Fagiolo Alato Pellettato: La Nuova Super-Pappa Sostenibile per Mucche e Pecore?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di una cosa che mi appassiona tantissimo: come rendere l’alimentazione dei nostri animali, specialmente mucche, pecore e capre (i ruminanti!), più sostenibile e meno dipendente da risorse che scarseggiano o hanno prezzi ballerini. Sapete, la richiesta di carne e latte è in continua crescita, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, e questo mette sotto pressione la produzione di mangimi.
Uno degli ingredienti energetici più usati, soprattutto in posti come la Thailandia, sono le chips di manioca. Buone, eh? Ma c’è un problema: la loro disponibilità e il prezzo sono un’altalena continua, influenzati dal mercato globale (la Cina ne compra tantissima!), dai tassi di cambio e da mille altri fattori. Insomma, non possiamo fare affidamento solo su quella. E allora? Dobbiamo guardarci intorno, sfruttare la biodiversità e trovare alternative valide.
Un’Alternativa Sostenibile: Il Fagiolo Alato
Ed è qui che entra in gioco il protagonista della nostra storia: il fagiolo alato (Psophocarpus tetragonolobus). No, non è un legume con le ali, ma una pianta tropicale i cui tuberi sono una vera miniera d’oro nutrizionale! Pensate che possono contenere un sacco di energia (fino a 16.264 J/g) e proteine (fino al 25,59%!). Mica male come alternativa alla manioca, che di proteine ne ha pochine (meno del 2%).
Studi precedenti avevano già suggerito che questi tuberi potessero sostituire la manioca nelle diete dei ruminanti senza creare problemi alla loro complessa digestione ruminale. Però, c’era un piccolo intoppo: sostituendo completamente la manioca con i tuberi di fagiolo alato, si notava a volte una diminuzione nella produzione di acidi grassi volatili totali (TVFA) nel rumine. Questi acidi sono fondamentali, perché rappresentano la principale fonte di energia per l’animale derivante dalla fermentazione nel rumine.
Si è provato a migliorare la qualità dei tuberi con trattamenti come il vapore caldo, che sembrava funzionare bene, ma diciamocelo, trattare grandi quantità di mangime col vapore in un allevamento non è proprio la cosa più pratica del mondo.
Pellet vs Polvere: La Sfida in Laboratorio
E allora, ci siamo chiesti: e se provassimo a trasformare questi tuberi in pellet? Il pelleting è una tecnica stra-usata nel mondo dei mangimi: rende il prodotto più facile da maneggiare, riduce gli sprechi e spesso migliora la digeribilità. Sarà più pratico del vapore e magari ci aiuterà anche con quella storia degli acidi grassi?
Per scoprirlo, abbiamo messo in piedi un esperimento in vitro. Cosa significa? In pratica, abbiamo simulato la digestione che avviene nel rumine usando del liquido ruminale prelevato da mucche fistulate (mucche con una sorta di “finestra” sullo stomaco, che permette di prelevare campioni senza far loro del male, tranquilli!). Abbiamo preparato diverse “diete” sperimentali:
- Una dieta di controllo solo con chips di manioca.
- Diete in cui sostituivamo il 33%, il 66% o il 100% delle chips di manioca con tuberi di fagiolo alato in polvere.
- Diete in cui sostituivamo il 33%, il 66% o il 100% delle chips di manioca con tuberi di fagiolo alato trasformati in pellet.
Poi abbiamo messo queste diete a “fermentare” nel liquido ruminale a 39°C (la temperatura corporea della mucca) e abbiamo misurato un sacco di cose per capire cosa succedeva.

Cosa Dice il Rumen Similato? Gas, Digestione e Dintorni
La prima cosa che abbiamo guardato è stata la produzione di gas. La fermentazione nel rumine produce gas, è normale. Analizzando come e quanto gas viene prodotto, possiamo capire quanto velocemente e bene i microbi stanno “lavorando” il mangime.
Abbiamo visto cose interessanti:
- Gas dalla frazione solubile (Gas “a”): Sostituire la manioca con i tuberi, specialmente in pellet ai livelli più alti (66% e 100%), sembrava dare una “spinta” iniziale alla fermentazione. La manioca, invece, partiva più lentamente.
- Gas dalla frazione insolubile (Gas “b”) e Gas Totale Potenziale (Gas “|a|+b”): Qui la manioca vinceva. Produceva più gas in generale, probabilmente perché è ricchissima di amido facilmente fermentescibile. I tuberi, pur avendo tanta energia, ne producevano un po’ meno, soprattutto i pellet al 100% di sostituzione.
- Velocità di produzione del gas (Gas “c”): I pellet sembravano fermentare un po’ più velocemente della polvere, ma comunque più lentamente della manioca.
- Gas cumulativo a 96 ore: Anche qui, la manioca e le diete con solo il 33% di sostituzione (sia polvere che pellet) producevano più gas totale nel lungo periodo.
E la digeribilità? Qui la sorpresa: non abbiamo trovato differenze significative! Sia che usassimo manioca, tuberi in polvere o tuberi in pellet, la quantità di sostanza secca e organica digerita dopo 12 e 24 ore era molto simile. Questo è un ottimo segno: significa che i tuberi, anche pellettati, vengono degradati efficacemente come la manioca.
Passiamo al “clima” del rumine:
- pH: Le diete con i tuberi di fagiolo alato tendevano a mantenere un pH leggermente più alto e stabile rispetto alla manioca. Questo è positivo, perché un pH troppo basso (acido) può dare problemi ai microbi “buoni” del rumine. La manioca, essendo ricca di amido che fermenta velocemente, tende ad abbassare di più il pH.
- Ammoniaca (NH3-N): Qui i pellet hanno mostrato livelli di ammoniaca più alti rispetto alla polvere, soprattutto dopo 4 ore. L’ammoniaca serve ai microbi per costruire le loro proteine, quindi un livello adeguato è importante.
- Protozoi: Nessuna differenza significativa nel numero di questi microrganismi ruminali.

Meno Metano, Ma Meno Energia? I Pro e i Contro
Arriviamo al punto cruciale: gli acidi grassi volatili (TVFA), l’energia per l’animale. Come previsto dagli studi precedenti, le diete a base di manioca producevano significativamente più TVFA rispetto a quelle con i tuberi di fagiolo alato. E tra polvere e pellet, la polvere ne produceva leggermente di più. Questo è l’aspetto che richiede più attenzione: sostituire la manioca con i tuberi potrebbe significare fornire un po’ meno energia “pronta all’uso” all’animale.
Tuttavia, guardando il profilo dei singoli acidi grassi, abbiamo notato che le diete con i tuberi aumentavano la proporzione di acido acetico (importante per la produzione di grasso nel latte, ad esempio) e mantenevano stabili i livelli di acido propionico (fondamentale per la produzione di glucosio). L’acido butirrico variava un po’.
E il metano? Ragazzi, questa è una bella notizia! Abbiamo stimato la produzione di metano (un potente gas serra prodotto durante la digestione ruminale) basandoci sui profili degli acidi grassi. Ebbene, la sostituzione totale (100%) della manioca con i tuberi di fagiolo alato in pellet ha portato alla produzione di metano più bassa in assoluto! Questo potrebbe essere dovuto alla composizione dei tuberi. Si sa che alcune leguminose contengono tannini, composti che possono inibire i microbi metanogeni. I tuberi di fagiolo alato ne contengono un po’ (circa 5.32 mg/g), e questo potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di metano. Un punto a favore enorme per la sostenibilità!

Conclusioni: Un Futuro Pellettato per i Tuberi?
Allora, tiriamo le somme. Il nostro esperimento in vitro ci dice che:
- Trasformare i tuberi di fagiolo alato in pellet è una strategia valida e pratica, che non peggiora la fermentazione ruminale o la digeribilità rispetto alla forma in polvere.
- I tuberi di fagiolo alato (sia polvere che pellet) possono effettivamente sostituire le chips di manioca nelle diete per ruminanti, mantenendo una buona digeribilità e un ambiente ruminale stabile (anzi, forse anche più stabile per quanto riguarda il pH).
- C’è un potenziale vantaggio ambientale: i pellet di tuberi al 100% di sostituzione sembrano ridurre la produzione di metano.
- MA attenzione: la produzione totale di energia (TVFA) risulta inferiore rispetto alla manioca. Questo è un fattore da considerare attentamente quando si formulano le diete reali per gli animali.
Insomma, il fagiolo alato pellettato si candida come un’alternativa davvero promettente e sostenibile alla manioca. Certo, questo è uno studio in laboratorio. Il prossimo passo sarà vedere come si comportano gli animali mangiando queste diete nella realtà (studi in vivo) e approfondire la composizione esatta degli amidi e di altri composti nei tuberi per capire meglio il loro impatto. Ma la strada sembra quella giusta per una zootecnia più verde e resiliente!
Fonte: Springer
