Fotocatalizzatori al Gallio-Ferro: Energia Solare per un Ambiente Più Pulito, una Scommessa Vinta!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di una sfida che mi (e a noi ricercatori) sta particolarmente a cuore: come possiamo usare l’energia del sole, una risorsa pulita e praticamente illimitata, per dare una bella ripulita al nostro ambiente? Sembra fantascienza, ma vi assicuro che la scienza dei materiali sta facendo passi da gigante in questa direzione. E io sono qui per raccontarvi di una scoperta davvero promettente che riguarda i fotocatalizzatori a base di ossido di gallio drogato con ferro.
Ma cosa sono questi Fotocatalizzatori e perché il Gallio?
Immaginate dei materiali supereroi che, attivati dalla luce solare, riescono a scatenare reazioni chimiche in grado di distruggere inquinanti ostici. Ecco, questi sono i fotocatalizzatori! Negli ultimi anni, gli ossidi di gallio hanno attirato parecchia attenzione per le loro incredibili proprietà elettriche, termiche, ottiche e, appunto, catalitiche. Li troviamo già in aggeggi tecnologici come fotorivelatori UV, transistor di potenza e persino in applicazioni ambientali ed energetiche, come la conversione del metano o la scissione dell’acqua (il famoso water splitting).
La fotocatalisi, in particolare, è un metodo super interessante perché ci permette di degradare inquinanti organici usando, come dicevo, l’energia solare. E gli ossidi di gallio si sono già dimostrati efficaci nel degradare coloranti, inquinanti emergenti e composti organici alogenati che, ahimè, troviamo spesso nelle acque reflue.
Il Problema degli Inquinanti Emergenti: l’Esempio dell’Acetaminofene
Parliamo di un “nemico” molto comune: l’acetaminofene (sì, proprio il principio attivo di noti farmaci antidolorifici e antipiretici). È uno dei composti farmaceutici più rilevati nelle acque di scarico degli impianti di trattamento, nelle acque superficiali e persino nell’acqua potabile, specialmente nelle aree urbane densamente popolate. In Messico, ad esempio, sono state trovate concentrazioni non trascurabili. È chiaro che servono strategie per mitigare il loro impatto ambientale.
La fotocatalisi è una delle soluzioni più studiate, e diversi materiali sono stati testati. Gli ossidi di gallio, in particolare il β-Ga2O3 (la sua forma più stabile), sono semiconduttori con un ampio band gap (cioè, serve parecchia energia per “attivarli”), ma qui entra in gioco il nostro “trucco”.
Il “Doping” con il Ferro: la Mossa Vincente!
Cosa succede se “droghiamo” l’ossido di gallio con un altro metallo? Ad esempio, con il ferro (Fe)? Il ferro è interessante perché ha stati di tri-valenza simili al gallio e raggi ionici comparabili. La letteratura scientifica ci diceva che piccole quantità di ferro potevano migliorare le prestazioni, ma noi ci siamo chiesti: cosa succede se aumentiamo la dose? E se usassimo come precursori i metalli liquidi a base di gallio (GLM), che stanno diventando sempre più popolari nell’elettronica flessibile ma pongono anche questioni di sostenibilità e riciclo a fine vita?
Ecco l’idea: usare i GLM come precursori per i nostri fotocatalizzatori drogati con ferro, trasformando un potenziale rifiuto in una risorsa per applicazioni ambientali. Un bell’esempio di economia circolare, no?
Nel nostro studio, abbiamo sintetizzato ossidi di gallio drogati con diverse percentuali atomiche di Ga:Fe (100:0, 80:20, 70:30 e 50:50), partendo proprio dai GLM. Li abbiamo poi caratterizzati da cima a fondo e testati nella degradazione dell’acetaminofene. E non ci siamo fermati qui: abbiamo anche usato la modellazione teorica con la Teoria del Funzionale della Densità (DFT) per capire meglio cosa succedeva a livello atomico.

Le caratterizzazioni (XRD, XPS, TGA, FTIR, UV-Vis, SEM-TEM, EIS) ci hanno confermato che il contenuto di ferro influenza eccome le proprietà strutturali, ottiche e morfologiche degli ossidi di gallio. La scoperta più entusiasmante? Dopo il drogaggio con ferro, il band gap dei nostri materiali (chiamati FeGOx) si è ridotto significativamente, scendendo a valori tra 3.21 e 2.78 eV. Questo è importantissimo, perché un band gap più piccolo significa che il materiale può essere attivato da luce meno energetica, come quella visibile del sole!
Risultati che Fanno Ben Sperare: Attività sotto Luce Solare!
E infatti, tutti i materiali hanno mostrato attività fotocatalitica nella regione del visibile, raggiungendo una mineralizzazione del 65-80% sotto luce visibile, con prestazioni simili anche sotto luce UVA. Questo li rende perfetti per sfruttare la radiazione solare. Tra i campioni sintetizzati, quello chiamato FeGO30 (con un rapporto Ga:Fe teorico di 70:30) ha mostrato le migliori proprietà strutturali, ottiche e morfologiche. E la cosa bella è che i risultati teorici e sperimentali andavano a braccetto!
Abbiamo anche cercato di capire il meccanismo di reazione usando degli “spazzini” di radicali (molecole che catturano specifici radicali liberi). Sembra che la degradazione dell’acetaminofene possa avvenire tramite i temibili radicali HO• (idrossilici) o attraverso l’ossidazione diretta da parte delle “buche” elettroniche generate nel fotocatalizzatore. Abbiamo persino proposto un diagramma di banda per i nostri materiali FeGOx.
Uno Sguardo più da Vicino: Sintesi e Caratterizzazione
Per chi è curioso dei dettagli tecnici, i catalizzatori sono stati sintetizzati per precipitazione semplice di una soluzione di ioni gallio (ottenuta dal metallo liquido di gallio) con idrossido d’ammonio, a pH 10, con l’aiuto di un trasduttore ultrasonico – un metodo che punta alla chimica verde. Per i campioni drogati, abbiamo aggiunto una soluzione di nitrato ferrico. Dopo l’invecchiamento e l’essiccazione, i materiali sono stati trattati termicamente a 950 °C.
Le analisi XRD hanno confermato la formazione della fase β-Ga2O3. È interessante notare che con il 30% di Fe è comparsa una piccola fase di Fe2O3 ortorombico, e con il 50% di Fe sono emerse più fasi secondarie di ossido di ferro e κ-Ga2O3. Questo era in linea con i nostri calcoli DFT, che suggerivano come concentrazioni di Fe superiori al 25% favorissero la formazione di ossidi di ferro. La dimensione dei cristalliti aumentava con la concentrazione di Fe, variando tra 50 e 80 nm.
L’analisi XPS ha rivelato la presenza di Ga, O e Fe, con il gallio nello stato di ossidazione +3 e il ferro in stati di valenza mista (Fe2+ e Fe3+). Le analisi morfologiche SEM e TEM hanno mostrato che il GO puro forma nanobarre, mentre con l’aggiunta di Fe, specialmente a concentrazioni più alte, la morfologia tende a collassare in agglomerati di nanospindoli più irregolari e piccoli, con la presenza di vuoti.

Le proprietà ottiche, studiate con spettroscopia UV-Vis, hanno confermato la riduzione del band gap: da 4.41 eV per il GO puro (che assorbe solo UV) siamo scesi a 3.21 eV (FeGO20), 3.18 eV (FeGO30) e 2.78 eV (FeGO50). Questa tendenza era in buon accordo con i calcoli DFT. L’analisi EIS e le risposte di fotocorrente transiente hanno indicato che FeGO20 aveva processi di trasferimento di carica più veloci, ma le misure Mott-Schottky hanno rivelato che tutti i sistemi drogati mostravano un comportamento di tipo p tra -1.5 V e -0.7 V e di tipo n tra -0.7 e 0.2 V, con FeGO30 e FeGO50 che mostravano uno spostamento più marcato del livello di Fermi verso la banda di conduzione, probabilmente a causa della segregazione di fase.
L’Efficacia sul Campo: Degradazione dell’Acetaminofene
Prima di tutto, abbiamo verificato che la semplice luce (fotolisi) non degradasse significativamente l’acetaminofene: solo un misero 8% sotto UVA e 1% sotto visibile. Quindi, il merito è tutto dei nostri fotocatalizzatori! Abbiamo ottimizzato le condizioni sperimentali (pH 5, concentrazione di catalizzatore 0.5 g/L, concentrazione di acetaminofene 12 mg/L).
Sotto luce visibile, i nostri FeGOx hanno fatto faville, con efficienze di degradazione paragonabili o superiori a quelle del GO puro sotto luce UVA. Le costanti cinetiche di pseudo-primo ordine sotto luce visibile variavano da 0.00324 a 0.00562 min-1. Sotto luce UVA, i valori erano leggermente migliori (0.00653 – 0.00763 min-1). Questi numeri sono assolutamente in linea con quelli riportati in letteratura per materiali simili testati in condizioni paragonabili.
E la mineralizzazione? Impressionante! Dopo 300 minuti, abbiamo raggiunto il 79-86% di mineralizzazione sotto UVA e il 65-80% sotto luce visibile con i catalizzatori FeGOx. Il GO puro, sotto luce visibile, non mineralizzava affatto, e solo il 25% sotto UVA. Il nostro campione migliore, FeGO30, ha raggiunto il 97% di mineralizzazione in 7 ore e il 99% in 9 ore sotto luce visibile! Questo è un risultato fantastico, perché significa che l’inquinante non viene solo trasformato, ma quasi completamente distrutto in composti innocui come CO2 e acqua.
Un altro aspetto cruciale è la stabilità e la riutilizzabilità. Abbiamo testato i catalizzatori per cinque cicli di reazione (ognuno di 300 minuti) e hanno mantenuto la loro attività fotocatalitica in modo consistente, sia sotto luce UVA che visibile. Il FeGO30 si è confermato il più performante e stabile, con un rilascio di ferro (leaching) minimo, inferiore allo 0.32% per ciclo. Anche questo dato è in accordo con i risultati DFT che indicavano una maggiore stabilità termodinamica per una concentrazione teorica di Fe del 25% (il nostro FeGO30 ha una concentrazione reale di Fe intorno al 23.79% secondo l’EDS, e 12.53% secondo XPS, quindi siamo in quel range ottimale).
Cosa ci Riserva il Futuro?
Quindi, cosa ci portiamo a casa da questa avventura scientifica? Che gli ossidi di gallio drogati con ferro, sintetizzati a partire da metalli liquidi, sono candidati super promettenti per la depurazione delle acque sfruttando l’energia solare. Il fatto che funzionino bene sotto luce visibile è un enorme vantaggio.
Certo, ci sono ancora sfide da affrontare:
- Scalare il processo per applicazioni reali.
- Testare questi materiali su altri inquinanti emergenti o miscele complesse, magari in acque reflue reali che contengono sostanze interferenti.
- Progettare reattori fotocatalitici efficienti e magari immobilizzare i catalizzatori per un più facile recupero.
Inoltre, i nostri calcoli DFT hanno suggerito un potenziale comportamento ferromagnetico che merita di essere investigato più a fondo, perché potrebbe aprire la strada a nuove applicazioni. Il lavoro, come sempre nella ricerca, continua!
Spero che questo viaggio nel mondo dei fotocatalizzatori vi abbia affascinato quanto affascina me. È incredibile pensare a come, combinando chimica, fisica e ingegneria dei materiali, possiamo trovare soluzioni innovative per un futuro più sostenibile. Alla prossima!
Fonte: Springer
