Occhi sul Kenya: Le Imprese Sociali che Portano la Vista Dove Serve Davvero
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore e che ho scoperto studiando una situazione specifica in Kenya. Parliamo di vista, o meglio, della difficoltà di accesso ai servizi per correggere i difetti refrattivi (quelle cose come miopia, ipermetropia, astigmatismo che si risolvono spesso con un semplice paio di occhiali) e del ruolo pazzesco che potrebbero giocare le imprese sociali (SE).
Immaginate: nel mondo, ci sono circa 2.2 miliardi di persone con problemi di vista dovuti a difetti refrattivi non corretti. Sembra incredibile, vero? Soprattutto pensando che basterebbero degli occhiali. Nei paesi in via di sviluppo come il Kenya, il settore pubblico fa fatica a coprire i bisogni, spesso per mancanza di risorse o, ahimè, per problemi di corruzione. Qui entrano in gioco i privati, ma c’è una categoria speciale che merita la nostra attenzione: le imprese sociali.
Cosa sono? Sono organizzazioni che usano un approccio commerciale, come una normale azienda, ma con uno scopo primario: avere un impatto sociale positivo. Il profitto c’è, ma viene reinvestito per raggiungere più persone e sostenere la missione. Sembra fantastico, no? Eppure, su queste realtà in Kenya, specialmente nel settore oculistico, si sapeva pochissimo. Per questo mi sono tuffato in un’analisi della situazione per capire chi sono, come operano e che potenziale hanno.
La Situazione in Kenya: Un Potenziale Nascosto
Il concetto di impresa sociale in Kenya è relativamente giovane, nato per lo più dopo il 2000, ma pensate che oggi ce ne sono oltre 44.000! Diverse organizzazioni, anche internazionali come Ashoka e Schwab Foundation, hanno aperto uffici lì, e sono nate reti come l’East African Social Enterprise Network. Addirittura università come Strathmore offrono incubazione per queste idee.
Eppure, nonostante questo fermento, manca ancora un riconoscimento legale specifico per le SE. Questo significa niente supporto dedicato dal governo e difficoltà ad accedere ai finanziamenti. Un vero peccato, perché queste imprese riescono comunque a fornire servizi a diverse fasce della popolazione, anche quelle più povere (la cosiddetta “base della piramide economica”).
La mia ricerca si è mossa su due fronti: prima identificare le SE che si occupano di servizi per i difetti refrattivi, poi esplorarle più a fondo. Ho coinvolto imprese commerciali (CE), professionisti della vista, rappresentanti del Ministero della Salute. Ho usato sondaggi online e interviste telefoniche.
Sapete cosa è emerso? Su 714 persone contattate tra professionisti e aziende, una percentuale significativa (quasi il 58%) non era a conoscenza di alcuna impresa sociale che offrisse questi servizi in Kenya! E delle 196 imprese commerciali interpellate, solo una piccola parte (il 7.1%) ha detto di collaborare con le SE, magari inviando pazienti o supportando screening visivi. Questo la dice lunga sulla scarsa consapevolezza che circonda queste realtà. Alla fine, siamo riusciti a identificare 29 imprese sociali attive in questo campo.

Come Fanno la Differenza le Imprese Sociali?
Parlando con i rappresentanti di queste 29 SE, è emerso un quadro affascinante. Molte operano a livello regionale, esistono in media da quasi 9 anni, e una buona parte (quasi il 60%) opera su base non-profit, anche se la maggioranza reinveste i profitti per la sostenibilità. La loro missione è chiara: dare priorità sia all’impatto sociale che al profitto per sostenersi, focalizzandosi sulla popolazione a basso reddito.
Ma come riescono a raggiungere chi ha più bisogno? Tutti i rappresentanti intervistati (il 100%!) concordano sul potenziale delle SE per garantire l’accesso ai servizi visivi alla base della piramide. Le strategie principali sono due:
- Creazione di “vision centres”: punti di accesso ottico a basso costo, spesso in aree rurali o all’interno di ospedali pubblici, supportati da una catena di approvvigionamento efficace.
- Screening visivi comunitari continui: andare direttamente nelle comunità, offrire controlli gratuiti o a prezzi accessibili, a volte donando montature e lenti durante eventi specifici come la Giornata Mondiale della Vista.
Questi approcci sono radicalmente diversi da quelli delle imprese commerciali tradizionali, spesso concentrate nei centri urbani e rivolte a chi può permettersi i loro servizi. Le SE, invece, adottano un approccio di sanità pubblica, cercando attivamente chi altrimenti rimarrebbe escluso.
Perché le Imprese Sociali Hanno Successo?
Cosa rende queste organizzazioni efficaci nel più ampio panorama della salute oculistica? Secondo i rappresentanti intervistati, i fattori chiave sono:
- La Missione: Un impegno profondo verso accessibilità, disponibilità e convenienza dei servizi. Non cercano solo il profitto, ma vogliono fare la differenza. Come ha detto un oftalmologo: “Molte aziende offrono servizi ai ricchi. Si possono fare molti soldi. Ma se l’obiettivo è fornire cure oculistiche a tutti, compresi i poveri, allora bisogna trovare altri accordi. Dobbiamo lavorare con le comunità”.
- Leadership: Le capacità di leadership all’interno delle SE sono cruciali per farle prosperare, coinvolgere stakeholder e portare avanti le attività.
- Creatività: La capacità di trovare soluzioni innovative ai problemi, di pensare fuori dagli schemi per raggiungere gli obiettivi sociali.
È questa combinazione di cuore, cervello e spirito d’iniziativa che permette loro di avere un impatto significativo.

Le Sfide e gli Ostacoli all’Integrazione
Ma non è tutto rose e fiori. Le SE affrontano parecchie difficoltà. La barriera principale, secondo quasi la metà dei rappresentanti (41.4%), è proprio la mancanza di comprensione e consapevolezza del loro ruolo da parte del pubblico e degli altri attori del settore. Sembra incredibile, ma molti ancora non capiscono cosa sia un’impresa sociale!
Altre sfide includono:
- Mancanza di accesso a supporto e finanziamenti: Ottenere sovvenzioni o prestiti è difficile, specialmente senza un riconoscimento legale chiaro. Il flusso di cassa è un problema citato, anche se meno frequentemente di altri.
- Regolamentazione e Policy: La mancanza di politiche specifiche che riconoscano e supportino le SE è vista come il fattore che più influenza negativamente il loro ecosistema operativo (48.3%).
- Competizione “malsana”: Alcune imprese commerciali vedono le SE come concorrenti sleali e scoraggiano i pazienti dal rivolgersi a loro, magari insinuando che offrano bassa qualità.
- Risorse umane inadeguate: Mancanza di personale qualificato per espandere le operazioni o gestire la logistica.
- Le “Predator SE”: Esistono organizzazioni che si spacciano per imprese sociali ma il cui vero scopo è sfruttare le popolazioni vulnerabili, danneggiando l’immagine di tutte le SE autentiche (un problema sollevato dal 65.5% degli intervistati!).
Questi ostacoli limitano fortemente il potenziale delle SE di espandere i loro servizi e raggiungere ancora più persone bisognose.
Come Integrare le Imprese Sociali nel Sistema? La Via da Seguire
Nonostante le difficoltà, tutti (100%) i rappresentanti delle SE concordano che l’integrazione nel sistema sanitario oculistico sia non solo desiderabile, ma necessaria. Cosa serve per farla funzionare? Hanno identificato alcuni fattori chiave:
- Partnership forti (89.7%): Collaborazioni solide tra SE, settore pubblico, imprese commerciali e altre organizzazioni. Ognuno può concentrarsi sui propri punti di forza.
- Tecnologia affidabile (44.8%): Sistemi informativi integrati per migliorare la comunicazione e l’efficienza.
- Cross-subsidization (41.4%): Modelli di prezzo flessibili, dove magari i servizi per chi può pagare di più aiutano a coprire i costi per chi non può permetterselo. Come ha detto un infermiere oftalmico: “È ragionevole far pagare per i servizi, ma il costo deve essere alla portata del ricevente”.
- Sviluppo delle competenze (34.5%): Formare esperti delle SE per lavorare anche all’interno di strutture governative.
- Vision Centres (27.6%): Continuare a sviluppare questi punti di accesso comunitari.
- Definizione chiara (96.6%): Avere un consenso su cosa sia un’impresa sociale, per legittimarle e facilitare il supporto.

Un Modello Ideale per il Futuro
E come dovrebbe essere strutturato un modello di integrazione efficace? I suggerimenti si concentrano su alcuni pilastri:
- Focus sulla consegna del servizio (86.2%): Il modello deve garantire che i servizi arrivino in modo tempestivo (per non scoraggiare i pazienti), efficiente (massimizzando le risorse) ed efficace (garantendo continuità).
- Advocacy per l’Equità (37.9%): Il modello deve promuovere attivamente un accesso equo a servizi di qualità, senza discriminazioni.
- Replicabilità (79.3%): Deve essere un modello che possa essere adottato e adattato da altri stakeholder e in altri contesti, se si dimostra vincente.
- Rafforzamento delle Policy per la Sostenibilità (82.8%): Il modello deve essere sostenibile nel lungo periodo, e questo richiede politiche forti che lo supportino.
Conclusioni: Un Appello all’Azione
Insomma, la mia immersione in questo mondo mi ha convinto di una cosa: le imprese sociali in Kenya sono una risorsa preziosa e unica per portare servizi oculistici essenziali a chi ne ha più bisogno, complementando gli sforzi del settore commerciale dominante. Hanno la passione, la creatività e i modelli giusti per raggiungere le popolazioni più vulnerabili.
Tuttavia, il loro potenziale è frenato da sfide significative, prima fra tutte la mancanza di riconoscimento e di un quadro normativo adeguato. È fondamentale che il governo keniota, insieme a tutti gli stakeholder del settore sanitario, riconosca il valore delle SE, sviluppi politiche dedicate e favorisca la loro piena integrazione nell’ecosistema della salute oculistica.
Solo così potremo sperare di affrontare efficacemente il crescente problema dei difetti refrattivi non corretti e garantire che il diritto alla vista diventi una realtà per tutti in Kenya. C’è tanto lavoro da fare, ma la strada, grazie anche a queste imprese coraggiose, è tracciata.
Fonte: Springer
