Ferite da Guerra nel Paleolitico? La Scioccante Scoperta di Riparo Tagliente
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio indietro nel tempo, ma un viaggio che ci svela un lato forse inaspettato e brutale dei nostri antenati. Parliamo di circa 17.000 anni fa, nel pieno del Paleolitico Superiore, in un luogo affascinante del Veneto: il Riparo Tagliente. Immaginate un riparo sotto roccia, un rifugio per i cacciatori-raccoglitori che ripopolavano le Alpi dopo l’ultima grande glaciazione. Proprio qui, nel 1973, è stata fatta una scoperta eccezionale: una sepoltura, nota come Riparo Tagliente 1.
Un Giallo Sepolto da Millenni
Quando pensiamo alla preistoria, spesso immaginiamo scene di caccia, raccolta, vita comunitaria. Ma cosa succedeva quando diversi gruppi si incontravano? Erano sempre incontri pacifici? Beh, la storia che sto per raccontarvi getta un’ombra inquietante su questa domanda. La sepoltura di Riparo Tagliente 1 conteneva i resti, purtroppo incompleti, di un giovane uomo adulto. La parte superiore del corpo era stata disturbata in tempi storici, ma le gambe, parte delle braccia e alcune vertebre erano ancora lì, in situ, suggerendo una deposizione supina, tipica del periodo Epigravettiano. Accanto a lui, un ciottolo con ocra, un frammento di corno di un grande bovide e, forse, una conchiglia forata. Ma la cosa più particolare era che le sue gambe erano state coperte con lastre di pietra, una delle quali recava l’incisione di un leone e il corno di un uro. Una sepoltura curata, quasi solenne. Fin qui, tutto “normale” per l’epoca. Ma la vera sorpresa doveva ancora arrivare.
Chi Era l’Uomo di Tagliente?
Grazie alle datazioni dirette sullo scheletro, sappiamo che questo individuo visse tra i 17.000 e i 15.500 anni fa (cal BP), un periodo noto come Tardo Epigravettiano. Era un’epoca di grandi cambiamenti: il clima si stava riscaldando dopo il picco dell’Ultima Era Glaciale (LGM), e i gruppi umani si espandevano, ricolonizzando territori prima inospitali come le valli alpine. Questi gruppi erano nomadi, cacciavano grandi animali come stambecchi e cervi, spostandosi stagionalmente tra fondovalle e altipiani. Usavano ampiamente armi da lancio, come suggeriscono le punte di selce e osso ritrovate e persino le analisi biomeccaniche sugli scheletri, che mostrano un’asimmetria nelle braccia tipica di chi lanciava proiettili. L’occupazione di Riparo Tagliente rappresenta una delle prime testimonianze di questa ricolonizzazione nelle Alpi meridionali. Un periodo di espansione demografica, quindi, con più gruppi che si muovevano sullo stesso territorio. Ma come interagivano tra loro? La scoperta sui resti di Tagliente 1 apre scenari drammatici.
Sotto la Lente: Segni Misteriosi sulle Ossa
Analizzando attentamente le ossa delle gambe di Tagliente 1 – il femore e la tibia sinistra – abbiamo notato qualcosa di strano. Certo, c’erano fratture “da osso secco”, probabilmente causate dalla pressione delle pietre della sepoltura o dal peso dei sedimenti nel corso dei millenni. Ma c’erano anche altri segni: delle incisioni lineari, nette, che non sembravano affatto naturali o accidentali. Sul femore, sulla faccia interna a metà dell’osso, c’era un gruppo di incisioni parallele, due delle quali più profonde, lunghe 12 e 15 mm e distanti 2.5 mm l’una dall’altra. Vicino a queste, l’osso era scheggiato, come se qualcosa l’avesse colpito con forza. Sulla tibia, nella parte posteriore-laterale vicino al ginocchio, altri segni simili: tre incisioni quasi verticali, la più evidente con una scheggiatura unilaterale. Anche qui, una piccola area di osso scheggiato vicino all’inizio delle incisioni. Cosa poteva aver causato segni del genere? Non sembravano tagli da macellazione o segni di morsi di animali. Serviva un’analisi più approfondita.

Qui entra in gioco la tecnologia moderna, quasi da detective della preistoria! Abbiamo usato la microscopia elettronica a scansione (SEM) e la microscopia 3D ad alta risoluzione per “zoomare” su questi segni misteriosi. Il SEM ci ha permesso di vedere dettagli incredibili: microstriature parallele all’interno dei solchi principali, tipiche del contatto con un bordo irregolare di selce lavorata. Questo confermava che erano stati fatti da strumenti di pietra. Ma la forma dei solchi non era quella di un taglio netto, come quando si scuoia o si deossa un animale.
Non Macellazione, Ma Impatti Violenti
La microscopia 3D ci ha dato la chiave di volta. Analizzando la forma tridimensionale dei solchi (la loro sezione trasversale, la profondità, la larghezza sul fondo e in superficie), abbiamo potuto confrontarli con un database di segni sperimentali:
- Tagli da macellazione (fatti con strumenti di selce su carcasse animali).
- Segni lasciati da proiettili (PIMs – Projectile Impact Marks) lanciati sperimentalmente contro ossa.
I risultati sono stati chiari. I segni su Tagliente 1 (tranne forse uno più superficiale sulla tibia) non assomigliavano ai tagli da macellazione. Erano diversi:
- Forma: Generalmente a “U” con un fondo piatto e largo, non a “V” come i tagli.
- Profondità: Notevolmente più profondi della maggior parte dei tagli da macellazione, anche di quelli fatti per scarnificare resti umani (che richiedono più forza).
- Scheggiature: Presenza di ampie scheggiature lungo i bordi dei solchi e distacco di frammenti ossei nel punto d’impatto.
- Interruzioni: Alcuni solchi mostravano interruzioni brusche e cambi di profondità, come se l’oggetto che li aveva creati avesse parzialmente “rimbalzato” o si fosse frammentato.
Tutte queste caratteristiche combaciano perfettamente con i segni lasciati da proiettili con punta di selce lanciati ad alta velocità, non da una lancia tenuta in mano. In pratica, Tagliente 1 era stato colpito da almeno due proiettili, probabilmente frecce o dardi scagliati con un propulsore. Addirittura, la morfologia dei segni, specialmente sul femore (due solchi paralleli e distinti), suggerisce l’uso di punte composite, cioè proiettili armati non solo con una punta perforante, ma anche con piccole lamelle di selce laterali (barbe), una tecnologia sofisticata documentata nel Paleolitico Superiore.
La Dinamica dell’Aggressione: Un Attacco Brutale
Ma non è finita qui. La posizione e l’orientamento delle ferite ci raccontano anche la possibile dinamica dell’aggressione.
- La ferita sul femore (sulla faccia mediale) sembra essere stata inflitta da un proiettile proveniente dall’alto e frontalmente, con una traiettoria discendente.
- La ferita sulla tibia (sulla faccia posteriore-laterale) indica invece un colpo arrivato da dietro e dal basso, con traiettoria ascendente.
Come è possibile? Ci sono due ipotesi principali: o Tagliente 1 è stato attaccato da più persone contemporaneamente, da direzioni diverse, oppure è stato colpito una prima volta, si è girato (magari nel tentativo di fuggire) ed è stato colpito di nuovo. La traiettoria del colpo sulla tibia è strana se si immagina una persona in piedi; è più compatibile con un individuo già a terra prono, o colpito al polpaccio mentre fletteva la gamba, magari correndo.

Queste ferite furono la causa della morte? Non possiamo esserne certi al 100%, dato che manca la parte superiore dello scheletro. Tuttavia, la ferita al femore è pericolosamente vicina all’arteria femorale. Se questa fosse stata recisa, la morte sarebbe sopraggiunta rapidamente per dissanguamento. Quello che è sicuro è che le ferite furono inflitte intorno al momento della morte (perimortem), perché non c’è alcun segno di guarigione ossea. C’è una leggera periostite (infiammazione del periostio) sulle ossa lunghe, ma sembra una condizione cronica, forse legata a stress da attività fisica intensa (comune in popolazioni molto mobili), non correlata al trauma finale.
Guerra o Faida? Le Prime Prove di Conflitto
Cosa significa tutto questo? È difficile che si sia trattato di un incidente di caccia o di ferite autoinflitte, data la presenza di due impatti distinti e da direzioni opposte. Siamo di fronte a un caso di violenza interpersonale intenzionale. Ma di che tipo? Violenza all’interno dello stesso gruppo (una lite, una faida personale) o un conflitto tra gruppi diversi? Qui le cose si fanno interessanti.
Nelle società di cacciatori-raccoglitori, la violenza intra-gruppo spesso si manifesta con traumi da corpo contundente al cranio (risse, combattimenti rituali) o ferite da taglio al torace. L’uso di armi da lancio a distanza, come in questo caso, è invece più tipico delle prime fasi di uno scontro tra gruppi ostili: imboscate, attacchi a sorpresa prima del combattimento corpo a corpo. Le ferite da proiettile sono considerate dagli archeologi una delle prove più forti di conflitto intergruppo.
Il caso di Tagliente 1, quindi, con i suoi colpi da davanti e da dietro, forse inferti da più aggressori, sembra puntare dritto verso uno scenario di guerra o razzia tra clan rivali. E questo, circa 17.000 anni fa!
Questa scoperta è importantissima perché le prove inequivocabili di conflitto nel Paleolitico sono estremamente rare. Si conoscono altri casi, come il famoso cimitero di Jebel Sahaba in Sudan (datato tra 13.700 e 8.000 anni fa circa), dove molti individui mostrano ferite da proiettile. Ma Tagliente 1 è tra le più antiche testimonianze dirette di PIMs su resti umani, suggerendo che la guerra tra gruppi non sia un’invenzione del Neolitico o del Mesolitico, ma abbia radici ben più profonde.
Perché combattevano? Forse per le risorse? Ricordiamoci il contesto: un periodo post-glaciale, con nuovi territori che si aprivano e una probabile espansione demografica. La competizione per le zone di caccia migliori o per altre risorse vitali potrebbe aver acceso scintille tra gruppi diversi.
Una Morte Violenta, Una Sepoltura Solenne
C’è un ultimo aspetto affascinante. Nonostante la morte violenta, Tagliente 1 non fu abbandonato. Ricevette una sepoltura formale, coperto da pietre incise, probabilmente dai membri del suo stesso gruppo. Questo si collega a un’ipotesi interessante sulla funzione delle sepolture nel Paleolitico Superiore. Non tutti venivano sepolti formalmente; spesso chi riceveva questo trattamento presentava anomalie fisiche, patologie o, appunto, segni di morte violenta. Si pensa che la sepoltura potesse servire a “contenere” eventi eccezionali o traumatici, come una “morte cattiva” (bad death), per ristabilire un ordine sociale turbato. La sepoltura di Tagliente 1 si inserisce perfettamente in questo quadro.
Cosa Ci Racconta Riparo Tagliente
In conclusione, l’analisi dei resti di Riparo Tagliente 1 ci ha aperto una finestra su un aspetto drammatico della vita nel Paleolitico Superiore. Le ferite da proiettile su questo giovane uomo sono una delle più antiche e chiare testimonianze compatibili con un conflitto armato tra gruppi umani. Ci ricordano che, anche in un passato così remoto, le dinamiche sociali potevano essere complesse e talvolta sfociare nella violenza organizzata. È un tassello fondamentale per capire non solo come vivevano, ma anche come morivano i nostri antenati cacciatori-raccoglitori, in un’epoca di grandi cambiamenti ambientali e sociali. Una storia incredibile, scritta nelle ossa.
Fonte: Springer
