Studente di odontoiatria concentrato mentre esegue un'ecografia della regione testa-collo su un paziente simulato, schermo ecografico in primo piano mostra l'articolazione temporo-mandibolare, obiettivo 50mm, profondità di campo, illuminazione da studio.

Ecografia in Odontoiatria: La Nuova Frontiera che gli Studenti Chiedono a Gran Voce?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che sta facendo capolino nel mondo dell’odontoiatria e che, secondo me, potrebbe davvero cambiare le carte in tavola per noi futuri dentisti: l’ecografia. Sì, avete capito bene, quella tecnica che di solito associamo ad altri campi della medicina, come la ginecologia o la cardiologia. Ma vi siete mai chiesti se potesse avere un ruolo anche nel nostro settore? E soprattutto, noi studenti di odontoiatria, sentiamo il bisogno di imparare ad usarla?

Beh, sembra proprio di sì! Mi sono imbattuto in uno studio prospettico osservazionale molto interessante, pubblicato di recente, che ha cercato di rispondere proprio a questa domanda: “Gli studenti di odontoiatria hanno bisogno di formazione in ecografia?”. E i risultati, lasciatemelo dire, sono piuttosto eloquenti.

Radiografie, TAC… e poi? L’Ecografia Bussa alla Porta

Diciamocelo, nel nostro percorso di studi siamo bombardati (in senso buono, eh!) da corsi sulle radiografie. Panoramiche, endorali, Cone Beam CT (DVT)… sono il nostro pane quotidiano per diagnosticare carie, problemi parodontali, valutare l’osso per gli impianti, cercare fratture. Strumenti potentissimi, per carità. E poi c’è la risonanza magnetica (MRI), fantastica per i tessuti molli, l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) e per scovare processi infiammatori o tumorali.

Ma l’ecografia? Spesso viene lasciata un po’ in disparte nei nostri corsi di laurea, nonostante sia uno strumento diagnostico chiave, ad esempio, nella chirurgia orale e maxillo-facciale. Eppure, pensateci: è non invasiva, non usa radiazioni (un bel vantaggio, no?) e permette di vedere le cose in tempo reale. Immaginate di poter valutare l’ATM, le ghiandole salivari (parotide, sottomandibolare, sottolinguale), il pavimento orale, la lingua, i tessuti molli del collo e del viso, persino le mucose orali o lo stato dei tessuti attorno a un impianto dentale, tutto con una sonda appoggiata sulla pelle o magari, con le nuove sonde ad altissima frequenza, direttamente in bocca!

L’ecografia è un asso nella manica per distinguere tra ascessi, lesioni cistiche e gonfiori infiammatori, valutando l’ecostruttura, la vascolarizzazione, la presenza di liquidi. Può aiutarci a capire subito se c’è bisogno di incidere e drenare, guidando il trattamento. Mica male, vero?

Lo Studio: Cosa Pensano Davvero gli Studenti?

Allora, questo studio ha coinvolto 129 studenti di odontoiatria di un’università tedesca, per lo più negli ultimi anni di corso (dal 6° al 10° semestre). Hanno risposto a un questionario online super dettagliato, creato da un team di esperti (dentisti, chirurghi maxillo-facciali, otorini, radiologi, esperti di didattica).

E qui viene il bello:

  • Quasi il 90% era negli ultimi semestri.
  • Il 75% ha dichiarato di non aver mai avuto contatti specifici con l’ecografia durante gli studi.
  • Addirittura il 97% non aveva mai eseguito personalmente un’ecografia!

Nonostante questa scarsa familiarità, la richiesta di introdurre una formazione sull’ecografia nel corso di laurea è risultata altissima! Su una scala da 1 (per niente) a 7 (completamente), il punteggio medio è stato di 5.8 ± 1.3. Un segnale forte e chiaro, direi.

Grafico a barre che mostra l'alta richiesta di formazione ecografica tra gli studenti di odontoiatria, con punteggi Likert medi superiori a 5.5 per diverse aree, obiettivo 50mm, visualizzazione dati chiara.

Quali Argomenti Interessano di Più?

Quando si è trattato di specificare quali argomenti vorrebbero approfondire, gli studenti hanno le idee chiare. I più gettonati sono stati:

  • L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) (6.3 ± 1.1) – fondamentale per tanti nostri pazienti!
  • Denti, radici e processi alveolari (6.3 ± 1.1) – interessante vedere le potenzialità intraorali.
  • La ghiandola parotide (6.2 ± 1.0).
  • Le ghiandole sottomandibolare e sottolinguale (6.1 ± 1.1).
  • Il pavimento orale e la lingua (5.9 ± 1.4).
  • Guida ecografica per iniezioni/infiltrazioni nei muscoli masticatori (5.9 ± 1.6).
  • Valutazione di fratture delle ossa facciali (5.8 ± 1.5).

Meno interesse, invece, per la tiroide e i vasi sanguigni del collo (intorno a 5.3), argomenti forse percepiti come meno “odontoiatrici”. Questo ci dice che la richiesta è mirata, focalizzata su ciò che percepiamo come più rilevante per la nostra futura pratica clinica.

Come Imparare? Metodi e Materiali Preferiti

Ok, vogliamo imparare l’ecografia. Ma come? Lo studio ha indagato anche questo. La risposta è stata netta: vogliamo sporcarci le mani!
L’esercitazione pratica su un soggetto/probando è stata la modalità preferita dall’82% degli studenti. Niente batte l’esperienza diretta.
Subito dopo, piace molto l’idea del “blended learning” (52%), un mix tra lezioni frontali, pratica e risorse online.

Per quanto riguarda i materiali di studio, vincono alla grande:

  • Dispense/Script (85%) – un classico intramontabile.
  • Simulatori (77%) – ottimi per fare pratica senza “danni”.
  • Video tutorial sull’ecografia diagnostica (74%) – chiari, visivi, efficaci.
  • Moduli di E-learning (62%) – flessibili e interattivi.

Molto meno appeal hanno avuto i poster didattici (18%) o i tascabili (30%). E, curiosamente, l’interesse a diventare “peer tutor” (cioè studenti più esperti che insegnano ai compagni) è risultato basso (3.5 ± 2.2). Forse ci sentiamo ancora troppo “principianti” per insegnare? O preferiamo imparare da docenti strutturati? Chissà.

Collage di immagini che mostrano diversi metodi di apprendimento preferiti per l'ecografia: uno studente che si esercita su un simulatore, un altro che guarda un video tutorial su un tablet, una mano che sfoglia una dispensa cartacea. Luce naturale, obiettivo 35mm.

Perché Questa Formazione Sarebbe Utile? I Benefici

Ma al di là della curiosità, perché dovremmo davvero integrare l’ecografia nel nostro bagaglio? Lo studio, e la letteratura in generale, suggeriscono diversi vantaggi, simili a quelli già visti per gli studenti di medicina:

  • Migliore comprensione dell’anatomia: Vedere le strutture in sezione e in tempo reale aiuta a fissare concetti che sui libri a volte restano astratti.
  • Ampliamento delle capacità diagnostiche: Poter usare uno strumento in più significa poter fare diagnosi più precise e migliorare la qualità delle cure.
  • Maggiore sicurezza e competenza: Saper maneggiare diverse tecniche di imaging ci rende professionisti più completi e sicuri.
  • Comprensione dei limiti e vantaggi: Capire quando usare l’ecografia, quando la radiografia, quando la RM, è fondamentale.
  • Migliore collaborazione interdisciplinare: Parlare la stessa “lingua” dei radiologi, degli otorini, dei chirurghi maxillo-facciali facilita il lavoro di squadra.

In Germania, ad esempio, il catalogo nazionale delle competenze per l’odontoiatria menziona esplicitamente l’ecografia tra le competenze di imaging diagnostico da acquisire. È un segnale che i tempi stanno cambiando e che l’ecografia sta diventando sempre più rilevante.

Sfide e Prospettive Future: Come Realizzare Tutto Questo?

Certo, introdurre una nuova materia non è una passeggiata. Ci sono sfide logistiche ed economiche: il costo delle apparecchiature (anche se si potrebbero condividere con altri dipartimenti), la necessità di docenti formati (magari collaborando con radiologi o altri specialisti), il tempo da ritagliare nel già fitto piano di studi.

Lo studio suggerisce un approccio basato sui 6 step di Kern per lo sviluppo curriculare: identificato il bisogno (“Needs Assessment”), ora bisogna definire obiettivi chiari (“Goals and Objectives”), scegliere le strategie didattiche (“Educational Strategies” – abbiamo visto le preferenze degli studenti), pianificare l’implementazione (“Implementation”) e infine valutare i risultati (“Evaluation and Feedback”).

Potrebbe funzionare un corso compatto, magari interdisciplinare con gli studenti di medicina (anche se gli interessi specifici potrebbero divergere un po’), oppure un corso spalmato su più settimane. L’uso di simulatori, anche a basso costo come fantocci bioanatomici (gelatina, petto di pollo, formaggio – sì, avete letto bene!) per imparare le basi e le manovre come l’ago-aspirazione guidata, potrebbe essere una soluzione pratica ed economica. E poi, sfruttare al massimo le risorse digitali, come i video tutorial ben fatti, magari sviluppati da società scientifiche.

Il fatto che gli studenti che avevano già avuto un minimo contatto con l’ecografia mostrassero una richiesta *ancora maggiore* di formazione è significativo: una volta che ne intravedi le potenzialità, ne vuoi sapere di più!

In Conclusione: Un Futuro (Anche) Ecografico per l’Odontoiatria?

Insomma, questo studio tedesco ci lancia un messaggio forte: noi studenti di odontoiatria vediamo il valore aggiunto dell’ecografia e vorremmo imparare ad usarla, preferibilmente con un approccio molto pratico e supportato da tecnologie digitali.

L’ecografia non sostituirà le radiografie o la TAC, ma può diventare uno strumento complementare preziosissimo, senza radiazioni e versatile, per migliorare le nostre diagnosi e i nostri piani di trattamento, soprattutto per quanto riguarda i tessuti molli, le ghiandole e l’articolazione temporo-mandibolare.

Credo sia ora che le nostre università prendano seriamente in considerazione questa richiesta. Sviluppare e implementare curricula specifici, magari partendo da progetti pilota e valutandone l’efficacia, potrebbe davvero rappresentare un passo avanti importante per la nostra formazione e per il futuro della professione odontoiatrica. E voi, cosa ne pensate? Siete pronti a impugnare la sonda ecografica? Io dico di sì!

Fonte: Springer

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