Fotografia di ritratto, un bambino e una bambina di 5 anni seduti a un banco di scuola, guardano un libro di matematica; la bambina ha un'espressione leggermente dubbiosa e pensierosa, il bambino appare più sicuro e diretto. Profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo della classe, luce naturale morbida da finestra laterale, obiettivo 35mm, stile fotorealistico, colori naturali.

Piccoli Matematici Crescono: Sorprendenti Cambiamenti nell’Identità Matematica al Primo Anno di Scuola

Ciao a tutti! Avete mai pensato a come i bambini e le bambine vivono la matematica quando mettono piede a scuola per la prima volta? Io sì, e quello che ho scoperto grazie a una ricerca australiana è davvero affascinante, e un po’ preoccupante. Parliamo di come cambia la loro “identità matematica” – cioè come si vedono in relazione ai numeri e ai problemi – durante quel cruciale primo anno di scuola.

La domanda che si sono posti i ricercatori è semplice ma fondamentale: Come descrivono maschietti e femminucce le loro capacità e il loro rapporto con la matematica all’inizio e alla fine del primo anno di scuola? Hanno seguito 78 bambini (perfettamente divisi a metà, 39 maschi e 39 femmine) in tre scuole di Sydney. E i risultati? Beh, preparatevi.

L’Inizio: Tutti Campioni di Matematica!

All’inizio dell’anno scolastico, sia i maschietti che le femminucce entrano in classe pieni di fiducia nelle proprie capacità matematiche. Si sentono pronti, capaci, non sembrano esserci grandi differenze o timori legati al genere. Pensano entrambi di poter fare bene, si aspettano di riuscire. Bello, no? Sembra il punto di partenza ideale. C’è un generale ottimismo e la matematica non è ancora vista come un “territorio” maschile o femminile. Entrambi i gruppi, ad esempio, si identificavano con affermazioni positive come “chi si preoccupa di fare bene in matematica” e “chi si aspetta di fare bene in matematica”.

Un Anno Dopo: Cosa Cambia?

Ed ecco dove le cose si fanno interessanti, e un po’ amare. Alla fine dell’anno, qualcosa è cambiato. Mentre i maschietti mantenevano più o meno la stessa fiducia, le bambine mostravano una diminuzione significativa della loro sicurezza nelle proprie capacità matematiche. Non solo, ma iniziavano a pensare che la matematica fosse più importante per il futuro… dei maschi!

Pensateci un attimo: in soli 9-10 mesi di scuola, si è insinuata l’idea che la matematica sia “roba da maschi”. Le bambine, che erano partite alla pari, iniziano a dubitare di sé e a vedere la materia come meno rilevante per il loro futuro lavorativo rispetto ai loro compagni. Ad esempio, alla domanda su chi avesse più bisogno della matematica per trovare lavoro da grande, la convinzione delle bambine che fossero i maschi ad averne più bisogno era più che raddoppiata rispetto all’inizio dell’anno.

Fotografia di ritratto, bambini di 5 anni in una classe luminosa e moderna, alcuni guardano con fiducia dei blocchi colorati e puzzle numerici, altri mostrano un'espressione più concentrata o leggermente incerta. Profondità di campo, obiettivo 35mm, luce naturale, colori vivaci ma realistici.

Stereotipi Duri a Morire (e che nascono presto!)

La cosa incredibile è che questa differenza di percezione non ha basi reali nelle capacità. Tonnellate di studi internazionali, inclusi i test TIMSS e PISA citati nella ricerca, confermano che non ci sono differenze significative nelle prestazioni matematiche tra maschi e femmine, specialmente in tenera età. Le bambine non sono “meno portate” per natura. Eppure, lo stereotipo “maschi = matematica” è così potente da influenzare la percezione di sé delle bambine già a 4-6 anni!

Da dove arrivano questi stereotipi? La ricerca suggerisce che l’ambiente gioca un ruolo cruciale. Messaggi, magari involontari, da parte di genitori, insegnanti, persino i media e i giocattoli, possono contribuire a creare e rafforzare queste idee. Ad esempio, la ricerca cita studi precedenti in cui le madri con credenze stereotipate tendevano a pensare che i loro figli maschi fossero più portati per la matematica rispetto alle figlie. Anche alcuni insegnanti, come emerso in un altro studio australiano, tendevano ad associare il “talento” matematico più ai ragazzi, mentre vedevano le ragazze come più “diligenti” e “laboriose”, quasi a suggerire che il loro successo fosse dovuto più allo sforzo che a una capacità innata.

È pazzesco pensare che queste idee si radichino così presto, in un’età in cui i bambini sono particolarmente ricettivi ai messaggi sul genere.

Aptitude vs. Autostima: Una Differenza Cruciale

Analizzando più a fondo, emerge un quadro interessante. All’inizio dell’anno, le bambine si sentivano brave (“trovo la matematica facile”) ma anche consapevoli di doverci lavorare (“devo impegnarmi per far bene i conti”). Attribuivano ai maschi le difficoltà (“sbagliano le risposte”, “trovano la matematica difficile”). Alla fine dell’anno, però, la loro fiducia cala. L’unica convinzione che si rafforza è quella di dover “lavorare sodo” per riuscire. I maschi, invece, pur mantenendo fiducia nelle proprie capacità, iniziano a pensare che siano le femmine quelle che devono “lavorare sodo”.

Vedete il pattern? Si insinua l’idea che per i maschi la matematica sia più “naturale”, mentre le femmine devono compensare con l’impegno. Questo, alla lunga, può essere scoraggiante.

Macro fotografia, primo piano sull'espressione pensierosa di una bambina di 5 anni che guarda un quaderno di matematica, forse con un accenno di esitazione negli occhi. Messa a fuoco precisa sul viso, illuminazione controllata e morbida, obiettivo 60mm, dettagli elevati della texture della pelle e dei capelli.

Le Conseguenze a Lungo Termine: Il “Tubo che Perde”

Perché dovremmo preoccuparci di queste percezioni infantili? Perché hanno conseguenze reali e durature. Questo calo di fiducia e interesse nelle bambine è probabilmente l’inizio di quel fenomeno chiamato “leaky pipeline” (il tubo che perde) nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica). Man mano che crescono, sempre più ragazze e donne abbandonano i percorsi legati alla matematica.

I dati australiani mostrati nello studio sono chiari: negli ultimi anni delle scuole superiori, le ragazze sono sottorappresentate nei corsi di matematica, specialmente quelli più avanzati. E questa tendenza è rimasta stabile per oltre un decennio, nonostante le iniziative per contrastarla. Non scegliere matematica limita le opzioni universitarie e professionali future, escludendo le donne da carriere spesso prestigiose e ben retribuite. La matematica diventa un “filtro critico”, come l’ha definita qualcuno, ma forse il vero filtro sono i messaggi che riceviamo su chi “può” fare matematica.

Come Hanno Fatto a Scoprirlo?

I ricercatori hanno usato un approccio intelligente. Hanno adattato uno strumento chiamato “Who and Mathematics” per renderlo comprensibile ai bambini. In pratica, durante delle interviste semi-strutturate, mostravano ai bambini delle figure (un maschio, una femmina, entrambi) e ponevano domande tipo: “Chi pensi che trovi la matematica facile?”, “A chi piace quando i problemi diventano più difficili?”, “Chi avrà bisogno della matematica per il lavoro da grande?”. I bambini sceglievano la figura che rappresentava la loro risposta e poi spiegavano il perché. Questo ha permesso di raccogliere sia dati quantitativi (le scelte) che qualitativi (le spiegazioni), offrendo un quadro più completo.

Fotografia grandangolare di un'aula universitaria di matematica o ingegneria, luminosa ma quasi vuota. Si vedono poche studentesse sparse tra molti posti vuoti, suggerendo il concetto di 'leaky pipeline'. Luce fredda proveniente da grandi finestre, obiettivo 20mm, messa a fuoco nitida sull'intera aula per dare un senso di vastità e vuoto.

Cosa Possiamo Fare?

Questa ricerca ci lancia un messaggio forte: l’identità matematica inizia a formarsi prestissimo, e le influenze negative possono agire già nel primo anno di scuola. Intervenire più tardi significa cercare di “riparare” convinzioni già radicate.

Cosa serve?

  • Consapevolezza: Genitori, insegnanti, educatori devono essere consapevoli di quanto precocemente si formano queste idee e di come i loro stessi atteggiamenti (anche inconsci) possano influenzare i bambini.
  • Messaggi Positivi ed Equi: È fondamentale incoraggiare tutti i bambini, maschi e femmine, a esplorare la matematica con curiosità e fiducia, sottolineando che è una materia per tutti e che l’impegno porta risultati per chiunque.
  • Modelli di Ruolo: Mostrare esempi di donne che eccellono e lavorano in campi matematici può aiutare a scardinare gli stereotipi.
  • Didattica Inclusiva: Creare ambienti di apprendimento in classe dove tutti si sentano capaci, valorizzati e liberi di sbagliare senza timore di giudizio.

Insomma, la partita per un rapporto sano e positivo con la matematica si gioca molto prima di quanto pensiamo. Aiutare le bambine (e anche i bambini, liberandoli da altri tipi di pressione) a costruire una forte identità matematica fin dall’inizio potrebbe essere la chiave per chiudere quel “tubo che perde” e aprire un mondo di opportunità per tutti.

Fonte: Springer

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