Immagine fotorealistica di un'infografica colorata e chiara sul consenso informato per uno studio clinico, tenuta in mano da un medico o ricercatore sorridente in un ambiente ospedaliero luminoso (sfondo leggermente sfocato). L'infografica usa icone semplici e testo grande. Obiettivo 50mm, profondità di campo ridotta per focalizzare sull'infografica e l'interazione umana positiva.

Semplificare il Consenso Informato in Terapia Intensiva: L’Infografica Co-progettata che Fa la Differenza

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un’avventura affascinante nel mondo della ricerca clinica, un campo dove la comunicazione chiara è tanto vitale quanto le cure stesse. Immaginatevi in una situazione difficile, magari in terapia intensiva (ICU), o con un vostro caro ricoverato. In momenti così stressanti, vi viene chiesto di capire e firmare un documento per partecipare a uno studio di ricerca, spesso lungo, complesso e pieno di termini tecnici. Non è facile, vero? Ecco, proprio da questa sfida nasce il nostro progetto.

La Sfida del Consenso Informato in Terapia Intensiva

Partecipare a uno studio clinico è fondamentale per scoprire nuove cure, ma è essenziale che chi partecipa (o chi decide per lui, come un familiare o un decisore sostituto – SDM) sia pienamente informato. Deve capire lo scopo dello studio, i metodi, i rischi, i benefici e le alternative. Il problema? I moduli di consenso informato sono spesso dei veri e propri muri di testo [4, 5]. E se lo studio è complesso, come un “platform trial” (uno studio che testa più trattamenti contemporaneamente e si adatta in corso d’opera, come il nostro REMAP-CAP per polmonite comunitaria e COVID-19 in ICU), la faccenda si complica ulteriormente [6, 7, 8].

Aggiungeteci lo stress della terapia intensiva, la necessità di decidere in fretta perché le cure sono urgenti, e il fatto che spesso è un familiare (SDM) a dover prendere la decisione per il paziente che non è in grado di farlo [9, 10]. Capite bene che rendere il processo di consenso più semplice e comprensibile diventa una priorità assoluta.

La letteratura scientifica suggerisce che migliorare i documenti di consenso (magari semplificandoli o usando supporti visivi come brochure o infografiche) può aiutare le persone a capire meglio [11]. Ma mancavano studi specifici per contesti difficili come l’ICU o per design complessi come i platform trial. E soprattutto, pochi avevano pensato di coinvolgere direttamente pazienti, familiari e personale sanitario nella creazione di questi strumenti.

L’Idea Geniale: Un’Infografica Co-progettata

Ed è qui che entriamo in gioco noi, con un’idea nata proprio da chi ha vissuto queste esperienze sulla propria pelle: un membro del nostro gruppo di pazienti e familiari partner (PFP) del programma CAPTIC in Canada. L’idea? Creare un’infografica, uno strumento visivo semplice e diretto, per accompagnare il modulo di consenso standard del trial REMAP-CAP.

Ma non volevamo creare qualcosa “dall’alto”. Volevamo che fosse uno strumento utile davvero. Perciò, abbiamo adottato un approccio di co-design [12, 13]. Cosa significa? Abbiamo organizzato dei focus group coinvolgendo persone con esperienza diretta:

  • Pazienti sopravvissuti alla terapia intensiva
  • Familiari/SDM che hanno dovuto prendere decisioni
  • Coordinatori di ricerca (RC) che gestiscono quotidianamente i consensi per REMAP-CAP

Insieme, abbiamo analizzato dei prototipi di infografica. È stato incredibile! Sono emerse idee e suggerimenti preziosi che noi ricercatori, da soli, non avremmo mai considerato [15].

Cosa ci hanno detto? Principalmente due cose: attenzione al design e al contenuto.

Per il design:

  • Testo grande e chiaro: “A volte non è il caregiver giovane a leggere, ma una persona anziana”, “Con i farmaci la vista mi si era annebbiata, avevo bisogno che qualcuno leggesse per me”. Meglio i punti elenco!
  • Immagini e colori: “Le persone sono visive, le immagini aiutano”, “Colori più vivaci per le cose importanti”.
  • Personalizzazione: “Vedere qualcosa barrato fa sentire che è specifico per me”.
  • Linguaggio semplice: Basta gergo! “Sembrava scritto per studiosi, non per la gente comune”, “Parole come ‘dominio’ o ‘intervento’ vanno tolte”. Serve empatia, un tono più caldo.
  • Spiegare i termini: Cosa significa “standard di cura”? Chi è il coordinatore di ricerca?
  • Focus sul paziente: “Assicuratevi che il focus sia sul paziente, non solo sulla ricerca”.

Fotografia di un piccolo gruppo eterogeneo di persone (età diverse, alcuni sembrano pazienti/familiari, altri professionisti sanitari) seduti attorno a un tavolo, che discutono animatamente ma in modo costruttivo guardando dei fogli con grafici e icone (prototipi di infografica). Luce naturale da una finestra, atmosfera collaborativa e concentrata. Obiettivo 35mm, profondità di campo media per mantenere a fuoco il gruppo ma sfocare leggermente lo sfondo di una sala riunioni semplice.

Per il contenuto, le priorità erano:

  • Qual è la mia condizione? Voglio informazioni su quello che ho io, non su altro.
  • Qual è lo scopo dello studio? Cosa stiamo cercando di ottenere?
  • Come funziona il consenso? Cosa devo aspettarmi?
  • Quali trattamenti riceverò? Cosa mi state dando e perché?
  • Come decidete i trattamenti? È importante sapere che il team ha già scelto cose adatte a me.
  • Ho voce in capitolo? Devo poter rifiutare interventi specifici.
  • Perché dovrei partecipare? “Sapere che aiuterà altri pazienti è ciò che mi convince”. Ma anche: “Cosa c’è di buono per il mio caro? Per me?”.
  • Posso ritirarmi? È fondamentale saperlo.
  • La partecipazione influenzerà le mie cure? “È importantissimo sapere che il livello di cura resta uguale o migliora”.
  • Al team importa più di me o dei risultati? “Dite subito che se una cura non funziona, verrà cambiata”, “Sottolineate che il team si preoccupa prima di te, poi della ricerca”.

Ascoltando tutte queste voci, abbiamo trasformato i prototipi iniziali in un’infografica finale, fronte-retro, specifica per la polmonite comunitaria o per il COVID-19 (Fig. 1 e supplemento).

Mettiamo alla Prova l’Infografica: Il Pilot

Una volta creata la nostra super infografica co-progettata, dovevamo capire se fosse fattibile usarla nella pratica quotidiana. Abbiamo quindi avviato uno studio pilota (uno “Study Within A Trial” o SWAT, cioè uno studio dentro lo studio REMAP-CAP) in 5 ospedali canadesi (Ontario) [16].

L’obiettivo era verificare quattro cose principali:

  1. Quanti pazienti/SDM idonei per REMAP-CAP lo erano anche per ricevere l’infografica? (Volevamo >68%)
  2. Quanti di questi l’hanno effettivamente ricevuta? (Volevamo >80%)
  3. Quanti hanno accettato di partecipare al nostro studio sull’infografica (compilando un questionario)? (Volevamo >71%)
  4. Quanti hanno poi compilato il questionario? (Volevamo >71%)

Abbiamo incluso pazienti o SDM contattati per il consenso prima di iniziare lo studio (consenso a priori), che parlassero inglese. Abbiamo escluso chi veniva arruolato con “consenso differito” (ne parlo tra poco). I coordinatori di ricerca (RC) degli ospedali partecipanti ci hanno aiutato a identificare i pazienti idonei e a consegnare l’infografica insieme al materiale standard. Dopo la discussione sul consenso per REMAP-CAP, chiedevano a pazienti/SDM se volevano partecipare al nostro SWAT compilando un questionario sulla loro esperienza (indipendentemente dalla decisione presa per REMAP-CAP).

Cosa Abbiamo Scoperto? Luci e Ombre

Il nostro studio pilota è durato 12 mesi (abbiamo dovuto estenderlo perché il reclutamento era più lento del previsto). Ecco i risultati principali:

Luci:

  • Infografica ben accolta: L’86% dei pazienti/SDM idonei ha ricevuto l’infografica (obiettivo >80% raggiunto!).
  • Grande interesse per lo SWAT: Ben il 94% di chi ha ricevuto l’infografica ha accettato di partecipare al nostro studio compilando il questionario (obiettivo >71% superato!). Questo è interessante: solo il 56% ha poi accettato di partecipare allo studio REMAP-CAP principale, ma quasi tutti erano disposti a darci un feedback sull’infografica. Forse indica quanto sia sentita l’esigenza di una comunicazione migliore?
  • Questionari compilati: L’88% di chi ha accettato ha poi restituito il questionario (obiettivo >71% raggiunto!). Preferenza netta per il formato cartaceo.
  • Feedback positivo: Sia i pazienti/SDM che i coordinatori di ricerca hanno valutato positivamente l’esperienza con l’infografica. I pazienti/SDM l’hanno trovata significativamente più facile da usare e più semplice del modulo di consenso standard (punteggio mediano 5/5 vs 4/5). I coordinatori hanno dato un ottimo punteggio mediano di 6/7 alla loro esperienza generale nell’usarla.

Fotografia realistica dal punto di vista di un paziente in un letto di terapia intensiva (visibili monitor sfocati sullo sfondo). In primo piano, le mani di un coordinatore di ricerca (indossa camice) che mostra gentilmente un'infografica colorata (simile a quella descritta nello studio, con icone e testo chiaro) al paziente o a un familiare seduto accanto al letto. Luce soffusa tipica dell'ICU, ma con un punto luce sull'infografica. Obiettivo 50mm, messa a fuoco selettiva sull'infografica e sulle mani.

Ombre:

  • Meno idonei del previsto: Solo il 33% dei pazienti idonei per REMAP-CAP lo era anche per il nostro SWAT (obiettivo >68% mancato). Perché? La causa principale (65% delle esclusioni) è stata l’uso del consenso differito.
  • Cos’è il consenso differito? È un modello in cui, data l’urgenza, il paziente viene arruolato nello studio e riceve il trattamento prima che venga ottenuto il consenso formale. Il consenso viene poi richiesto appena possibile, a lui o all’SDM, per continuare la partecipazione [28, 36]. Questo modello è diventato più comune durante la pandemia COVID-19, soprattutto in ICU, per non ritardare cure potenzialmente salvavita [10, 29]. Il nostro studio era focalizzato sul consenso a priori, quindi abbiamo “perso” molti potenziali partecipanti.
  • Reclutamento lento: Avevamo previsto più pazienti idonei per REMAP-CAP basandoci sui dati del picco pandemico. Quando abbiamo iniziato, fortunatamente, i ricoveri in ICU per COVID-19 erano diminuiti [30, 31].
  • Comprensione ancora migliorabile: Nonostante l’infografica, il questionario ha rivelato che rimanevano delle lacune nella comprensione di alcuni aspetti dello studio da parte di pazienti/SDM (es. randomizzazione adattiva, trattamenti specifici). Circa un quinto non aveva compreso appieno i concetti base del consenso informato stesso. C’è ancora lavoro da fare!

Guardando al Futuro: Prossimi Passi

Allora, cosa ci dicono questi risultati?
Primo, che il co-design funziona! Coinvolgere direttamente gli utenti finali ha trasformato l’infografica e l’ha resa più pertinente. I temi emersi sono utili anche per altri studi, specialmente platform trial o per migliorare l’accessibilità linguistica e cognitiva [27].
Secondo, usare l’infografica per il consenso a priori in ICU sembra fattibile nella pratica, visto che abbiamo raggiunto 3 su 4 obiettivi di fattibilità.
Terzo, dobbiamo tenere conto dell’alta frequenza del consenso differito. Forse dovremmo adattare l’infografica anche per supportare queste discussioni, che sono ancora più complesse? È una pista da esplorare.
Quarto, l’infografica sembra promettente, ma dobbiamo ancora dimostrare che migliori effettivamente la comprensione e la qualità della discussione. Servirà uno studio più grande, magari internazionale, coinvolgendo più centri (anche non solo anglofoni, quindi traducendo e validando l’infografica). E dovremo definire bene, sempre insieme a pazienti, familiari e RC, quali sono gli esiti più importanti da misurare.

Fotografia macro di un dettaglio dell'infografica finale, magari un'icona chiave o una sezione con testo semplificato, appoggiata su una cartella clinica. Luce controllata e precisa che evidenzia la texture della carta e la chiarezza della grafica. Obiettivo macro 90mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sul dettaglio scelto.

In conclusione, è stato un viaggio incredibile. Abbiamo imparato tantissimo sull’importanza di ascoltare e collaborare per creare strumenti che rispondano a bisogni reali. L’infografica co-progettata è un piccolo passo, ma speriamo possa contribuire a rendere il processo di consenso informato, specialmente in momenti difficili come un ricovero in terapia intensiva, un po’ meno ostico e un po’ più umano. La ricerca avanza grazie alla partecipazione delle persone, ed è nostro dovere assicurarci che questa partecipazione sia sempre consapevole, volontaria e veramente informata.

Fonte: Springer

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