Adolescenti Adottati e Non: Chi è Più Felice in Europa? Uno Sguardo da Vicino
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, un po’ come quelli che si fanno con la mente quando si legge un libro che ti cattura. Parleremo di adolescenti, un mondo di per sé complesso e meraviglioso, e lo faremo mettendo a confronto le esperienze di chi è cresciuto in una famiglia adottiva internazionale con quelle dei coetanei non adottati. E non ci limiteremo a un solo Paese, ma esploreremo la situazione in ben quattro contesti europei: Italia, Francia, Norvegia e Spagna. Siete pronti a scoprire cosa ci dice la scienza sulla loro soddisfazione di vita?
L’adolescenza: un’altalena di emozioni, soprattutto per chi è adottato
Partiamo da un presupposto: l’adolescenza è un periodo di transizione pazzesco, un vero e proprio ottovolante emotivo. Ma per i ragazzi e le ragazze che arrivano da un percorso di adozione internazionale, questa fase può presentare delle sfide aggiuntive, dei “compiti evolutivi specifici”, come li chiamano gli esperti. Non è una novità che la ricerca abbia spesso evidenziato come gli adolescenti adottati a livello internazionale possano essere a maggior rischio di difficoltà emotive e comportamentali.
Ma cosa succede quando spostiamo il focus dal “problema” alla percezione del proprio benessere, alla soddisfazione di vita? Ecco, uno studio recente ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, coinvolgendo un campione totale di 776 adolescenti. E, diciamocelo francamente, i risultati ci fanno riflettere. È emerso che gli adolescenti adottati hanno mostrato un rischio significativamente più alto di bassa soddisfazione di vita rispetto ai loro coetanei non adottati. Pensate, l’odds ratio (che è un modo per misurare questa associazione) è stato di 5.73! Questo significa che la probabilità è più di cinque volte maggiore. Un dato che non possiamo ignorare.
Il potere degli affetti: famiglia e amici sotto la lente
Ma cosa influenza questa percezione di felicità? Come potete immaginare, le relazioni giocano un ruolo da protagonista. E qui lo studio ci regala spunti davvero interessanti.
- Comunicazione con i genitori: Una comunicazione difficile con mamma e papà è emersa come un fattore di rischio per la bassa soddisfazione di vita, e questo vale sia per gli adottati che per i non adottati. Tuttavia, c’è una sfumatura: la mancanza di una comunicazione facile con entrambi i genitori sembra pesare di più sui ragazzi non adottati che su quelli adottati, sebbene il rischio generale per questi ultimi rimanga più elevato. Quasi come se, essendo già esposti a un rischio maggiore, l’impatto di una cattiva comunicazione, pur presente, non aumentasse il rischio in modo così esponenziale come per i coetanei. Una sorta di “effetto tetto”, ipotizzano i ricercatori.
- Supporto degli amici: E gli amici? Ah, gli amici! Qui la notizia è bellissima: un elevato supporto da parte degli amici si è rivelato un fattore protettivo potentissimo contro la bassa soddisfazione di vita, e questo vale per tutti, adottati e non. L’amicizia, quella vera, è un tesoro inestimabile, non c’è che dire.
Un altro dettaglio emerso riguarda la comunicazione specifica con le figure genitoriali. Mentre la comunicazione padre-figlio è risultata simile tra i due gruppi, un numero minore di adolescenti adottati ha riferito di parlare facilmente con la propria madre rispetto ai coetanei non adottati. Questo suggerisce che la relazione madre-figlio potrebbe essere un’area particolarmente delicata e importante nel contesto adottivo.

Nonostante le sfide, è fondamentale sottolineare che le famiglie adottive sono spesso descritte come contesti ricchi di risorse positive. Infatti, lo studio ha rilevato livelli simili di elevato supporto familiare percepito sia dagli adolescenti adottati che da quelli non adottati. Questo ci dice che l’amore e il sostegno in famiglia ci sono, eccome!
Sorpresa a scuola: un ambiente più gradito?
E ora, tenetevi forte, perché c’è un dato che potrebbe sorprendervi. Nonostante si parli spesso delle difficoltà scolastiche che alcuni ragazzi adottati possono incontrare (minori risultati accademici, bullismo, microaggressioni), questo studio ha rivelato che una proporzione maggiore di adolescenti adottati ha dichiarato di apprezzare molto la scuola (“I like it a lot”) rispetto ai coetanei non adottati (26.6% contro 15.6%).
Questo è un risultato davvero notevole! Potrebbe indicare che, per alcuni, la scuola diventa un luogo di crescita, resilienza e forse anche di appartenenza. Certo, i ricercatori ammettono di non aver indagato i fattori specifici dietro questa maggiore soddisfazione scolastica, quindi siamo nel campo delle ipotesi. Ma è una pista affascinante, che ci ricorda come l’adozione possa essere anche una fonte di forza e non solo di vulnerabilità.
Un mosaico europeo: Italia, Francia, Norvegia e Spagna
Come accennavo, lo studio ha toccato quattro Paesi europei: Italia, Francia, Norvegia e Spagna. Sebbene questi Paesi condividano caratteristiche socio-demografiche ed economiche simili, esistono anche importanti differenze culturali. E queste differenze sembrano contare.
I risultati generali sulla minore soddisfazione di vita degli adolescenti adottati si sono confermati con andamenti simili nei quattro Paesi. Tuttavia, circa il 10% della variabilità totale nella bassa soddisfazione di vita è attribuibile proprio alle differenze tra i Paesi. Ad esempio, è emerso che la soddisfazione di vita era particolarmente bassa tra gli adolescenti adottati in Norvegia. Questo dato si allinea con altri studi norvegesi che sottolineano come questioni legate all’identità, all’appartenenza, alla solitudine e alla salute mentale siano particolarmente sentite dagli adottati internazionali in quel contesto. Fattori come una maggiore uguaglianza di genere, tipica dei Paesi scandinavi, potrebbero influenzare positivamente la soddisfazione di vita attraverso relazioni sociali di supporto in famiglia, tra pari e a scuola, ma evidentemente nel caso specifico degli adottati norvegesi entrano in gioco altre dinamiche complesse.
Cosa possiamo imparare? Piste per il futuro
Allora, cosa ci portiamo a casa da questa immersione nel mondo degli adolescenti europei? Sicuramente, la conferma che l’adolescenza può essere un periodo più impegnativo per chi ha una storia di adozione internazionale. Ma, soprattutto, abbiamo indicazioni preziose su come supportarli al meglio.
- Rafforzare le relazioni: La qualità delle relazioni interpersonali è la chiave. Programmi di prevenzione e intervento mirati a migliorare il benessere degli adolescenti dovrebbero includere strategie per aiutarli a costruire e mantenere relazioni di alta qualità e ambienti di supporto in tutti i contesti: famiglia, amici, scuola.
- Supporto ai genitori adottivi: Le famiglie adottive hanno immense risorse. È cruciale implementare e diffondere interventi di “arricchimento” per i genitori, per aiutarli a utilizzare appieno queste risorse. Poiché le difficoltà nella comunicazione genitore-figlio influenzano negativamente il benessere, sarebbe auspicabile che questi interventi si concentrassero su competenze legate alla storia adottiva: apertura nella comunicazione su temi specifici dell’adozione, condivisione delle emozioni legate alle perdite multiple connesse all’adozione e competenze basate sulla comprensione del trauma.
- Cultura dell’inclusione: Sviluppare e promuovere una cultura di inclusione e comprensione intorno all’adozione rimane fondamentale per massimizzare la resilienza dei ragazzi adottati.
Limiti dello studio (perché la scienza è onesta)
Come ogni ricerca scientifica che si rispetti, anche questa ha i suoi limiti, ed è giusto menzionarli. Ad esempio, le procedure di raccolta dati erano diverse per i due gruppi (i non adottati hanno compilato questionari a scuola, gli adottati principalmente online). Inoltre, molte famiglie adottive si sono auto-selezionate per partecipare, quindi il campione potrebbe non rappresentare appieno tutta la popolazione degli adottati internazionali. Anche lo stato socio-economico, che potrebbe influenzare i risultati, non è stato considerato. Quindi, come sempre, i risultati vanno interpretati con cautela, soprattutto quando si fanno confronti tra Paesi.
In conclusione, questo studio ci offre uno spaccato importante sulla soddisfazione di vita degli adolescenti adottati e non adottati in Europa. Ci ricorda che, sebbene l’adozione possa presentare sfide uniche, il supporto della famiglia, degli amici e un ambiente scolastico positivo possono fare un’enorme differenza. La strada verso la felicità può avere curve diverse, ma gli ingredienti fondamentali – amore, comunicazione e supporto – restano universali. E per i ragazzi adottati, un’attenzione in più a questi aspetti può davvero illuminare il cammino.
Fonte: Springer
