Fotografia concettuale, un grafico a barre che mostra un calo sovrapposto a un'immagine stilizzata del virus COVID-19 e a una bandiera americana sbiadita, obiettivo 50mm, profondità di campo ridotta, colori duotone blu e rosso, a rappresentare il conflitto tra le politiche COVID di Trump e le preferenze degli elettori nel 2020.

L’Enigma Elettorale del 2020: Perché gli Elettori di Trump Ignorarono il Suo “Errore” sul Covid?

Introduzione: Il Grande Interrogativo della Democrazia

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi affascina da sempre: come funziona davvero la democrazia? In teoria, noi elettori dovremmo “punire” i politici che prendono decisioni impopolari, giusto? Li votiamo o non li votiamo anche in base a quello che propongono. Sembra semplice, ma dimostrarlo è un’altra storia. Spesso i politici sono furbi, evitano posizioni scomode per non rischiare. Ma ogni tanto, qualcuno commette un passo falso clamoroso. Ed è proprio qui che le cose si fanno interessanti per chi, come me, cerca di capire le dinamiche reali del voto.

L’elezione presidenziale americana del 2020 ci ha regalato un caso di studio quasi perfetto: Donald Trump e la sua gestione del Covid-19. Ricordate? Mentre il mondo era terrorizzato, lui minimizzava, niente mascherine, quasi prendendo in giro chi le usava. Una posizione decisamente controcorrente, persino rispetto a molti dei suoi stessi sostenitori. Ecco, questo “errore” madornale, come lo definirono persino alcuni suoi consiglieri, ci offre un’occasione unica per sbirciare dietro le quinte del rapporto tra elettori, politiche e responsabilità. Cosa è successo davvero? Gli elettori se ne sono accorti? E se sì, come hanno reagito? Preparatevi, perché i risultati sono piuttosto sorprendenti.

Il Dilemma del Voto sulle Politiche: Teoria vs. Pratica

Da decenni ci si chiede: gli elettori scelgono i candidati principalmente per le loro idee e proposte (il cosiddetto policy voting) o guardano più ai risultati concreti, tipo la crescita economica (il performance voting)? Abbiamo un sacco di prove che confermano la seconda ipotesi: se l’economia va bene, il presidente in carica ha più chance, e viceversa. Ma sul primo punto, il voto basato sulle specifiche politiche, l’incertezza regna sovrana.

Perché è così difficile capirlo? Beh, ci sono diversi ostacoli:

  • Politici strateghi: Come dicevo, raramente si espongono con posizioni davvero impopolari su temi caldi.
  • L’uovo o la gallina? Per capire se un elettore punisce un politico per una sua idea, dovremmo sapere cosa pensa l’elettore su quel tema. Ma spesso sono gli elettori ad “adeguarsi” alle idee del loro candidato preferito (il fenomeno del “seguire il leader”). Difficile districare causa ed effetto!
  • Chi agisce davvero? Anche quando vediamo che i politici con posizioni estreme vengono penalizzati, non è detto che siano gli elettori a punirli direttamente. Potrebbero essere le élite, i partiti avversari, i media che li attaccano.

Insomma, un vero campo minato per i ricercatori.

Il Caso Trump 2020: Un “Errore” da Manuale

Ed eccoci al 2020. Trump, candidato repubblicano uscente, prende una posizione sul Covid-19 che va contro il sentire comune, inclusa una buona fetta del suo elettorato. Mentre la paura del virus dilagava (ad aprile 2020, gli americani lo consideravano pericoloso quasi quanto una guerra nucleare!), lui minimizzava, niente obbligo di mascherine, focus sull’economia che, secondo lui, una risposta aggressiva alla pandemia avrebbe danneggiato.

Pensate che i suoi stessi consiglieri, dati dei sondaggi interni alla mano, lo supplicavano di cambiare rotta! Gli dicevano: “Guarda che i tuoi elettori vogliono le mascherine, le vedono come un atto patriottico!”. Ma lui niente, convinto: “Conosco la mia gente. Non ci credono. Niente obblighi!”. Persino dopo aver contratto lui stesso il virus, il suo messaggio fu: “Non abbiate paura”.

Fotografia di una folla a un comizio politico nel 2020, alcune persone con mascherine, altre senza, obiettivo zoom 50mm, luce diurna, profondità di campo media, a rappresentare la divisione sull'uso delle mascherine durante la pandemia.

Questa situazione è oro colato per noi studiosi! Perché?

  • Abbiamo un politico che adotta consapevolmente una posizione impopolare su un tema cruciale (il Covid era IL tema della campagna).
  • Il tema toccava tutti, non solo una nicchia di elettori.
  • Grazie a uno studio specifico (un sondaggio panel, cioè fatto sulle stesse persone prima e dopo l’elezione), possiamo vedere se gli elettori hanno imparato la posizione di Trump e come hanno reagito, evitando il problema della “causalità inversa”.

In pratica, un’occasione quasi irripetibile per testare la teoria della responsabilità politica.

Cosa Hanno Scoperto i Ricercatori? La Sorpresa dell’Ignoranza

I dati raccolti tramite questo sondaggio panel (su quasi 4000 persone intervistate prima e quasi 1000 dopo le elezioni) sono illuminanti. Confermano i sondaggi interni di Trump: ad agosto 2020, moltissimi suoi sostenitori volevano politiche anti-Covid più aggressive di quelle che lui proponeva. Su ben quattro delle sei questioni specifiche chieste (test, quarantene, protezione generale, mascherine obbligatorie), la maggioranza dei suoi elettori era in disaccordo con lui!

E qui arriva il bello: nonostante questo disaccordo di fondo, la stragrande maggioranza di questi elettori è rimasta all’oscuro delle reali posizioni di Trump per tutta la campagna elettorale! Ad esempio, alla fine della campagna, solo il 40% dei sostenitori di Trump favorevoli all’obbligo di mascherina si era reso conto che Biden era più pro-mascherina di Trump. Avete capito bene? Meno della metà!

Certo, c’è stato un piccolo aumento di consapevolezza durante la campagna (circa un +20% su questo tema), ma i livelli finali sono rimasti incredibilmente bassi. È come se la campagna elettorale, che dovrebbe informare, avesse fallito in uno dei suoi compiti principali su un tema così centrale.

Imparare (Poco) e Cambiare Idea (Ancora Meno)

Ok, abbiamo visto che pochi elettori di Trump si sono resi conto del disaccordo con lui sul Covid. Ma quel 20% circa che l’ha capito, cosa ha fatto? Ha abbandonato Trump? La risposta, in generale, è: pochissimo.

Analizzando i dati, si vede che solo una piccola frazione di chi ha “imparato” ha poi cambiato voto o ha abbassato significativamente la sua valutazione di Trump rispetto a Biden. Certo, in un’elezione combattuta sul filo di lana come quella del 2020, anche pochi voti possono essere decisivi, quindi non possiamo escludere che questo piccolo gruppo abbia avuto un peso. Ma il fenomeno di massa della “punizione” per la politica impopolare non c’è stato.

E allora, cosa è successo più spesso? Qualcosa di ancora più interessante: il “following the leader”. Molti elettori che si sono resi conto del disaccordo, invece di abbandonare Trump, hanno cambiato la loro opinione sul Covid per allinearla a quella del loro leader! Ad esempio, tra gli elettori di Trump che hanno capito la sua posizione sulla chiusura delle attività non essenziali (che inizialmente supportavano più di lui), il supporto per questa misura è crollato dopo l’elezione. Idem per l’appartenenza all’OMS. Sembra quasi che abbiano pensato: “Se lo dice Trump, allora avrò sbagliato io a pensarla diversamente”.

Grafico stilizzato che mostra una linea di opinione degli elettori che si piega per seguire la linea di opinione di un leader politico, colori primari brillanti, design piatto, a simboleggiare il fenomeno del 'following the leader'.

Perché Questo Cortocircuito Democratico?

Come mai così tanti elettori sono rimasti all’oscuro o, una volta informati, hanno preferito cambiare idea piuttosto che candidato? Lo studio prova a dare delle risposte, escludendo alcune ipotesi:

  • Non è che il Covid fosse visto come poco importante: era considerato una minaccia enorme.
  • Non è che le posizioni di Trump fossero ambigue: chi era informato politicamente le percepiva chiaramente diverse da quelle di Biden.
  • Non è che le opinioni sul Covid fossero deboli o “non-attitudes”: erano piuttosto stabili nel tempo per la maggior parte delle persone.
  • Non è solo colpa della polarizzazione: anche tra gli elettori moderati si osservano dinamiche simili.

La spiegazione più probabile sembra risiedere proprio nella difficoltà per molti cittadini di acquisire informazioni politiche dettagliate e nel forte legame di fiducia (o partigianeria) che li lega a un candidato, portandoli a “perdonare” o a giustificare posizioni con cui non sarebbero d’accordo, o addirittura a modificare le proprie convinzioni. Forse, alla fine, molti elettori hanno valutato Trump più sulla sua presunta capacità di gestire l’economia (performance) che sulle specifiche politiche anti-Covid (policy).

Cosa Ci Insegna Tutto Questo?

Questa storia ci lascia con una riflessione un po’ amara sulla democrazia. Dimostra quanto sia difficile per gli elettori esercitare un controllo diretto sulle politiche specifiche dei governanti. Anche di fronte a un “errore” palese su un tema vitale, la capacità (o la volontà) degli elettori di informarsi e agire di conseguenza sembra limitata. Il meccanismo della “responsabilità politica” basato sulle policy specifiche sembra incepparsi facilmente.

Questo non significa che il voto non conti, ovviamente. Ma suggerisce che forse conta di più per valutare i risultati generali (l’economia, la gestione percepita di una crisi) che per selezionare candidati in base a dettagli programmatici. Trump potrebbe non essere stato punito direttamente per le sue idee sul Covid, ma forse ha perso quell’aumento di popolarità che altri leader mondiali hanno ottenuto mostrandosi “seri” sulla pandemia.

Insomma, il caso Trump-Covid 2020 è una lente d’ingrandimento eccezionale sulle complessità del comportamento elettorale e sulle sfide che la nostra democrazia deve affrontare. Ci ricorda che capire come votiamo è fondamentale, e che la realtà è spesso molto più sfumata e sorprendente di quanto le teorie vorrebbero farci credere.

Fonte: Springer

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