Gastrodina: E Se la Natura Avesse Già la Chiave Contro l’Infiammazione Cerebrale nei Neonati?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di una cosa che mi sta particolarmente a cuore, una di quelle scoperte che ti fanno dire: “Wow, la natura è davvero incredibile!”. Immaginatevi i più piccoli, i neonati, che a volte, purtroppo, devono affrontare una battaglia durissima fin dai primi istanti di vita: il danno cerebrale ipossico-ischemico (HIBD). Detta così suona complicata, ma in parole povere significa che il loro cervello non riceve abbastanza ossigeno, e questo può avere conseguenze devastanti, a volte fatali, o portare a disfunzioni neurologiche per tutta la vita. È un nemico subdolo e potente.
Le Sentinelle del Cervello: La Microglia e l’Infiammazione
Quando avviene un danno del genere, il cervello reagisce. E chi scende in campo per primo? Le microglia, le cellule immunitarie residenti nel nostro sistema nervoso centrale. Pensatele come delle sentinelle super attente. Appena percepiscono un problema, si attivano, un po’ come un allarme antincendio. Iniziano a “fagocitare”, cioè a mangiare detriti e cellule danneggiate, e rilasciano una serie di sostanze, tra cui i famosi fattori infiammatori come il TNF-α (Tumor Necrosis Factor α) e l’IL-1β (Interleuchina-1β).
Ora, un po’ di infiammazione è una risposta normale, serve a ripulire e a iniziare la guarigione. Ma quando questa risposta è eccessiva o prolungata, come spesso accade nell’HIBD, diventa un problema serio. L’infiammazione esagerata può danneggiare ulteriormente i neuroni e peggiorare la situazione. È come se le nostre sentinelle, prese dal panico, iniziassero a sparare all’impazzata, colpendo anche i buoni. Ecco perché una delle strategie più promettenti per combattere l’HIBD è proprio quella di riuscire a modulare, a calmare, l’attivazione di queste microglia.
Un Eroe Inaspettato dalla Medicina Tradizionale: la Gastrodina
E qui entra in gioco la protagonista della nostra storia: la Gastrodina (GAS). È un polifenolo, una sostanza naturale estratta da un’erba medicinale cinese chiamata Gastrodia elata Blume. Questa pianta è usata da secoli nella medicina tradizionale per le sue proprietà, e la scienza moderna sta iniziando a capire perché. La Gastrodina ha dimostrato di avere effetti antiossidanti e, udite udite, anti-infiammatori. Diversi studi hanno già suggerito che potrebbe essere un asso nella manica per proteggere il cervello. Ma come fa esattamente? Qual è il suo segreto?
La Nostra Missione: Svelare il Meccanismo d’Azione della Gastrodina
Nel nostro studio, ci siamo messi proprio questo obiettivo: capire in che modo la Gastrodina potesse aiutarci a ridurre le risposte infiammatorie della microglia attivata. E avevamo un sospettato principale: una via di segnalazione cellulare chiamata Ccr2/Akt/Gsk-3β. Non spaventatevi per il nome! Immaginatela come una serie di interruttori e leve all’interno della cellula che, se mossi nel modo giusto, possono calmare l’infiammazione.
Per farla breve, Ccl2 è una chemochina, una specie di “messaggero” che attira le cellule immunitarie sul luogo del danno, legandosi al suo recettore Ccr2. Questo legame può scatenare una cascata di eventi a valle, che coinvolge proteine come Akt e Gsk-3β, cruciali per la sopravvivenza cellulare e, appunto, per la regolazione dell’infiammazione.
Cosa abbiamo fatto? Abbiamo usato modelli animali di HIBD (topolini neonati) e colture cellulari di microglia (le famose cellule BV2) sottoposte a deprivazione di ossigeno e glucosio (OGD), che mima le condizioni dell’HIBD. In entrambi i casi, abbiamo testato l’effetto della Gastrodina.

I risultati sono stati davvero entusiasmanti! Abbiamo visto che la Gastrodina:
- Riduce l’espressione di Ccl2 e del suo recettore Ccr2: in pratica, è come se abbassasse il volume dell’allarme che richiama l’infiammazione.
- Aumenta i livelli di fosforilazione di Akt e Gsk-3β: la fosforilazione di queste proteine è spesso associata a segnali di sopravvivenza e a una riduzione dell’infiammazione. Quindi, GAS sembra “accendere” questi interruttori protettivi.
- Diminuisce l’espressione dei fattori infiammatori TNF-α e IL-1β: meno benzina sul fuoco dell’infiammazione!
La Prova del Nove: il Ruolo Chiave di Ccr2
Per essere sicuri che la Gastrodina agisse proprio attraverso il recettore Ccr2, abbiamo fatto un altro esperimento. Abbiamo usato un “antagonista” di Ccr2, una molecola chiamata RS102895, che blocca specificamente questo recettore. E cosa abbiamo scoperto? Che bloccando Ccr2, ottenevamo effetti simili a quelli della Gastrodina: aumento della fosforilazione di Akt e Gsk-3β e riduzione dei mediatori pro-infiammatori.
Ma la cosa più interessante è stata quando abbiamo combinato la Gastrodina con questo bloccante di Ccr2. Abbiamo notato che l’effetto combinato non era significativamente diverso da quello del bloccante da solo. Questo suggerisce fortemente che la Gastrodina esercita i suoi effetti benefici proprio passando per il recettore Ccr2 per poi modulare la via Akt/Gsk-3β. È come se la Gastrodina usasse la “porta” Ccr2 per entrare e attivare i meccanismi di protezione interni alla cellula.
Cosa Significa Tutto Questo per il Futuro?
Beh, i trattamenti attuali per l’HIBD, come l’ipotermia terapeutica (raffreddare il corpo del neonato), sono utili, ma non sempre risolutivi. Molti piccoli pazienti continuano ad avere problemi o, nei casi peggiori, non ce la fanno. C’è un bisogno disperato di nuove strategie terapeutiche.
I nostri risultati suggeriscono che la Gastrodina potrebbe essere una candidata promettente. Agendo specificamente sulla via Ccr2/Akt/Gsk-3β nella microglia, riesce a “calmare” la tempesta infiammatoria che si scatena dopo un danno ipossico-ischemico. È un meccanismo d’azione mirato e affascinante.
Certo, la strada è ancora lunga. Questi sono studi preclinici, e serviranno ulteriori ricerche per confermare questi effetti e per capire come tradurli in una terapia sicura ed efficace per i neonati. Ad esempio, nei nostri studi futuri, pensiamo di utilizzare topi knockout per Ccr2 (cioè topi a cui manca geneticamente questo recettore nelle microglia) per confermare ulteriormente il ruolo di questo bersaglio nell’azione della Gastrodina.

Ma ogni passo avanti è una speranza in più. E scoprire che una molecola derivata da una pianta usata da secoli potrebbe offrire una nuova arma contro una condizione così grave è qualcosa che ci dà una carica enorme per continuare a investigare. La natura, a volte, ha già le risposte che cerchiamo, dobbiamo solo imparare ad ascoltarla e a capirne il linguaggio. E chissà, forse la Gastrodina è davvero una di queste preziose risposte.
Fonte: Springer
