Fotografia naturalistica subacquea di una foca di Weddell (Leptonychotes weddellii) che nuota elegantemente sotto il ghiaccio marino in Antartide. Luce filtrata dall'alto che crea raggi luminosi nell'acqua blu profondo, obiettivo grandangolare 18mm, messa a fuoco nitida sulla foca, bolle d'aria visibili.

Foche di Weddell: Quando i Parassiti Nascosti Diventano un Pericolo Mortale Sotto Sedazione

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ insolito, nelle gelide acque dell’Antartide, per parlare di creature magnifiche ma anche delle sfide nascoste che devono affrontare. Parliamo delle foche di Weddell (Leptonychotes weddellii), veri e propri simboli di resistenza in uno degli ambienti più estremi del pianeta. Spesso le vediamo come animali robusti, perfettamente adattati, quasi invincibili nel loro regno di ghiaccio. E in gran parte lo sono. Ma come spesso accade in natura, l’apparenza può ingannare.

Noi ricercatori consideriamo i mammiferi marini, specialmente i predatori al vertice come le foche, delle vere e proprie sentinelle ambientali. La loro salute ci dice molto sullo stato dell’intero ecosistema, un po’ come un termometro per l’oceano. Tuttavia, anche un animale che sembra in perfetta forma può nascondere problemi seri, patologie subcliniche che non danno segni evidenti. Una di queste insidie, comune in molti mammiferi marini e in particolare nelle foche, è la presenza di parassiti. Tanti parassiti.

Un Problema Noto, Ma con Risvolti Inediti

Sapevamo già che le infezioni respiratorie gravi, spesso legate a parassiti polmonari, potevano causare complicazioni durante le procedure di sedazione o anestesia, necessarie per studiare questi animali da vicino. Ma nessuno aveva mai documentato che anche i parassiti gastrointestinali potessero portare a esiti così drammatici durante questi interventi. Ed è proprio qui che la nostra storia prende una piega inaspettata e, devo dire, piuttosto preoccupante.

Vi racconto di due casi specifici che ci hanno lasciato di stucco. Due femmine adulte di foca di Weddell, che seguivamo da tempo grazie a uno studio demografico a lungo termine nella Baia Erebus, in Antartide. Animali noti, con una loro storia. Apparentemente in buona salute, attive, mobili. Le abbiamo dovute sedare per raccogliere campioni e dati importanti per la ricerca scientifica, una pratica standardizzata e affinata nel corso di decenni, utilizzando protocolli considerati sicuri per questa specie (una combinazione di ketamina e midazolam). Entrambe le foche erano già state sedate con successo in passato, anche nella stessa stagione. Sembrava una procedura di routine.

Il Dramma Improvviso Durante la Sedazione

Tutto procedeva regolarmente. Monitoravamo costantemente i parametri vitali: frequenza cardiaca, respiratoria, colorazione delle mucose. Erano stabili, nei range normali per la specie sotto sedazione. Ma poi, a circa 75-80 minuti dall’inizio della procedura, la situazione è precipitata. Prima un respiro lento e irregolare, poi l’apnea (l’interruzione del respiro). Subito dopo, entrambe le foche hanno iniziato a vomitare enormi quantità di materiale digerito.

Potete immaginare il nostro allarme. Abbiamo agito immediatamente: tentativi di liberare le vie aeree, posizionamento per ridurre il rischio di aspirazione del vomito nei polmoni, farmaci stimolanti per la respirazione (doxapram), massaggio cardiaco. Nel secondo caso, siamo riusciti anche a intubare l’animale e a ventilarlo con ossigeno supplementare per un po’, sembrava quasi riprendersi… ma poi un crollo improvviso della frequenza cardiaca e altro vomito. Nonostante tutti gli sforzi disperati di rianimazione, che sono durati quasi un’ora per ciascuna foca, non c’è stato nulla da fare. Hanno avuto un arresto cardiopolmonare. È stato un momento terribile per tutto il team.

Fotografia naturalistica di una foca di Weddell adulta che riposa sul ghiaccio marino in Antartide, apparentemente in buona salute. Obiettivo teleobiettivo 200mm, luce naturale brillante, messa a fuoco nitida sull'animale, ghiaccio sullo sfondo.

L’Autopsia Rivela l’Incredibile: Un’Invasione Silenziosa

Cosa era andato storto? La risposta è arrivata dalla necroscopia, l’esame post-mortem, eseguita immediatamente. Ed è stata scioccante. La scoperta più eclatante è stata a livello gastrointestinale. Gli stomaci di entrambe le foche erano enormemente dilatati, circa tre volte la dimensione normale, nonostante avessero già vomitato litri di contenuto! Questo suggeriva un blocco più a valle.

E infatti, appena dopo il piloro (la valvola tra stomaco e intestino), nel duodeno, abbiamo trovato la causa: una massa compatta e dura, lunga circa 10 cm. Aprendola, abbiamo scoperto che era costituita da un groviglio impressionante di cestodi (comunemente noti come tenie), appartenenti probabilmente al genere Diphyllobothrium. Questi parassiti erano attaccati saldamente alla parete intestinale, causando un ispessimento e, cosa cruciale, un’ostruzione parziale o completa del passaggio. Una vera e propria diga che impediva al cibo di proseguire il suo percorso e probabilmente rallentava lo svuotamento gastrico, portando a quella distensione abnorme dello stomaco.

Ma non era finita lì. Anche lo stomaco stesso era pieno di parassiti: nematodi (vermi cilindrici) del genere Contraceacum erano profondamente infissi nella mucosa. In una delle foche, c’erano anche ulcere gastriche. E più avanti nell’intestino, abbiamo trovato anche acantocefali (altri vermi parassiti) del genere Corynosoma. Insomma, un’invasione su più fronti.

Un Corpo Sotto Assedio: Infiammazione Cronica Diffusa

L’analisi istologica dei tessuti, quella che guarda le cellule al microscopio, ha aggiunto ulteriori dettagli inquietanti. Non si trattava solo di un blocco meccanico. C’era una grave infiammazione cronica associata ai parassiti. Nel punto dell’ostruzione da cestodi, abbiamo trovato una duodenite necrotizzante (infiammazione con morte dei tessuti). Anche lo stomaco mostrava segni di gastrite cronica ulcerativa.

Ma gli effetti non erano confinati all’apparato digerente. Entrambe le foche presentavano una polmonite cronica, associata alla presenza di vermi polmonari (probabilmente Parafilaroides). I polmoni mostravano fibrosi, infiammazione con varie cellule immunitarie (linfociti, plasmacellule, eosinofili, istiociti) e persino granulomi parassitari (aree di infiammazione organizzata attorno a larve di parassiti). I linfonodi che drenano i polmoni erano anch’essi gravemente infiammati, fibrotici, alcuni quasi completamente sostituiti da tessuto cicatriziale. Anche i linfonodi mesenterici (quelli associati all’intestino) erano ingrossati e reattivi, pieni di cellule infiammatorie. In una delle foche, abbiamo trovato segni di sofferenza anche nel fegato (epatopatia pigmentaria cronica, un granuloma eosinofilico), nella milza (congestione, ematopoiesi extramidollare) e persino nella lingua (lesioni suggestive di un’infezione virale) e nelle tonsille.

Fotografia macro di un campione biologico che mostra un'ostruzione causata da un groviglio compatto di parassiti cestodi (tenie) all'interno di una sezione di intestino di mammifero marino. Illuminazione controllata da laboratorio, obiettivo macro 100mm, alta definizione dei dettagli dei parassiti e del tessuto intestinale circostante.

In pratica, questi animali, pur sembrando sani all’esterno, stavano combattendo una battaglia interna su più fronti contro un’invasione parassitaria massiccia e le sue conseguenze infiammatorie croniche in diversi organi. È possibile che questo stato di infiammazione diffusa e forse un sistema immunitario compromesso (non sappiamo se i parassiti abbiano causato l’immunocompromissione o se un sistema immunitario debole abbia permesso ai parassiti di proliferare senza controllo) le abbia rese estremamente vulnerabili agli effetti della sedazione. L’ostruzione intestinale ha probabilmente innescato il vomito durante la procedura, e la preesistente polmonite cronica ha reso le conseguenze dell’aspirazione ancora più gravi.

Una Questione di Tempismo? Il Fattore Stagionale

Un dettaglio interessante è che entrambi questi incidenti fatali sono avvenuti nella tarda estate australe (gennaio-febbraio). Nello stesso programma di ricerca, non abbiamo avuto mortalità simili durante la stagione riproduttiva (ottobre-dicembre), pur usando gli stessi protocolli. Anche altri due casi sospetti di morte sotto anestesia in passato, sempre in foche di Weddell nella stessa area, sono avvenuti a gennaio e marzo. Questo ci fa pensare: c’è forse un andamento stagionale nel carico parassitario?

Potrebbe essere legato ai cambiamenti nelle abitudini alimentari. Dopo il digiuno del periodo dell’allattamento (ottobre-novembre), le femmine riprendono a nutrirsi intensamente per recuperare peso. Questo potrebbe portare a una maggiore ingestione di ospiti intermedi dei parassiti (pesci, crostacei). Oppure, potrebbero esserci cambiamenti stagionali nella disponibilità delle prede o nella virulenza stessa dei parassiti, magari influenzati dalle condizioni ambientali come il bloom del fitoplancton estivo. È curioso notare che la maggior parte dei cestodi trovati nell’ostruzione erano immaturi, il che potrebbe indicare una re-infezione recente o forse condizioni di “sovraffollamento” nel sito di infezione che ne limitano la crescita.

Microfotografia di una sezione istologica di polmone di mammifero marino che mostra infiammazione cronica e fibrosi intorno ai bronchioli, con evidenza di parassiti (larve di vermi polmonari). Colorazione Ematossilina Eosina, alto ingrandimento, dettagli cellulari nitidi, illuminazione da microscopio.

Cosa Impariamo e Come Proteggerle Meglio

Questa esperienza, per quanto tragica, ci ha insegnato qualcosa di fondamentale: mai dare per scontata la salute di un animale selvatico basandosi solo sull’aspetto esteriore. Un carico parassitario intestinale estremamente elevato può, in effetti, predisporre a complicazioni anestetiche gravissime nei mammiferi marini, un rischio che prima non avevamo considerato per i parassiti gastrointestinali.

Ci pone anche di fronte a domande importanti sull’impatto a lungo termine di queste infestazioni sulla salute, sull’efficienza nell’assorbire nutrienti, sulla longevità e sul successo riproduttivo di queste foche. Quanto è diffuso questo problema nella popolazione? Sta aumentando? Sono domande a cui dovremo cercare risposta.

Dal punto di vista pratico, stiamo valutando come mitigare questi rischi in futuro, specialmente nelle procedure condotte in tarda estate. Una possibilità potrebbe essere la premedicazione con agenti procinetici (come la metoclopramide), farmaci che aumentano il tono dello sfintere esofageo inferiore e la motilità gastrica, potenzialmente riducendo il rischio di reflusso e vomito. Sembra un’opzione più sicura rispetto all’intubazione preventiva, che nelle foche può presentare altri rischi (come indurre apnea essa stessa o richiedere dosi maggiori di anestetico).

Questa storia ci ricorda la complessità del mondo naturale e quanto ancora dobbiamo imparare sulle interazioni tra ospiti, parassiti e ambiente, specialmente in un mondo che cambia rapidamente. Le foche di Weddell continuano a essere straordinarie maestre, anche quando ci svelano le loro vulnerabilità nascoste.

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *