Scatto macro ravvicinato, lente da 105 mm, di terreno fertile che brulica di vita microbica, rappresentava astratto, con piccoli peli di radice di carota visibili, alti dettagli, focalizzazione precisa, illuminazione controllata.

Fungicidi nel Suolo: La Battaglia Nascosta tra Chimica e Biologia Svelata!

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, un’esplorazione nel cuore pulsante della terra sotto i nostri piedi: il suolo. Non è solo terra, sapete? È un universo brulicante di vita, un ecosistema complesso dove miliardi di microrganismi, soprattutto batteri, lavorano senza sosta. Sono loro gli eroi silenziosi che rendono fertile il terreno, che aiutano le piante a nutrirsi e a difendersi. Ma cosa succede quando noi umani interveniamo, magari con le migliori intenzioni, usando prodotti per proteggere i nostri raccolti?

L’Importanza Vitale dei Batteri del Suolo

Prima di tuffarci nel vivo della questione, fermiamoci un attimo a pensare a quanto siano fondamentali questi microrganismi. Immaginate il suolo come una metropoli sotterranea: i batteri sono ovunque, impegnati in mille attività.

  • Decomposizione: Trasformano la materia organica morta in nutrienti vitali per le piante.
  • Ciclo dei Nutrienti: Fissano l’azoto dall’aria, rendono disponibile il fosforo… insomma, gestiscono la dispensa delle piante!
  • Difesa Naturale: Molti batteri benefici producono sostanze che combattono i patogeni del suolo, proteggendo le radici. Alcuni addirittura “allenano” il sistema immunitario delle piante!
  • Struttura del Suolo: Contribuiscono a creare aggregati nel terreno, migliorando la circolazione di aria e acqua.

Insomma, un suolo sano è un suolo vivo, e la diversità batterica è un po’ come la biodiversità in una foresta: più ce n’è, meglio è (generalmente!).

Agricoltura e Fungicidi: Una Necessità con Effetti Collaterali?

Noi agricoltori, o chiunque coltivi un orto, sappiamo bene quanto possano essere devastanti le malattie fungine. Per proteggere le nostre amate carote dalla “maculatura della cavità” (causata da funghi del genere Pythium), spesso ricorriamo ai fungicidi. Ce ne sono di due tipi principali: quelli chimici, come il famoso Ridomil, e quelli biologici, come SoilGard, che usa un fungo buono (Trichoderma virens) per combattere quello cattivo.

La domanda che mi sono posto, e che ha guidato questa ricerca, è stata: “Ok, questi prodotti ci aiutano con i funghi patogeni, ma che effetto hanno sugli altri abitanti del suolo, in particolare sui batteri che sono così importanti?”. L’ipotesi di partenza era che, essendo SoilGard un prodotto “biologico”, basato su un microrganismo vivente, potesse essere meno impattante del chimico Ridomil. Sarà andata davvero così?

L’Esperimento: Ridomil vs SoilGard sotto la Lente

Per capirci qualcosa di più, abbiamo messo in piedi un esperimento controllato. Abbiamo coltivato carote in vaso, in condizioni di serra. Alcuni vasi sono stati “infettati” con il Pythium, altri no. Poi, abbiamo applicato i trattamenti: Ridomil (chimico), SoilGard (biologico) e un controllo (solo acqua). Abbiamo prelevato campioni di suolo in due momenti chiave: dopo 2 settimane (subito dopo il trattamento) e dopo 12 settimane (al momento del raccolto).

Cosa siamo andati a cercare? Principalmente due cose:

  1. Chi c’è? (Diversità Tassonomica): Utilizzando tecniche avanzate di sequenziamento del DNA (Illumina MiSeq sul gene 16S rRNA, una sorta di codice a barre per i batteri), abbiamo mappato le diverse specie batteriche presenti e la loro abbondanza relativa. Abbiamo anche usato la qPCR per quantificare specifici gruppi (batteri totali, Pseudomonas, ecc.).
  2. Cosa fanno? (Diversità Metabolica): Con le piastre Biolog Ecoplate, che contengono 31 diverse fonti di carbonio (zuccheri, aminoacidi, ecc.), abbiamo osservato quali “cibi” le comunità batteriche erano in grado di utilizzare, dandoci un’idea della loro attività metabolica complessiva.

Fotografia macro, lente da 90 mm, catturando la complessa consistenza di terreno scuro e sano con strutture di radici fini, enfatizzando l'ecosistema nascosto, l'elevato dettaglio, l'illuminazione controllata.

Risultati Sorprendenti: Effetti Diversi e… Dilazionati!

E qui arriva il bello! I risultati hanno mostrato un quadro più complesso di quanto ci aspettassimo. Sia Ridomil che SoilGard hanno avuto un impatto significativo sulla diversità batterica, ma in modi e tempi diversi.

L’impatto immediato di Ridomil: Già dopo sole 2 settimane, il fungicida chimico Ridomil ha causato una riduzione significativa della diversità batterica rispetto al suolo non trattato. È stato come se avesse dato una bella “botta” iniziale all’ecosistema microbico.

L’effetto ritardato di SoilGard: Il fungicida biologico SoilGard, invece, all’inizio sembrava più “gentile”. A 2 settimane, non c’erano differenze significative nella diversità rispetto al controllo. Ma… attenzione! A 12 settimane, specialmente nei suoli dove avevamo aggiunto anche il Pythium, anche SoilGard ha mostrato un effetto negativo sulla diversità batterica. Sembra quasi che l’interazione tra il fungo “buono” introdotto (Trichoderma) e il patogeno (Pythium), nel tempo, abbia creato uno squilibrio che ha penalizzato alcuni gruppi batterici.

Quindi, la mia ipotesi iniziale che il biologico fosse intrinsecamente “migliore” o meno impattante si è rivelata un po’ semplicistica. L’impatto c’è per entrambi, ma segue dinamiche diverse.

Focus sui Batteri: Chi Sale e Chi Scende

Andando più a fondo, abbiamo visto che i cambiamenti non erano solo sulla diversità generale, ma anche sulla composizione specifica della comunità.

Il “boom” dei Proteobacteria con Ridomil: Una delle scoperte più nette è stata l’aumento significativo dei Proteobacteria (un grande gruppo di batteri) nei suoli trattati con Ridomil, soprattutto a 2 settimane. All’interno di questo gruppo, un genere in particolare ha prosperato: Pseudomonas. Sia i dati di sequenziamento (MiSeq) che quelli di quantificazione (qPCR) lo hanno confermato. Sembra che alcune specie di Pseudomonas siano piuttosto tolleranti, se non addirittura favorite, dalla presenza di Ridomil. Abbiamo anche fatto un test in laboratorio e visto che alcune specie di Pseudomonas crescevano bene anche in presenza del fungicida! Questo potrebbe essere interessante: si potrebbe pensare a strategie che combinano Ridomil con specifici ceppi di Pseudomonas resistenti e magari benefici per le piante.

Ridomil penalizza altri gruppi: D’altro canto, Ridomil ha ridotto significativamente altri gruppi batterici importanti, come i Bacteroidota (e in particolare il genere Flavobacterium, spesso associato alla soppressione di malattie) e i Bdellovibrionota. Questo ci ricorda che l’effetto è selettivo.

SoilGard e l’impatto sui Mycobacterium: SoilGard, invece, non ha favorito gli Pseudomonas, ma a 12 settimane ha mostrato un effetto negativo su un altro genere: Mycobacterium. Questo è interessante perché molte specie di Mycobacterium sono note per causare malattie nell’uomo e negli animali. Una loro riduzione potrebbe essere un effetto collaterale positivo, ma servirebbero studi più approfonditi per capire quali specie specifiche vengono colpite.

Effetti combinati con Pythium: La presenza del patogeno Pythium ha ulteriormente complicato le cose. Ad esempio, sia Ridomil che SoilGard, in presenza di Pythium, hanno ridotto le popolazioni di Sphingomonas (un altro genere spesso benefico) già dopo 2 settimane.

Concetto di immagine divisa: il lato sinistro mostra un terreno vibrante sotto una lente d'ingrandimento (che rappresenta l'effetto precoce del suolo del suolo), il lato destro mostra una consistenza del suolo leggermente alterata (che rappresenta l'effetto precoce Ridomil). Lente macro, 60 mm, concentrandosi precisi sulle trame.

Non Solo Chi C’è, Ma Cosa Fa: L’Attività Metabolica

Ricordate le piastre Biolog? Ci hanno permesso di vedere come cambiava la capacità delle comunità batteriche di “mangiare” diverse sostanze organiche. Anche qui, differenze significative!

I suoli trattati con Ridomil hanno mostrato l’attività metabolica complessivamente più bassa, misurata come numero di fonti di carbonio utilizzate (ricchezza) e intensità dell’utilizzo (AWCD). Questo suggerisce che la minore diversità tassonomica osservata con Ridomil si traduce anche in una minore “versatilità” funzionale della comunità batterica. In particolare, l’utilizzo di polimeri complessi sembrava ridotto nei suoli trattati con Ridomil.

Anche SoilGard ha influenzato l’attività metabolica, specialmente nell’utilizzo dei carboidrati, ma l’effetto generale sembrava meno marcato rispetto a Ridomil, almeno in termini di riduzione dell’attività complessiva.

È emerso anche che l’inoculazione con Pythium di per sé influenzava il metabolismo del carbonio, soprattutto nei campioni di controllo, suggerendo interazioni complesse tra patogeno, fungicidi e comunità batterica residente.

Impostazione di laboratorio, primo piano su un ecoplato biologico con vari pozzi colorati che indicano diverse attività metaboliche, lenti macro, 100 mm, dettagli elevati, illuminazione controllata, concentrarsi sulle varianti di colore.

Cosa Ci Portiamo a Casa?

Questa immersione nel mondo microbico del suolo ci lascia con alcune riflessioni importanti.

  • Nessun fungicida è a impatto zero: Sia il prodotto chimico (Ridomil) che quello biologico (SoilGard), applicati alle dosi raccomandate, alterano le comunità batteriche del suolo. Non sono “proiettili magici” che colpiscono solo il bersaglio (Pythium).
  • Effetti diversi e dipendenti dal tempo: L’impatto non è lo stesso. Ridomil ha un effetto negativo più immediato sulla diversità, mentre SoilGard mostra effetti ritardati, specialmente in presenza del patogeno.
  • Selettività: I fungicidi favoriscono alcuni gruppi batterici (es. Pseudomonas con Ridomil) e ne penalizzano altri (es. Bacteroidota con Ridomil, Mycobacterium con SoilGard).
  • Impatto funzionale: I cambiamenti nella composizione batterica si riflettono anche sulle capacità metaboliche della comunità, con Ridomil che sembra ridurre l’attività complessiva.
  • L’importanza del contesto: La presenza del patogeno (Pythium) modula l’effetto dei fungicidi.

Questo studio sottolinea quanto sia cruciale considerare gli effetti “non-target” dei prodotti che usiamo in agricoltura. Non si tratta di demonizzare i fungicidi, che spesso sono necessari, ma di usarli con consapevolezza, magari ottimizzando dosi e tempi di applicazione, e forse esplorando strategie integrate che sfruttino le interazioni complesse tra i diversi microrganismi del suolo.

Il suolo è un sistema delicato e complesso. Ogni volta che interveniamo, anche con le migliori intenzioni, provochiamo delle reazioni a catena in quel mondo invisibile ma fondamentale. Conoscerlo meglio è il primo passo per gestirlo in modo davvero sostenibile.

Fonte: Springer

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