Oltre i Numeri: L’Eredità Rivoluzionaria di Loet Leydesdorff
Ragazzi, oggi voglio parlarvi di una figura che ha letteralmente scosso il modo in cui pensiamo alla scienza, alla conoscenza e all’innovazione: Loet Leydesdorff (1948–2023). Non un nome che forse sentirete al telegiornale, ma nel mondo della scientometria – che è un po’ come l’arte di misurare e analizzare la scienza stessa – è stato un vero gigante. Recentemente, i suoi colleghi e amici gli hanno dedicato un tributo, e leggendolo mi sono reso conto ancora una volta di quanto profondo sia stato il suo impatto.
Non vi farò una biografia noiosa, promesso. Voglio invece condividere con voi l’entusiasmo per le sue idee, per come ha saputo mescolare filosofia, sociologia, matematica e teoria dell’informazione per darci strumenti nuovi e potenti per capire come nasce e si evolve la conoscenza. Un viaggio affascinante, credetemi.
Un Pioniere Oltre le Discipline
Una delle cose che mi ha sempre colpito di Loet è stata la sua capacità di andare oltre gli steccati accademici. Veniva da Amsterdam, una città ponte per eccellenza, e lui stesso è stato un ponte tra mondi diversi: scienze naturali, matematica, scienze sociali, filosofia della scienza. Questa sua visione unica gli ha permesso di fare qualcosa di rivoluzionario: insistere sul fatto che gli indicatori, i numeri che usiamo per “misurare” la scienza, non sono mai neutri. Sembra ovvio, no? Eppure, lui ci ha costretti a riflettere continuamente su cosa stiamo misurando e perché. Non si trattava solo di contare articoli o citazioni, ma di capire le dinamiche profonde, le teorie che quei numeri implicitamente portavano con sé.
Come sottolineano molti dei suoi collaboratori, come Paul Wouters o Staša Milojeviç, Leydesdorff ha dato fondamenta teoriche solide alla scientometria, impedendole di diventare solo uno strumento burocratico per governare la ricerca. L’ha trasformata in un campo di studio con una sua dignità teorica. Pensate al suo lavoro sull’interdisciplinarità: non si è limitato a dire che è importante, ma ha cercato modi concreti per misurarla, per capire come diverse discipline interagiscono davvero, come nascono nuove idee al confine tra campi diversi. Peter van den Besselaar, ad esempio, nel tributo discute proprio le sfide e i metodi per catturare questo fenomeno complesso, un campo in cui Loet è stato un vero pioniere.

Ha preso concetti dalla teoria dell’informazione di Shannon – sì, quella alla base di tutta la nostra comunicazione digitale – e li ha applicati all’analisi dei testi scientifici, come ricorda Henry Small. Immaginate la scienza come un’attività che cerca di ridurre l’incertezza, l’entropia. Leydesdorff ha usato questi strumenti matematici per capire come le teorie scientifiche si confrontano con i dati, come avviene la scoperta. Roba da far girare la testa, vero?
La Scienza come Sistema Complesso e Vivo
Un altro filone incredibile del suo lavoro è stato vedere la scienza non come una collezione statica di fatti, ma come un sistema complesso, auto-organizzante, con dinamiche non lineari. Avete presente la teoria del caos, l’effetto farfalla? Ecco, Leydesdorff ha applicato concetti simili – emergenza, criticità auto-organizzata, dinamiche evolutive – per capire come la comunicazione scientifica funziona e come la conoscenza si produce.
Caroline Wagner, ad esempio, spiega come Loet abbia analizzato le reti di collaborazione internazionale. Ha mostrato come queste reti diventino sempre più dense e integrate, ma allo stesso tempo più decentralizzate. Sembra un paradosso, ma significa che l’informazione circola più velocemente e nuove voci possono emergere più facilmente, anche se il potere non è più concentrato nei soliti centri storici. La reputazione diventa una sorta di moneta che regola queste interazioni globali. È affascinante pensare alla scienza come a un ecosistema vivo, che si evolve secondo regole complesse, quasi come un organismo.
Inga Ivanova, che ha collaborato a lungo con lui, racconta come abbiano lavorato per sviluppare una vera e propria teoria del significato nella comunicazione inter-sociale, rendendola misurabile quantitativamente. Hanno cercato di capire come le aspettative, le informazioni, persino le voci (pensate alle fake news!) si diffondono in sistemi sociali complessi, usando modelli matematici presi in prestito dalla fisica, come le equazioni evolutive non lineari.

E che dire della mappatura della scienza? Ismael Rafols ci ricorda come Leydesdorff sia passato da semplici mappe di riviste a sofisticate interfacce interattive che possono rappresentare la scienza secondo diverse classificazioni e ontologie. Ma, fedele al suo spirito critico, ci mette in guardia: non esiste una mappa “naturale” della scienza. Ogni mappa riflette una prospettiva, una logica. Per questo, Rafols suggerisce che dovremmo parlare di “mappature” al plurale, ognuna utile per rispondere a domande specifiche. Un’idea potente, che apre la strada a un uso più consapevole e flessibile di questi strumenti, magari sfruttando anche l’intelligenza artificiale e i modelli linguistici, come lui stesso stava iniziando a esplorare.
L’Elica Tripla: Innovazione in Azione
Se c’è un concetto legato a Leydesdorff che ha avuto un impatto enorme anche fuori dall’accademia, è sicuramente la Tripla Elica (Triple Helix). Sviluppata insieme a Henry Etzkowitz, questa idea descrive l’interazione fondamentale tra università, industria e governo come motore dell’innovazione nelle economie basate sulla conoscenza. Non più sfere separate, ma attori che interagiscono, si influenzano a vicenda, cambiano ruolo dinamicamente per sostenere l’innovazione.
Pensateci: le università non sono solo luoghi di insegnamento, ma motori di ricerca e trasferimento tecnologico. Le industrie non solo producono beni, ma partecipano alla creazione di conoscenza. I governi non solo regolano, ma facilitano e finanziano queste interazioni. La Tripla Elica ci ha dato un modello per capire – e misurare! – queste dinamiche. Come ricordano Etzkowitz, Meyer, Frenken e altri, questo modello ha influenzato tantissimo le politiche per l’innovazione in tutto il mondo. Ha aiutato i decisori politici a capire come creare ecosistemi più fertili per la nascita di nuove idee e imprese, senza perdere di vista la complessità teorica.
Il lavoro sulla Tripla Elica si collega anche agli studi sui sistemi di innovazione regionale, come ricorda Philip Cooke, esplorando come queste interazioni si manifestano a livello locale. Frenken e Van der Pol, ad esempio, usano modelli ispirati a questo approccio per analizzare come le diverse organizzazioni di ricerca collaborano (o non collaborano) all’interno di un sistema nazionale come quello olandese. Vedere come le idee di Loet continuano a essere usate per analizzare problemi concreti è la prova della loro vitalità.

Un’Eredità Viva e Pulsante
La cosa straordinaria, leggendo i contributi dei suoi amici e colleghi, è che nessuno parla di Leydesdorff come di un capitolo chiuso. Tutti sottolineano come le sue idee, i suoi metodi, le sue domande continuino a ispirare nuove ricerche. C’è chi, come van den Besselaar, vede nelle sue tecniche di mappatura la strada migliore per studiare l’interdisciplinarità. Chi, come Scharnhorst, applica i suoi principi all’analisi delle nuove infrastrutture di dati per la ricerca. Chi, come Ivanova, sta espandendo la sua teoria del significato a ogni tipo di comunicazione complessa. Chi, come Rafols, scava nelle ontologie delle mappe scientifiche. Chi, come Wouters, auspica un dialogo rinnovato tra studi qualitativi e quantitativi sulla scienza, basato sul quadro teorico “anti-positivista ma focalizzato sulla misurazione” di Loet. Chi, come Milojeviç e Small, vede potenziale nell’applicare le sue idee all’analisi di testi completi con l’IA o nell’approfondire la natura della scoperta scientifica con la statistica bayesiana e la teoria dell’informazione. Chi, come Wagner, Cooke, Frenken e Van der Pol, mostra come i suoi concetti possano guidare le politiche scientifiche e l’analisi delle reti istituzionali.
È impossibile rendere giustizia alla vastità e profondità del lavoro di Loet Leydesdorff in poche parole. Era una fonte inesauribile di idee, sempre entusiasta dei mille progetti collaborativi in cui si lanciava. Spero che questo piccolo assaggio vi abbia incuriosito e magari ispirato a esplorare ulteriormente il suo mondo. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme, ma la sua eredità intellettuale è più viva che mai, un invito continuo a pensare la scienza e la conoscenza in modi nuovi e più profondi. E questa, per tutti noi che lo ammiriamo, è una bellissima consolazione.
Fonte: Springer
