Mente, Anni e Soldi: Perché Gestire le Finanze Diventa Difficile (e Cosa C’entra il Cervello)
Parliamoci chiaro: invecchiare porta con sé un sacco di cambiamenti, e non parlo solo delle rughe o dei capelli bianchi. Anche il nostro cervello cambia, e con esso alcune delle nostre abilità cognitive. Questo può avere un impatto bello grosso sulla nostra capacità di rimanere indipendenti, soprattutto quando si tratta di gestire le attività quotidiane più complesse.
Una di queste attività, spesso sottovalutata finché non inizia a diventare un problema, è la gestione delle proprie finanze. Pensateci: budget, pianificazione della pensione, capire estratti conto complicati… non è roba da poco! Di solito, si studia questo aspetto quando si parla di problemi cognitivi seri come il Mild Cognitive Impairment (MCI) o la demenza. Ma la domanda che mi sono posto, e che ha guidato una ricerca affascinante, è: cosa succede nelle persone anziane che *non* hanno un deficit cognitivo diagnosticato? Perché alcune se la cavano alla grande con numeri e bollette, mentre altre iniziano a faticare?
Ecco, l’obiettivo era proprio capire queste differenze individuali nella “capacità finanziaria” – termine tecnico per indicare l’abilità di gestire i propri soldi – in persone anziane cognitivamente sane, e scoprire quali fattori comportamentali e cognitivi giocano un ruolo chiave.
Ma cos’è esattamente la capacità finanziaria?
Non è solo saper fare due più due. La capacità finanziaria, come misurata da test specifici come il Financial Capacity Instrument-Short Form (FCI-SF) utilizzato nello studio che vi racconto, comprende un bel po’ di cose:
- Capire il valore di monete e banconote.
- Afferrare concetti finanziari di base e risolvere piccoli problemi pratici.
- Saper usare un libretto degli assegni (anche se ormai meno comune, è un indicatore!).
- Comprendere e gestire un estratto conto bancario.
Insomma, è un mix di conoscenze e abilità pratiche fondamentali per non finire nei guai o essere vulnerabili a truffe, un rischio purtroppo più alto con l’avanzare dell’età.
Il legame cervello-portafoglio: cosa abbiamo scoperto
Per andare a fondo della questione, abbiamo coinvolto un gruppo di persone tra i 59 e gli 86 anni, tutte senza diagnosi di deficit cognitivi. Le abbiamo sottoposte non solo al test sulla capacità finanziaria (l’FCI-SF), ma anche a una batteria completa di test neuropsicologici e questionari. Volevamo una fotografia il più dettagliata possibile delle loro abilità cognitive (memoria, attenzione, ragionamento, linguaggio…) e anche del loro stato d’animo, motivazione, qualità del sonno e persino quanto si sentissero sicure della propria memoria (metamemoria).
Utilizzando un’analisi statistica piuttosto sofisticata (chiamata PLSC, Partial Least Squares Correlation), abbiamo cercato le connessioni tra la performance nei compiti finanziari e tutti gli altri dati raccolti. E i risultati sono stati illuminanti!
Abbiamo trovato un’associazione significativa (correlazione di 0.56, che in statistica è un buon valore, e molto improbabile che sia dovuta al caso, p < .001) tra la capacità finanziaria e le prestazioni cognitive generali, anche tenendo conto dell'età e degli anni di istruzione (che sappiamo influenzare queste cose).

Quali abilità cognitive fanno la differenza?
Entrando nello specifico, abbiamo visto che le persone più brave a gestire le finanze erano anche quelle con migliori punteggi in aree cognitive ben precise. Ecco i “protagonisti”:
- Ragionamento fluido: La capacità di risolvere problemi nuovi, pensare in modo flessibile e logico. Pensate a quando dovete capire un nuovo piano tariffario o adattare il budget a una spesa imprevista.
- Intelligenza cristallizzata: Il bagaglio di conoscenze accumulate nel tempo, il vocabolario, la cultura generale. Serve per capire termini finanziari o istruzioni complesse.
- Aggiornamento della memoria di lavoro: La capacità di tenere a mente informazioni e manipolarle mentre si fa qualcos’altro. Fondamentale per fare calcoli a mente o seguire i passaggi per pagare una bolletta online.
- Memoria visiva: Ricordare informazioni presentate visivamente, come grafici o layout di documenti.
- Durata del sonno (auto-riferita): Qui la sorpresa! Una durata del sonno *più lunga* era associata a una *peggiore* capacità finanziaria. Questo non significa che dormire tanto faccia male di per sé, ma potrebbe essere un indicatore indiretto di altri problemi di salute o di una qualità del sonno non ottimale, come vedremo.
È interessante notare che misure legate all’umore (depressione, ansia), alla motivazione o all’attività fisica non sembravano avere un legame diretto con la capacità finanziaria in questo gruppo di persone sane. Questo suggerisce che, almeno in assenza di patologie, sono proprio le capacità cognitive “pure” a giocare il ruolo principale.
La Riserva Cognitiva: uno scudo contro il declino?
Questi risultati, in particolare il legame con il ragionamento fluido e l’intelligenza cristallizzata (che insieme danno una buona stima del QI), ci portano a parlare di un concetto affascinante: la riserva cognitiva. È come se alcune persone avessero un “cervello di scorta”, una maggiore capacità di mantenere le funzioni cognitive anche di fronte ai cambiamenti legati all’età o persino ai primi segni di malattie neurodegenerative.
Pensate all’istruzione o a un QI più alto: spesso aiutano le persone a “compensare” meglio. Lo studio suggerisce che una buona capacità finanziaria potrebbe essere legata a questa riserva. Chi ha già di base un buon “motore” cognitivo (alto QI, buone capacità di ragionamento) potrebbe essere più protetto dal declino funzionale, anche in ambito finanziario. Al contrario, chi mostra già da sano una capacità finanziaria più bassa, potrebbe essere più vulnerabile e mostrare difficoltà più evidenti e precoci se il cervello dovesse subire ulteriori colpi a causa dell’invecchiamento o di malattie come l’Alzheimer. È un campanello d’allarme importante!

Si può fare qualcosa per migliorare?
La domanda sorge spontanea: se queste abilità cognitive sono così importanti, possiamo allenarle per migliorare o mantenere la nostra capacità finanziaria? Purtroppo, la risposta non è semplice. Funzioni come il ragionamento fluido e le funzioni esecutive (quel gruppo di abilità che include la memoria di lavoro, la pianificazione, l’inibizione) sono notoriamente difficili da “potenziare” con esercizi specifici, almeno in modo duraturo e generalizzabile alla vita quotidiana.
E il sonno? Beh, il sonno è considerato un fattore modificabile. Il nostro studio ha trovato un legame tra sonno più lungo e peggiori performance finanziarie. Questo risultato è in linea con altre ricerche che mostrano una relazione a “U rovesciata” tra durata del sonno e declino cognitivo: sia dormire troppo poco che dormire troppo sembrano associati a problemi. Tuttavia, dormire molto in età avanzata potrebbe essere un segnale di altri problemi di salute. Quindi, più che puntare a dormire di meno, la ricerca futura dovrebbe indagare se migliorare la *qualità* del sonno (non solo la durata) possa avere un impatto positivo sulla capacità finanziaria.
Limiti e prospettive future
Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. Il numero di partecipanti non era enorme e il disegno era “trasversale” (abbiamo scattato una fotografia in un dato momento, non seguito le persone nel tempo). Servirebbero studi più ampi, magari seguendo le persone per anni, e con campioni più diversificati per background educativo, finanziario e stato di salute mentale.
Detto questo, la ricerca apre strade importanti. Ci dice che la capacità di gestire i soldi in età avanzata non è un blocco unico, ma dipende da un cocktail complesso di funzioni cognitive, soprattutto quelle legate alla corteccia prefrontale (area del ragionamento e delle decisioni) e al lobo temporale mediale (area della memoria). Capire meglio come queste aree interagiscono e come sono influenzate da fattori come la riserva cognitiva o persino dai primi accumuli di proteine legate all’Alzheimer (beta-amiloide e tau), sarà fondamentale per sviluppare strategie mirate a proteggere l’indipendenza finanziaria degli anziani.
Insomma, la prossima volta che vi trovate a fare i conti con budget o estratti conto, pensate a quanta parte del vostro cervello state mettendo al lavoro! È un’attività complessa che ci dice molto sulla nostra salute cognitiva, anche quando ci sentiamo perfettamente in forma.
Fonte: Springer
