Zanzare Detective in Galizia: A Caccia dei Loro Nascondigli Preferiti!
Ammettiamolo, le zanzare non sono esattamente gli insetti più amati del pianeta. Quelle fastidiose punture, quel ronzio insistente proprio quando stai per addormentarti… un vero incubo estivo! Ma, vi siete mai chiesti dove passano la loro “infanzia” queste piccole pesti? Ebbene sì, prima di diventare abili volatrici assetate di sangue, le zanzare sono delle minuscole larve acquatiche. E capire i loro gusti in fatto di “casa dolce casa” è fondamentale, non solo per la nostra tranquillità, ma soprattutto per la salute pubblica.
Recentemente, un gruppo di ricercatori si è avventurato nella Galizia, quella splendida regione nel nord-ovest della Spagna, per fare proprio questo: una sorta di “censimento immobiliare” per larve di zanzara. E quello che hanno scoperto è davvero affascinante e, per certi versi, un po’ preoccupante. Pronti a seguirmi in questa indagine entomologica?
Un’indagine capillare: la Galizia sotto la lente
Immaginatevi un team di scienziati, me compreso in spirito, armati di retini e provette, a perlustrare ben 333 punti d’acqua sparsi in tutta la Galizia. Non hanno lasciato nulla al caso: stagni, pozze nelle rocce, fiumi, lagune e persino quei maledetti contenitori artificiali che spesso dimentichiamo nei nostri giardini. Per ogni “scena del crimine” acquatica, hanno registrato di tutto: dal tipo di acqua (temporanea o permanente) al substrato (fangoso, roccioso, sabbioso o… plastico!), dalla superficie alla profondità, passando per il grado di insolazione e il tipo di ambiente circostante (naturale, rurale, urbano).
Ma non è finita qui! Hanno anche misurato parametri chimico-fisici dell’acqua come temperatura, pH, conducibilità elettrica, ossigeno disciolto, torbidità e salinità. Un vero e proprio check-up completo per ogni potenziale “nursery” di zanzare. Il lavoro sul campo si è svolto tra maggio e ottobre del 2021 e 2022, i periodi di massima attività per le nostre piccole amiche ronzanti.
Chi sono le inquiline? Le specie più comuni e le loro preferenze
E cosa abbiamo scoperto in questa nostra ‘caccia al tesoro’ acquatica? Sono state identificate ben 14 specie di zanzare, appartenenti principalmente al genere Culex (che costituiva un sonoro 88,1% del totale!), seguito da Anopheles (7,5%) e Culiseta (4,4%). La star indiscussa, la più abbondante e diffusa, è stata la Culex pipiens (in senso lato, perché è un complesso di specie molto simili), che da sola rappresentava quasi la metà (48,1%) di tutte le larve raccolte. Un vero e proprio “prezzemolino” delle acque galiziane!
È emerso chiaramente che la frequenza, l’abbondanza e la diversità delle zanzare variavano parecchio a seconda di alcuni fattori chiave:
- Zone climatiche: Le aree con clima mediterraneo estivo caldo (Csa secondo la classificazione di Köppen-Geiger) hanno mostrato la maggiore abbondanza e ricchezza di specie. Sembra che un’estate calda e secca, preceduta magari da inverni miti, sia l’ideale per loro.
- Regime idrico: Le acque temporanee, quelle che si seccano durante i periodi asciutti, erano particolarmente apprezzate. Forse perché lì trovano meno predatori?
- Tipo di corpo idrico: Indovinate un po’? I contenitori artificiali e le pozze nelle rocce (rockpools) hanno registrato picchi di abbondanza e diversità. Sì, proprio quel sottovaso dimenticato o quel secchio pieno d’acqua piovana!
- Substrato: I substrati plastici, spesso associati ai contenitori artificiali, erano tra i preferiti.
L’analisi più approfondita (per i più tecnici, si parla di Analisi di Ridondanza o RDA) ha indicato che il tipo di corpo idrico, la temperatura, il pH e la conducibilità dell’acqua erano i fattori che più spiegavano le differenze nella composizione delle specie. Ad esempio, la nostra amica Culex pipiens s.l. sembra prediligere acque con valori più alti di conducibilità, temperatura e pH, trovandosi a suo agio soprattutto in contenitori artificiali e stagni.

Altre specie, come Culex territans, mostravano una preferenza per le lagune, mentre Anopheles petragnani si trovava principalmente in acque ben ossigenate, come quelle dei fiumi. È interessante notare che Anopheles petragnani è risultata la terza specie più frequente, il che è un po’ una sorpresa data la sua recente segnalazione in Galizia. Forse era semplicemente sfuggita agli studi precedenti che non si erano concentrati sui suoi habitat preferiti, come appunto le pozze nelle rocce e i fiumi.
Amicizie pericolose: quando le specie convivono
Un aspetto molto curioso è l’affinità tra specie diverse che condividono gli stessi siti di riproduzione. La Culex pipiens s.l. e la Culex torrentium hanno mostrato l’indice di affinità più alto. Questo significa che spesso e volentieri le troviamo a “fare comunella” negli stessi posti. E perché questo dovrebbe interessarci? Beh, entrambe queste specie sono vettori competenti del virus West Nile (WNV). La loro ampia presenza e questa loro “amicizia” in Galizia è un campanello d’allarme per la salute pubblica.
La Culex pipiens s.l., in particolare, ha dimostrato una notevole capacità di adattamento, colonizzando tutti i tipi di corpi idrici esaminati e convivendo amabilmente anche con altre specie come Culex territans, Culex hortensis, Culiseta longiareolata e la già citata Anopheles petragnani. Questa sua versatilità la rende una sorvegliata speciale.
Cosa ci dice tutto questo sulla Culex pipiens?
Data la sua abbondanza e il suo potenziale ruolo nella trasmissione di malattie, i ricercatori hanno voluto capire ancora meglio cosa attira la Culex pipiens s.l.. Ebbene, la sua abbondanza larvale è favorita da:
- Alta conducibilità dell’acqua: Spesso un indicatore di acque più “ricche” di sostanze, a volte anche inquinate.
- Regime idrico temporaneo: Come già accennato, le pozze che si seccano e si riformano.
- Uso del suolo antropizzato: Aree agricole, zone urbane e industriali sembrano piacerle di più rispetto a foreste e brughiere. Insomma, dove c’è l’uomo, lei sta bene.
- Grado di insolazione intermedio: Né troppo sole, né troppa ombra. Una “mezz’ombra” sembra essere l’ideale per la proliferazione delle sue larve.
Questi risultati confermano e ampliano quello che già sapevamo: la Culex pipiens s.l. ama le acque un po’ “sporche”, quelle che si trovano spesso vicino a noi, nei nostri stessi ambienti. Le acque contaminate da scarichi fognari combinati, ad esempio, sono un vero e proprio paradiso per lei, attraendola per la deposizione delle uova e favorendo lo sviluppo delle larve.
Implicazioni per la salute pubblica e cosa possiamo fare
Ma perché tutta questa fatica per capire dove le zanzare amano ‘mettere su famiglia’? Semplice: per prevenire la diffusione di malattie. In Galizia, il rischio epidemiologico è legato principalmente al ruolo della Culex pipiens s.l. e della Culex torrentium nella circolazione del virus West Nile. Al momento, questo rischio è considerato remoto nel nord-ovest della Spagna, essendo la malattia più endemica nel sud-est del paese. Tuttavia, con i cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature, l’areale di circolazione del virus potrebbe espandersi, così come la capacità vettoriale di queste zanzare.
Altre specie di interesse sanitario catturate includono Anopheles claviger s.s., Anopheles maculipennis s.l., e Anopheles plumbeus, potenziali vettori di malaria (anche se il rischio attuale in Spagna è basso per l’assenza di circolazione endemica del parassita). È interessante notare l’emergente tendenza di Anopheles plumbeus a riprodursi in contenitori artificiali, il che potrebbe aumentarne la rilevanza vettoriale in futuro.

Cosa ci insegna questo studio? Che la lotta alle zanzare inizia dalla culla, anzi, dalla larva! Le aree a maggior rischio in Galizia sembrano essere quelle costiere occidentali, più urbanizzate e densamente popolate. Lì, la Culex pipiens s.l. trova abbondanza dei suoi siti di riproduzione preferiti (contenitori artificiali, acque inquinate) e un gran numero di ospiti da pungere.
La recente scoperta della zanzara tigre (Aedes albopictus) nella regione, capace di trasmettere malattie come dengue, Zika e chikungunya, aggiunge un ulteriore livello di preoccupazione, dato che anche lei ama i contenitori artificiali. La buona notizia è che, al momento dello studio (2021-2022), non c’era evidenza della sua presenza, né di quella di Aedes japonicus, altra specie invasiva che si sta diffondendo nel nord della Spagna.
Le misure di prevenzione sono quindi fondamentali:
- Eliminare i ristagni d’acqua nei contenitori artificiali: svuotare sottovasi, secchi, annaffiatoi, coprire cisterne, pulire grondaie. È un piccolo gesto che fa una grande differenza, soprattutto perché molti di questi siti si trovano in proprietà private.
- Corretta gestione delle acque reflue: Le amministrazioni devono impegnarsi per sanare e gestire correttamente le acque di scarico, soprattutto quelle stagnanti e temporanee vicino agli insediamenti umani.
Questo studio ci fornisce una mappa preziosa delle “zone calde” per le zanzare in Galizia e ci ricorda che la conoscenza dell’ecologia di questi insetti è la nostra arma più potente. Mantenere attivi sistemi di sorveglianza, con metodologie variegate capaci di monitorare specie con biologie diverse, è vitale. Insomma, la battaglia contro le zanzare si vince giocando d’anticipo e conoscendo il “nemico” fin dalla sua più tenera età!
Fonte: Springer
