Foro Maculare Eccentrico: Quando la Chirurgia Oculare Nasconde Sorprese Inaspettate
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di affascinante e un po’ inquietante che può accadere nel mondo della chirurgia oculare. Immaginate di avere un problema alla vista, un “buco” proprio al centro della retina, nella macula, che vi offusca la visione e distorce le immagini. Si chiama foro maculare. Fortunatamente, la chirurgia moderna, in particolare la vitrectomia con peeling della membrana limitante interna (MLI), ha tassi di successo altissimi, spesso superiori al 95%, nel chiudere questi fori e restituire una vista migliore. Sembra fantastico, vero? E lo è, nella stragrande maggioranza dei casi.
Ma, come in ogni procedura medica, anche le più collaudate, a volte possono emergere delle complicanze rare e inaspettate. Ed è proprio di una di queste che voglio raccontarvi oggi, basandomi su un caso clinico interessante che ci fa riflettere.
Un Intervento di Routine… o Quasi
Immaginate un signore di 62 anni. Da tre mesi, la sua vista dall’occhio sinistro è peggiorata: immagini sfocate e distorte (quella che noi chiamiamo metamorfopsia). Gli esami confermano la diagnosi: un foro maculare a tutto spessore, piuttosto grande (diametro minimo di 675 µm). Si decide per l’intervento standard: una vitrectomia pars plana (PPV) a 25-gauge, una tecnica mininvasiva, associata al peeling della MLI.
Cos’è il peeling della MLI? È la rimozione chirurgica dello strato più interno della retina, la membrana limitante interna. Questa procedura aiuta a eliminare le forze trazionali sulla macula e favorisce la chiusura del foro. Per visualizzare meglio questa membrana sottilissima durante l’intervento, spesso si usano dei coloranti vitali. In questo caso, è stato utilizzato il verde di indocianina (ICG), seguito dalla tecnica dell'”inverted flap”, dove un lembo della MLI stessa viene ripiegato per “tappare” il foro. L’intervento va liscio, eseguito da un chirurgo esperto.
Il Successo Iniziale e la Sorpresa Successiva
Una settimana dopo l’operazione, i controlli sono incoraggianti: l’OCT (Tomografia a Coerenza Ottica, una specie di TAC dell’occhio ad altissima risoluzione) conferma che il foro maculare si è chiuso! La vista è migliorata, anche se non ancora perfetta (da 20/400 pre-intervento a 20/200). Sembra tutto a posto, un successo chirurgico.
Ma è qui che la storia prende una piega inaspettata. Nei controlli successivi, mese dopo mese, l’OCT inizia a mostrare qualcosa di strano. Prima una progressiva disorganizzazione degli strati retinici interni, poi una vera e propria atrofia e la formazione di piccole cavità. Fino a che, a cinque mesi dall’intervento, ecco la sorpresa: si è formato un nuovo foro maculare! Ma non nello stesso punto di prima. Questo è un foro eccentrico (EMH), parafoveale, situato un po’ più in basso rispetto al centro della macula.

Fortunatamente, questo nuovo foro è rimasto stabile, non si è allargato e non ha causato un distacco di retina. La vista del paziente è rimasta stabile (purtroppo non migliorata ulteriormente, ferma a 20/400) e non si è reso necessario nessun altro intervento. Ma la domanda sorge spontanea: cosa è successo?
Alla Ricerca delle Cause: Un Mix di Fattori?
La formazione di un foro maculare eccentrico dopo un peeling della MLI è un evento davvero raro, parliamo di un’incidenza inferiore allo 0.6% dei casi. Non c’è un consenso unanime sulla causa esatta, ma le ipotesi principali sono diverse:
- Trauma Chirurgico Diretto: Durante il peeling, le pinze usate per afferrare e rimuovere la MLI potrebbero aver causato un danno meccanico diretto alla retina sottostante.
- Danno alle Cellule di Müller: La MLI è strettamente connessa alle “cellule di Müller”, cellule gliali fondamentali che formano l’impalcatura strutturale della retina e ne supportano la funzione. Rimuovere la MLI significa inevitabilmente danneggiare le “basi” di queste cellule (i loro processi terminali). Questo danno potrebbe innescare una degenerazione ritardata dei neuroni retinici adiacenti o addirittura l’apoptosi (morte cellulare programmata) delle cellule di Müller, indebolendo l’architettura retinica e portando alla formazione di un foro.
- Tossicità del Colorante (ICG): Qui le cose si fanno interessanti. Il verde di indocianina (ICG), usato per colorare la MLI, non è innocuo. La sua sicurezza dipende da molti fattori: concentrazione, tempo di esposizione, tipo di luce usata durante l’intervento, pH della soluzione. L’ICG può essere tossico per diverse cellule retiniche (epitelio pigmentato, cellule ganglionari, cellule di Müller), soprattutto ad alte concentrazioni (≥ 0.5%). Agisce anche come fotosensibilizzatore: assorbe la luce chirurgica (specialmente quella delle lampade allo xeno, usate in questo caso) e genera radicali liberi, causando stress ossidativo e danno fotochimico. Una concentrazione relativamente alta (0.25% nel caso descritto) e un tempo chirurgico non brevissimo (30 minuti di esposizione alla luce) potrebbero aver contribuito significativamente al danno retinico diffuso osservato.
- Stress da Flusso di Fluidi: Dopo la vitrectomia, la dinamica dei fluidi all’interno dell’occhio cambia. Si ipotizza che lo stress tangenziale (“shear stress”) esercitato dal movimento dei fluidi sulla superficie retinica “nuda” (priva di MLI) possa contribuire a indebolire ulteriormente le aree già rese fragili dall’atrofia, favorendo la formazione del foro secondario.
Nel caso specifico di cui parliamo, l’atrofia diffusa osservata nell’area del peeling, e non solo nei punti di presa delle pinze, suggerisce che il trauma meccanico diretto potrebbe non essere la causa principale. L’ipotesi più probabile sembra essere un effetto combinato, dove la tossicità fotochimica dell’ICG ha giocato un ruolo predominante, esacerbata forse dal danno inevitabile alle cellule di Müller causato dal peeling stesso e, potenzialmente, dallo stress fluidodinamico postoperatorio.

Cosa Impariamo da Questo Caso?
Questo caso ci ricorda una lezione importante: anche le procedure di successo possono avere complicanze rare e ritardate. Sottolinea la necessità di essere estremamente cauti nell’uso dei coloranti vitali come l’ICG. Le raccomandazioni attuali suggeriscono:
- Usare la concentrazione minima efficace (idealmente 0.05-0.2%).
- Limitare il tempo di esposizione a pochi secondi.
- Evitare il contatto diretto del colorante con la macula o l’epitelio pigmentato retinico.
- Mantenere la fonte luminosa (endoilluminatore) a distanza dalla retina.
- Considerare alternative più sicure, come il Brilliant Blue G (BBG), che sembra avere una tossicità retinica e fototossicità inferiori.
Inoltre, evidenzia l’importanza di un monitoraggio postoperatorio a lungo termine con strumenti come l’OCT, per poter identificare precocemente queste complicanze tardive. La chirurgia del foro maculare rimane uno strumento potentissimo, ma dobbiamo sempre bilanciare l’efficacia chirurgica con la necessità di minimizzare qualsiasi potenziale danno iatrogeno (causato dalla procedura stessa).
Infine, uno sguardo al futuro: nuovi sistemi di visualizzazione chirurgica 3D potrebbero permettere di vedere la MLI chiaramente anche senza l’uso di coloranti, eliminando alla radice il rischio legato alla loro potenziale tossicità.
Insomma, un caso che ci insegna tanto sulla complessità dell’occhio e sulle sfide continue per rendere la chirurgia sempre più sicura ed efficace.
Fonte: Springer
