Fotografia ritratto realistica, una donna dall'aspetto pensieroso e leggermente preoccupato guarda fuori da una finestra, luce naturale soffusa che illumina metà del viso, obiettivo 50mm, profondità di campo ridotta che sfoca lo sfondo interno, toni duo seppia e grigio per trasmettere riflessione sui rischi per la salute come il fumo passivo.

Fumo Passivo e Anestesia Generale: Quando l’Aria che Respiri Diventa un Rischio Nascosto (Soprattutto per Noi Donne!)

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che spesso sottovalutiamo, ma che può avere un impatto notevole sulla nostra salute, specialmente in momenti delicati come un intervento chirurgico: il fumo passivo. Sì, avete capito bene, non sto parlando di chi fuma attivamente, ma di chi, come forse molte di noi, si ritrova a respirare il fumo altrui. Pensiamo spesso ai danni del fumo “diretto”, ma quanto ci soffermiamo sui rischi di quello “di seconda mano”?

Recentemente mi sono imbattuta in uno studio scientifico che ha acceso una lampadina (o forse dovrei dire una sirena d’allarme?) su questo tema, concentrandosi in particolare su noi donne e sull’anestesia generale. Il titolo originale era un po’ tecnico: “Effect of passive tobacco smoke on the incidence of respiratory adverse events in female patients undergoing general anesthesia– a cohort study”, ma il succo è: cosa succede ai nostri polmoni sotto anestesia se siamo esposte al fumo passivo? I risultati, ve lo anticipo, fanno riflettere.

Ma cos’è esattamente il fumo passivo?

Prima di addentrarci nello studio, rinfreschiamoci la memoria. Il fumo passivo, o secondhand smoke come dicono gli inglesi, è quel fumo che inaliamo involontariamente quando siamo vicini a qualcuno che sta fumando. Non è solo il fumo espirato dal fumatore, ma anche, e soprattutto, quello che si sprigiona direttamente dalla punta accesa della sigaretta, della pipa o del sigaro. Pensate che quest’ultimo tipo di fumo, chiamato “corrente laterale”, costituisce circa l’80% del fumo totale nell’ambiente ed è spesso più tossico perché non viene filtrato!

Le caratteristiche chiave sono:

  • Esposizione involontaria: Non scegliamo noi di respirarlo.
  • Ambienti comuni: Può succedere a casa, in macchina, in luoghi pubblici (dove ancora permesso) o sul posto di lavoro.
  • Rischi per la salute: È collegato a infezioni respiratorie, cancro ai polmoni, malattie cardiovascolari e peggioramento dell’asma.

Perché concentrarsi sulle donne?

Lo studio ha scelto di focalizzarsi su pazienti di sesso femminile per motivi ben precisi. Innanzitutto, in molte parti del mondo, specialmente nei paesi in via di sviluppo (lo studio cita l’Asia e la regione del Pacifico, con un esempio specifico sul Pakistan dove gli uomini fumatori sono molti di più delle donne), le donne e i bambini sono le principali vittime del fumo passivo in casa. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che noi donne potremmo essere biologicamente più sensibili e vulnerabili agli effetti dannosi del fumo di tabacco rispetto agli uomini. Questo potrebbe tradursi in un rischio maggiore di complicazioni respiratorie durante un’anestesia generale, una situazione in cui le nostre vie aeree sono già messe alla prova.

Fotografia realistica di una sala operatoria moderna vista dalla prospettiva dell'anestesista, focus sul monitor dei segni vitali e sul ventilatore. Luce controllata e brillante tipica delle sale chirurgiche, obiettivo 35mm per una visione ampia ma dettagliata, atmosfera di concentrazione.

Come hanno condotto lo studio?

I ricercatori hanno seguito per un anno (da luglio 2021 a luglio 2022) 150 donne che dovevano sottoporsi a un intervento chirurgico elettivo (cioè programmato) in anestesia generale con intubazione endotracheale. Le partecipanti erano tutte non fumatrici, di età compresa tra 18 e 65 anni, relativamente sane (classificate ASA I e II) e con un indice di massa corporea inferiore a 35.

Le hanno divise in due gruppi da 75:

  1. Gruppo PSE (Passive Smoking Exposure): Donne esposte al fumo passivo (definite come esposte nelle 24 ore precedenti e per almeno 3 mesi consecutivi, vivendo o lavorando vicino a un fumatore).
  2. Gruppo NPSE (Non-Passive Smoking Exposure): Donne non esposte o esposte in modo minimo (meno di 1 sigaretta al giorno passivamente o per meno di 3 mesi).

Hanno poi monitorato attentamente l’insorgenza di eventuali eventi avversi respiratori (AEs) durante tre fasi critiche:

  • Durante l’intervento (induzione e risveglio dall’anestesia).
  • Nel periodo subito dopo, nella sala risveglio (PACU – Post-Anesthesia Care Unit).
  • Nelle 12 ore successive all’intervento.

Gli eventi tenuti sotto controllo includevano problemi come laringospasmo, broncospasmo, apnea (trattenere il respiro), desaturazione (calo dell’ossigeno nel sangue sotto il 95%), ipersecrezione (eccesso di muco), tosse, respiro sibilante (wheezing) o stridore. È importante notare che medici e infermieri che valutavano questi eventi non sapevano a quale gruppo appartenesse la paziente (tecnicamente si chiama “blinding”), per garantire l’obiettività.

I risultati? Abbastanza preoccupanti!

Ed eccoci al dunque. I risultati hanno mostrato una differenza netta e statisticamente significativa tra i due gruppi. Tenetevi forte:

  • L’incidenza complessiva di eventi avversi respiratori è stata del 69,3% nel gruppo esposto al fumo passivo (PSE) contro solo il 16,0% nel gruppo non esposto (NPSE). Una differenza enorme (p < 0.001)!

Scendendo nel dettaglio, durante l’intervento (periodo intraoperatorio):

  • L’ipersecrezione è stata riscontrata nel 50,7% delle donne PSE contro il 4% delle NPSE (p < 0.001).
  • La desaturazione ha colpito il 38,7% delle PSE contro il 6,7% delle NPSE (p < 0.001).

Nella sala risveglio (PACU):

  • La desaturazione è stata più comune nel gruppo PSE (14,7% vs 1,3%, p = 0.005).
  • La tosse è comparsa nel 10,7% delle donne PSE e nello 0% delle NPSE (p = 0.006).

E non è finita qui. Anche a 12 ore dall’intervento, il 56% delle donne esposte al fumo passivo riportava ancora qualche problema respiratorio (come secrezioni, mal di gola, tosse) rispetto al 32% delle donne non esposte (p < 0.05). Immagine fotorealistica stile reportage, una donna non fumatrice seduta su un divano in un soggiorno, l'aria è leggermente velata suggerendo la presenza di fumo passivo da una fonte fuori campo. Luce naturale da una finestra laterale, obiettivo 35mm, profondità di campo media, colori leggermente desaturati per un'atmosfera realistica e un po' opprimente.

Ma conta quanto fumo passivo si respira?

Una domanda interessante è se la “quantità” di fumo passivo faccia la differenza. I ricercatori hanno provato a vedere se ci fossero differenze all’interno del gruppo PSE tra chi era esposta al fumo di più di 10 sigarette al giorno e chi a 10 o meno. Sorprendentemente, in questo studio, non hanno trovato differenze significative. Questo risultato è un po’ in contrasto con altri studi (ad esempio, uno citato su bambini dove livelli più alti di cotinina urinaria, un marcatore del fumo, erano associati a più problemi) e anche con lo studio di Simsek et al. menzionato prima. I ricercatori ipotizzano che ciò potrebbe dipendere dal fatto che l’esposizione era auto-riferita (basata sui ricordi delle pazienti), il che introduce una possibile imprecisione (bias di ricordo). Magari l’esposizione varia molto di giorno in giorno, rendendo difficile una stima precisa.

Cosa ci portiamo a casa da questo studio?

Il messaggio principale è forte e chiaro: l’esposizione al fumo passivo è un fattore di rischio significativo per complicazioni respiratorie durante e dopo l’anestesia generale nelle donne. Non è un rischio da poco, visto l’aumento notevole di problemi come ipersecrezioni, calo dell’ossigeno e tosse osservato nello studio.

Questo ci impone una riflessione importante. Se dobbiamo sottoporci a un intervento chirurgico in anestesia generale, forse dovremmo considerare anche questo aspetto nella preparazione. Lo studio suggerisce la necessità di una maggiore consapevolezza e di potenziali strategie preoperatorie per affrontare l’esposizione al fumo passivo. Cosa significa in pratica? Potrebbe voler dire cercare di evitare ambienti fumosi nei giorni o settimane precedenti l’intervento, o magari sensibilizzare chi vive con noi sull’importanza di non fumare in nostra presenza in quel periodo. Sono piccoli gesti che potrebbero fare la differenza per la nostra sicurezza in sala operatoria e nel post-operatorio.

Certo, lo studio ha i suoi limiti (auto-valutazione dell’esposizione, campione da un singolo ospedale), ma i suoi punti di forza (focus su un gruppo vulnerabile, analisi di diversi tipi di problemi respiratori) lo rendono comunque molto rilevante.

Insomma, la prossima volta che sentiremo parlare dei rischi del fumo, ricordiamoci che anche quello passivo ha il suo peso, e in certe situazioni, come prima di un’anestesia, questo peso può diventare ancora più gravoso. Proteggere noi stesse e gli altri dal fumo involontario non è solo una questione di buona educazione, ma un vero e proprio atto di tutela della salute.

Fonte: Springer

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