Veduta aerea del bacino dell'Alto Sakarya in Turchia, che mostra un mosaico di terreni agricoli, aree forestali e insediamenti sotto un cielo parzialmente nuvoloso, evidenziando la complessità del paesaggio. Wide-angle lens, 15mm, long exposure times, sharp focus, per catturare l'estensione e i dettagli del bacino.

Sakarya Sotto Scacco: Come Clima e Attività Umane Stanno Ridisegnando un Bacino Chiave della Turchia

Amici lettori, oggi voglio portarvi con me in un viaggio virtuale, ma estremamente reale nei suoi impatti, nel cuore della Turchia, precisamente nel bacino dell’Alto Sakarya (USB). Perché proprio lì, vi chiederete? Beh, immaginate un’area che, per le sue caratteristiche climatiche, ambientali e per come l’uomo la utilizza, diventa una specie di “laboratorio a cielo aperto” per capire cosa sta succedendo alle regioni semi-aride del nostro pianeta. E, credetemi, quello che abbiamo scoperto è tanto affascinante quanto preoccupante.

Monitorare a lungo termine gli effetti dei cambiamenti climatici in un bacino idrografico è come tenere il dito sul polso di un ecosistema. Ci aiuta a capire le tendenze, a valutare quanto è resiliente la natura e, soprattutto, a guidare quelle strategie di gestione che possono fare la differenza per un uso sostenibile delle risorse e per la conservazione. Il bacino dell’Alto Sakarya è proprio uno di questi luoghi cruciali.

Perché il Bacino dell’Alto Sakarya è così Speciale (e Preoccupante)?

Questo bacino non è un posto qualsiasi. Con la sua topografia scoscesa, le condizioni semi-aride e una gestione del territorio non sempre ottimale, si trova ad affrontare un serio degrado. Pensate che è talmente rappresentativo da essere finito sotto i riflettori di progetti internazionali come il Global Environment Facility (GEF), proprio per studiare come contrastare il degrado del suolo. È un mosaico di usi del suolo – agricoltura intensiva, industria in crescita, foreste, praterie – che lo rende particolarmente vulnerabile ai capricci, sempre più estremi, del clima.

Le comunità locali dipendono fortemente dalle risorse naturali: foreste, pascoli, terreni agricoli. Ma la pressione è alta: l’avanzata dei campi coltivati a scapito di altre aree, il pascolo eccessivo e non pianificato, la raccolta di legna da ardere… tutto contribuisce a ridurre la produttività della terra. E come se non bastasse, i cambiamenti climatici ci mettono il carico da novanta, con rischi di inondazioni e perdite economiche.

La Lente d’Ingrandimento: Come Abbiamo Studiato il Bacino con Collect Earth

Per capire cosa stesse succedendo nel dettaglio, abbiamo utilizzato un metodo davvero interessante chiamato Collect Earth (CE). Immaginatelo come un sistema che ci permette di fare “ispezioni visive” molto accurate usando immagini satellitari ad alta risoluzione, direttamente dal nostro computer. È uno strumento open-source sviluppato dalla FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) che, grazie all’integrazione con piattaforme come Google Earth Engine, ci dà accesso a una marea di dati: immagini storiche, indici di vegetazione, dati climatici, e molto altro.

Abbiamo analizzato un periodo di 20 anni, dal 2000 al 2020, concentrandoci su:

  • Trasformazioni nell’uso e nella copertura del suolo (LULUCF)
  • Umidità del suolo
  • Evapotraspirazione (cioè quanta acqua torna in atmosfera dal suolo e dalle piante)
  • L’indice NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), che ci dice quanto è in salute la vegetazione
  • La Produzione Primaria Netta (NPP), un indicatore della produttività della vegetazione
  • Il deficit idrico

Il bello di Collect Earth è che si basa su un campionamento: abbiamo selezionato circa 3000 “piazzole” di 0,5 ettari distribuite sistematicamente ogni 5 km circa. Per ogni piazzola, un analista interpreta visivamente le immagini satellitari, classifica l’uso del suolo secondo categorie standard (definite dall’IPCC, il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), e valuta i cambiamenti avvenuti nel tempo. Si possono anche analizzare trend di vari parametri ecologici grazie ai grafici forniti da Google Earth Engine per ogni punto campione. È un lavoro minuzioso, ma che ci permette di avere un quadro molto dettagliato e affidabile, superando alcuni limiti delle classificazioni automatiche, specialmente in paesaggi complessi come quello del Sakarya.

Schermo di un computer che mostra l'interfaccia di Collect Earth con immagini satellitari ad alta risoluzione del bacino dell'Alto Sakarya, con un analista che interpreta i dati. Macro lens, 80mm, high detail, precise focusing, controlled lighting per evidenziare i dettagli dell'interfaccia e delle immagini.

Cosa Abbiamo Scoperto? Trasformazioni del Territorio Sotto i Nostri Occhi

E qui arrivano i risultati, alcuni attesi, altri più sorprendenti. Abbiamo osservato un aumento delle aree forestali di circa 36.513 ettari. “Ottima notizia!” direte voi. E in parte lo è. Questo aumento è dovuto principalmente ad attività di rimboschimento su quelle che prima erano praterie. Tuttavia, la questione è più complessa: queste nuove foreste, spesso frutto di impianti giovani, non hanno ancora raggiunto la maturità e la complessità ecologica delle foreste “storiche” in termini di servizi ecosistemici. Quindi, sì, più alberi, ma l’ecosistema forestale ha bisogno di tempo per ristabilirsi pienamente.

Un dato che invece fa riflettere parecchio è la rapida e vasta conversione di suolo verso insediamenti urbani e infrastrutture. Parliamo di una perdita di circa 17.295 ettari di terreni coltivati e 13.452 ettari di praterie, finiti sotto cemento e asfalto. In totale, gli insediamenti sono aumentati di ben 28.826 ettari in 20 anni! Questa urbanizzazione selvaggia, se non gestita, mangia suolo fertile e frammenta gli habitat.

Un altro fattore di cambiamento importante è rappresentato dalle attività estrattive (miniere). Specialmente nella parte occidentale del bacino, l’espansione delle aree minerarie è stata significativa, soprattutto dopo un cambio nella legge mineraria nel 2004. Abbiamo visto circa 1921 ettari di praterie trasformate in “Altro suolo”, che in questo caso significa spesso cave e miniere a cielo aperto.

Il Respiro della Terra: Vegetazione, Acqua e Clima

Passiamo ora agli indicatori ecologici. L’NDVI, il nostro termometro della salute della vegetazione, mostra tendenze contrastanti. Nelle aree di rimboschimento su prateria, l’NDVI è aumentato, come ci si aspetterebbe. Tuttavia, non sempre questo aumento è tale da poter parlare di un vero e proprio “guadagno” netto in termini di qualità dell’ecosistema. In altre aree, specialmente terreni coltivati convertiti in insediamenti o aree minerarie, l’NDVI è ovviamente diminuito. Curiosamente, abbiamo notato anche aree di miglioramento in terreni coltivati grazie all’adozione di moderne tecniche di irrigazione, come quelle che creano quei famosi campi circolari visibili dall’alto.

La Produzione Primaria Netta (NPP), che misura quanta biomassa vegetale viene prodotta, ci ha riservato qualche brutta sorpresa. Le aree con una tendenza alla diminuzione della NPP sono risultate essere le foreste e gli insediamenti. Per gli insediamenti è ovvio (meno vegetazione = meno produttività). Ma perché nelle foreste? Sembra che, nonostante non ci siano state conversioni di foreste ad altri usi, le pratiche di taglio selettivo e diradamento per l’industria del legno abbiano avuto un impatto. La produzione di legname in Turchia è aumentata notevolmente nel periodo studiato, e questo si riflette sulla capacità delle foreste del bacino di “produrre” al massimo.

Confronto di due immagini satellitari affiancate del bacino dell'Alto Sakarya, una del 2000 e una del 2020, che mostrano chiaramente l'espansione delle aree urbane e i cambiamenti nell'uso del suolo agricolo e forestale. Wide-angle, 20mm, sharp focus per una visione d'insieme comparativa.

E l’acqua? Nota dolente. Il deficit idrico è risultato elevato soprattutto nelle regioni meridionali del bacino, quelle a più intensa vocazione agricola. Qui si pompa acqua da fiumi e falde per irrigare, aggravando una situazione di scarsità idrica già critica in un bacino semi-arido. Pensate che in un bacino confinante con condizioni simili, altri studi hanno rilevato un trend di aumento del deficit idrico dopo il 2000. L’umidità del suolo, in generale, mostra una tendenza alla diminuzione, specialmente lungo il margine settentrionale e nord-occidentale. Nelle aree agricole intensive, non ci sono grandi variazioni, probabilmente a causa dell’irrigazione, ma questo non è necessariamente un buon segno se l’acqua scarseggia.

Infine, l’evapotraspirazione è in continuo aumento in tutto il bacino. Questo è in parte legato all’aumento delle temperature (circa 1.55°C in più nel periodo studiato!) e a un leggero aumento delle precipitazioni (circa 27 mm in più). Più caldo fa, più acqua evapora e traspira.

Un Campanello d’Allarme: Degrado del Suolo e Obiettivi Globali

Questi risultati, messi insieme, dipingono un quadro complesso. Da un lato, ci sono sforzi positivi come il rimboschimento, che si allineano con obiettivi come la Land Degradation Neutrality (LDN), cioè l’ambizione di mantenere o aumentare la quantità di suolo sano e produttivo. La Turchia ha piani nazionali ambiziosi in questo senso. Tuttavia, l’espansione urbana non pianificata, le attività estrattive intensive e certe pratiche forestali stanno remando contro.

Il bacino dell’Alto Sakarya, in questi 20 anni, ha visto peggiorare indicatori chiave legati al degrado del suolo e alla disponibilità idrica. Se pensiamo al rapporto IPCC sul riscaldamento globale di 1.5°C, è chiaro che la regione ha già superato soglie critiche. Se questo trend continua, i problemi legati all’agricoltura, allo stress degli ecosistemi e soprattutto alla scarsità d’acqua non potranno che acuirsi.

Un campo agricolo nel bacino dell'Alto Sakarya che mostra segni di stress idrico, con terreno secco e screpolato e vegetazione rada. Macro lens, 100mm, high detail, precise focusing, per catturare la texture del terreno e lo stato della vegetazione.

Cosa Ci Insegna Questa Storia? E Adesso?

Lo studio del bacino dell’Alto Sakarya, attraverso la metodologia Collect Earth, ci ha fornito una fotografia dettagliata e dinamica di un territorio sotto pressione. È emersa chiaramente la necessità di un approccio equilibrato alla gestione del territorio, che tenga conto sia delle esigenze di conservazione che di quelle di sviluppo. Non si può pensare di rimboschire da una parte e lasciare che le città si espandano senza controllo dall’altra, o che le miniere erodano paesaggi preziosi senza adeguate compensazioni e piani di recupero.

Servono pratiche forestali più sostenibili, una gestione dell’acqua molto più oculata (specialmente in agricoltura), e regolamentazioni più stringenti sulla conversione del suolo e sulle attività estrattive. Il metodo Collect Earth si è dimostrato uno strumento potente e versatile per monitorare questi cambiamenti su vasta scala e nel tempo, fornendo dati essenziali ai decisori politici.

Il futuro dei paesaggi semi-aridi come quello del Sakarya dipende da quanto saremo capaci di integrare queste conoscenze nelle politiche e nelle azioni concrete. Il monitoraggio continuo e interventi mirati saranno cruciali per garantire la resilienza di questi ecosistemi fragili di fronte agli impatti, sempre più evidenti, dei cambiamenti climatici. Una sfida complessa, certo, ma dalla quale dipende il benessere di intere comunità e la salute del nostro pianeta.

Fonte: Springer

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