Più Fuori, Più Felici: Come Abbiamo Portato il Gioco Libero all’Aperto negli Asili (e Cosa Abbiamo Imparato)
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta davvero a cuore: il gioco libero all’aperto per i nostri bambini. Sapete, quel tipo di gioco spontaneo, non strutturato, dove possono correre, esplorare, inventare mondi… insomma, essere semplicemente bambini. È fondamentale per la loro crescita, non solo fisica ma anche emotiva e cognitiva. Eppure, diciamocelo, negli ultimi anni i nostri piccoli passano sempre meno tempo fuori, anche quando sono all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia (quelli che noi addetti ai lavori chiamiamo servizi ECEC – Early Childhood Education and Care).
Ecco, proprio da questa consapevolezza è nata un’avventura, un progetto di ricerca chiamato GOGA, acronimo che sta per “Get Outside Get Active”. L’obiettivo? Capire se, e come, potevamo aiutare questi servizi a offrire più opportunità di gioco libero all’aperto ai bambini. Perché se passano tante ore lì, quello diventa un luogo cruciale per fare la differenza!
Ma cos’è questo GOGA di cui parliamo?
Immaginatevi un team di ricercatori (sì, c’ero anch’io!) che si mette in testa di cambiare un po’ le cose. Abbiamo pensato: “Ok, tutti dicono che giocare fuori fa bene, le linee guida lo raccomandano… ma come possiamo aiutare concretamente gli educatori a farlo di più?”. Non basta dirlo, servono strumenti, supporto, idee.
Così è nato il programma GOGA: una strategia pensata su misura, composta da tanti piccoli pezzi, come un puzzle. L’idea di base era semplice: supportare i servizi ECEC a modificare le loro routine quotidiane per aumentare il tempo dedicato al gioco libero all’esterno. Questo poteva significare più sessioni di gioco esclusivamente fuori, oppure implementare il cosiddetto “gioco indoor-outdoor”, quella meraviglia per cui i bambini possono scegliere liberamente se stare dentro o fuori per periodi più lunghi.
Abbiamo coinvolto 84 servizi ECEC in una regione specifica dell’Australia, il New South Wales. Li abbiamo divisi in due gruppi, un po’ come si fa negli esperimenti scientifici seri, ma sempre con un approccio umano! Un gruppo (41 servizi) ha ricevuto per 6 mesi il nostro “pacchetto GOGA”, mentre l’altro gruppo (43 servizi) ha continuato con le sue normali attività, facendo da termine di paragone (il gruppo di controllo, in gergo tecnico).
Come abbiamo fatto? La nostra missione sul campo
Misurare il tempo di gioco non è facile come sembra! Abbiamo chiesto agli educatori di tenere una specie di diario, il “Free Play Record” (FPR), per cinque giorni consecutivi. Dovevano segnare quando iniziava e finiva ogni sessione di gioco libero e se questa avveniva solo dentro, solo fuori, o in modalità “dentro-fuori”. Lo abbiamo fatto all’inizio dello studio (baseline), dopo i 6 mesi di intervento GOGA (il momento clou!) e poi di nuovo a 18 mesi dall’inizio, per vedere se i cambiamenti fossero duraturi.
Volevamo capire principalmente una cosa: i minuti medi giornalieri di opportunità di gioco libero all’aperto erano aumentati grazie al nostro intervento? Ma non solo: abbiamo guardato anche specificamente al tempo di gioco “indoor-outdoor” e a quanti servizi riuscivano ad adottare questa modalità per tutta la giornata.
In più, in un sottogruppo di 30 asili, siamo andati di persona (noi ricercatori assistenti, super addestrati!) a osservare la qualità dell’ambiente di movimento usando uno strumento chiamato MOVERS. Volevamo vedere se, oltre al tempo, migliorava anche il “come” veniva supportata l’attività fisica.

La strategia GOGA: un mix di ingredienti vincenti?
Cosa c’era dentro questo “pacchetto GOGA”? Non una formula magica, ma un insieme di supporti pensati sulla base delle teorie del cambiamento comportamentale e dopo aver ascoltato le difficoltà reali degli educatori (barriere come gli organici, la sicurezza, gli spazi…). Ecco alcuni degli ingredienti principali:
- Campioni GOGA: Abbiamo chiesto a ogni servizio di nominare un “campione”, un educatore referente per il progetto.
- Materiali Informativi: Kit pieni di idee, schede pratiche, esempi, persino adesivi a forma di impronta per ricordare a tutti di uscire!
- Incontri Online: Due incontri formativi con i responsabili e i campioni, più la possibilità di una sessione per tutto il personale.
- Piani d’Azione Personalizzati: Abbiamo aiutato ogni servizio a creare un piano su misura, con obiettivi chiari e strategie pratiche.
- Supporto Continuo: Chiamate di supporto dedicate per monitorare i progressi, risolvere problemi e aggiustare il tiro.
- Feedback: A metà percorso, abbiamo fornito un feedback basato sui dati raccolti, per far vedere i progressi e motivare.
Tutto questo è stato facilitato da personale esperto (Health Promotion Officers), prevalentemente online, anche per via delle restrizioni COVID-19 che erano in atto in quel periodo. Anzi, le raccomandazioni sanitarie dell’epoca spingevano proprio per il gioco all’aperto per favorire il distanziamento, un assist inaspettato per la nostra causa!
I risultati: luci e ombre della nostra avventura
E ora, il momento della verità! Cosa abbiamo scoperto dopo 6 mesi di GOGA? Tenetevi forte: i servizi che avevano seguito il nostro programma avevano aumentato significativamente il tempo medio giornaliero di opportunità di gioco libero all’aperto di ben 61,3 minuti rispetto al gruppo di controllo! Un risultato fantastico, che ci ha riempito di gioia. Anche il tempo specifico di gioco “indoor-outdoor” era aumentato notevolmente (circa 59 minuti in più).
Sembrava una vittoria su tutta la linea, no? Beh, quasi. Quando siamo tornati a controllare dopo 18 mesi, la differenza significativa tra i due gruppi era svanita. Attenzione, questo non significa che i servizi GOGA fossero tornati al punto di partenza! Anzi, avevano mantenuto gran parte dei loro guadagni. Il “problema” (se così vogliamo chiamarlo) è che anche il gruppo di controllo aveva migliorato molto nel frattempo.
Come mai? Le ipotesi sono diverse. Forse le raccomandazioni generali sul COVID hanno continuato a fare effetto, forse il semplice fatto di partecipare allo studio e monitorare le proprie abitudini (anche per il gruppo di controllo) ha innescato un cambiamento. O forse, la nostra strategia GOGA, pur essendo efficace nel breve termine, aveva bisogno di un supporto più prolungato o di meccanismi diversi per “agganciarsi” stabilmente alle routine degli asili una volta terminato il nostro intervento attivo.
Un’altra cosa interessante: nonostante l’aumento del tempo all’aperto, non abbiamo trovato differenze significative nella qualità generale dell’ambiente di movimento (misurata con MOVERS) tra i due gruppi a 6 mesi. E, dato importantissimo per tranquillizzare tutti: non c’è stato nessun aumento degli infortuni nei bambini nel gruppo GOGA. Giocare di più all’aperto non ha significato correre più rischi!

Cosa ci portiamo a casa da questa esperienza?
Questa ricerca ci ha insegnato tantissimo. Prima di tutto, che è assolutamente possibile aumentare il tempo che i bambini passano giocando liberamente all’aperto nei servizi ECEC, se si fornisce il giusto tipo di supporto strutturato e multi-componente. Il programma GOGA ha funzionato, e alla grande, nel breve periodo.
Ci ha anche mostrato, però, che la sfida vera è la sostenibilità. Mantenere questi cambiamenti nel tempo, una volta che il supporto esterno finisce, è complicato. Il mondo degli asili è dinamico, il personale cambia, le priorità si accavallano. Forse servono strategie di “richiamo”, modi per integrare queste pratiche nelle revisioni annuali, o strumenti di auto-valutazione ancora più semplici.
E poi c’è il fattore “contaminazione” o cambiamento spontaneo nel gruppo di controllo, che ci ricorda quanto sia complesso misurare l’impatto reale di un intervento in contesti reali.
Un pizzico di onestà: i limiti dello studio
Come ogni ricerca, anche la nostra ha dei limiti. Ci siamo basati principalmente sui diari compilati dagli educatori (autovalutazione), che potrebbero non essere precisi al minuto o influenzati dal desiderio di “fare bella figura”. Avremmo voluto fare più osservazioni dirette, ma il COVID ce l’ha impedito. Inoltre, abbiamo avuto un po’ di abbandoni e dati mancanti, soprattutto nel lungo periodo, il che può complicare le analisi. Infine, è possibile che i servizi che hanno accettato di partecipare fossero già quelli più motivati sul tema del gioco all’aperto.
Tiriamo le somme: la strada è giusta, ma la salita continua
Quindi, qual è il messaggio finale? Che programmi come GOGA sono preziosi e possono davvero fare la differenza per la salute e il benessere dei nostri bambini, aumentando le loro preziose ore di gioco all’aria aperta. L’impatto iniziale è stato notevole e questo è un segnale fortissimo.
La sfida ora è capire come rendere questi benefici duraturi. Come possiamo supportare gli educatori non solo a iniziare, ma anche a continuare a offrire queste opportunità, integrandole stabilmente nella loro meravigliosa, ma complessa, quotidianità lavorativa? La ricerca continua, e io sono convinta che troveremo la strada giusta. Perché vedere un bambino felice che gioca libero all’aperto… beh, non ha prezzo!
Fonte: Springer
