Fotografia panoramica di una città giapponese moderna e vivace al tramonto, che mostra un mix armonioso di edifici accessibili, spazi verdi curati e persone anziane che passeggiano serenamente o interagiscono socialmente. Obiettivo grandangolare 18mm, lunga esposizione per catturare le luci della città, messa a fuoco nitida sull'intera scena.

Città a misura di anziano (e non solo!): L’indicatore giapponese che svela il segreto del benessere

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema che mi sta particolarmente a cuore e che, ne sono certo, riguarda tutti noi, direttamente o indirettamente: come rendere le nostre città e comunità dei luoghi migliori in cui invecchiare. Sì, perché diciamocelo, la popolazione mondiale sta invecchiando a vista d’occhio. Pensate che nel 2021 eravamo circa 761 milioni di over 65, e le proiezioni dicono che supereremo 1,6 miliardi entro il 2050! Parallelamente, sempre più persone vivono in città. Questo mix esplosivo di invecchiamento e urbanizzazione porta con sé sfide enormi, ma anche opportunità incredibili.

Il rischio? Che le città diventino luoghi ostili per gli anziani, limitandone l’autonomia, le relazioni sociali e la salute. Il Giappone, con il suo tasso di invecchiamento record (quasi il 30% della popolazione ha più di 65 anni!), è un caso emblematico e, per certi versi, un laboratorio per il futuro. Lì, la necessità di creare Comunità Amiche degli Anziani (le cosiddette Age-Friendly Communities o AFC, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS) è diventata una priorità assoluta.

Cosa sono le Comunità Amiche degli Anziani (AFC)?

L’OMS le definisce come luoghi che promuovono l’invecchiamento attivo, ottimizzando le opportunità per la salute, la partecipazione e la sicurezza, al fine di migliorare la qualità della vita man mano che si invecchia. Si concentrano su otto aree chiave:

  • Spazi all’aperto ed edifici
  • Trasporti
  • Abitazioni
  • Partecipazione sociale
  • Rispetto e inclusione sociale
  • Partecipazione civica e occupazione
  • Comunicazione e informazione
  • Supporto comunitario e servizi sanitari

Ma non basta. Con l’aumento delle persone affette da demenza (oltre 55 milioni nel mondo!), è emerso anche il concetto di Comunità Amiche della Demenza (Dementia-Friendly Communities o DFC). L’idea è supportare non solo gli anziani in generale, ma specificamente le persone con demenza e i loro caregiver. AFC e DFC non sono la stessa cosa, ma sono assolutamente complementari. L’OMS stessa sottolinea quanto sia importante integrare i principi “dementia-conscious” nella pianificazione e valutazione delle AFC.

La sfida: Misurare l’ “Amichevolezza” di una Comunità

Ok, bello parlare di città amichevoli, ma come facciamo a sapere se una comunità lo è davvero? Come misuriamo i progressi? Qui casca l’asino. Servono strumenti di monitoraggio e valutazione robusti, capaci di cogliere l’impatto a livello di comunità. L’OMS ha evidenziato una carenza di sistemi di monitoraggio efficaci, soprattutto per la mancanza di allineamento tra i livelli locale, nazionale e globale.

Gli indicatori a livello individuale sono utili, certo, ma non bastano. Non colgono le dinamiche più ampie della comunità e l’impatto sistemico delle politiche. Ecco perché sono fondamentali gli indicatori a livello di comunità. Permettono di valutare i fattori ambientali e sociali collettivi, forniscono metriche standardizzate per i confronti e aiutano a prendere decisioni basate sull’evidenza.

Finora, sono stati sviluppati diversi indicatori AFC, sia a livello individuale che comunitario, ma pochi di quelli a livello comunitario includevano specificamente elementi “dementia-friendly”. Ed è qui che entra in gioco lo studio giapponese che voglio raccontarvi.

Fotografia macro di una mappa concettuale disegnata a mano su un foglio di carta riciclata, con le parole 'Comunità Amica Anziani' e 'Demenza' collegate da frecce e simboli, illuminazione da studio controllata, obiettivo 90mm, alta definizione dei dettagli.

Il Progetto Giapponese: Nasce un Nuovo Indicatore

Un gruppo di ricercatori giapponesi, utilizzando i dati del Japan Gerontological Evaluation Study (JAGES) – uno studio enorme che segue migliaia di anziani nel tempo – si è posto un obiettivo ambizioso: sviluppare un indicatore AFC a livello di comunità che incorporasse anche elementi “dementia-friendly”, basandosi sulle linee guida dell’OMS, e testarne validità e affidabilità.

Hanno usato i dati di due “ondate” dello studio (2016 e 2019), coinvolgendo decine di migliaia di persone over 65 residenti in diverse municipalità e distretti scolastici (scelti come unità di comunità perché rappresentano aree di vita quotidiana facilmente percorribili dagli anziani).

Il processo è stato rigoroso:

  1. Selezione degli item: Hanno estratto potenziali indicatori dai questionari JAGES, scegliendo quelli allineati alle 8 aree OMS e quelli rilevanti per le DFC secondo ricerche precedenti (soprattutto sull’ambiente sociale).
  2. Consultazione con esperti: Un gruppo di 6 esperti (geriatra, infermiere gerontologico, fisioterapista geriatrico, funzionario sanitario, esperto di politiche sociali) ha revisionato la lista, riducendola a 23 item candidati. Ulteriori discussioni con circa 20 esperti durante i meeting JAGES hanno affinato la selezione.
  3. Analisi Statistica: Hanno aggregato i dati a livello di distretto scolastico e poi hanno usato tecniche statistiche avanzate (Analisi Fattoriale Esplorativa – EFA sul campione 2016 e Analisi Fattoriale Confermatoria – CFA) per identificare la struttura dell’indicatore e valutarne l’adeguatezza. Hanno poi riverificato la struttura sul campione 2019 (retest).

I Risultati: Cosa Misura Questo Indicatore?

Dopo l’analisi, sono stati esclusi 6 item perché non “caricavano” bene sui fattori principali (tra cui tipo di abitazione, partecipazione a club per anziani, lavoro retribuito e alcuni item specifici sulla consapevolezza della demenza). Ne sono rimasti 17, che si sono raggruppati in tre “macro-aree” o sottoscale:

  1. Inclusione Sociale e Amichevolezza verso la Demenza (7 item): Questa è forse la parte più innovativa. Copre aspetti come il senso di appartenenza alla comunità, la percezione di reciprocità, i servizi sanitari comunitari, ma include anche item sulla partecipazione sociale delle persone con demenza e il supporto alle loro famiglie. Riflette un ambiente sociale inclusivo per tutti gli anziani.
  2. Coinvolgimento Sociale e Comunicazione (5 item): Qui troviamo la partecipazione a gruppi di hobby o volontariato, ma anche l’uso di internet. Valuta la partecipazione attiva degli anziani alla vita sociale e l’uso degli strumenti di comunicazione moderni.
  3. Ambiente Fisico Amico degli Anziani (5 item): Questa sottoscala riguarda l’ambiente costruito: l’accessibilità di strade senza barriere, di spazi ed edifici pubblici, la presenza di spazi all’aperto per l’esercizio fisico e l’accessibilità delle fermate dei trasporti pubblici.

In pratica, questo indicatore copre 7 delle 8 aree fondamentali dell’OMS, integrando sia l’ambiente fisico che quello sociale, con un’attenzione specifica all’inclusione legata alla demenza.

Foto di una strada urbana accessibile in Giappone, con pavimentazione tattile per non vedenti, rampe dolci e segnaletica chiara. Anziani camminano tranquillamente. Obiettivo grandangolare 20mm, luce naturale, messa a fuoco nitida sull'intera scena.

Validità e Affidabilità: Promosso con Qualche Riserva

La buona notizia è che l’indicatore ha mostrato una buona consistenza interna (le domande all’interno di ciascuna sottoscala misurano effettivamente aspetti simili, con valori di Cronbach’s α tra 0.78 e 0.86) e una affidabilità test-retest adeguata (i punteggi delle sottoscale sono rimasti abbastanza stabili tra il 2016 e il 2019, con coefficienti di correlazione e ICC buoni). Questo suggerisce che lo strumento fornisce risultati coerenti nel tempo.

Tuttavia, non tutto è filato liscio. L’Analisi Fattoriale Confermatoria (CFA), che serve a confermare se il modello a tre fattori si adatta bene ai dati, ha dato risultati non del tutto soddisfacenti. Questo significa che la struttura a tre fattori, pur essendo logica e affidabile, potrebbe aver bisogno di ulteriori affinamenti.

È interessante notare che alcuni item inizialmente considerati, come quelli relativi all’abitazione, sono stati esclusi. I ricercatori ipotizzano che le domande poste (tipo di casa, proprietà) non fossero le più adatte al contesto giapponese, dove molti anziani sono proprietari di casa. Poiché l’abitazione è cruciale per l’invecchiamento “sul posto” (Aging In Place), la sua esclusione è una potenziale debolezza. Future ricerche dovrebbero forse includere aspetti come il comfort abitativo o l’accessibilità dei servizi dalla propria casa.

Anche alcuni item specifici sulla demenza (consapevolezza, comprensione) sono stati esclusi. Forse misurare solo la conoscenza non basta, bisognerebbe valutare anche comportamenti e atteggiamenti concreti. Comunque, due item importanti sulla demenza sono rimasti: il supporto alle famiglie e la partecipazione sociale delle persone con demenza, integrati nella dimensione dell’inclusione sociale.

Perché Questo Indicatore è Importante (Non Solo per il Giappone)?

Nonostante i limiti e la necessità di perfezionamento, questo indicatore rappresenta un passo avanti significativo. È uno strumento pratico e validato per:

  • Monitorare lo stato di “amichevolezza” delle comunità nel tempo.
  • Valutare l’efficacia delle iniziative e delle politiche volte a creare AFC e DFC.
  • Confrontare diverse comunità per identificare le aree di forza e quelle che necessitano di interventi mirati.

Avere uno strumento del genere può guidare le amministrazioni locali e i responsabili politici nello sviluppo di programmi più efficaci per migliorare la qualità della vita degli anziani.

E non pensate che sia utile solo in Giappone! I ricercatori suggeriscono che questo indicatore potrebbe essere adattato e utilizzato in altri paesi ad alto reddito con contesti socioeconomici, sistemi sanitari e strutture comunitarie simili. Potrebbe diventare uno strumento prezioso a livello globale per promuovere iniziative a favore degli anziani e delle persone con demenza.

Ritratto di gruppo di ricercatori di diverse età ed etnie che discutono animatamente attorno a un tavolo pieno di grafici e dati su un laptop, in un ufficio moderno e luminoso. Obiettivo 35mm, stile documentaristico, bianco e nero con leggeri toni seppia, profondità di campo media.

Limiti e Prossimi Passi

Come ogni ricerca seria, anche questa riconosce i propri limiti. I dati non includevano persone con disabilità fisiche o demenza conclamata, quindi potrebbero non riflettere pienamente le loro esigenze. La generalizzabilità è limitata dal campione (16 municipalità giapponesi) e dall’esclusione dei distretti con pochi rispondenti. Inoltre, non sono state considerate variabili confondenti come lo status socioeconomico o le differenze urbano/rurale. La validazione in contesti internazionali diversi è necessaria.

Infine, come già detto, il modello CFA non era perfetto e l’indicatore, pur includendo elementi “dementia-friendly”, non copre tutti gli aspetti, specialmente quelli legati all’ambiente fisico che aiutano le persone con demenza (es. contrasti cromatici, segnaletica chiara). C’è ancora lavoro da fare per affinarlo.

In Conclusione

Insomma, questo studio giapponese ci regala uno strumento promettente: un indicatore a livello di comunità, basato sulle linee guida OMS, che misura quanto un luogo sia amico degli anziani, tenendo conto anche delle sfide poste dalla demenza. Pur con margini di miglioramento, è un passo concreto verso la possibilità di monitorare, valutare e confrontare le nostre comunità, aiutandoci a costruire davvero dei luoghi in cui tutti possano invecchiare bene, sentendosi inclusi, supportati e partecipi. E questa, lasciatemelo dire, è una sfida che vale assolutamente la pena affrontare!

Fonte: Springer

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