Immagine simbolica fotorealistica che rappresenta l'intersezione tra matematica e psicologia. Un cervello umano stilizzato è sovrapposto a formule matematiche luminose o grafici di dati astratti. Obiettivo prime, 35mm, profondità di campo, illuminazione drammatica controllata, duotono sottile blu profondo e grigio caldo.

Bernard Maskit: Quando la Matematica Incontra l’Anima in Psicoterapia

Sapete, a volte ci imbattiamo in figure scientifiche la cui eredità va ben oltre i riconoscimenti accademici o le pubblicazioni su riviste prestigiose. Parlo di quelle menti brillanti che lasciano un’impronta tangibile, quasi un kit di attrezzi nuovi di zecca, per chi lavora sul campo, giorno dopo giorno. Ecco, per me, Bernard Maskit è una di queste figure. Il suo lavoro sulle misure linguistiche computerizzate del processo referenziale non è solo “importante”, è una vera e propria scintilla che ha acceso uno dei filoni più promettenti nella ricerca sulla psicoterapia.

Immaginate di poter dare una base empirica solida alle intuizioni geniali contenute nella Teoria dei Codici Multipli di Wilma Bucci, una teoria che cerca di spiegare come processiamo le informazioni, comunichiamo le emozioni e, soprattutto, come avviene il cambiamento in terapia. Il lavoro di Maskit ci ha portato proprio lì, o almeno ci ha messo sulla strada giusta. Voglio raccontarvi un po’ di quello che rende il suo contributo così speciale, non solo per i ricercatori ma anche per noi clinici.

Un Approccio Oltre le Discipline

La prima cosa che mi affascina del lavoro di Maskit è la sua natura transdisciplinare. Non si tratta semplicemente di mettere insieme pezzi di matematica e pezzi di psicologia (quello sarebbe interdisciplinare). No, Maskit ha fatto qualcosa di più raro e prezioso: ha creato concetti e strumenti che non appartengono strettamente a nessuna delle due discipline, ma si collocano in un “terzo terreno”, rispondendo a domande di conoscenza più ampie, trasversali. Pensateci: usare il linguaggio matematico non solo per *calcolare*, ma per *formalizzare* e *interpretare* aspetti della soggettività umana. È come creare una nuova lingua per descrivere l’anima.

Questa integrazione profonda tra mondi apparentemente lontani ha prodotto soluzioni operative davvero innovative. Non entrerò nei dettagli tecnici più astrusi, ma voglio darvi un’idea:

  • L’Operatore di Smoothing (Smoothing Operator): Un’invenzione matematica sofisticata per catturare le fluttuazioni continue nel tempo delle tre funzioni chiave del processo referenziale (Attivazione, Simbolizzazione, Riorganizzazione). Permette di visualizzare l’andamento di queste funzioni durante una seduta in modo chiaro e affidabile. È un po’ come passare da una visione puntiforme e miope del processo a una più ampia e binoculare, simile a quella che un terapeuta esperto cerca di mantenere, senza perdersi nelle singole parole ma cogliendo il significato complessivo.
  • Il Processo di Estrazione delle Parole (Extraction Process of the Words of the Weighted Dictionaries): Un metodo originale per identificare le parole che meglio misurano una specifica funzione psicologica, basandosi sulle valutazioni di giudici esperti su materiale clinico. È il ponte cruciale tra la narrazione del paziente e i processi psicologici sottostanti, reso possibile dalla quantificazione matematica. Si crea così uno strumento generale e affidabile partendo da giudizi soggettivi e contestuali. Unisce la complessità soggettiva alla formalizzazione rigorosa, senza banalizzarla.
  • Le Covariazioni tra Misure Linguistiche (Covariations Between Linguistic Measures): Calcoli innovativi per studiare le tendenze congiunte di diverse funzioni nello stesso arco temporale (ad esempio, simbolizzazione e riflessione). Questo aiuta a scoprire insight inaspettati dai dati, superando problemi statistici legati alla dipendenza delle misurazioni all’interno della stessa conversazione. Offre a noi clinici una visione complessa, non semplicistica, dei fenomeni clinici.
  • Le Misure Linguistiche Derivate (Derived Language Measures): Indici che misurano l’intensità e la dominanza di una funzione in un testo. L’Intensità (Mean High) misura, come diceva metaforicamente Maskit, “quanto veloce corri quando stai correndo”. È utilissimo per capire l’intensità del coinvolgimento emotivo del paziente quando parla di temi carichi. La Dominanza (High Proportion) misura invece la pervasività di una funzione, la percentuale di testo in cui essa è prevalente. Rileva l’ampiezza del cambiamento del paziente in quella specifica area, come la capacità di tradurre l’esperienza emotiva in parole, un aspetto centrale del cambiamento psichico.

Visualizzazione astratta di linee fluide e punti dati interconnessi su uno sfondo scuro, che rappresenta l'analisi matematica del linguaggio e concetti come smoothing operator e covariazioni. Macro lens, 80mm, high detail, controlled lighting, duotono blu e grigio.

Dare Forma all’Indicibile: Il Processo Referenziale in Azione

Un secondo aspetto illuminante è come il lavoro di Maskit incarni esso stesso il processo referenziale descritto da Bucci. Questo processo è ciò che ci permette di collegare diverse modalità di esperienza: dalle sensazioni continue e analogiche (subsimboliche) alle immagini mentali, fino ai simboli verbali, e viceversa. Maskit ha fatto proprio questo:

  • Ha trovato un linguaggio (matematico e grafico) per trasformare gli elementi dell’esperienza vissuta durante il dialogo in immagini (i grafici) e simboli (gli indici). Ha rappresentato processi psicologici complessi nello spazio e nel tempo, catturandone la ricchezza in modo originale.
  • Ha connesso la teoria dei codici multipli con i dati empirici, matematizzando sia i concetti teorici sia la sfuggente complessità dell’esperienza vissuta. Un’impresa tentata da pochi, come Matte Blanco con la psicoanalisi, ma Maskit è andato oltre, fornendo strumenti di misurazione e visualizzazione.

Un Ponte tra Clinica e Ricerca

Forse l’aspetto più rivoluzionario per la pratica quotidiana è come questo lavoro abbia creato un ponte tra ricercatori e clinici. Immaginate di ricevere, durante un trattamento, un set di grafici come quelli descritti nel testo originale (Fig. 1). Mostrano l’andamento delle funzioni del processo referenziale (attivazione emotiva, simbolizzazione/narrazione, riflessione/riorganizzazione) nel corso delle sedute, sia per voi che per il paziente. Avreste tra le mani uno strumento potentissimo per riflettere sul processo terapeutico da un punto di vista “terzo”, neutrale – l’analisi computerizzata dello stile linguistico.

Potreste vedere quanto siete stati attivi voi e il paziente, quale funzione prevaleva, come variavano nel tempo, se lavoravano in modo armonico o disgiunto. E se voleste approfondire una singola seduta, magari per una supervisione? Potreste esaminare un grafico del micro-processo (come Fig. 2), identificando momenti specifici in cui emerge la riorganizzazione, o fasi di pura narrazione, o ancora punti critici in cui le funzioni si sovrappongono, magari indicando una difesa dall’emozione.

È facile pensare a questi grafici come a un’ecografia o a un esame del sangue per la mente. L’analogia regge fino a un certo punto: le misure linguistiche non catturano “oggettivamente” un processo biologico, ma offrono una prospettiva esterna sulla complessa interazione clinica. Questo confronto tra la vostra percezione interna e i dati esterni può generare ipotesi cliniche e di ricerca preziose, arricchendo la comprensione del cambiamento terapeutico. Tutto questo è stato reso possibile dalla traduzione che Maskit ha fatto della teoria di Bucci in formule, indici e grafici.

Primo piano di un monitor che mostra grafici complessi con linee colorate (blu, arancione, rosso, puntinato) che fluttuano nel tempo, rappresentanti dati di un processo psicoterapeutico analizzati con misure linguistiche computerizzate. Obiettivo prime, 50mm, profondità di campo ridotta, focus sullo schermo, illuminazione controllata da ufficio.

Una Connessione Speciale: Maskit e Bucci

C’è un terzo elemento che, secondo me, ha infuso creatività e genialità nel lavoro di Maskit: la profonda e funzionale connessione con Wilma Bucci, sua partner scientifica e moglie. Chi li ha conosciuti sa quanto fosse evidente: il lavoro di Maskit sulle misure linguistiche è intimamente legato alla teoria dei codici multipli di Bucci, e viceversa. Era un progetto a “due genitori”.

La loro produttività scientifica nasceva da questa incredibile capacità di connettere le loro menti. Potremmo dire, usando la loro stessa teoria, che c’era una comunicazione armoniosa tra i loro sistemi simbolici e subsimbolici, che ne moltiplicava il potenziale. Il loro processo creativo ricordava le fasi descritte da Hadamard per la matematica (preparazione, incubazione, illuminazione, verifica), riviste da Bucci: un mix di elaborazione intuitiva, inconscia, subsimbolica e di passi sistematici, metodici, simbolici.

Le soluzioni matematiche creative di Bernard nascevano spesso in risposta a intuizioni o bisogni espressi da Wilma, in un dialogo continuo. Wilma aveva la visione psicologica, Bernard la traduceva in realtà matematica, spesso ideando misure che espandevano la visione originale in direzioni impreviste. Ad esempio, dopo aver creato lo Smoothing Operator, Bernard sviluppò le misure derivate di Intensità e Dominanza, non previste inizialmente. A sua volta, riconobbe la necessità di misure ponderate per altre funzioni (Riflessione/Riorganizzazione, Attivazione, specifici schemi emotivi) e collaborò con Wilma per svilupparne i fondamenti psicologici.

Il Futuro è nel Tempo: Il Progetto Time-DAAP

Negli ultimi anni della sua vita, Bernard Maskit si dedicò con tenacia a un progetto che rappresenta un vero salto di paradigma: lo sviluppo di una versione avanzata del software, chiamata Time-DAAP (Time-Discourse Attribute Analysis Program). L’obiettivo? Spostare l’unità di riferimento dell’analisi dalle singole parole al tempo in cui le parole vengono pronunciate. Questo aggiunge una complessità enorme alla misurazione e rappresentazione del processo referenziale.

Per chiunque lavori in clinica e ricerca, è un passo copernicano. È come passare dal leggere il testo di una canzone all’ascoltarla dal vivo, dal leggere meccanicamente una poesia all’ascoltarla recitata dal suo autore. Il tempo in cui le parole vengono dette porta con sé intonazione, pause, ritmo – elementi cruciali della comunicazione emotiva (e in futuro, chissà, si potrebbero integrare anche volume e tono della voce).

Purtroppo, Bernard è arrivato a pochi passi dal completare questo progetto, che catturerebbe una porzione ancora più ampia della complessità comunicativa. Ora spetta a una nuova generazione di matematici, clinici e ricercatori affinarlo, sbloccarne il potenziale e, magari, creare nuove soluzioni creative per cogliere altri aspetti, come l’influenza reciproca tra i parlanti nel processo referenziale (la questione del “lead-lag”).

Immagine concettuale che rappresenta il flusso del tempo intrecciato con l'analisi linguistica. Flussi astratti di luce o dati che scorrono cronologicamente, sovrapposti a deboli pattern di testo o onde sonore. Obiettivo grandangolare, 20mm, lunga esposizione, elementi fluidi e levigati, focus nitido sui dettagli centrali, colori vibranti ma armoniosi.

Abbracciare l’eredità di Bernard Maskit significa, per me, adottare il suo approccio: sviluppare un pensiero veramente transdisciplinare, creativo e complesso; affrontare le domande che emergono dalla clinica, non solo ipotesi precostituite; connettersi intersoggettivamente con altre menti; mantenere curiosità e un pizzico di irriverenza verso le proprie certezze disciplinari; essere coerenti tra teoria e pratica; e lavorare con generosità e trasparenza per fornire a ricercatori e clinici strumenti che rendano la pratica clinica più efficace e preziosa. Un’eredità immensa, non trovate?

Fonte: Springer

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