Neonato in incubatrice sotto luce blu della fototerapia, con focus sulla zona cardiaca, atmosfera di cura, immagine fotorealistica, obiettivo primario 35mm, profondità di campo, bicromia blu e giallo caldo.

Fototerapia e Cuore dei Neonati: Luce Salvavita con Possibili Sorprese?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, letteralmente e metaforicamente: la salute dei nostri piccolissimi. Immaginate la scena: un fagottino appena arrivato, tutto gioia e amore, ma ecco che spunta un problema comune, l’ittero neonatale. Niente panico, è una condizione frequente dovuta a un eccesso di bilirubina non coniugata. La soluzione standard? La fototerapia, quella luce blu un po’ futuristica che aiuta i bimbi a smaltire la bilirubina. È considerata un trattamento efficace e sicuro, ma come spesso accade nella scienza, ci si chiede sempre: è davvero tutto oro quello che luccica? O ci sono aspetti meno noti da considerare?

Ecco, proprio su questo fronte si è concentrata una ricerca interessante che ha voluto vederci più chiaro sugli effetti cardiovascolari della fototerapia nei neonati a termine. Perché sì, qualche sospetto che questa luce potesse “interferire” un po’ con il sistema cardiocircolatorio c’era già, ma i dettagli erano ancora nebulosi.

L’Ittero Neonatale: Un Ospite Frequente ma Indesiderato

Prima di addentrarci nello studio, due parole sull’iperbilirubinemia neonatale. È una condizione molto diffusa, caratterizzata da quel colorito giallastro della pelle e degli occhi del neonato. La bilirubina è un prodotto di scarto del normale processo di distruzione dei globuli rossi. Normalmente, il fegato la processa e la elimina, ma nei neonati, specialmente nelle prime settimane di vita, il fegato può essere un po’ “immaturo” e non riuscire a gestire tutta la bilirubina prodotta. Quando i livelli diventano troppo alti, è necessario intervenire, e qui entra in gioco la fototerapia.

La Fototerapia: Un Raggio di Speranza… Ma a Quale Prezzo?

La fototerapia utilizza una luce di una specifica lunghezza d’onda (solitamente blu) che trasforma la bilirubina in una forma più solubile in acqua, facilitandone l’eliminazione attraverso urine e feci. Sembra magia, vero? E in gran parte lo è! Ha salvato innumerevoli neonati da complicazioni serie. Tuttavia, come ogni intervento medico, può avere degli effetti collaterali. Si è parlato di danni al DNA, impatti sulla retina, sulla pelle, sui testicoli e, appunto, sul sistema cardiovascolare. Alcuni studi precedenti avevano suggerito che la fototerapia potesse alterare l’emodinamica cardiovascolare, aumentando l’attività simpatica, riducendo la gittata cardiaca e aumentando la resistenza vascolare periferica. Preoccupazioni non da poco, soprattutto per i neonati prematuri o già malati.

Per questo, un gruppo di ricercatori ha deciso di indagare più a fondo, utilizzando una tecnica ecocardiografica avanzata chiamata ecocardiografia speckle tracking bidimensionale (2D-STE). Questa metodica permette di valutare la funzione miocardica globale e locale in modo molto più preciso rispetto all’ecocardiografia convenzionale, scovando disfunzioni precoci prima ancora che si manifestino clinicamente.

Cosa Abbiamo Scoperto? I Dettagli della Nostra Indagine

Lo studio, di tipo prospettico a coorte, è stato condotto presso l’unità di terapia intensiva neonatale degli Ospedali Universitari di Tanta. Sono stati arruolati 40 neonati a termine con iperbilirubinemia non coniugata che necessitavano di fototerapia (il gruppo “pazienti”) e, come controllo, 40 neonati sani, confrontabili per età gestazionale, età e sesso.

Cosa è stato misurato? Prima e 24 ore dopo la fototerapia (solo per il gruppo pazienti, ovviamente), sono stati valutati:

  • Livelli di bilirubina sierica e troponina T cardiaca (un marcatore di danno cardiaco).
  • Pressione sanguigna sistolica e diastolica.
  • Frequenza cardiaca.
  • Parametri ecocardiografici convenzionali, Doppler tissutale e, appunto, il 2D-STE.

I dispositivi di fototerapia utilizzati erano a LED blu, capaci di emettere luce a uno spettro ristretto. Sono stati esclusi neonati prematuri, con basso peso alla nascita, malformazioni congenite maggiori, cardiopatie congenite, problemi respiratori o circolatori, sepsi neonatale, disidratazione, squilibri acido-base o elettrolitici, errori congeniti del metabolismo, encefalopatia bilirubinica, restrizione della crescita intrauterina e asfissia perinatale. Insomma, si è cercato di avere un campione il più “pulito” possibile per isolare l’effetto della fototerapia.

Primo piano dello schermo di un ecografo moderno che mostra la scansione del cuore di un neonato, la mano di un medico tiene delicatamente la sonda sul torace di un bambino (bambino non completamente visibile, focus sullo schermo e sulla mano), dettaglio elevato, illuminazione controllata, obiettivo macro, 70mm.

Le cause dell’ittero nel gruppo di pazienti erano principalmente incompatibilità ABO (72.5%), incompatibilità Rh (22.5%) e deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) (5%). La durata media della fototerapia è stata di 4.3 ± 1.5 giorni, con un numero variabile di lampade utilizzate per ciascun piccolo paziente.

I Risultati: Tra Conferme e Novità Inaspettate

Ed eccoci al dunque! Dopo la fototerapia, nel gruppo dei pazienti, la pressione sanguigna sistolica e diastolica è diminuita significativamente. Al contrario, la frequenza cardiaca è aumentata in modo significativo. Questi dati sono in linea con studi precedenti e si pensa siano dovuti all’effetto termico della fototerapia che causa vasodilatazione cutanea (e quindi calo pressorio) e a meccanismi ormonali (come l’ossido nitrico) che possono influenzare direttamente il pacemaker cardiaco aumentando la frequenza.

La troponina cardiaca, fortunatamente, non ha mostrato cambiamenti significativi, suggerendo che non ci fosse un danno miocardico evidente, almeno non rilevabile con questo marcatore. Anche i livelli di bilirubina diretta non sono cambiati in modo significativo, mentre quelli di bilirubina totale e indiretta, come atteso, sono calati drasticamente.

Passando all’ecocardiografia: i parametri convenzionali (come le dimensioni ventricolari, la frazione di accorciamento, la frazione di eiezione) e quelli del Doppler tissutale non hanno mostrato cambiamenti significativi dopo la fototerapia. Anche il volume di eiezione (SV) e la gittata ventricolare sinistra (LVO) sono diminuiti significativamente dopo la fototerapia. Questa riduzione potrebbe essere dovuta alla vasodilatazione periferica che riduce il ritorno venoso e, di conseguenza, il volume eiettato, portando a una diminuzione della pressione sanguigna sistemica e del flusso sanguigno, incluso quello coronarico, il che potrebbe aggravare un eventuale danno cardiaco.

Ma la vera sorpresa è arrivata dal 2D-Left Ventricular Global Longitudinal Strain (2D-LVGLS), ottenuto con la tecnica STE. Questo parametro, che misura la deformazione longitudinale del ventricolo sinistro, è diminuito significativamente dopo la fototerapia. Cosa significa? Che la fototerapia potrebbe causare una disfunzione miocardica subclinica, ovvero un’alterazione della funzione del muscolo cardiaco non ancora così grave da essere rilevata con i metodi tradizionali o da dare sintomi, ma comunque presente.

È importante sottolineare che la frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF), un parametro comune per valutare la funzione sistolica, è rimasta normale e non differente dal gruppo di controllo. Questo perché la LVEF diventa anormale solo quando il danno ai cardiomiociti è severo o la malattia è avanzata. Il 2D-LVGLS, invece, è molto più sensibile nel rilevare cambiamenti sottili e precoci.

Un altro dato cruciale: c’era una correlazione negativa significativa tra il 2D-LVGLS e sia la durata che il numero di unità di fototerapia utilizzate. In parole povere, più lunga e intensa era la fototerapia, maggiore era la riduzione del 2D-LVGLS, suggerendo un effetto dose-risposta. L’analisi di regressione lineare ha confermato che la pressione diastolica, la durata e il numero di unità di fototerapia erano predittori del 2D-LVGLS.

Interpretare i Dati: Cosa Significa Davvero per i Nostri Piccoli?

Questi risultati ci dicono che la fototerapia, pur essendo un trattamento salvavita per l’ittero neonatale, potrebbe non essere completamente priva di effetti sul cuore. La diminuzione del 2D-LVGLS suggerisce una potenziale disfunzione miocardica, anche se subclinica. Il meccanismo esatto non è ancora del tutto chiaro. La riduzione della pressione arteriosa media e della gittata cardiaca potrebbe giocare un ruolo, ma probabilmente non è l’unico fattore.

È come se il cuoricino dei neonati, sotto l’effetto della fototerapia, subisse un leggero “stress” che, sebbene non si traduca in un danno palese (la troponina è rimasta stabile), ne altera finemente la capacità di contrarsi. La buona notizia è che l’ecocardiografia convenzionale e il Doppler tissutale non hanno mostrato alterazioni, il che potrebbe indicare che questi effetti sono sottili e, si spera, transitori.

Un ricercatore osserva pensieroso uno schermo di computer che mostra complessi grafici di dati cardiaci, un'incubatrice neonatale leggermente sfocata sullo sfondo, suggerendo un ambiente di ricerca, obiettivo primario, 50mm, profondità di campo.

Questo studio, per quanto ne so, è uno dei primi a utilizzare il 2D-STE per valutare in modo così dettagliato la funzione cardiaca nei neonati a termine itterici sottoposti a fototerapia. E i risultati aprono la strada a nuove riflessioni.

Guardando al Futuro: Cautela e Ulteriori Ricerche

Cosa ci portiamo a casa da questa ricerca? Sicuramente non l’idea di demonizzare la fototerapia, che rimane un presidio terapeutico fondamentale. Piuttosto, una maggiore consapevolezza dei suoi potenziali effetti e la necessità di monitorare attentamente i piccoli pazienti, soprattutto quelli sottoposti a trattamenti prolungati o intensivi. Forse, in futuro, si potrebbe pensare all’utilizzo di uno schermo cardiaco durante la fototerapia, come già sperimentato in altri contesti, per proteggere il cuore del neonato. Uno studio precedente ha già testato uno scudo cardiaco fatto di fogli di alluminio per uso alimentare durante la fototerapia in neonati con dotto arterioso pervio emodinamicamente significativo.

Certo, lo studio ha delle limitazioni, come un campione relativamente piccolo e una breve durata del follow-up. Inoltre, non sono stati eseguiti esami ecocardiografici di follow-up sui neonati sani del gruppo di controllo, né esami cardiaci ripetuti *durante* la fototerapia, il che non ha permesso di stabilire una “durata sicura” prima della comparsa della disfunzione cardiaca.

Serviranno quindi ulteriori ricerche per esplorare il meccanismo esatto di questa potenziale disfunzione cardiaca indotta dalla fototerapia, per capire se questi effetti sono reversibili e per valutare l’efficacia e la fattibilità di misure protettive come gli schermi cardiaci. La scienza è un cammino continuo, e ogni scoperta, anche quella che solleva nuove domande, ci avvicina a cure sempre più sicure ed efficaci per i nostri pazienti più fragili.

Per ora, il messaggio è: fototerapia sì, ma con un occhio (e un ecografo!) attento al cuoricino!

Fonte: Springer

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