Guanti Chirurgici Sotto Esame: Quelli Senza Lattice Sono Davvero Più Fragili?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che, magari, non salta subito all’occhio quando pensiamo a un intervento chirurgico, ma che è assolutamente fondamentale: i guanti chirurgici. Sì, proprio loro, quella barriera sottile tra le mani del personale di sala operatoria e il paziente. Ho letto uno studio recente che mi ha fatto riflettere parecchio, e credo sia importante condividerlo.
Da un po’ di anni, per via delle allergie al lattice che colpiscono sia il personale sanitario che i pazienti, si è assistito a una diffusione massiccia dei guanti cosiddetti “latex-free”, fatti di materiali come nitrile o vinile. Una soluzione ottima per chi è allergico, certo, ma pare che ci sia un rovescio della medaglia che non tutti conoscono, o meglio, che non tutti vedono.
Il Pericolo Invisibile: Le Micro-Perforazioni
Lo studio in questione, intitolato “Higher rate of undetected intraoperative damage of latex-free surgical gloves worn by scrub nurses”, ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questi guanti, concentrandosi su una figura chiave in sala operatoria: l’infermiere strumentista (o “scrub nurse”). Questi professionisti sono il braccio destro del chirurgo, maneggiano strumenti affilati, preparano il campo operatorio e sono costantemente a contatto con materiali che potrebbero, teoricamente, danneggiare i guanti.
La cosa che mi ha colpito di più è che lo studio non si è focalizzato sui buchi evidenti, quelli che ti fanno dire “Ops, devo cambiare i guanti!”. No, ha cercato le perforazioni nascoste, quelle micro-lesioni che sfuggono all’occhio nudo ma che possono comunque compromettere la sterilità e aumentare il rischio di infezioni del sito chirurgico (le famigerate SSI). E credetemi, le SSI sono una brutta gatta da pelare: aumentano il rischio di mortalità e allungano di brutto i tempi di degenza in ospedale.
Cosa Hanno Scoperto i Ricercatori?
Per tre mesi, in un ospedale universitario tedesco, hanno raccolto 139 paia di guanti usati da infermieri strumentisti esperti durante interventi di chirurgia generale e traumatologica. Hanno preso solo quelli che, a vista, sembravano integri. Poi, li hanno sottoposti a un test di impermeabilità secondo standard europei rigorosi (ISO EN 455:2022). Immaginatevi di riempire un guanto d’acqua per vedere se perde: una cosa del genere, ma fatta in modo scientifico.
I risultati? Beh, preparatevi. Innanzitutto, le perforazioni non rilevate sono un evento comune: circa il 25% dei guanti in chirurgia generale e il 28% in traumatologia avevano almeno un buchetto invisibile. Simili, direte voi. Ma il dato sconvolgente arriva quando si confrontano i materiali: i guanti latex-free avevano una probabilità di essere perforati ben 4,24 volte superiore rispetto ai tradizionali guanti in lattice! Avete capito bene, più di quattro volte!
Questo significa che, pur essendo una manna dal cielo per chi soffre di allergie, questi guanti alternativi sembrano essere significativamente più fragili, o comunque più suscettibili a danneggiamenti che passano inosservati. E il fatto che queste perforazioni non vengano notate è un bel problema, perché apre la porta a possibili contaminazioni.

Fattori di Rischio: Durata e Tipo di Intervento
Lo studio ha anche confermato cose che, intuitivamente, potevamo immaginare. Ad esempio, più a lungo dura un intervento, più è probabile che i guanti si danneggino. Ogni minuto in più aumenta leggermente il rischio. Sembra logico: più tempo i guanti sono “in azione”, maneggiando strumenti, fluidi e tessuti, più sono esposti a stress.
Poi c’è il tipo di chirurgia. In traumatologia, specialmente negli interventi a cielo aperto dove si maneggiano viti, fili metallici, frammenti ossei appuntiti, o strumenti pesanti come trapani e seghe, il rischio di perforazione è più alto. Pensate alla forza fisica esercitata sui guanti! Anche in chirurgia laparoscopica, dove si potrebbe pensare che il rischio sia minore, si è visto un tasso di perforazione del 30%. Questo perché spesso lo stesso paio di guanti viene indossato per tutta la durata della procedura e l’infermiere strumentista deve pulire strumenti endoscopici affilati, aumentando il rischio di taglietti.
Curiosamente, alcune procedure come quelle artroscopiche o endoprotesiche (in traumatologia) hanno mostrato tassi di perforazione più bassi, probabilmente per via della durata minore o per cambi guanto standardizzati in certi momenti dell’intervento.
Infermieri Strumentisti: Un Ruolo Cruciale e Sottovalutato (nella Ricerca)
Una cosa che lo studio sottolinea, e che trovo giustissima, è la scarsità di ricerche specifiche sull’integrità dei guanti usati dagli infermieri strumentisti. Spesso ci si concentra sui chirurghi, ma gli strumentisti hanno compiti diversi, maneggiano gli strumenti in modo differente e sono esposti a rischi specifici. Sono una componente essenziale del team chirurgico, con una formazione e una conoscenza approfondita delle procedure.
Il fatto che i guanti latex-free, indossati da questi professionisti, si danneggino più facilmente e in modo occulto, è una questione di sicurezza importante sia per il paziente (rischio infezioni) sia per lo stesso personale (rischio di esposizione a fluidi corporei del paziente).
Cosa Possiamo Fare? Ipotesi e Prospettive Future
Allora, che si fa? Lo studio suggerisce che bisognerebbe discutere seriamente della necessità di standard di resistenza più elevati per i guanti chirurgici. Pensate che, per fare un paragone, i preservativi devono rispettare limiti di qualità accettabile (AQL) molto più stringenti (0.25) rispetto ai guanti chirurgici (0.65) per quanto riguarda l’assenza di fori! Sembra un controsenso, no? Entrambi sono barriere contro le infezioni.
Un’altra considerazione è l’uso del doppio guanto. Alcune linee guida, come quelle del NICE nel Regno Unito, lo raccomandano in situazioni ad alto rischio di perforazione. Anche se l’OMS, nelle sue linee guida globali del 2018, non vedeva prove sufficienti per questa misura generalizzata, altre meta-analisi ne hanno mostrato l’efficacia, soprattutto per la sicurezza occupazionale.
Ovviamente, servono ulteriori ricerche. Questo studio è stato condotto in un singolo centro e ha usato guanti di un solo produttore, quindi sarebbe utile validare questi risultati con più centri e più marche di guanti. Inoltre, non si è analizzato il legame diretto tra perforazione e incidenza di infezioni, né si è contato il numero di guanti palesemente danneggiati (esclusi dallo studio). È possibile, dicono gli autori, che il test usato possa sottostimare le perforazioni molto piccole, quindi il tasso reale potrebbe essere persino più alto.
In conclusione, quello che mi porto a casa da questa lettura è che la scelta del materiale dei guanti chirurgici non è banale e che i guanti latex-free, pur indispensabili, potrebbero nascondere un’insidia in termini di resistenza. Una maggiore consapevolezza di questo problema potrebbe spingere verso lo sviluppo di guanti migliori e protocolli più sicuri, per proteggere al meglio sia i pazienti che gli angeli custodi della sala operatoria: gli infermieri strumentisti e tutto il team chirurgico.
Fonte: Springer
