Donne e Scienza: Quel Silenzio Assordante sul Gender Citation Gap nelle Riviste
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ronza in testa da un po’, qualcosa che tocca le fondamenta del nostro mondo accademico, specialmente nel campo affascinante ma complesso delle scienze politiche. Parliamo di citazioni. Sì, quelle piccole note a piè di pagina o alla fine di un articolo che sembrano dettagli tecnici, ma che in realtà sono la moneta corrente della reputazione scientifica. Essere citati significa che il tuo lavoro è stato notato, discusso, che ha avuto un impatto. Ma vi siete mai chiesti se questo “mercato dell’attenzione” sia equo per tutti?
Beh, lasciate che vi dica: i dati, purtroppo, suggeriscono di no. Esiste un fenomeno chiamato “gender citation gap”, un divario di genere nelle citazioni. In parole povere? La ricerca firmata da uomini tende ad essere citata, in media, più di quella comparabile firmata da donne. E questo non è un problema da poco.
Perché il Gender Citation Gap è un Problema Serio?
Pensateci: se le ricercatrici vengono citate meno, il loro lavoro risulta meno visibile. Meno visibilità significa meno riconoscimento, e questo può tradursi in un effetto a catena piuttosto sgradevole: difficoltà maggiori nell’ottenere finanziamenti, promozioni più lente, persino ostacoli nell’essere assunte. È un circolo vizioso che perpetua uno squilibrio di genere nel mondo accademico, un ambiente che dovrebbe invece basarsi sul merito e sulla qualità della ricerca, indipendentemente da chi la firma.
Questo squilibrio non riguarda solo le scienze politiche, sia chiaro, è un problema trasversale a molte discipline. Ma proprio perché le riviste scientifiche sono al centro di questo sistema di valutazione e diffusione della conoscenza, potrebbero avere un ruolo cruciale nell’affrontare questi bias.
Cosa Fanno (o Non Fanno) le Riviste Scientifiche?
Ed è qui che entra in gioco una ricerca che ho trovato particolarmente illuminante. Un gruppo di studiosi si è preso la briga di analizzare le linee guida per gli autori di ben 102 riviste di scienze politiche in lingua inglese. La domanda era semplice ma diretta: quante di queste riviste menzionano esplicitamente il problema del gender gap nelle citazioni o, più in generale, la questione di genere nelle loro istruzioni?
Per farlo, hanno usato un approccio misto: prima un’analisi testuale computerizzata per scovare parole chiave come “gender”, “women”, “female” nelle linee guida, e poi un’analisi qualitativa manuale per capire il contesto in cui queste parole venivano usate. Insomma, un lavoro certosino per capire quanto il tema sia davvero sentito dalle redazioni.

I risultati? Beh, diciamo che c’è ampio margine di miglioramento. Su 102 riviste analizzate, solo 16 (meno del 16%!) affrontano direttamente il tema del genere in relazione alle citazioni. Queste 16 riviste incoraggiano gli autori (e talvolta anche i revisori) a prestare attenzione all’equilibrio di genere nelle loro bibliografie. Un esempio? La rivista Political Communication suggerisce esplicitamente di considerare la composizione di genere degli autori citati e indica persino database come “WomenAlsoKnowStuff” per aiutare in questo senso. Un passo lodevole, non c’è che dire.
Le Riviste Top Sono Più Attente?
Un dato interessante emerso è che le riviste considerate “top”, quelle con un impact factor più alto (in questo studio, le prime 25), sembrano essere leggermente più sensibili al problema. Ben 7 su 25 (il 28%) menzionano il gender citation gap nelle loro linee guida. Questo è significativo. Perché?
- Maggiore visibilità: Gli articoli pubblicati su queste riviste ottengono più attenzione. Se le loro bibliografie sono sbilanciate, questo squilibrio viene amplificato e potenzialmente replicato da altri ricercatori che attingono a quelle fonti.
- Maggiore influenza: Includere clausole sul genere nelle linee guida di queste riviste potrebbe avere un impatto più ampio, sensibilizzando un numero maggiore di ricercatori che ambiscono a pubblicare lì.
- Effetto domino positivo: Rendere più visibile il lavoro delle donne aumenta la probabilità che vengano citate ulteriormente, contribuendo a spezzare il circolo vizioso.
Tuttavia, anche tra le top 25, la maggioranza (18 su 25) non fa menzione della questione nelle proprie linee guida formali. E se guardiamo a gruppi specifici di riviste, come quelle legate all’American Political Science Association (APSA) o all’European Consortium of Political Research (ECPR), i numeri sono ancora più bassi. Solo 2 su 17 riviste delle sezioni APSA e nessuna delle 4 riviste principali dell’associazione menzionano il gap. Solo una delle tre riviste ECPR analizzate lo fa.
Un Silenzio che Pesa (e Cosa Possiamo Fare)
Certo, questi numeri rappresentano una stima prudente, un “limite inferiore”. È possibile che alcuni editor affrontino la questione in modo informale, magari chiedendo agli autori di rivedere le citazioni durante il processo di revisione, senza però averlo scritto nero su bianco nelle linee guida ufficiali. Ma viene da chiedersi: se un problema è ritenuto importante, perché non renderlo trasparente ed esplicito nelle istruzioni formali? Non sarebbe un segnale forte per tutta la comunità scientifica?

La conclusione che emerge da questa analisi è che, al momento, la questione del gender citation gap sembra passare in gran parte sotto silenzio nelle istruzioni formali delle riviste di scienze politiche. C’è un potenziale enorme e ancora non sfruttato per aumentare la consapevolezza su questo tema.
Non si tratta di puntare il dito, ma di lanciare uno spunto di riflessione. Forse molti editor semplicemente non hanno ancora considerato di modificare le linee guida in questo senso. L’invito che arriva dalla ricerca (e che mi sento di condividere appieno) è proprio questo: cari editor, valutate la distribuzione di genere degli autori citati nelle vostre riviste. Considerate l’idea di inserire delle indicazioni specifiche nelle vostre linee guida. È un intervento a “basso costo” che potrebbe però contribuire significativamente a ridurre gli squilibri di genere e a rendere il nostro campo di studi un po’ più equo.
La discussione su genere, citazioni e pubblicazioni si è intensificata negli ultimi anni. Chissà, magari tra cinque anni, ripetendo questa analisi, troveremo numeri diversi, segno che qualcosa si sta muovendo. Io me lo auguro davvero.
Fonte: Springer
