Immagine fotorealistica di ciminiere di una centrale elettrica cinese da cui esce vapore pulito invece di fumo scuro, con sullo sfondo un cielo sereno e turbine eoliche in lontananza, a simboleggiare la transizione energetica. Scatto con teleobiettivo zoom 100mm, luce del tardo pomeriggio, alta definizione, fast shutter speed.

Mercato del Carbonio in Cina: Rivoluzione Verde o Illusione Elettrica?

Amici, parliamoci chiaro: il cambiamento climatico è LA sfida del nostro tempo. E quando si parla di emissioni, la Cina è un gigante, e il suo settore elettrico… beh, è il cuore pulsante di questa sfida, rappresentando da solo oltre il 40% delle emissioni di CO2 del Paese. Immaginate la pressione per ridurre questo impatto! Ecco perché mi sono tuffato con curiosità nello studio dell’impatto della politica pilota del mercato del carbonio cinese proprio sulle emissioni del settore elettrico. Una faccenda complessa, ve lo assicuro, ma affascinante.

La Cina, da brava giocatrice globale, ha lanciato il suo piano “doppio carbonio” (picco delle emissioni e neutralità carbonica) e, per farlo, ha iniziato a sperimentare i mercati del carbonio già nel 2013, con città pioniere come Pechino, Shanghai e Guangdong. L’idea di base è semplice ma geniale: dare un prezzo alle emissioni di carbonio. Le aziende che inquinano meno possono vendere i loro “crediti” di carbonio non utilizzati a quelle che sforano, creando un incentivo economico a diventare più verdi. Ma funziona davvero, soprattutto in un settore bestiale come quello elettrico, ancora dominato dal carbone?

Lo studio: numeri e modelli per capire la realtà

Per capirci qualcosa di più, mi sono imbattuto in una ricerca che ha analizzato i dati di 30 province cinesi dal 2003 al 2020. Hanno usato modelli econometrici piuttosto sofisticati, come il “difference-in-differences” multi-periodo e il modello spaziale di Durbin (nomi che fanno scena, lo so, ma servono a isolare l’effetto reale della politica). L’obiettivo? Vedere se questi mercati pilota abbiano effettivamente ridotto le emissioni di carbonio del settore elettrico, come lo abbiano fatto e se ci siano stati effetti “collaterali” sulle regioni vicine.

Le scoperte: luci e ombre sulla via della decarbonizzazione

Ebbene sì, la prima buona notizia è che la politica del mercato del carbonio nel settore elettrico sembra funzionare! Le province pilota hanno visto una significativa riduzione delle emissioni di carbonio legate alla produzione di elettricità. Parliamo di una diminuzione di circa 27,53 milioni di tonnellate dopo l’implementazione della politica. Non male, vero? Questo suggerisce che mettere un prezzo sul carbonio spinge le aziende a trovare modi per inquinare di meno.

Però, c’è un “ma” grande come una casa, o meglio, come una provincia vicina. Si parla di “carbon leakage” o, in italiano, di un effetto di “trasferimento delle emissioni”. In pratica, mentre le emissioni calano nelle zone pilota, potrebbero aumentare nelle regioni limitrofe non soggette alla stessa politica. Questo fenomeno, chiamato effetto di spillover spaziale, rischia di indebolire l’efficacia complessiva della riduzione delle emissioni a livello nazionale. È come strizzare un palloncino da una parte e vederlo gonfiare dall’altra.

Un altro aspetto interessante è il tempismo. L’effetto di riduzione delle emissioni non è immediato. Ci vuole un po’ perché le aziende si adattino, cambino processi, investano in nuove tecnologie. Lo studio ha rilevato che l’effetto significativo inizia a manifestarsi circa quattro anni dopo l’implementazione della politica, raggiungendo il picco al sesto anno. La burocrazia, le abitudini consolidate e i costi di conversione giocano il loro ruolo nel rallentare la transizione.

Immagine fotorealistica di una moderna centrale elettrica a carbone accanto a un display digitale che mostra grafici fluttuanti di crediti di carbonio, con un leggero effetto duotone blu e grigio, obiettivo da 35mm, profondità di campo, illuminazione controllata.

I meccanismi: come fa il mercato del carbonio a funzionare (o a non funzionare)?

Ma come avviene questa magia (o quasi)? Lo studio ha indagato tre canali principali:

  • Intervento governativo rafforzato: Sembra che il mercato del carbonio spinga i governi locali a intervenire di più, magari con regolamentazioni più stringenti o incentivi mirati. Quando il mercato è ancora giovane e imperfetto, l’intervento pubblico può compensare e spingere le aziende a rispettare gli impegni. E in Cina, l’intervento governativo è risultato essere un fattore chiave.
  • Riduzione del consumo energetico per la produzione elettrica: Le aziende elettriche, messe sotto pressione dai costi del carbonio, hanno iniziato a consumare meno energia (soprattutto carbone) per produrre la stessa quantità di elettricità. Si parla di circa 12,5 grammi di carbone in meno per kilowattora. Questo significa maggiore efficienza e, di conseguenza, minori emissioni.
  • Intensità dell’innovazione in Ricerca e Sviluppo (ReS): E qui, ahimè, casca un po’ l’asino. Contrariamente a quanto si potrebbe sperare (la famosa ipotesi di Porter, per cui le regolamentazioni ambientali stimolano l’innovazione), pare che fino al 2020 il mercato del carbonio non abbia dato una spinta significativa all’innovazione tecnologica nel settore. Anzi, il coefficiente è risultato addirittura negativo! Forse i costi per acquistare quote di carbonio hanno “spiazzato” gli investimenti in ReS, o forse l’instabilità dei prezzi del carbonio ha reso le aziende più caute sugli investimenti a lungo termine in tecnologie pulite. Un punto su cui riflettere parecchio.

Non è uguale per tutti: le differenze regionali

Come spesso accade, l’impatto non è uniforme su tutto il vasto territorio cinese. Lo studio ha rivelato alcune interessanti eterogeneità:

  • Importanza della governance ambientale: Paradossalmente, l’effetto del mercato del carbonio è risultato più marcato nelle regioni che inizialmente davano minore importanza alla governance ambientale. Forse perché in queste aree c’era più “margine di miglioramento” e il mercato ha fornito quella spinta necessaria che altre politiche ambientali, magari meno incisive, non avevano dato. Nelle regioni già virtuose, l’effetto aggiuntivo del mercato del carbonio è stato meno evidente.
  • Caratteristiche regionali (Est, Centro, Ovest): L’effetto di riduzione delle emissioni è stato più forte nelle regioni orientali della Cina, quelle economicamente più sviluppate e con un mercato più maturo. Qui, la riduzione è stata di circa 30,7 milioni di tonnellate. Nelle regioni centrali e occidentali, l’effetto è stato comunque positivo ma meno intenso. Questo sottolinea come il livello di sviluppo economico, la struttura industriale e le risorse tecnologiche locali influenzino l’efficacia di queste politiche.

Foto aerea grandangolare 10mm di una mappa stilizzata della Cina con regioni pilota illuminate e frecce che indicano il potenziale 'carbon leakage' verso aree non pilota, sovrapposte a simboli di energia e industria, illuminazione controllata, focus nitido, effetto leggermente desaturato.

Cosa ci portiamo a casa? Suggerimenti per il futuro

Insomma, questa storia del mercato del carbonio cinese è un po’ come una di quelle serie TV avvincenti: ci sono colpi di scena, successi e qualche delusione. Ma cosa possiamo imparare per il futuro? Gli autori dello studio suggeriscono alcune mosse intelligenti:

  1. Migliorare il design del mercato: Bisogna rendere i meccanismi di allocazione delle quote più scientifici e precisi, per riflettere meglio i potenziali di riduzione e i costi delle imprese.
  2. Spingere sull’innovazione tecnologica: Qui c’è da lavorare! Il governo dovrebbe incentivare l’innovazione verde con sussidi, supporto alla ReS (specialmente per rinnovabili e stoccaggio) e un ambiente fiscale favorevole. I proventi del mercato del carbonio potrebbero essere reinvestiti proprio in questo.
  3. Intervento governativo mirato: Differenziare le politiche in base alle caratteristiche regionali. Più supporto e supervisione per le regioni meno attente all’ambiente o meno sviluppate (Centro e Ovest).
  4. Collaborazione interregionale: Per evitare il “beggar-thy-neighbor” (danneggia il tuo vicino) e trasformare il “carbon leakage” in “diffusione di tecnologie low-carbon”, serve una maggiore cooperazione tra le regioni.
  5. Stabilizzare i prezzi del carbonio: Fluttuazioni eccessive possono scoraggiare gli investimenti a lungo termine delle imprese.

In conclusione, il cammino della Cina verso la decarbonizzazione del settore elettrico tramite il mercato del carbonio è iniziato, e i primi passi sono promettenti, seppur con qualche inciampo. È una lezione importante non solo per la Cina, ma per tutti noi che cerchiamo strumenti efficaci per affrontare la crisi climatica. La strada è ancora lunga, ma capire cosa funziona e cosa no è fondamentale per accelerare il passo. E io, da appassionato osservatore, continuerò a seguire gli sviluppi con grande interesse!

Fonte: Springer

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