C’è un Fantasma in Questo Libro: Viaggio nella Liminalità tra Pagine Trasparenti e Parole Sospese
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante all’interno di un libro illustrato che mi ha davvero catturato: “There’s a Ghost in This House” di Oliver Jeffers. Non è solo una storia di fantasmi per bambini, credetemi. È un’esplorazione incredibilmente intelligente e giocosa di un concetto chiamato liminalità. Mai sentito? In pratica, è quella sensazione di essere “in mezzo”, in uno spazio o tempo sospeso tra due stati definiti. E Jeffers usa ogni strumento a sua disposizione – parole, immagini e persino la materialità stessa del libro – per farci navigare in questa zona d’ombra tra ciò che è reale e ciò che non lo è.
Ma cos’è esattamente la Liminalità?
Pensate alla soglia di una porta (non a caso, “limen” in latino significa proprio soglia). La liminalità è quel momento incerto in cui non sei né completamente dentro né completamente fuori. È l’adolescenza tra infanzia ed età adulta, è l’alba tra notte e giorno. Nella letteratura, specialmente quella gotica (e questo libro ha decisamente delle vibrazioni gotiche!), la liminalità si manifesta spesso come ambiguità: tra vita e morte, tra umano e non-umano, tra realtà e soprannaturale. Ci fa chiedere: cosa è vero? Cosa è immaginario? E questo libro ci sguazza dentro con una maestria incredibile.
Un Nascondino Spettrale tra le Pagine
Il libro ci presenta una ragazzina, disegnata in modo semplice ma espressivo, che ci guida attraverso la sua vecchia casa (un po’ inquietante, devo dire) alla ricerca del fantasma che si dice la abiti. La premessa è semplice, ma la genialità sta nel design. Molte pagine del libro sono realizzate in carta traslucida, quasi come fogli di carta da lucido. Quando giri queste pagine trasparenti, ecco che appaiono dei fantasmi! Fantasmi buffi, stilizzati come lenzuola bianche con gli occhi, che fluttuano per le stanze, bevono tè invisibile, si dondolano dal lampadario. Loro vedono la bambina, ma lei non vede loro. E qui inizia il gioco…
Le Parole che Sospendono il Giudizio
Il testo, narrato dalla bambina stessa, è un capolavoro di ambiguità. Lei afferma con sicurezza: “So che c’è un fantasma in questa casa!”, ma subito dopo tempera questa certezza con dubbi e domande: “Non sono nemmeno sicura di che aspetto abbia un fantasma”, “Ne hai mai visto uno?”. Usa frasi come “Ho sentito dire che…” o “Alcuni dicono che…”. Questo continuo oscillare tra affermazione e incertezza (quella che gli esperti chiamano modalità nel linguaggio) crea uno spazio liminale perfetto. Non siamo mai sicuri se credere ciecamente alla presenza del fantasma “ufficiale” o se dubitarne insieme alla narratrice. È un tira e molla linguistico che ci tiene sul filo del rasoio interpretativo.

Vedere e Non Vedere: Il Potere delle Immagini e dei Materiali
Ma la vera magia, secondo me, sta in come le immagini e la materialità del libro giocano con questa idea di liminalità. Jeffers usa una tecnica mista affascinante: fotografie in bianco e nero, molto realistiche e un po’ datate, degli interni della casa, su cui poi disegna la protagonista a colori (un verde e giallo un po’ spenti, che le danno un’aria quasi malinconica) e, sulle pagine trasparenti, i fantasmi bianchi e astratti.
Questa combinazione è geniale:
- Le foto in bianco e nero della casa danno un senso di realtà, ma anche di passato, di tempo sospeso. Sembrano autentiche, ma il bianco e nero le rende meno “reali” del nostro mondo a colori, più distanti, quasi spettrali di per sé.
- La bambina disegnata è un elemento chiaramente fittizio inserito in un contesto “reale”, creando un primo livello di straniamento.
- I fantasmi sulle pagine trasparenti sono l’elemento più etereo. Esistono solo quando sovrapponiamo la pagina traslucida all’immagine sottostante. La loro “realtà” dipende letteralmente da un nostro gesto fisico, dal girare la pagina. La trasparenza stessa è liminale: non è né opaca né invisibile.
Questa stratificazione visiva e materiale ci costringe a interrogarci continuamente su cosa sia “reale” all’interno del mondo del libro.
L’Ironia Drammatica e Chi Guarda Chi
Il fatto che noi lettori vediamo i fantasmi mentre la protagonista no, crea quella che si chiama ironia drammatica. Sappiamo qualcosa che il personaggio ignora, e questo genera umorismo e suspense. Visivamente, questo è reso magnificamente attraverso i cosiddetti vettori: le linee dello sguardo e la direzione del movimento. Vediamo i fantasmi che sbirciano la bambina da dietro i mobili, o che sgattaiolano via proprio mentre lei si volta dall’altra parte. Il loro sguardo è diretto verso di lei, ma il suo non incrocia mai il loro. È un gioco di “quasi”, un continuo mancare l’incontro che accentua la separazione tra il suo mondo e quello spettrale (o presunto tale).

Il Layout che Suggerisce: E se il Fantasma Fosse Lei?
Qui arriva il colpo di scena potenziale, suggerito sottilmente dal layout delle pagine, specialmente verso la fine. In una delle ultime doppie pagine, vediamo la bambina camminare sotto un ritratto appeso al muro. Girando la pagina trasparente, appaiono due fantasmi dietro l’angolo che lei non vede. Analizzando il layout (come gli elementi sono disposti a sinistra/destra, sopra/sotto), emergono indizi intriganti.
- La bambina è a sinistra (il “Dato”, ciò che già sappiamo o accettiamo). I fantasmi sono a destra (il “Nuovo”, l’informazione sorprendente).
- Il ritratto è in alto (l'”Ideale”). La bambina e i fantasmi sono in basso (il “Reale”, il concreto).
Ma il dettaglio chiave è che la donna nel ritratto indossa un vestito a righe gialle… identico a quello della bambina! E ricordate? All’inizio, la bambina dice di vivere in quella casa da “molto tempo”. Mettendo insieme i pezzi – il layout, il vestito identico, la sua affermazione iniziale, il fatto che non veda gli altri fantasmi – l’interpretazione che la vera fantasma della casa sia proprio lei diventa fortissima. I fantasmi che vediamo sulle pagine trasparenti potrebbero essere solo frutto della sua immaginazione, o forse spiriti di un’altra epoca ancora. L’ambiguità rimane, squisitamente irrisolta.
Perché Tutto Questo è Importante (Anche per i Grandi!)
Questo libro, quindi, è molto più di una caccia al fantasma. È un invito a pensare. A usare indizi visivi, testuali e materiali per costruire significato, per “leggere tra le righe” (e tra le pagine trasparenti!). Ci mostra come l’ambiguità e la liminalità possano essere non solo inquietanti, ma anche giocose e stimolanti. Per i bambini, è un modo fantastico per sviluppare il pensiero critico e l’interpretazione multimodale (cioè capire come diversi tipi di “linguaggio” – parole, immagini, materiali – lavorano insieme). Ma anche per noi adulti, è un promemoria di come le storie possano sfidare le nostre percezioni della realtà e invitarci a esplorare quegli affascinanti spazi “in-between”.
Insomma, “There’s a Ghost in This House” è una piccola perla che usa il design in modo magistrale per farci vivere un’esperienza liminale. Ci lascia con più domande che risposte, ma nel modo più divertente e intelligente possibile. E voi, chi pensate sia il vero fantasma?

Fonte: Springer
