Primo piano di un occhio umano durante un esame oftalmologico avanzato, luce focalizzata sulla cornea che mostra dettagli strutturali, ambiente clinico moderno e sterile. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, illuminazione controllata, profondità di campo selettiva.

Trapianto di Cornea: Cosa Sta Cambiando Davvero? Uno Sguardo Dentro 7 Anni di Evoluzione

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel mondo dell’oftalmologia, per parlare di qualcosa che ridà letteralmente la luce a moltissime persone: il trapianto di cornea, o come lo chiamiamo noi addetti ai lavori, la cheratoplastica.

Sapete, la cecità corneale è un problema serio, la quinta causa di cecità a livello globale, e colpisce molto di più nei paesi in via di sviluppo. Fortunatamente, la cheratoplastica è l’intervento di trapianto di tessuti e organi più diffuso e con il più alto tasso di successo al mondo. Questo perché la cornea ha una specie di “privilegio immunitario”, non avendo vasi sanguigni.

Recentemente mi sono imbattuto in uno studio interessantissimo che arriva dalla Cina, precisamente da un importante centro di riferimento nella provincia meridionale di Liaoning (l’Ospedale del Popolo N. 3 di Dalian). Hanno analizzato ben 7 anni di dati, dal 2017 al 2023, su tutti i trapianti di cornea eseguiti lì. E credetemi, i risultati ci raccontano una storia di grandi cambiamenti!

Allora, chi sono i pazienti e perché hanno bisogno di un trapianto?

Lo studio ha preso in esame 537 pazienti. L’età media era intorno ai 56 anni, ma si andava dai bambini di 5 anni fino ai nonni di 90! Curiosamente, c’erano molti più uomini (quasi il 65%) che donne.

Ma la cosa che più mi ha colpito è stata la causa principale che portava al trapianto. Mentre qui in occidente siamo più abituati a vedere cheratocono o distrofie endoteliali come motivi principali, lì, in quella regione della Cina, la causa numero uno è la cheratite infettiva (ben il 45% dei casi!). E tra le infezioni, la più comune è quella fungina (oltre il 63% delle cheratiti infettive). Questo, secondo gli autori, riflette molto le caratteristiche socio-economiche della zona, con molte aree rurali, villaggi di pescatori e zone industriali, dove l’esposizione a certi agenti patogeni è più alta.

Altre cause importanti erano:

  • Leucoma corneale (opacità post-infettive o congenite) – 13.6%
  • Scompenso endoteliale (le cellule che mantengono la cornea trasparente non funzionano più bene) – 8.9%
  • Traumi corneali – 6.7%
  • Rigetto di trapianto precedente – 6.3%
  • Ulcere corneali immunitarie – 6.1%
  • Cheratocono (una deformazione progressiva della cornea) – 5.9% (questo colpisce soprattutto i giovani)
  • Distrofie e degenerazioni corneali – 5.2%
  • Tumori corneali – 1.9%

È interessante notare come nel 2020 ci sia stato un calo significativo dei casi, probabilmente a causa della pandemia di COVID-19 che ha ridotto le attività sociali e quindi traumi e infezioni. Ma poi i numeri sono tornati a salire.

Primo piano di un occhio umano affetto da cheratite fungina, visibile opacità biancastra sulla cornea. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, illuminazione clinica controllata per evidenziare la lesione.

Come si opera? L’evoluzione delle tecniche chirurgiche

Qui arriva un’altra parte succosa della storia. Per anni, la tecnica principale è stata la Cheratoplastica Perforante (PKP), dove si sostituisce l’intera cornea a tutto spessore. Nello studio, la PKP è ancora la procedura più comune (quasi il 50% dei casi), specialmente per infezioni gravi o perforazioni.

MA… e c’è un grande “ma”… la sua popolarità sta calando! Guardando i dati anno per anno, si vede chiaramente che la percentuale di PKP è scesa dal 71% nel 2017 al 25% nel 2023. Incredibile, vero?

E cosa sta prendendo il suo posto? Le cosiddette cheratoplastiche lamellari o componenti. Si tratta di tecniche più “raffinate” dove si sostituisce solo lo strato malato della cornea, lasciando intatto il tessuto sano. Parliamo di:

  • DALK (Deep Anterior Lamellar Keratoplasty): si sostituiscono gli strati anteriori (stroma) ma si conserva l’endotelio del paziente. Ottima per cheratocono o cicatrici stromali. (24% dei casi nello studio)
  • ALK (Anterior Lamellar Keratoplasty): si sostituisce solo la parte più superficiale dello stroma. Utile per opacità anteriori. (21.6% dei casi)
  • EK (Endothelial Keratoplasty): si sostituisce solo lo strato più interno, l’endotelio (e la membrana di Descemet). È la scelta d’elezione per lo scompenso endoteliale o la distrofia di Fuchs. (5% dei casi, ma in crescita)

Questa transizione verso le tecniche lamellari è un trend globale. Perché? Beh, i vantaggi sono notevoli: minor rischio di rigetto, recupero visivo potenzialmente più rapido, maggiore sopravvivenza del trapianto nel tempo e meno complicanze. Insomma, una vera rivoluzione in sala operatoria!

Non solo donatori: l’innovazione nei materiali per il trapianto

E da dove arrivano queste cornee? La fonte principale restano i donatori umani (cornee fresche, usate nel 55% dei casi). Ma la carenza di donatori è un problema enorme, soprattutto in Cina. Per questo, si cercano alternative.

Nello studio, vediamo un uso significativo anche di:

  • Cornee umane disidratate: conservate in glicerolo, perdono le cellule endoteliali ma possono essere usate per trapianti lamellari anteriori o per interventi “tettonici” (di supporto strutturale). (Circa il 31% dei casi)
  • Cornee bioingegnerizzate: qui la cosa si fa super high-tech! Nello studio hanno usato specificamente l’APCS (Acellular Porcine Corneal Stroma), una cornea di maiale decellularizzata che mantiene la struttura tridimensionale. È promettente per ALK e DALK, soprattutto in casi di ulcere o cicatrici stromali senza coinvolgimento del limbus o dell’endotelio. (Ben il 13% dei casi!)
  • Lenticoli stromali corneali: sono piccoli dischi di tessuto corneale ottenuti dalla chirurgia refrattiva (SMILE). Singoli o sovrapposti, possono essere usati per riparare difetti stromali superficiali o piccole perforazioni quando mancano altre opzioni. (Meno dell’1% dei casi, ma è una frontiera interessante).

Questa diversificazione dei materiali è fondamentale per affrontare la carenza di donatori e ampliare l’accesso al trapianto. Le cornee bioingegnerizzate, in particolare, rappresentano una speranza concreta per il futuro.

Cosa ci insegna questa storia?

Questo studio, anche se limitato a una specifica regione della Cina, ci dà una fotografia molto chiara delle tendenze attuali nella cheratoplastica in un contesto di paese in via di sviluppo ma con una sanità in rapida evoluzione.

Vediamo che:

  • Le cause del trapianto sono ancora legate a fattori socio-economici (infezioni > malattie degenerative).
  • Le tecniche chirurgiche si stanno spostando dalla sostituzione totale (PKP) a quella selettiva (lamellari), seguendo i progressi globali.
  • I materiali si stanno diversificando enormemente, con le opzioni bioingegnerizzate che si fanno strada.

Insomma, il mondo del trapianto di cornea è in pieno fermento! Le innovazioni nelle tecniche e nei materiali stanno aprendo nuove porte e offrendo speranza a sempre più persone. È davvero entusiasmante vedere come la ricerca e la pratica clinica lavorino insieme per migliorare la vista e la qualità della vita dei pazienti. E chissà quali altre meraviglie ci riserverà il futuro!

Fonte: Springer

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