Calcoli Pancreatici e ESWL: Quando Funziona Davvero? Sveliamo i Fattori Chiave
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento un po’ tecnico ma super interessante, che riguarda una condizione fastidiosa chiamata pancreatite cronica e i suoi “ospiti” indesiderati: i calcoli nel dotto pancreatico. E soprattutto, voglio esplorare con voi perché una tecnica chiamata ESWL (che sta per Litotrissia Extracorporea a Onde d’Urto), usata per romperli, a volte funziona alla grande e altre volte meno. Pronti a scoprire cosa dice la scienza?
Cos’è la Pancreatite Cronica e Perché Vengono i Calcoli?
Prima di tuffarci nel vivo, facciamo un passo indietro. La pancreatite cronica è un’infiammazione del pancreas che non se ne va, anzi, peggiora nel tempo, danneggiando questo organo fondamentale. Questo porta spesso a dolore e problemi nella produzione di enzimi digestivi e ormoni come l’insulina. Una delle complicanze più comuni? Proprio la formazione di calcoli nel dotto pancreatico, presenti in circa la metà dei pazienti, una percentuale che può arrivare quasi al 100% dopo 14 anni dall’inizio della malattia!
Questi calcoli sono fatti principalmente di carbonato di calcio e proteine, e per fortuna sono quasi sempre visibili ai raggi X (radiopachi). Sono più comuni negli uomini, forse perché l’alcolismo è una delle cause principali di pancreatite cronica e gli uomini tendono a sviluppare più facilmente la forma alcolica.
ESWL: La Nostra Arma Contro i Calcoli “Difficili”
Quando i calcoli sono grossi (sopra i 5 mm), radiopachi e bloccano il dotto principale del pancreas, soprattutto nella testa o nel corpo dell’organo, e non si riescono a togliere con le tecniche endoscopiche standard, entra in gioco l’ESWL. Immaginatela come una specie di “martello pneumatico” a onde d’urto che, dall’esterno del corpo, mira ai calcoli e li frantuma in pezzetti più piccoli (idealmente sotto i 3 mm). Questi frammenti poi possono uscire da soli o essere rimossi più facilmente con un’altra procedura chiamata ERCP (Colangiopancreatografia Retrograda Endoscopica). Le linee guida europee del 2018 la raccomandano proprio per questi casi. Sembra fantastico, no? Ma come dicevo, non sempre l’efficacia è garantita al 100%. Perché?
Lo Studio Che Ci Illumina: Cosa Influenza il Successo dell’ESWL?
Ed è qui che entra in gioco uno studio interessante, condotto retrospettivamente su 160 pazienti trattati con ESWL per calcoli pancreatici tra il 2017 e il 2023 presso il First People’s Hospital di Hangzhou. L’obiettivo era proprio capire quali fattori potessero predire l’esito della litotrissia. I ricercatori hanno raccolto un sacco di dati: età, sesso, se era stato messo uno stent nel dotto pancreatico prima dell’ESWL, e soprattutto, grazie alla TC spirale addominale, hanno misurato il valore massimo di densità dei calcoli (espresso in unità Hounsfield, HU) e il loro volume totale (usando un software specifico, ITK-SNAP).
Hanno poi diviso i pazienti in due gruppi:
- Gruppo CL (Complete Lithotripsy): 99 pazienti in cui i calcoli residui dopo ESWL erano più piccoli di 3 mm (successo!).
- Gruppo ICL (Incomplete Lithotripsy): 61 pazienti in cui i calcoli residui erano ancora più grandi di 3 mm (successo parziale o insuccesso).

I Risultati: Sesso, Densità e Volume Fanno la Differenza!
Analizzando i dati, sono emerse delle differenze statisticamente significative tra i due gruppi per tre fattori principali:
- Sesso: Le donne avevano una probabilità maggiore di finire nel gruppo ICL (frammentazione incompleta). Su 64 donne, 31 (quasi la metà!) hanno avuto una litotrissia incompleta, contro 30 su 96 uomini (meno di un terzo).
- Valore Massimo TC dei Calcoli: I pazienti nel gruppo ICL avevano calcoli con una densità media significativamente più alta (misurata in HU). Più il calcolo è “denso” alla TC, più è difficile romperlo.
- Volume dei Calcoli: Come prevedibile, calcoli più voluminosi erano associati a una maggiore probabilità di frammentazione incompleta.
L’analisi statistica più avanzata (regressione logistica binaria) ha confermato che questi tre fattori – sesso femminile, valore TC massimo elevato e volume elevato dei calcoli – sono indipendenti fattori di rischio per una frammentazione incompleta con ESWL. L’età e il posizionamento di uno stent prima della procedura, invece, non sembravano influenzare significativamente l’esito in questo studio specifico.
Perché Proprio Questi Fattori? Spieghiamolo Meglio
Ha senso, no? Un valore TC più alto indica generalmente un calcolo più denso, più duro, probabilmente con più calcio. Le onde d’urto fanno più fatica a creare crepe e a propagarle in un materiale così compatto. L’energia viene assorbita di più, l’efficacia si riduce. Allo stesso modo, un volume maggiore significa semplicemente che c’è più “materiale” da rompere, rendendo più probabile che rimangano frammenti grandi.
Ma perché il sesso femminile? Qui la questione è un po’ più complessa e non del tutto chiara. Lo studio ipotizza un possibile legame con una maggiore incidenza nelle donne della disfunzione dello Sfintere di Oddi (SOD), un muscoletto che regola il flusso di bile e succo pancreatico nell’intestino. Una sua disfunzione potrebbe ostacolare l’espulsione dei frammenti e forse complicare il trattamento. C’è da dire, però, che altri studi non hanno trovato questa correlazione tra sesso e successo della litotrissia, quindi è un punto che merita ulteriori indagini.

Più Difficile da Rompere = Più Trattamenti Necessari
Un altro dato interessante emerso dallo studio è che i pazienti del gruppo ICL (quelli con frammentazione incompleta) hanno avuto bisogno, in media, di un numero significativamente maggiore di sedute di ESWL (in media 2.23 sedute contro 1 del gruppo CL) e di un numero maggiore di onde d’urto per seduta. Questo conferma indirettamente che i loro calcoli erano effettivamente più “resistenti”.
Cosa Ci Portiamo a Casa?
Questo studio, pur con i suoi limiti (singolo centro, campione non enorme), ci dà indicazioni preziose. Prima di sottoporre un paziente a ESWL per calcoli pancreatici, valutare attentamente il volume e soprattutto la densità massima alla TC dei calcoli può aiutarci a prevedere la probabilità di successo e a pianificare meglio il trattamento. Se un calcolo appare molto voluminoso e molto denso, potremmo aspettarci un percorso più lungo, magari con più sedute, o considerare strategie alternative o combinate. Anche il sesso del paziente potrebbe essere un fattore da tenere in considerazione, sebbene il suo ruolo necessiti di ulteriori conferme.
Capire questi fattori di rischio ci permette di personalizzare l’approccio terapeutico, ottimizzando l’energia delle onde d’urto, la frequenza, il numero di sessioni e stabilendo protocolli post-operatori più mirati per monitorare l’efficacia e gestire eventuali complicanze (che, ricordiamolo, esistono, anche se non frequentissime, come pancreatite acuta post-procedura, infezioni o sanguinamenti).
Insomma, la battaglia contro i calcoli pancreatici continua, ma grazie a studi come questo abbiamo qualche arma in più per scegliere la strategia migliore e aumentare le chance di successo per i nostri pazienti!
Fonte: Springer
