Sole e Bimbi all’Asilo: Chi si Abbronza di Più? Scoperte Sorprendenti dalla Danimarca
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che tocca da vicino tanti genitori e chiunque si occupi di bambini piccoli: il sole. Sappiamo tutti che un po’ di sole fa bene, ma sappiamo anche che i raggi ultravioletti (UVR) possono essere dannosi, soprattutto per la pelle delicata dei più piccoli. Anzi, sono il principale fattore di rischio per il cancro della pelle. Ma vi siete mai chiesti quanto sole prendono davvero i nostri bimbi quando sono all’asilo? E se il tipo di asilo facesse la differenza?
Beh, un gruppo di ricercatori in Danimarca se lo è chiesto e ha fatto uno studio davvero interessante, un po’ esplorativo, per capirci di più. Hanno messo a confronto l’esposizione ai raggi UVR di bambini che frequentano due tipi diversi di asilo: uno tradizionale, con spazi all’aperto più classici, e uno “nel bosco”, dove i piccoli passano praticamente tutta la giornata immersi nella natura. I risultati? Preparatevi, perché potrebbero sorprendervi!
Il Contesto: Perché Preoccuparsi del Sole?
Prima di tuffarci nello studio, facciamo un passo indietro. Perché tutta questa attenzione ai raggi UVR? Semplice: l’esposizione eccessiva, soprattutto durante l’infanzia, aumenta il rischio di sviluppare problemi alla pelle più avanti nella vita, compresi i tumori cutanei come il carcinoma cheratinocitico e il melanoma maligno cutaneo. Pensate che alcuni studi hanno persino notato differenze nell’incidenza di questi tumori tra chi vive in città e chi in campagna, suggerendo che i nostri stili di vita e l’ambiente in cui cresciamo possano avere un impatto. Per questo, le raccomandazioni sono chiare: proteggere i bambini dal sole è fondamentale, fin da piccoli. Ma misurare quanta radiazione assorbono effettivamente non è così scontato.
L’Esperimento Danese: Come Hanno Fatto?
Ed eccoci allo studio danese. I ricercatori hanno coinvolto 37 bambini (anche se poi i dati analizzati sono stati di 32, per motivi tecnici) tra i 3 e i 6 anni, tutti residenti a Copenaghen. Metà frequentava un asilo nel bosco, l’altra metà un asilo tradizionale. Cosa hanno fatto? Hanno dotato ogni bambino di un piccolo dosimetro elettronico personale, una specie di orologio da polso (chiamato SunSaver), che misura la quantità di raggi UVR a cui si è esposti. Glielo hanno fatto indossare per due giorni d’estate, dalle 9 del mattino alle 3 del pomeriggio: un giorno di sole pieno e uno nuvoloso.

Ma non è finita qui! Hanno anche registrato meticolosamente come erano vestiti i bambini in diversi momenti della giornata, usando dei codici specifici per descrivere la copertura offerta dagli indumenti. E, ovviamente, hanno misurato la quantità di raggi UVR presenti nell’ambiente in generale, per avere un termine di paragone. L’obiettivo era capire se ci fossero differenze significative nell’esposizione tra i due gruppi di bambini e tra le due giornate (soleggiata vs nuvolosa).
Foresta vs. Città: I Risultati Che Non Ti Aspetti
E qui arrivano le sorprese. Pronti? Nella giornata di sole, i bambini dell’asilo nel bosco sono stati esposti a una dose significativamente più alta di raggi UVR rispetto ai loro coetanei dell’asilo tradizionale. Parliamo di una mediana di 2.4 SED (Standard Erythema Dose, un’unità di misura della dose eritematogena) contro 1.0 SED. È più del doppio! Anche nella giornata nuvolosa, i “bimbi del bosco” hanno ricevuto più UVR (1.3 SED contro 1.0 SED), anche se la differenza non era statisticamente così marcata.
Ma la cosa ancora più curiosa è questa: i bambini dell’asilo nel bosco, quelli più esposti, erano anche quelli… vestiti di più! Soprattutto nel giorno di sole, indossavano abiti che coprivano maggiormente il corpo rispetto ai bimbi dell’asilo tradizionale. Sembra un controsenso, vero?
Come si spiega? Probabilmente, anche se più coperti, i bambini dell’asilo nel bosco passano molto più tempo all’aperto, praticamente l’intera giornata (tranne in caso di temporali), mentre quelli dell’asilo tradizionale alternano ore fuori a ore dentro (ad esempio per il pranzo o altre attività). Anche se il bosco offre zone d’ombra grazie agli alberi, evidentemente l’esposizione cumulativa nel corso della giornata è maggiore. Pensate che c’è stato un picco di esposizione intorno alle 13:00 per i bambini del bosco, probabilmente durante un momento passato in un’area meno ombreggiata, con un’intensità paragonabile a quasi 4 SED all’ora!
Un altro dato interessante emerso dall’analisi è che le femmine tendevano ad avere un’esposizione leggermente inferiore rispetto ai maschi (circa 0.4 SED in meno). I ricercatori ipotizzano che non sia una questione biologica, ma più comportamentale: forse le bambine, tendenzialmente un po’ più piccole nel campione, erano meno attive fisicamente dei maschietti più grandi e scatenati nel correre per il bosco.
Ma Come è Possibile? Spiegazioni e Riflessioni
Questi risultati ci dicono una cosa importante: anche se i bambini sono ben coperti (e probabilmente usano anche la crema solare, come da prassi negli asili danesi), l’esposizione ai raggi UVR può essere comunque significativa, specialmente se si passano molte ore all’aperto. Nel caso dei bambini dell’asilo nel bosco, la dose di UVR era più alta, ma concentrata su aree di pelle più piccole (viso, collo, mani), perché il resto era coperto da vestiti e spesso cappellini o caschi. Questo rende l’applicazione della crema solare su quelle zone ancora più cruciale.
È interessante notare come studi precedenti avessero mostrato che i bambini danesi tendono ad essere più esposti agli UVR rispetto, ad esempio, ai bambini del sud Europa (Italia, Spagna). Forse per differenze culturali e comportamentali: nei climi più caldi si tende di più a cercare l’ombra nelle ore di punta. Questo studio conferma che i bambini danesi, soprattutto quelli che stanno molto all’aperto, ricevono dosi non trascurabili di UVR.
Cosa Ci Portiamo a Casa? Consigli Pratici
Allora, qual è il messaggio da portare a casa da questo studio esplorativo?
- Anche in contesti apparentemente protetti come un asilo (soprattutto quelli con molte ore all’aperto), l’esposizione ai raggi UVR può essere elevata.
- Passare più tempo all’aperto (come negli asili nel bosco) aumenta l’esposizione totale, anche se si indossano più vestiti.
- La protezione solare è fondamentale: crema solare (con SPF alto, almeno 30, applicata generosamente e riapplicata), cappellini, occhiali da sole e vestiti coprenti sono alleati preziosi.
- Bisogna prestare attenzione anche alle aree di pelle scoperte più piccole (viso, mani, collo), perché ricevono comunque la loro dose di radiazioni.
- Le abitudini contano: cercare l’ombra nelle ore centrali della giornata rimane una strategia importantissima.
Certo, lo studio ha i suoi limiti: pochi bambini, solo due asili e due giorni di misurazione. Ma i risultati sono un campanello d’allarme e ci ricordano quanto sia importante non abbassare la guardia quando si tratta di proteggere la pelle dei nostri bambini dal sole. Dopotutto, stiamo investendo sulla loro salute futura! C’è bisogno di capire ancora meglio le conseguenze a lungo termine dell’esposizione in età pediatrica e sviluppare strategie di fotoprotezione sempre più efficaci.
Insomma, godiamoci il sole, ma con la testa… e la crema solare!
Fonte: Springer
