Primo piano macro di una falena Parotis chlorochroalis di colore verde brillante, con dettagli minuti delle ali e del corpo, posata su una foglia verde intenso. Obiettivo macro 105mm, illuminazione da studio controllata per massima nitidezza e dettaglio, messa a fuoco precisa sugli occhi e le antenne dell'insetto.

Decifrato il Genoma della Falena Parotis chlorochroalis: Un Passo Avanti nella Scienza dei Lepidotteri!

Ciao a tutti, appassionati di scienza e meraviglie della natura! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel mondo della genomica, alla scoperta di una creatura tanto bella quanto, fino a poco tempo fa, misteriosa: la falena Parotis chlorochroalis. Preparatevi, perché stiamo per svelare i segreti nascosti nel suo DNA!

Svelando i segreti di una falena misteriosa

Avete presente quelle farfalle notturne, spesso chiamate genericamente “falene”? Bene, il mondo dei lepidotteri è vastissimo e incredibilmente vario. Tra questi, la famiglia Crambidae è una delle più numerose, e al suo interno troviamo il genere Parotis. Queste falene sono speciali: si riconoscono subito per la loro livrea distintiva, di un verde brillante o giallo-verde. Immaginatele svolazzare leggere, piccole gemme alate!

Nonostante la loro bellezza e peculiarità, il genere Parotis è rimasto un po’ in ombra nella ricerca scientifica. Pensate che la mancanza di risorse molecolari a livello genomico ha rappresentato un bell’ostacolo per capire a fondo la loro evoluzione, come si adattano all’ambiente e quali sono le loro parentele con altre specie. Ma, come ben sapete, la scienza non si ferma mai!

Ed è qui che entro in gioco io, o meglio, il team di ricercatori che ha deciso di affrontare questa sfida. Abbiamo puntato i riflettori su una specie in particolare: Parotis chlorochroalis. E cosa abbiamo fatto? Beh, abbiamo deciso di leggere il suo intero libretto di istruzioni genetiche, assemblando per la prima volta il suo genoma a livello cromosomico. Un’impresa non da poco, ve lo assicuro!

Chi è Parotis chlorochroalis e perché ci interessa?

La Parotis chlorochroalis è una specie descritta per la prima volta da Hampson nel 1912, e la si può trovare in diverse regioni, dal Camerun alla Nigeria, dal Congo fino alla Cina. Immaginatela: un corpo verde pallido, con dei tocchi fulvi sui palpi e delle leggere strisce fulve sulle “spalle”. Le ali anteriori hanno un bordo costale fulvo pallido con puntini neri, e anche le ali posteriori presentano un puntino nero. I maschi, poi, sfoggiano un ciuffo anale prominente di colore nero-fuscato misto a scaglie argentate. Un vero spettacolo!

Le larve di Parotis sono note come “leaf-folders”, cioè “piega-foglie”. In pratica, ripiegano i bordi delle foglie creando una sorta di sacchetto, all’interno del quale si nutrono. Preferiscono le foglie tenere e hanno un modo particolare di mangiare, definito “window-feeder”: rimuovono chiazze di mesofillo e l’epidermide sovrastante, evitando accuratamente le venature che secernono lattice. Astute, vero? Si nutrono principalmente di piante delle famiglie Rubiaceae, Apocynaceae ed Euphorbiaceae.

Capire il genoma di questa specie non è solo una curiosità accademica. I Crambidae, la famiglia a cui appartiene, includono molte specie che sono parassiti di importanza economica, capaci di danneggiare coltivazioni e prodotti alimentari immagazzinati. La sottofamiglia Spilomelinae, di cui Parotis fa parte, è incredibilmente ricca di specie (oltre 4000!) e le loro piante ospiti variano tantissimo, dalle felci alle gimnosperme, fino a un’ampia gamma di angiosperme, incluse molte colture di rilevanza economica. Avere una mappa genetica dettagliatissima di un membro di questa famiglia può aprirci porte incredibili per studi futuri, anche su specie dannose.

Falena Parotis chlorochroalis verde brillante posata su una foglia verde scuro, fotografia macro con obiettivo da 100mm, alta definizione, illuminazione controllata per esaltare i dettagli delle ali e del corpo, messa a fuoco precisa sull'insetto.

Un’impresa high-tech: come abbiamo mappato il genoma

Per ottenere questo risultato, abbiamo utilizzato tecnologie di sequenziamento all’avanguardia: PacBio Hi-Fi e Hi-C. Non voglio annoiarvi con troppi tecnicismi, ma immaginate di dover ricostruire un libro enorme partendo da milioni di frammenti di testo. Le letture lunghe PacBio Hi-Fi ci danno frasi intere o paragrafi, mentre la tecnologia Hi-C ci aiuta a capire come questi paragrafi sono organizzati nei vari capitoli, ovvero i cromosomi. Abbiamo anche usato letture brevi Illumina per rifinire i dettagli.

Abbiamo raccolto i campioni di P. chlorochroalis nel Giardino Botanico Tropicale di Xishuangbanna, in Cina. Gli adulti sono stati catturati con trappole luminose, portati in laboratorio e conservati a -80°C dopo un congelamento istantaneo con azoto liquido. Per estrarre il DNA e l’RNA, abbiamo rimosso l’addome per evitare contaminazioni dal contenuto intestinale. Un lavoro di precisione!

Dopo tutto questo lavoro di laboratorio e una massiccia dose di bioinformatica per analizzare l’enorme quantità di dati (parliamo di circa 384.50 Gb di dati di sequenziamento!), siamo riusciti ad assemblare il genoma. E che genoma!

Cosa abbiamo scoperto: i numeri e le sorprese del genoma

Il genoma assemblato di Parotis chlorochroalis ha una dimensione di 456.23 Megabasi (Mb) ed è organizzato in 31 cromosomi. Pensate che circa il 39.85% di questo genoma (quasi 182 Mb) è costituito da sequenze ripetitive. Queste sequenze sono spesso viste come “DNA spazzatura”, ma in realtà giocano ruoli importanti nell’evoluzione e nella regolazione genica.

All’interno di questo genoma, abbiamo identificato ben 16.299 geni codificanti per proteine. E la cosa ancora più entusiasmante è che siamo riusciti ad annotare funzionalmente il 94.82% di questi geni! Questo significa che per la stragrande maggioranza di essi, abbiamo un’idea di quale sia il loro ruolo nella vita della falena.

Abbiamo anche dato un’occhiata più da vicino agli elementi trasponibili (TEs), quelle sequenze di DNA capaci di “saltare” da un punto all’altro del genoma. L’analisi ha rivelato un picco a bassi tassi di divergenza, suggerendo una recente espansione di questi elementi nel genoma di P. chlorochroalis. È come se ci fosse stata una “festa” di TEs nel suo passato evolutivo recente!

Non ci siamo fermati qui. Abbiamo identificato anche gli RNA non codificanti (ncRNA), come i tRNA, miRNA e rRNA, che svolgono funzioni cruciali pur non traducendosi in proteine. Ne abbiamo trovati 817 in totale. E, cosa molto interessante, siamo riusciti a identificare il cromosoma sessuale Z, grazie al confronto della copertura di sequenziamento tra campioni maschili e femminili. Nei lepidotteri, a differenza degli umani (XY per i maschi, XX per le femmine), sono solitamente i maschi ad avere due cromosomi sessuali uguali (ZZ) e le femmine due diversi (ZW).

Interno di un laboratorio di genomica high-tech, scienziato in camice bianco che osserva un sequenziatore di DNA PacBio Sequel II, luci soffuse blu e bianche, schermi con grafici di dati genetici, obiettivo da 35mm, profondità di campo per mettere a fuoco lo scienziato e il macchinario.

Oltre P. chlorochroalis: parentele, evoluzione e riarrangiamenti cromosomici

Avere un genoma di così alta qualità è come avere una lente d’ingrandimento potentissima per studiare l’evoluzione. Abbiamo confrontato i geni di P. chlorochroalis con quelli di altre 25 specie di lepidotteri, tra cui 21 falene e 5 farfalle. Questo ci ha permesso di costruire un albero filogenetico, una sorta di albero genealogico molecolare, che ha confermato la stretta parentela di P. chlorochroalis con Cnaphalocrocis medinalis (entrambe appartenenti alla sottofamiglia Spilomelinae) e ha raggruppato insieme sei specie di Crambidae. I risultati sono coerenti con studi precedenti, supportando i Pyralidae come gruppo fratello dei Crambidae.

Analizzando le famiglie geniche, abbiamo scoperto che in P. chlorochroalis ci sono state 820 famiglie geniche in espansione e 1.449 in contrazione. Tra queste, 39 famiglie geniche hanno subito un’evoluzione rapida. Le famiglie significativamente espanse includono geni coinvolti in processi come la trascrittasi inversa, proteine leganti la chitina e altre che giocano ruoli cruciali nello sviluppo, metabolismo e adattamento evolutivo. L’arricchimento funzionale di queste famiglie geniche espanse suggerisce il loro coinvolgimento nella biogenesi delle membrane, nelle giunzioni cellula-cellula, nella biosintesi dei lipidi e nelle vie di segnalazione. È come se la falena avesse “investito” di più in certi strumenti genetici per affrontare le sfide del suo ambiente.

Ma una delle scoperte più affascinanti, a mio parere, riguarda l’evoluzione cromosomica. Abbiamo confrontato la struttura dei cromosomi di P. chlorochroalis con quella di altre due specie di lepidotteri ben studiate: il baco da seta (Bombyx mori) e Diatraea saccharalis. Questo tipo di analisi si chiama “sintenia” e ci permette di vedere come porzioni di cromosomi si siano conservate o riarrangiate nel corso dell’evoluzione.

Abbiamo trovato un numero significativo di blocchi sintenici conservati, cioè regioni cromosomiche che hanno mantenuto un ordine genico simile. Ma la cosa più interessante è stata osservare i riarrangiamenti! Ad esempio, tre cromosomi del baco da seta (l’11, il 23 e il 24) corrispondono chiaramente a tre coppie di cromosomi in P. chlorochroalis (rispettivamente 10 e 29, 13 e 30, 27 e 31). Anche rispetto a D. saccharalis abbiamo visto dinamiche simili, con alcuni suoi cromosomi che si sono “divisi” in più cromosomi in P. chlorochroalis, e altri che si sono “fusi”. Queste scoperte ci raccontano una storia dinamica di rotture e fusioni cromosomiche che hanno plasmato il genoma di queste specie nel corso di milioni di anni.

Visualizzazione grafica di cromosomi di lepidotteri su uno schermo di computer, con blocchi di sintenia colorati che collegano cromosomi di specie diverse, stile infografica scientifica, alta definizione, illuminazione da ufficio, obiettivo macro da 60mm per catturare i dettagli dello schermo.

Un tesoro di dati per il futuro della ricerca sui lepidotteri

Questo assemblaggio del genoma a livello cromosomico di Parotis chlorochroalis non è solo un traguardo per la comprensione di questa singola specie, ma rappresenta una risorsa preziosissima per l’intera comunità scientifica che studia i lepidotteri. I dati grezzi di sequenziamento e l’assemblaggio del genoma sono stati depositati in archivi pubblici, come il National Genomics Data Center (NGDC) e NCBI, rendendoli accessibili a chiunque voglia approfondire.

Avere a disposizione questo genoma di alta qualità aprirà la strada a nuovi studi sull’evoluzione, l’ecologia e la filogenesi del genere Parotis e, più in generale, dei Crambidae. Potremo investigare più a fondo i geni responsabili di tratti specifici, come la colorazione verde o le strategie alimentari delle larve. E, come accennavo prima, potrebbe aiutarci a comprendere meglio i meccanismi genetici delle specie di lepidotteri considerate dannose, magari aprendo la via a strategie di controllo più mirate ed ecocompatibili.

Insomma, ogni genoma che decifriamo è come aggiungere un pezzo fondamentale al grande puzzle della vita sulla Terra. E quello di Parotis chlorochroalis è un pezzo particolarmente brillante e… verde! Spero che questo piccolo viaggio nel mondo della genomica vi abbia entusiasmato quanto me. La natura ha ancora tantissimi segreti da svelarci, e noi scienziati siamo qui, curiosi come sempre, pronti a scoprirli!

Fonte: Springer

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