Ritratto fotografico di una studentessa adulta ispanica che sorride timidamente ma con speranza negli occhi, ambientato in un centro educativo, obiettivo 35mm, luce morbida, profondità di campo, toni caldi.

Il tuo sorriso definisce chi sei? Estetica dentale e autostima: facciamo chiarezza!

Ciao a tutti! Sono qui oggi per chiacchierare di qualcosa che, ammettiamolo, tocca un po’ tutti noi: il nostro sorriso. Quanto conta l’aspetto dei nostri denti per come ci sentiamo con noi stessi? È una domanda che mi frulla in testa da un po’, perché viviamo in un mondo dove l’immagine sembra regnare sovrana. Si dice spesso che un bel sorriso apra mille porte, ma apre anche la porta dell’autostima?

Mi sono imbattuto in uno studio affascinante condotto a Siviglia, in Spagna, precisamente nel Centro di Educazione Permanente del Polígono Sur. Ora, perché è interessante questo posto? Perché il Polígono Sur è noto per essere un’area con forti disuguaglianze sociali ed economiche. Studiare l’autostima lì, in relazione all’estetica dentale, assume un significato particolare. Spesso, infatti, chi vive in contesti svantaggiati ha meno accesso alle cure dentali, anche quelle puramente estetiche.

Lo studio di Siviglia: cosa hanno cercato di scoprire?

I ricercatori hanno voluto vederci chiaro: l’estetica dentale – cioè come percepiamo l’aspetto dei nostri denti – influenza davvero l’autostima degli studenti di questo centro? L’autostima, quella sensazione profonda di valore personale che ci portiamo dietro dall’adolescenza, è davvero così legata a un sorriso “perfetto”?

Per capirlo, hanno coinvolto 92 studenti, uomini e donne, di età compresa tra i 16 e i 79 anni, con diverse nazionalità e occupazioni. Hanno usato due strumenti principali:

  • Il questionario PIDAQ (Psychosocial Impact of Dental Aesthetics Questionnaire): misura quanto l’aspetto dei denti impatti a livello psicologico e sociale. Un punteggio alto significa che l’estetica dentale ha un forte impatto sulla persona.
  • La Scala di Autostima di Rosenberg: un classico per misurare il livello di accettazione e rispetto verso se stessi.

L’ipotesi di partenza era quella che potremmo avere tutti: chi non è contento del proprio sorriso, probabilmente avrà un’autostima più bassa. Ma sarà andata davvero così?

Risultato a sorpresa: il sorriso non è (quasi) tutto!

E qui arriva il bello. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, lo studio non ha trovato una correlazione statisticamente significativa tra un’alta percezione dell’impatto psicosociale dell’estetica dentale e una bassa autostima nella maggior parte degli studenti (il famoso p-value era 0.069, sopra la soglia critica di 0.05). In parole povere? La maggior parte dei partecipanti mostrava un’alta autostima, indipendentemente dal fatto che ritenessero l’aspetto dei propri denti problematico o meno a livello psicosociale!

Questo risultato mi ha fatto riflettere. Forse, soprattutto in contesti dove le sfide quotidiane sono ben altre, l’autostima si costruisce su fondamenta diverse, più profonde dell’estetica di un sorriso. O forse, semplicemente, queste persone hanno sviluppato una resilienza e un’accettazione di sé che va oltre l’aspetto fisico. È un dato che sfida un po’ la narrazione comune, non trovate?

Fotografia di ritratto di un gruppo eterogeneo di studenti adulti in un'aula luminosa, stile documentaristico, obiettivo 35mm, alcuni sorridono apertamente, altri più timidamente, profondità di campo, bianco e nero.

Ma attenzione alle eccezioni: genere, età e origini contano

Però, come spesso accade nella ricerca (e nella vita!), il diavolo si nasconde nei dettagli. Se il quadro generale dice una cosa, analizzando i sottogruppi emergono delle sfumature importanti.

Genere: Qui le cose cambiano. È emersa una differenza significativa (p=0.019) legata al genere. Sembra che gli uomini partecipanti allo studio fossero più propensi ad avere una bassa autostima collegata a come percepivano i loro denti rispetto alle donne. Un dato interessante, che forse va contro lo stereotipo che vede le donne più “fissate” con l’estetica.

Età: Anche l’età gioca un ruolo. C’era una relazione significativa sia tra età e autostima (p=0.040) sia tra età e percezione dell’impatto dentale (p=0.004). I più giovani tendevano ad avere un basso impatto psicosociale percepito, mentre gli adulti ne mostravano uno più alto. Questo potrebbe suggerire che la consapevolezza o la pressione sociale riguardo all’aspetto aumenti con l’età, almeno in questo campione.

Nazionalità: Differenze significative sono emerse anche qui (p=0.030 per l’autostima, p=0.020 per la percezione). Gli studenti di origine spagnola mostravano in maggioranza alta autostima e basso impatto psicosociale. Al contrario, un paio di studenti di origine africana hanno riportato bassa autostima e alto impatto psicosociale. Anche tra i partecipanti latinoamericani, una parte significativa percepiva un alto impatto. Questo sottolinea come fattori culturali e forse esperienze diverse legate all’immigrazione o alla discriminazione possano intrecciarsi con la percezione di sé e del proprio aspetto.

Occupazione: Curiosamente, l’occupazione non sembrava legata direttamente all’autostima (p=0.690), ma era significativamente collegata alla percezione dell’impatto dell’estetica dentale (p=0.046). Forse chi lavora a contatto col pubblico (come i 14 partecipanti nel customer service) sviluppa una maggiore sensibilità a questo aspetto, anche se non necessariamente intacca l’autostima di fondo.

Cosa ci portiamo a casa da questo studio?

Questo studio, pur con i suoi limiti (campione specifico, disegno trasversale, possibili variabili non considerate come lo stato di salute orale effettivo), ci lascia con alcuni spunti preziosi.

Primo: l’autostima è complessa. Non è una semplice equazione dove “bel sorriso = alta autostima”. Ci sono tanti altri fattori in gioco, specialmente in contesti di vita particolari come quello del Polígono Sur.

Secondo: le differenze individuali e di gruppo sono fondamentali. Genere, età, origini culturali e forse anche il tipo di lavoro possono modulare il rapporto tra come vediamo i nostri denti e come ci sentiamo con noi stessi. Non siamo tutti uguali di fronte allo specchio (e al giudizio, reale o percepito, degli altri).

Terzo: è importante che i professionisti della salute orale (dentisti, igienisti) siano consapevoli di queste dinamiche. Comprendere la percezione del paziente, la sua autostima e l’impatto psicosociale che l’estetica dentale può avere (o non avere!) è cruciale per offrire cure davvero centrate sulla persona.

Fotografia di due studenti, un uomo e una donna di etnie diverse, che conversano in un corridoio scolastico, obiettivo 50mm, luce naturale dalla finestra, espressioni naturali, leggermente sfocato lo sfondo, toni duotone seppia e blu.

In conclusione, sebbene un sorriso smagliante possa contribuire al benessere, questo studio ci ricorda che la fiducia in se stessi è un mosaico fatto di tanti pezzi. L’aspetto dei nostri denti è solo uno di questi, e il suo peso varia enormemente da persona a persona e da contesto a contesto. Forse, più che inseguire un ideale estetico universale, dovremmo concentrarci sul coltivare un’autostima solida, che sappia sorridere al mondo a prescindere da tutto. Voi che ne pensate?

Fonte: Springer

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