Impianti di Depurazione: Serbatoi Nascosti di Vibrio? Il Caso di Abuja
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ insolito, nel cuore di un sistema essenziale per le nostre città ma spesso trascurato: gli impianti di depurazione delle acque reflue. Non esattamente una meta da cartolina, vero? Eppure, proprio lì, tra filtri e vasche di sedimentazione, si possono nascondere segreti che riguardano da vicino la nostra salute. Recentemente, mi sono imbattuto in uno studio affascinante condotto presso l’impianto di depurazione di Abuja, la capitale della Nigeria, che solleva una questione tanto importante quanto inquietante: questi impianti possono diventare dei veri e propri serbatoi per batteri potenzialmente pericolosi, in particolare quelli del genere Vibrio?
Perché i Vibrio Ci Preoccupano?
Prima di addentrarci nello studio, facciamo un passo indietro. Chi sono questi Vibrio? Sono batteri che amano l’acqua, diffusi un po’ ovunque, e alcuni di loro sono dei veri e propri patogeni per l’uomo e gli animali. Il più “famoso” del gruppo è senza dubbio il Vibrio cholerae, il responsabile del colera, una malattia che ancora oggi miete vittime, specialmente nelle zone del mondo con scarso accesso all’acqua pulita e a condizioni igieniche precarie. Ma non è l’unico a darci pensieri: ci sono anche Vibrio vulnificus, Vibrio parahaemolyticus e altri ancora, capaci di causare brutte infezioni gastrointestinali. Pensate che ogni anno si stimano circa 4 milioni di casi di colera e 143.000 decessi a livello globale. Numeri che fanno riflettere, no?
Il problema è che le acque reflue non trattate o trattate in modo inadeguato possono contaminare fiumi, laghi e falde acquifere, diventando veicoli perfetti per la diffusione di questi batteri e causando epidemie. Ecco perché monitorare gli effluenti degli impianti di depurazione è fondamentale.
L’Indagine all’Impianto di Abuja
Lo studio che ha catturato la mia attenzione si è concentrato proprio sull’impianto di depurazione di Abuja (Abuja WWTP), una struttura cruciale che serve la capitale nigeriana. L’obiettivo era chiaro: capire se questo impianto potesse ospitare e potenzialmente diffondere specie di Vibrio. Per farlo, i ricercatori hanno raccolto campioni per un intero anno, da ottobre 2020 a settembre 2021, in tre punti strategici:
- Le acque reflue in ingresso (influent)
- L’acqua trattata in uscita (effluent) prima che venisse rilasciata
- Il fiume Wupa, che riceve proprio queste acque trattate
In totale, 36 campioni sono stati analizzati usando tecniche microbiologiche standard e, per una conferma definitiva, il sequenziamento del DNA (specificamente del gene 16S rRNA). Immaginatevi questo lavoro certosino: prelevare campioni, coltivarli in laboratorio su terreni specifici (come l’agar TCBS, che fa cambiare colore alle colonie di Vibrio), osservarli al microscopio ed eseguire test biochimici. Un vero lavoro da detective della microbiologia!

Cosa Hanno Trovato i Ricercatori? I Risultati Sorprendenti
Ebbene, i risultati hanno confermato i sospetti. L’impianto di Abuja è risultato essere un “rifugio” per diverse specie di Vibrio. Su 24 isolati batterici sospetti, confermati poi come Vibrio tramite sequenziamento, la specie predominante era proprio il Vibrio cholerae, rappresentando ben il 62,5% del totale (15 isolati)! Ma non era solo. Sono state identificate anche altre specie:
- V. halioticoli (12,5%)
- V. porteresiae (8,33%)
- V. parahaemolyticus (4,17%)
- V. comitans (4,17%)
- V. furnissii (4,17%)
- V. breoganii (4,17%)
La cosa davvero significativa, e un po’ preoccupante, è stata la distribuzione di questi batteri. Non sono stati trovati solo nelle acque reflue grezze in entrata (5 isolati), ma anche nell’effluente trattato (9 isolati) e nel fiume Wupa (10 isolati). Questo suggerisce che il processo di trattamento, compresa la sterilizzazione UV prevista dall’impianto, potrebbe non essere completamente efficace nell’eliminare questi microrganismi.
Non Tutti i Vibrio Cholerae Sono Uguali: La Questione della Virulenza
Avere il Vibrio cholerae è già una notizia rilevante, ma la domanda successiva è: quanto sono pericolosi questi specifici ceppi trovati ad Abuja? Per capirlo, i ricercatori hanno cercato la presenza di geni specifici, noti come geni di virulenza, che conferiscono al batterio la capacità di causare la malattia. I geni chiave cercati erano:
- ompW: Un gene spesso usato per confermare l’identità di V. cholerae e legato alla sua capacità di sopravvivere nell’ambiente.
- tcp (Toxin Coregulated Pilus): Gene fondamentale per la colonizzazione dell’intestino umano.
- ctxAB: Il gene che codifica per la tossina colerica vera e propria, responsabile della diarrea acquosa tipica del colera.
I risultati? Tutti i 15 isolati di V. cholerae possedevano il gene ompW. Ancora più importante, ben 12 isolati (l’80%) avevano il gene tcp, indicando una forte capacità di attecchire all’intestino. E quasi la metà, 7 isolati (il 46,7%), possedeva il gene ctxAB, classificandoli come potenzialmente tossigenici, cioè capaci di produrre la tossina del colera! Questi ceppi tossigenici sono stati trovati sia nell’influente (2), sia nell’effluente (2), sia nel fiume Wupa (3).

Le Implicazioni per la Salute Pubblica: Un Campanello d’Allarme
Cosa significa tutto questo? Significa che l’impianto di depurazione di Abuja, pur svolgendo un ruolo essenziale, potrebbe involontariamente agire come un punto di concentrazione e potenziale diffusione di Vibrio patogeni, inclusi ceppi di V. cholerae tossigenici. Il fatto che questi batteri vengano rilasciati nel fiume Wupa è particolarmente preoccupante, poiché questo fiume è una fonte d’acqua importante per le comunità locali, utilizzata per scopi domestici e agricoli. L’uso di acqua contaminata per bere, cucinare, lavarsi o irrigare i campi aumenta significativamente il rischio di epidemie di colera e altre malattie diarroiche (vibriosi).
Questo studio non è un caso isolato. Ricerche simili condotte in altre parti della Nigeria e in Sud Africa hanno anch’esse rilevato la presenza di Vibrio patogeni nelle acque reflue trattate e nei corpi idrici riceventi. Sembra essere un problema diffuso, legato spesso alla contaminazione fecale (umana e animale) delle acque e all’efficacia variabile dei processi di trattamento. La coesistenza di diverse specie di Vibrio nello stesso ambiente, come osservato ad Abuja, solleva anche preoccupazioni sulla possibile
scambio di materiale genetico tra batteri (trasferimento genico orizzontale), che potrebbe portare alla diffusione di geni di virulenza o di resistenza agli antibiotici, rendendo la situazione ancora più complessa.
Cosa Possiamo Imparare?
Questa ricerca ci lascia con un messaggio chiaro: non possiamo abbassare la guardia. Gli impianti di depurazione sono fondamentali, ma dobbiamo assicurarci che funzionino al meglio delle loro capacità per eliminare anche i nemici più piccoli e resistenti come i Vibrio. Lo studio sull’impianto di Abuja sottolinea la necessità urgente di:
- Monitorare costantemente la qualità degli effluenti, cercando specificamente patogeni come Vibrio cholerae.
- Valutare e potenzialmente migliorare i processi di sterilizzazione finale prima che l’acqua venga rilasciata nell’ambiente.
- Sensibilizzare le comunità locali sui rischi associati all’uso di acqua potenzialmente contaminata e promuovere pratiche igieniche sicure.
Insomma, il viaggio nelle acque reflue di Abuja ci ha mostrato come anche un sistema progettato per proteggerci possa nascondere delle insidie. È un promemoria potente dell’importanza della ricerca, del monitoraggio e dell’innovazione continua per salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente.
Fonte: Springer
