COVID-19 in Uganda: La Doppia Battaglia di Chi Vive con HIV e Ipertensione
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio, un po’ diverso dal solito. Non parleremo di mete esotiche, ma di una realtà complessa e toccante che la pandemia di COVID-19 ha messo a nudo in Uganda, specialmente per chi già combatteva battaglie quotidiane per la propria salute. Parliamo di persone che vivono con l’HIV e l’ipertensione e di come la pandemia abbia stravolto il loro accesso alle cure essenziali.
Sapete, quando il mondo si è fermato nel 2020, le conseguenze sono state globali, ma l’impatto non è stato uguale per tutti. In contesti con risorse limitate, come l’Uganda, le sfide si sono moltiplicate. Ci siamo chiesti: cosa è successo a chi, oltre a convivere con l’HIV, doveva gestire anche l’ipertensione, una condizione che richiede controlli e cure costanti? Come hanno fatto a navigare in un sistema sanitario improvvisamente focalizzato quasi esclusivamente sul COVID-19, tra lockdown, restrizioni agli spostamenti e paura diffusa?
Per capirlo, abbiamo ascoltato direttamente le voci dei protagonisti: 32 persone, tra pazienti con HIV e ipertensione e operatori sanitari di due cliniche peri-urbane in Uganda (il Kira Health Centre IV e il Kisubi Hospital). Le loro storie ci dipingono un quadro vivido delle difficoltà affrontate.
La Doppia Paura: Contagio e Abbandono
Una delle prime cose emerse è stata la paura. Una paura a doppio taglio. Da un lato, i pazienti temevano di andare in ospedale o in clinica per i controlli di routine o per ritirare i farmaci, terrorizzati all’idea di contrarre il COVID-19 proprio lì, nei luoghi di cura. “Avevo paura di andare nelle strutture sanitarie perché tutti dicevano… c’è il COVID. Pensavo che se fossi andata in clinica, avrei potuto contrarre il virus”, ci ha raccontato una donna di 66 anni. Questa paura li spingeva a rimanere a casa, cercando soluzioni alternative, a volte arrangiandosi con rimedi naturali trovati nel proprio giardino.
Dall’altro lato, anche gli operatori sanitari vivevano nella paura. Il timore del contagio li rendeva esitanti nel contatto ravvicinato necessario per alcune procedure, come la misurazione della pressione. “Una delle sfide era che avevamo paura di entrare in contatto con i pazienti. Quando un paziente entrava nella stanza, avevamo paura perché pensavamo potesse avere il COVID-19”, ha ammesso un’infermiera. Questo clima di timore reciproco, unito alle difficoltà logistiche, ha inevitabilmente ridotto il numero di visite e compromesso la qualità del rapporto medico-paziente.
Quando la Sopravvivenza Viene Prima: Impatto Economico e Accesso alle Cure
Le misure restrittive imposte dal governo ugandese, come i lockdown e il blocco dei trasporti, hanno avuto un impatto devastante sull’economia informale da cui dipendono molte persone. Immaginate i tassisti in moto (“boda boda”), i venditori al mercato, le piccole attività: tutto fermo o drasticamente ridotto. Questo ha significato perdita di lavoro, crollo del reddito e, di conseguenza, insicurezza alimentare.
In questa situazione disperata, le priorità sono cambiate radicalmente. “Prima del COVID lavoravamo fino alle dieci o undici di sera, ma dopo dovevamo essere a casa per le sette a causa del coprifuoco. Questo ha colpito il nostro reddito e la capacità di comprare medicine o noleggiare una moto, e anche mettere da parte soldi per il cibo è diventato impossibile”, ha spiegato un uomo di 54 anni. La scelta diventava drammatica: comprare il cibo per la famiglia o le medicine per l’ipertensione? Spesso, la risposta era obbligata: il cibo veniva prima. “Dovevamo scegliere cosa comprare, e sceglievamo il cibo”, ha confermato una donna.
A questo si aggiungevano le difficoltà pratiche: raggiungere le cliniche o le farmacie era un’impresa. Servivano permessi speciali, i trasporti erano scarsi e costosi. E anche quando si riusciva ad arrivare, spesso i farmaci anti-ipertensivi, soprattutto nelle strutture pubbliche, scarseggiavano o erano diventati proibitivi. “A volte, quando non avevo soldi, saltavo la terapia per alcuni giorni… Le medicine erano costose e noi eravamo finanziariamente stremati durante il lockdown”, ci ha detto una donna di 39 anni.

Il Sistema Sanitario Sotto Pressione: Priorità Rovesciate
Mentre i pazienti lottavano per accedere alle cure, il sistema sanitario era a sua volta sotto enorme pressione. La risposta al COVID-19 ha assorbito la stragrande maggioranza delle risorse, sia umane che materiali. Medici, infermieri, attrezzature, fondi: tutto è stato dirottato verso la gestione della pandemia. “Quando è arrivato il COVID-19, si è perso il focus su altre malattie come l’HIV e le altre malattie non trasmissibili”, ha osservato un ufficiale clinico.
Questo significava che i servizi per le malattie croniche come l’ipertensione sono stati messi in secondo piano. Screening, monitoraggio, fornitura di farmaci: tutto è diventato meno prioritario. “Le persone con ipertensione c’erano ed erano malate, ma le medicine per supportarle non venivano fornite e non erano considerate una priorità”, ha aggiunto un altro operatore. Il personale sanitario veniva spostato nei reparti COVID, lasciando scoperti altri servizi essenziali. Immaginate un reparto con 30 infermieri, dove 15 vengono dedicati esclusivamente al COVID e gli altri 15 devono gestire tutto il resto: malaria, HIV, tubercolosi, diabete, ipertensione… una situazione insostenibile.
Anche gli operatori sanitari, pur classificati come lavoratori essenziali, incontravano enormi difficoltà negli spostamenti, spesso ostacolati da personale di sicurezza che non comprendeva appieno le direttive. La carenza di dispositivi di protezione individuale (DPI) aumentava ulteriormente la loro vulnerabilità e ritrosia.
Trovare una Via d’Uscita: Strategie di Adattamento e Resilienza
Di fronte a queste enormi difficoltà, le persone non sono rimaste passive. Hanno messo in campo delle vere e proprie strategie di sopravvivenza, quelli che noi ricercatori chiamiamo “patterns of resort”. Cosa significa? Hanno cercato alternative per gestire la loro condizione.
- Molti hanno fatto ricorso a rimedi erboristici locali, basandosi su conoscenze tradizionali: foglie amare, foglie di cannabis (usate localmente per scopi medicinali), bacche acide, acqua calda al mattino. “Prendevo solo erbe per curare la pressione. Mi davano un po’ di sollievo”, ha raccontato una donna.
- Altri hanno modificato il proprio stile di vita, cambiando alimentazione o cercando di fare esercizio fisico per quanto possibile.
- La fede e la spiritualità sono diventate un’ancora di salvezza importante per molti, un modo per trovare forza e speranza.
- L’auto-incoraggiamento è stato fondamentale per affrontare lo stress e l’ansia: “Dovevo solo incoraggiarmi a non preoccuparmi troppo. Essere fermo nel pensiero che la situazione difficile sarebbe passata e sarei sopravvissuto”, ha condiviso un uomo.
Queste strategie, pur non potendo sostituire le cure mediche appropriate, dimostrano una straordinaria capacità di adattamento e resilienza di fronte all’avversità.

Lezioni Apprese: Costruire un Futuro più Resiliente
Cosa ci insegna questa esperienza? Innanzitutto, che le pandemie colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni già vulnerabili e mettono a dura prova i sistemi sanitari, soprattutto quelli con risorse limitate. La crisi COVID-19 ha evidenziato la fragilità del sistema sanitario ugandese nel garantire la continuità delle cure per le malattie croniche durante un’emergenza.
Ma dalle difficoltà emergono anche proposte concrete per il futuro. Sia i pazienti che gli operatori sanitari hanno sottolineato la necessità di:
- Pianificare meglio le emergenze: Bisogna anticipare l’impatto di future crisi sanitarie e predisporre piani che garantiscano l’accesso ai servizi essenziali per tutti, specialmente per chi ha condizioni croniche.
- Sfruttare modelli di cura differenziati: L’esperienza nella gestione dell’HIV ha insegnato molto, ad esempio con la consegna dei farmaci a domicilio o presso punti di raccolta comunitari. Questi modelli potrebbero essere estesi anche all’ipertensione e ad altre malattie croniche.
- Utilizzare la tecnologia: Laddove possibile, soluzioni come la telemedicina potrebbero aiutare a mantenere il contatto con i pazienti.
- Garantire risorse dedicate: Anche durante un’emergenza, è fondamentale mantenere team e risorse dedicate alla gestione delle malattie croniche, per non interrompere cure salvavita.
- Politiche di supporto: Assicurare trasporti dedicati per pazienti e personale sanitario durante i lockdown, garantire la disponibilità di farmaci essenziali e, idealmente, sistemi di copertura sanitaria che proteggano dalle spese catastrofiche.
In sostanza, c’è un bisogno urgente di rafforzare il sistema sanitario ugandese, rendendolo più resiliente, capace di assorbire gli shock e adattarsi rapidamente per non lasciare indietro nessuno, soprattutto i più fragili.

Questo studio qualitativo ci offre uno spaccato prezioso delle vite sconvolte dalla pandemia, ma anche della forza e della dignità di chi lotta ogni giorno. Ci ricorda che la salute è un diritto fondamentale e che costruire sistemi sanitari equi e resilienti è una responsabilità collettiva, oggi più che mai.
Fonte: Springer
