studio ha seguito un intero ciclo olimpico, da Londra 2012 a Rio 2016, raccogliendo dati su un bel po’ di atleti, sia professionisti che amatoriali. L’obiettivo? Capire quali sono gli infortuni più comuni, quanto sono seri, chi colpiscono di più e quali conseguenze hanno sul ritorno in campo. E credetemi, qualche sorpresa c’è stata!

La Sorpresa: Non è (Solo) Questione di Braccio!

Prima cosa che salta all’occhio: pensate che giocando a tennis o badminton il problema principale siano spalla e gomito (il famoso “gomito del tennista”, no?)? Beh, tenetevi forte: lo studio rivela che la stragrande maggioranza degli infortuni seri, ben il 78% tra i tre più comuni per ogni disciplina, riguarda gli arti inferiori! Sì, avete capito bene: gambe, ginocchia, caviglie e piedi sono i veri protagonisti… in negativo.

Le lesioni ai legamenti della caviglia e del piede sono in cima alla classifica un po’ per tutti e tre gli sport. Questo non sorprende del tutto, visti i cambi di direzione rapidi, gli scatti, i salti e gli atterraggi che caratterizzano questi giochi. Il nostro povero sistema muscolo-scheletrico inferiore viene messo a dura prova.

Ma non è tutto uguale. Ogni sport ha le sue “specialità” in fatto di guai fisici.

Tennis: La Spalla Dolente e il Polpaccio Ribelle

Nel tennis, oltre ai classici problemi al piede, emerge un dato interessante: l’infortunio non meglio specificato alla spalla è quello che causa il periodo di stop più lungo in assoluto, parliamo di una media di 16 settimane! Un’eternità per un atleta. Anche le lesioni muscolari al polpaccio (fibula) sono tra le più comuni, anche se fortunatamente richiedono meno tempo per guarire (circa 5 settimane). Curiosamente, nel tennis sembra ci si faccia più male durante le competizioni.

Badminton: Occhio al Piede (e al Ginocchio!)

Il Badminton sembra essere lo sport con la più alta percentuale di atleti infortunati (62% nello studio). Qui, le lesioni ai legamenti del piede (stop medio di 13 settimane) e della caviglia sono frequentissime. Ma attenzione anche al ginocchio: un infortunio non specificato al ginocchio nel badminton è risultato essere quello che più di tutti porta a una riduzione permanente del livello di performance (ben il 64% degli atleti colpiti non torna più come prima!). A differenza del tennis, nel badminton la maggior parte degli infortuni top avviene durante l’allenamento. Forse la fatica accumulata con salti e affondi ripetuti gioca un ruolo chiave?

Primo piano macro di una caviglia fasciata di un atleta di badminton dopo un infortunio durante l'allenamento, luce controllata e soffusa da palestra, obiettivo macro 100mm, alta definizione dei dettagli della fasciatura elastica e della pelle sudata.

Tennistavolo: Il Ginocchio Traditore

Anche nel tennistavolo, nonostante sia percepito come meno “fisico”, le gambe soffrono. La lesione ai legamenti della caviglia è comune, ma il vero spauracchio sembra essere la lesione al menisco del ginocchio. Questo infortunio non solo richiede uno stop significativo (13 settimane in media), ma causa anche una riduzione del livello di performance nel 54% dei casi. Come nel tennis, anche qui gli infortuni più tipici sembrano verificarsi più spesso in gara.

Allenamento vs Competizione: Un Quadro Vario

Come abbiamo visto, non c’è una regola unica. Sebbene in generale lo studio abbia rilevato più infortuni durante gli allenamenti, ci sono differenze notevoli:

  • Badminton: Prevalenza di infortuni in allenamento (forse legati a fatica e ripetitività?).
  • Tennis e Tennistavolo: I loro infortuni “top 3” sembrano più legati alla competizione (maggiore intensità, stress?).

Questo ci dice che le strategie di prevenzione devono tenere conto non solo dello sport, ma anche del contesto in cui l’atleta si trova.

Chi Si Fa Male? Uomini, Donne, Pro, Amatori…

Un altro dato interessante emerso dallo studio è che, per quanto riguarda gli infortuni analizzati, non sono state trovate differenze statisticamente significative tra uomini e donne, né tra atleti competitivi (livello nazionale/internazionale) e amatoriali (livello regionale o ricreativo). Questo suggerisce che certi rischi sono intrinseci allo sport, indipendentemente dal sesso o dal livello di pratica, almeno per gli infortuni più seri che causano stop prolungati. Certo, magari la frequenza o il tipo di infortuni minori può variare, ma quando si parla di problemi seri, la vulnerabilità sembra abbastanza trasversale.

Atleta di tennis durante una sessione di fisioterapia focalizzata sulla spalla dolorante, ambiente clinico luminoso, focus selettivo sulla spalla con leggero effetto profondità di campo, obiettivo prime 35mm, toni leggermente desaturati.

Stop Lunghi e Ritorno Difficile: Le Conseguenze

Abbiamo visto che alcuni infortuni costringono a stop molto lunghi. La spalla nel tennis, il piede nel badminton e il ginocchio nel tennistavolo sono i campioni di “tempo perso”. Ma forse ancora più preoccupante è l’impatto sulla performance a lungo termine. Gli infortuni al ginocchio, in particolare quelli al menisco nel tennistavolo e quelli non specificati nel badminton, sono quelli che più frequentemente lasciano strascichi, impedendo a più della metà degli atleti colpiti di tornare ai livelli pre-infortunio. Questo è un campanello d’allarme importante: un infortunio al ginocchio in questi sport può davvero compromettere una carriera o il semplice piacere di giocare al proprio meglio.

D’altra parte, è confortante vedere che per altri infortuni comuni, come le lesioni ai legamenti della caviglia (badminton, tennistavolo) o quelle muscolari al polpaccio (tennis), la maggior parte degli atleti (oltre il 70%) riesce a recuperare pienamente il proprio livello di gioco.

Cosa Ci Portiamo a Casa? Prevenzione, Prevenzione, Prevenzione!

Questo studio, pur con i limiti di essere basato su auto-segnalazioni (quindi con un possibile margine di ricordo impreciso), ci dà un quadro prezioso. Ci dice che:

  • Gli sport di racchetta, pur divertenti, non sono privi di rischi seri.
  • Gli arti inferiori sono sorprendentemente vulnerabili.
  • Ogni sport ha i suoi punti deboli specifici (spalla/tennis, piede-ginocchio/badminton, ginocchio/tennistavolo).
  • Gli infortuni al ginocchio e alla spalla possono avere conseguenze gravi e durature sulla performance e richiedere tempi di recupero lunghi.
  • L’allenamento è un momento critico per gli infortuni, specialmente nel badminton, e non va sottovalutato.

Tutto questo sottolinea l’importanza fondamentale di strategie di prevenzione mirate. Non basta un riscaldamento generico. Bisogna lavorare su:

  • Riscaldamento specifico: Preparare adeguatamente le strutture più a rischio per ogni disciplina.
  • Potenziamento muscolare: Soprattutto per stabilizzare caviglie e ginocchia.
  • Tecnica corretta: Per ridurre stress inutili sulle articolazioni.
  • Calzature adeguate: Fondamentali per l’ammortizzazione e il supporto.
  • Gestione del carico: Evitare sovrallenamento e dare al corpo il tempo di recuperare, soprattutto considerando la fatica come fattore di rischio.
  • Riabilitazione completa: Non avere fretta di tornare in campo dopo un infortunio, per evitare ricadute o problemi cronici.

Gruppo eterogeneo di giocatori amatoriali di tennistavolo che eseguono esercizi di riscaldamento specifici per ginocchia e caviglie in una palestra ben illuminata, teleobiettivo zoom 100mm, fast shutter speed per catturare il movimento controllato e l'energia del gruppo.

Insomma, amici della racchetta, continuiamo a giocare e divertirci, ma facciamolo con consapevolezza. Prenderci cura del nostro corpo è il primo passo per goderci a lungo la passione per il nostro sport preferito, evitando che un infortunio ci metta fuori gioco… o ci lasci un ricordo doloroso.

Fonte: Springer

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