FMS Specifico per il Tennis: È Davvero Affidabile per Prevenire gli Infortuni?
Ciao a tutti, appassionati di tennis come me! Quante volte ci siamo chiesti se esiste un modo per capire *prima* che arrivi l’infortunio quali sono i nostri punti deboli? Beh, negli ultimi anni si è parlato molto di test funzionali del movimento, in particolare del famoso Functional Movement Screen (FMS), come strumento per prevenire gli infortuni nello sport. Ma, diciamocelo, il tennis non è uno sport qualunque, giusto? Ha le sue specificità, i suoi movimenti unici. E allora, la domanda sorge spontanea: l’FMS standard è davvero la bacchetta magica anche per noi tennisti?
La verità è che ci sono ancora pochi studi che confermano con forza la validità e l’affidabilità dell’FMS in diverse popolazioni sportive. Sembra che questo strumento, pur utile, non sia abbastanza completo per scovare tutte le asimmetrie e le limitazioni specifiche di ogni disciplina, tennis incluso. Per questo motivo, mi sono immerso in una ricerca affascinante che si è posta proprio questo obiettivo: progettare e valutare uno strumento di screening dei movimenti funzionali *specifico* per il tennis. Vogliamo capire se funziona davvero, se è affidabile.
Perché uno strumento su misura per il tennis?
Gli strumenti di screening hanno tanti scopi, ma uno dei più importanti nelle scienze motorie è proprio la prevenzione degli infortuni degli atleti. Identificare difetti funzionali e anomalie legate al nostro sport preferito può fare la differenza. In molti paesi avanzati, lo screening pre-stagionale è ormai una prassi consolidata.
Ma cosa rende il tennis così particolare? Pensateci: scatti rapidi, cambi di direzione fulminei, rotazioni potenti, servizi esplosivi. L’FMS standard, sviluppato inizialmente da Cook e Burton per identificare pattern di movimento compensatori in persone “sane” in generale, non solo sportivi, tende a trascurare alcuni aspetti cruciali per noi. Uno su tutti? La velocità. I movimenti eseguiti ad alta velocità, che sono il pane quotidiano nel tennis, vengono ignorati nell’FMS classico. Questo significa che l’FMS potrebbe non darci un quadro completo dei pattern di movimento indotti dal nostro sport.
Alcuni studi lo hanno confermato, mostrando una scarsa correlazione tra i punteggi FMS e test di performance fisica come sprint, salti e test di agilità, specialmente se confrontati con la forza massima degli arti inferiori. Inoltre, variabili come la decelerazione e le forze esterne, potenziali fattori di rischio per gli infortuni, non vengono considerate a fondo. Sembra logico, quindi, cercare test che valutino sia la componente di velocità sia la capacità di identificare potenziali rischi specifici per il tennis. L’approccio funzionale dovrebbe concentrarsi di più sui pattern di movimento adattati allo sport, piuttosto che limitarsi alla valutazione di singole articolazioni o muscoli.
Le esigenze fisiche del tennis sono chiare:
- Flessibilità degli arti superiori e inferiori
- Equilibrio dinamico
- Potenza
- Agilità
- Velocità di movimento
- Velocità di reazione
Uno strumento di screening efficace dovrebbe coprire queste aree e poter anche monitorare i progressi durante la riabilitazione dopo un infortunio.

La nascita del nostro FMS per il Tennis: Un viaggio tra esperti e giocatori
Come abbiamo fatto a creare questo nuovo strumento? È stato un percorso meticoloso. Abbiamo iniziato passando in rassegna la letteratura scientifica, considerando la prevalenza degli infortuni nel tennis, i pattern di movimento tipici e le esigenze funzionali e tecniche dei giocatori. Da qui è nato un questionario iniziale con ben 108 test, suddivisi in sei categorie: funzionali, agilità, anaerobici, aerobici, lunghezza muscolare e antropometrici.
Poi è arrivato il momento del confronto: abbiamo intervistato 18 esperti di tennis (allenatori, medici, fisioterapisti). Attraverso interviste semi-strutturate e approfondite, abbiamo scremato la lista iniziale, arrivando a selezionare 27 test preliminari. Immaginate le discussioni, i pareri, l’esperienza messa sul tavolo per scegliere i test più promettenti!
Ma non basta il parere degli esperti. Dovevamo assicurarci che lo strumento fosse valido e affidabile.
- Validità di facciata (Face Validity): Abbiamo coinvolto 10 tennisti (uomini e donne) per capire se il questionario fosse chiaro, appropriato e non ambiguo. Hanno anche valutato l’importanza di ogni item su una scala Likert. Tutti gli item hanno superato il punteggio minimo di impatto (1.5), confermando la loro rilevanza percepita.
- Validità di contenuto (Content Validity): Altri 10 esperti hanno valutato il questionario in termini di grammatica, linguaggio, importanza, descrittività e correttezza del posizionamento degli item. Abbiamo calcolato il CVR (Content Validity Ratio) e il CVI (Content Validity Index). Questo processo ha portato a escludere 6 test, lasciandocene 21 con una validità di contenuto solida (CVR > 0.62).
- Validità di costrutto (Construct Validity): Qui abbiamo coinvolto un gruppo più ampio: 234 tennisti (178 uomini, 56 donne, età 19-36 anni). Hanno compilato il questionario basato sui 21 test. Utilizzando l’Analisi Fattoriale Esplorativa (EFA), abbiamo identificato due fattori latenti principali che spiegano il 54.05% della varianza totale. L’Analisi Fattoriale Confermativa (CFA) ha poi confermato la bontà del modello finale. Alla fine di questo processo, sono stati mantenuti 15 test finali, quelli con i “factor loading” (un indice di quanto un test contribuisce a un fattore) più significativi.
- Affidabilità (Reliability): Abbiamo usato il metodo test-retest su 20 tennisti, facendo compilare loro il questionario due volte a distanza di due settimane. Il risultato? Un eccellente Coefficiente di Correlazione Intraclasse (ICC) di 0.91 (con p<0.001), che indica un'alta riproducibilità e stabilità dello strumento. Abbiamo anche verificato la consistenza interna (quanto i test misurano lo stesso costrutto) con l'Alfa di Cronbach e l'Omega di McDonald, ottenendo valori ottimi (superiori a 0.70) per entrambi i fattori.
Insomma, dopo un lungo lavoro di selezione e verifica, abbiamo ottenuto uno strumento composto da 15 test, specificamente pensato per il tennis, che ha dimostrato di avere validità e affidabilità accettabili.

Cosa misura esattamente questo strumento? I due fattori chiave
L’analisi fattoriale ha rivelato che i 15 test selezionati si raggruppano principalmente in due “macro-aree” o fattori. È interessante notare che solo due test (stabilità rotazionale e sollevamento attivo della gamba) provengono direttamente dall’FMS originale di Cook. Gli altri sono stati scelti dagli esperti per la loro rilevanza specifica per i pattern di movimento del tennis e le zone anatomiche più a rischio infortunio.
Vediamo più da vicino questi due fattori:
Fattore 1: Stabilità e Mobilità della Parte Superiore e del Core
Questo fattore include 8 test, focalizzati principalmente sulla spalla, sul gomito e sulla stabilità del tronco. Ecco alcuni esempi significativi:
- Range di movimento (ROM) della spalla (rotazione interna/esterna, adduzione trasversale): Fondamentale nel tennis per servizi e dritti/rovesci. Valutare il ROM aiuta a identificare squilibri muscolari che possono portare a dolore e infortuni. La misurazione bilaterale è cruciale.
- Plank (prone, laterale destro/sinistro): Un test classico per la stabilità del core. Debolezze nei muscoli stabilizzatori del tronco e dei glutei possono emergere qui, ed è un pattern simile al push-up dell’FMS standard.
- Stabilità rotazionale: Preso dall’FMS originale, questo test simula il gattonare e rivela debolezze nei muscoli stabilizzatori del tronco, cruciali per trasferire energia agli arti durante i colpi potenti.
- Empty Can Test: Valuta l’integrità del muscolo sovraspinato, spesso sollecitato nei movimenti overhead del tennis. Anche se non diagnostico da solo, è utile per identificare potenziali problemi.
- Forza dei rotatori della spalla (con dinamometro): La forza della cuffia dei rotatori è vitale per prevenire infortuni da overuse, comuni nel tennis a causa dei numerosi servizi e colpi.
- ROM del gomito (flessione/estensione) e Stabilità della scapola: Altri elementi chiave per la funzionalità dell’arto superiore nel tennis, dove anche il gomito è a rischio (epicondilite, ecc.).
Fattore 2: Forza, Flessibilità e Controllo della Parte Inferiore e del Core
Questo secondo fattore raggruppa test che valutano principalmente gli arti inferiori, l’anca e ancora la stabilità del core. Tra i più importanti:
- Bridging con estensione unilaterale del ginocchio: Impegna i muscoli del core (la nostra “scatola muscolare” centrale) ed è utile per diagnosticare debolezze legate a disturbi muscolari.
- Single-leg Squat (Squat su una gamba): Un test fantastico per valutare tecnica, squilibri muscolari, flessibilità funzionale e equilibrio su un arto solo.
- Active Leg Raising (Sollevamento attivo della gamba): Preso dall’FMS, valuta principalmente la flessibilità degli ischiocrurali, muscoli spesso problematici nel tennis a causa dei movimenti in avanti.
- Weight-bearing Lunge (Affondo in carico): Valuta la dorsiflessione della caviglia sotto carico, un fattore di rischio noto per le distorsioni laterali, comuni nei rapidi cambi di direzione del tennis.
- ROM dell’anca (rotazione interna/esterna in posizione prona): Le rotazioni dell’anca sono fondamentali nel tennis. Asimmetrie qui possono indicare anomalie posturali.
- Multi-directional Hopping (Saltelli multidirezionali): Test affidabile per identificare deficit funzionali in atleti con instabilità cronica di caviglia e predire il rischio di distorsioni.

Perché mancano alcuni test?
Forse vi sarete chiesti perché test anaerobici (come sprint o salti verticali) o antropometrici (misure corporee) non sono stati inclusi nello strumento finale. La scelta è stata consapevole: l’obiettivo primario di *questo* specifico FMS per il tennis era identificare pattern di movimento e deficit funzionali direttamente collegati al rischio di infortunio, piuttosto che misurare la performance atletica pura. Ci siamo concentrati su valutazioni dinamiche del movimento che riflettono le esigenze specifiche del tennis: agilità, stabilità, flessibilità e controllo motorio. Volevamo uno strumento mirato a scovare quelle asimmetrie e limitazioni che ci predispongono agli infortuni.
Cosa significa tutto questo per noi tennisti?
Abbiamo tra le mani uno strumento di screening funzionale che sembra promettente! È stato progettato specificamente per le esigenze del nostro sport e ha dimostrato di essere valido e affidabile nei test preliminari. Questo significa che potremmo avere un modo più efficace per:
- Identificare i nostri punti deboli funzionali.
- Individuare asimmetrie potenzialmente pericolose.
- Implementare programmi di prevenzione più mirati ed efficaci.
Certo, la ricerca non si ferma qui. Ci sono ancora passi da fare:
- Ampliare il campione di studio per confermare ulteriormente i risultati.
- Stabilire dei valori normativi (norme) per i diversi livelli di gioco.
- Definire dei “cut-off point” (punteggi soglia) per identificare chi è realmente a rischio.
- Condurre studi longitudinali per verificare la capacità predittiva dello strumento nel tempo.
- Valutare se questo strumento può essere usato anche come base per interventi correttivi.
Nonostante queste prospettive future, i risultati attuali sono incoraggianti. Avere uno strumento validato specificamente per il tennis ci dà una marcia in più nella lotta contro gli infortuni. Poter contare su test che rispecchiano davvero i movimenti che facciamo in campo è un passo avanti fondamentale per giocare più a lungo, più forte e, speriamo, con meno acciacchi!
Fonte: Springer
