Fotografia naturalistica subacquea fotorealistica di uno Squalo Seta (Carcharhinus falciformis) slanciato che naviga con grazia attraverso le acque blu aperte dell'Oceano Pacifico Orientale illuminate dal sole. Obiettivo zoom teleobiettivo, 150mm, velocità dell'otturatore elevata, tracciamento del movimento, messa a fuoco nitida sull'occhio dello squalo e sul corpo aerodinamico.

Squalo Seta nel Pacifico: Svelati i Segreti per Salvarlo dalla Pesca Eccessiva!

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nelle profondità dell’Oceano Pacifico Orientale (EPO), alla scoperta di una creatura tanto elegante quanto vulnerabile: lo Squalo Seta (Carcharhinus falciformis). Questo squalo, purtroppo, è una delle vittime più frequenti della pesca accidentale, il cosiddetto bycatch, soprattutto nelle grandi attività di pesca del tonno. Pensate che è talmente a rischio che la sua popolazione sta diminuendo drasticamente.

Ecco perché noi ricercatori ci siamo messi al lavoro: capire come si muovono, dove vivono e come sono strutturate le popolazioni di Squalo Seta è fondamentale per poter suggerire strategie di gestione efficaci. È come cercare di risolvere un puzzle complesso, dove ogni pezzo – dalla genetica ai dati sulla pesca – ci aiuta a vedere l’immagine completa.

L’Importanza di Capire Dove Vivono (e Perché Non È Semplice)

Quando parliamo di gestire una specie marina, specialmente una che viaggia tanto come lo Squalo Seta, non possiamo considerarla come un unico blocco indistinto. Dobbiamo capire se esistono diverse “unità” o stock, gruppi di individui che sono in qualche modo separati dagli altri, magari geneticamente o perché si riproducono in aree diverse. Perché? Perché se una di queste unità viene pescata eccessivamente, potrebbe non ricevere “rinforzi” da altre aree, rischiando il collasso locale.

Definire questi stock non è banale. Ci sono quelli genetici (gruppi isolati riproduttivamente), quelli demografici (gruppi indipendenti in termini di nascite, morti, immigrazione ed emigrazione) e persino quelli legati alla pesca (gruppi catturati con un certo attrezzo in una specifica area). Spesso queste definizioni si sovrappongono. Per gli squali, che non hanno una fase larvale dispersiva come molti pesci ossei, la struttura della popolazione dipende molto dai movimenti degli adulti. Capire questa struttura spaziale è cruciale per valutazioni accurate dello stato di salute della popolazione e per decidere le misure di conservazione più adatte.

Indizi Genetici e Movimenti: Sulle Tracce dello Squalo Seta

Cosa ci dicono i dati? Beh, abbiamo messo insieme un bel po’ di informazioni: analisi genetiche, dati dai tag satellitari che seguono i loro spostamenti, informazioni sul ciclo vitale e dati provenienti sia dalla pesca artigianale (piccole imbarcazioni vicino alla costa) che da quella industriale (grandi navi in mare aperto).

La genetica ci ha dato indizi importanti. Sembra proprio che gli Squali Seta del Pacifico Orientale (EPO) siano distinti da quelli del Pacifico Occidentale e Centrale (WCPO). È come se ci fosse una barriera invisibile, l’East Pacific Barrier, che limita lo scambio genetico tra queste macro-regioni. Ma non finisce qui! All’interno dell’EPO stesso, le analisi genetiche più recenti, basate su campioni raccolti in Messico, El Salvador ed Ecuador, suggeriscono l’esistenza di tre popolazioni geneticamente distinte: una a nord, una centrale e una a sud. Questo è un risultato preliminare ma importantissimo!

E i movimenti? Abbiamo analizzato i dati di quasi 250 squali marcati nel Pacifico. Alcuni fanno viaggi incredibili, anche di migliaia di chilometri! Una femmina marcata alle Galapagos è arrivata fino a quasi 134° Ovest, percorrendo oltre 4700 km! Tuttavia, molti squali mostrano anche una certa “fedeltà” a determinate aree, come le montagne sottomarine. È interessante notare che sembrano esserci pochi spostamenti che attraversano l’equatore partendo da nord, e viceversa, suggerendo una possibile separazione tra le popolazioni del nord (Messico) e quelle più a sud. Anche i movimenti tra l’EPO e il WCPO sono rari, anche se non impossibili, forse favoriti da eventi come El Niño o dal seguire le “zattere” artificiali usate per la pesca (i FAD).

Fotografia naturalistica che mostra ricercatori su una barca mentre attaccano con cura un tag satellitare alla pinna dorsale di uno Squalo Seta nelle acque blu aperte dell'Oceano Pacifico Orientale. Obiettivo zoom teleobiettivo, 200mm, velocità dell'otturatore elevata, tracciamento dell'azione, luce diurna intensa.

Taglia e Maturità: Non Tutti Uguali

Un altro pezzo del puzzle viene dall’analisi delle dimensioni degli squali catturati. Abbiamo scoperto cose molto interessanti:

  • La taglia degli Squali Seta varia molto a seconda della latitudine e del tipo di pesca.
  • Le reti da posta derivanti (purse seine) che pescano vicino a oggetti galleggianti (FAD) catturano prevalentemente individui molto giovani, spesso neonati o poco più grandi. Questo succede sia al largo che vicino alla piattaforma continentale, dove opera anche la pesca artigianale. Ciò suggerisce che sia le aree costiere vicino alla piattaforma che quelle oceaniche potrebbero essere importanti zone di parto e/o nursery per questa specie.
  • Le catture della pesca con palangari (longline), invece, tendono ad avere squali di taglia mediamente più grande.
  • Anche la taglia alla quale i maschi raggiungono la maturità sessuale (L50) sembra variare! Abbiamo stimato l’L50 per i maschi in base alla calcificazione delle loro appendici riproduttive (claspers) e abbiamo trovato differenze significative tra le aree che corrispondono ai tre stock genetici ipotizzati: l’L50 era intermedio in Messico (155.5 cm), più piccolo in El Salvador (148.1 cm) e più grande in Ecuador (171.8 cm). Questa variabilità spaziale nell’L50 supporta ulteriormente l’idea di popolazioni distinte con dinamiche proprie. Potrebbe essere una risposta alla diversa pressione di pesca o a condizioni ambientali locali.

Pensate che, a seconda delle stime di taglia alla maturità che usiamo, la percentuale di squali immaturi catturati varia enormemente tra i tipi di pesca: si va da circa il 45% nella pesca con palangari fino a un incredibile 81% nella pesca con reti su oggetti galleggianti (PS-Obj), usando le stime più recenti per l’EPO! Questo è preoccupante, perché la cattura di tanti giovani può avere un impatto devastante sulla capacità della popolazione di riprendersi.

Mappe di Taglia: Dove Vanno i Grandi e i Piccoli?

Per visualizzare meglio queste differenze spaziali nella taglia, abbiamo usato una tecnica statistica chiamata “regression trees” applicata ai dati di lunghezza. È come se avessimo chiesto al computer di dividere l’oceano in aree dove la “ricetta” delle taglie degli squali catturati fosse il più omogenea possibile all’interno di ogni area, ma diversa tra le aree.

I risultati sono affascinanti e confermano i pattern:

  • Nella pesca PS-Obj (quella su oggetti galleggianti), la divisione più importante è lungo l’equatore. Le aree con la maggior frequenza di squali grandi si trovano alle latitudini più elevate, sia a nord (sopra i 15°N, verso la Bassa California) che a sud (sotto i 10°S). Gli squali più piccoli, invece, si concentrano nella fascia equatoriale (0°-15°N), specialmente vicino alla costa.
  • Anche per le altre tecniche di pesca (reti su banchi liberi, reti su delfini, palangari) emergono divisioni spaziali. Spesso le aree più a nord (Bassa California) e più a sud (verso la corrente di Humboldt) mostrano una maggiore presenza di individui grandi.
  • Questi pattern sembrano legati alle condizioni oceanografiche: gli squali più grandi si trovano spesso in acque più fresche e produttive associate a correnti come quella della California e di Humboldt, mentre i più piccoli abbondano nelle acque tropicali più calde, spesso associati a strutture come la piattaforma continentale, montagne sottomarine o FAD.

Fotografia subacquea realistica 'split-shot' che mostra giovani Squali Seta che nuotano vicino a un Dispositivo di Aggregazione del Pesce (FAD) artificiale sotto la superficie, mentre uno Squalo Seta adulto più grande nuota nelle acque blu più profonde. Obiettivo grandangolare, 18mm, messa a fuoco nitida, visibilità dell'acqua chiara.

Maschi e Femmine: Una Questione di Latitudine?

E la distribuzione dei sessi? C’è segregazione sessuale, cioè maschi e femmine vivono in aree diverse? Abbiamo analizzato i dati di quasi 250.000 squali di cui era noto il sesso. Nel complesso, c’è una leggera predominanza di femmine (57% contro 43% maschi). Questa tendenza è ancora più marcata tra i giovani.

Guardando la mappa, vediamo che:

  • Nella vasta zona oceanica ed equatoriale, dove avviene la maggior parte del bycatch nelle grandi flotte, le femmine sono decisamente più numerose dei maschi.
  • Le aree con un rapporto tra i sessi più bilanciato, o addirittura tendente ai maschi, si trovano generalmente alle latitudini più alte, sia a nord (verso la Bassa California) che a sud (verso la costa peruviana). Questo pattern è guidato soprattutto dagli adulti.
  • Nonostante queste tendenze, non abbiamo trovato aree con una segregazione sessuale completa. Maschi e femmine adulti sembrano sovrapporsi in molte zone, suggerendo che l’accoppiamento potrebbe avvenire in diverse parti del loro areale.
  • Ci sono anche delle tendenze stagionali, con rapporti tra i sessi che cambiano leggermente durante l’anno in alcune aree, forse legate a movimenti riproduttivi o stagionali.

Un Puzzle Complesso: Cosa Significa Tutto Questo?

Mettendo insieme tutti questi pezzi – genetica, movimenti, taglie, maturità, distribuzione dei sessi – emerge un quadro più chiaro, anche se ancora complesso. L’ipotesi di tre stock principali (nord, centro, sud) nell’Oceano Pacifico Orientale sembra trovare conferme preliminari da diverse linee di evidenza.

Questo ha implicazioni enormi per la gestione:

  • Non possiamo più considerare gli Squali Seta dell’EPO come un’unica popolazione omogenea.
  • Le valutazioni dello stato di salute (stock assessment) devono tenere conto di questa struttura spaziale, magari usando modelli che dividono esplicitamente l’area o che definiscono “flotte” diverse in base all’area e al tipo di pesca (l’approccio “areas-as-fleets”).
  • Le misure di gestione, come eventuali chiusure spaziali o temporali della pesca, dovrebbero essere pensate su scala regionale, tenendo conto delle specificità di ogni stock. Ad esempio, la proposta della Commissione Interamericana del Tonno Tropicale (IATTC) di vietare la pesca nelle aree di parto dello Squalo Seta richiede di identificare precisamente dove si trovino queste aree, che potrebbero essere sia costiere che oceaniche.

La Strada da Percorrere: Prossimi Passi per la Conservazione

Il nostro lavoro è un passo avanti importante, ma la ricerca non si ferma qui. Ci sono ancora tante domande a cui rispondere per affinare questo modello e renderlo ancora più utile per la conservazione.

  • Servono più dati sui movimenti, specialmente nella vasta area oceanica tra 112°O e 156°O e per capire meglio la connessione (o la mancanza di essa) tra EPO e WCPO, magari marcando squali durante diversi periodi di El Niño.
  • Sono necessarie ulteriori analisi genetiche, campionando più aree (sia costiere che oceaniche) e usando marcatori sia mitocondriali che nucleari.
  • Dobbiamo capire meglio il ruolo dei FAD: sono solo punti di aggregazione o anche aree di parto/nursery? Quanto tempo gli squali vi rimangono associati?
  • È fondamentale identificare con precisione le aree di parto e nursery lungo la piattaforma continentale delle Americhe per poterle proteggere efficacemente.

Lo Squalo Seta è una specie magnifica che merita tutta la nostra attenzione. Integrare dati diversi, dalla genetica alla pesca, come abbiamo cercato di fare in questo studio, ci offre una mappa più dettagliata per navigare le complesse sfide della sua conservazione. Speriamo che questo lavoro possa davvero informare decisioni di gestione più efficaci e contribuire a garantire un futuro a questo elegante viaggiatore degli oceani.

Fonte: Springer

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