Formazione Medica in Nepal: La Svolta del PBL e della Ricerca-Azione Collaborativa!
Amici, lasciate che vi porti in un viaggio affascinante, un’avventura che ho vissuto in prima persona e che riguarda un tema che mi sta particolarmente a cuore: come possiamo migliorare la formazione dei futuri medici, specialmente in contesti con risorse limitate? Parliamo del Nepal, una terra di incredibile bellezza ma anche di sfide, e di come un approccio chiamato Problem-Based Learning (PBL), unito a strategie di ricerca-azione collaborativa, stia cercando di fare la differenza.
Sapete, il PBL non è una novità assoluta; è nato negli anni ’60 alla McMaster University in Canada e da allora si è diffuso in tutto il mondo. L’idea di base? Mettere gli studenti di fronte a scenari clinici reali, spingendoli a pensare criticamente, a risolvere problemi e, soprattutto, a lavorare in squadra. Un cambio di passo notevole rispetto alle lezioni frontali tradizionali!
Il Contesto Nepalese: Un Percorso a Ostacoli per il PBL
In Nepal, il PBL ha iniziato a fare capolino nel 1978 con l’Institute of Medicine (IOM), ma la sua implementazione è stata, diciamo, un po’ a macchia di leopardo. Molte facoltà di medicina lo hanno adottato, ma spesso in forma parziale, un ibrido tra vecchi e nuovi metodi. Perché questa fatica? Beh, immaginatevi tutor non sempre formati a dovere per facilitare queste sessioni, aule poco attrezzate, biblioteche non fornitissime… Insomma, un percorso in salita.
E qui entra in gioco un aspetto cruciale del PBL: il lavoro di squadra. Se i gruppi di studenti non collaborano efficacemente, i benefici del PBL svaniscono come neve al sole. Questo è particolarmente vero per le matricole nepalesi, che spesso arrivano da un sistema scolastico molto tradizionale e devono abituarsi a un apprendimento auto-diretto e collaborativo, portandosi dietro un bagaglio socio-culturale che può influenzare queste dinamiche.
Al Lumbini Medical College, dove ho avuto modo di approfondire la questione, ci siamo accorti che c’erano delle difficoltà palpabili nel far funzionare bene i team durante le sessioni PBL. Gli studenti faticavano a lavorare insieme, la partecipazione non era equa, la comunicazione a volte si inceppava. Questo significava perdere occasioni preziose per imparare, per sviluppare quelle competenze di collaborazione che sono fondamentali per un medico, e in generale un impatto negativo sulla motivazione e sulla soddisfazione degli studenti.
La Nostra Avventura di Ricerca-Azione
Così, ci siamo detti: “Dobbiamo capire meglio cosa non va e come possiamo intervenire!”. È nata così la nostra ricerca-azione. L’obiettivo? Identificare i fattori che ostacolavano o facilitavano il lavoro di squadra e sviluppare strategie pratiche per migliorarlo.
Abbiamo coinvolto studenti del primo e del secondo anno di medicina. Con quelli del secondo anno, che avevano già esperienza con il PBL, abbiamo usato questionari online a risposta aperta per capire le sfide principali. Con le matricole del primo anno, invece, abbiamo implementato alcune soluzioni mirate e poi raccolto il loro feedback per valutarne l’efficacia.
Cosa abbiamo scoperto dai racconti degli studenti del secondo anno? Sono emerse tre grosse criticità:
- Barriere comunicative: problemi di lingua (il Nepal è un mosaico di etnie e lingue!), ma anche difficoltà tecniche.
- Disparità nella partecipazione: alcuni studenti molto attivi, altri più passivi o “scollegati”.
- Livelli di preparazione diversi: non tutti arrivavano alle sessioni avendo studiato allo stesso modo gli argomenti assegnati.
D’altro canto, gli studenti hanno anche sottolineato elementi positivi che favorivano il teamwork: il rispetto reciproco, una buona comunicazione, feedback costruttivi e, a volte, la “pressione” positiva di una scadenza o la supervisione attenta di un tutor. L’entusiasmo per la novità del metodo PBL, specialmente all’inizio, giocava un ruolo importante.

Rimbocchiamoci le Maniche: Le Interventi Messi in Campo
Forti di queste informazioni, abbiamo messo a punto alcune strategie specifiche per gli studenti del primo anno. Eravamo convinti che piccoli cambiamenti potessero fare una grande differenza. Ecco cosa abbiamo fatto:
- Connettività Internet Potenziata: Abbiamo installato un nuovo router wireless nell’aula PBL. Sembra banale, ma avere un accesso a Internet stabile e veloce è fondamentale per cercare informazioni e materiali di studio in tempo reale.
- Libri di Testo a Portata di Mano: Immaginatevi di dover correre in biblioteca o in camera ogni volta che sorge un dubbio durante una discussione. Poco pratico, vero? Abbiamo organizzato un sistema per cui ogni studente portava un libro di testo diverso (Anatomia, Fisiologia, Biochimica, ecc.), creando una mini-biblioteca condivisa direttamente in aula.
- Promozione del Rispetto Reciproco: Abbiamo incoraggiato discussioni aperte, dove ogni dubbio poteva essere espresso e chiarito, assicurandoci che tutti si sentissero ascoltati e valorizzati. Questo ha costruito fiducia e rispetto all’interno dei gruppi.
- Assegnazione Chiara dei Ruoli e Presentazioni Strutturate: Per garantire una partecipazione più equa e per gestire meglio i tempi, abbiamo introdotto le presentazioni PechaKucha. Avete presente? 20 slide, 20 secondi per slide. Un modo dinamico e conciso per presentare un argomento, che costringe a essere efficaci e a rispettare i tempi. L’assegnazione degli argomenti avveniva per sorteggio, responsabilizzando ciascuno.
I Risultati? Più Che Incoraggianti!
Ebbene, amici, le reazioni degli studenti del primo anno a questi cambiamenti sono state fantastiche! Hanno riferito un netto miglioramento nella comunicazione all’interno dei gruppi, una partecipazione più attiva (grazie anche al formato PechaKucha!) e dinamiche di squadra più armoniose, con una migliore gestione dei conflitti.
“Condivisioni verbali aperte, decisioni collaborative, fiducia e affidabilità, guida attiva del tutor, disponibilità di materiale di ricerca (wifi), supporto e incoraggiamento e problem solving di squadra sono le dinamiche del nostro gruppo PBL,” ci ha detto uno studente. Un altro ha aggiunto: “I primi PBL sono stati difficili… era difficile all’inizio interagire e cooperare… Col tempo, ci abbiamo lavorato e con ogni momento che passa, mi sono reso conto che il nostro lavoro di squadra sta diventando sempre più forte e resiliente.”
Anche le mie osservazioni come facilitatore confermavano queste impressioni: maggiore coinvolgimento nelle discussioni, un uso più efficace delle risorse (grazie a internet e ai libri in aula) e, in generale, un processo di apprendimento più ricco, caratterizzato da un potenziamento del pensiero critico e delle capacità di problem-solving.

Cosa Abbiamo Imparato da Questa Esperienza?
Questa ricerca-azione ci ha insegnato tanto. Innanzitutto, che un’efficace implementazione del PBL richiede un approccio sistematico che tenga conto sia delle necessità infrastrutturali (internet, libri) sia della struttura pedagogica (ruoli chiari, formati di presentazione).
Abbiamo visto come interventi mirati, anche con un supporto istituzionale minimo, possano superare barriere significative. E per quei contesti dove anche piccoli investimenti sono difficili, i nostri risultati suggeriscono che strategie a basso costo, come la facilitazione guidata dai pari (peer-led facilitation) e la rotazione dei ruoli, possono comunque migliorare la collaborazione sfruttando le risorse già presenti: gli studenti stessi!
Certo, il nostro studio ha dei limiti: è stato condotto in una singola istituzione e per un periodo relativamente breve, coinvolgendo solo gli studenti del primo anno per la fase di intervento. Tuttavia, credo fermamente che queste scoperte offrano una guida pratica preziosa per chiunque voglia potenziare l’efficacia del PBL, specialmente in contesti con risorse limitate.
Un aspetto che meriterebbe ulteriori approfondimenti è il ruolo della formazione dei tutor. Sebbene il nostro focus fosse sugli interventi guidati dagli studenti, è chiaro che tutor più consapevoli delle dinamiche di gruppo e delle tecniche di facilitazione potrebbero amplificare ulteriormente l’efficacia del PBL.
Un Futuro più Collaborativo per i Medici di Domani
In conclusione, questa esperienza al Lumbini Medical College mi ha confermato che migliorare la formazione medica è possibile, anche affrontando sfide complesse. Interventi come una migliore accessibilità a internet, la disponibilità sistematica di libri di testo, la definizione chiara dei ruoli e l’uso di formati di presentazione strutturati come il PechaKucha hanno promosso una comunicazione più efficace, una maggiore partecipazione e dinamiche di squadra più solide.
Queste soluzioni, adattate al contesto e talvolta realizzabili con risorse minime, insieme ad alternative a basso costo come la facilitazione tra pari, offrono una speranza concreta. Rendere gli studenti protagonisti del loro apprendimento, capaci di riflettere sulle proprie dinamiche di gruppo e di cercare soluzioni, è un passo fondamentale per formare medici non solo competenti, ma anche responsabili e capaci di collaborare efficacemente per la salute delle loro comunità. E questo, credetemi, è un obiettivo per cui vale la pena battersi!

Fonte: Springer
