Ritratto fotografico intenso di una giovane donna etiope, sguardo fiducioso e diretto verso l'obiettivo, luce laterale morbida che ne illumina metà volto creando contrasto, obiettivo 50mm, profondità di campo ridotta che sfoca lo sfondo, bianco e nero stile film noir per enfatizzare l'espressione determinata.

Donne più forti, gravidanze più sicure: il legame nascosto tra empowerment e cure prenatali in Etiopia

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che, ne sono convinta, è fondamentale per il futuro di tante donne e bambini: l’empowerment femminile e il suo impatto sulla salute materna. In particolare, mi ha colpito uno studio recente condotto in Etiopia che getta nuova luce su come la forza interiore, l’autonomia e la fiducia in sé stesse possano letteralmente salvare delle vite durante la gravidanza.

Sembra un concetto astratto, vero? “Empowerment”. Ma pensiamoci un attimo. Significa avere la capacità di fare scelte importanti per la propria vita, avere accesso alle risorse, sentirsi padrone del proprio destino. Come diceva la studiosa Naila Kabeer, è il processo attraverso cui chi è stato privato della possibilità di fare scelte strategiche, acquisisce questa capacità. Non è solo una questione di diritti, è una questione di salute, di benessere, di sopravvivenza.

Perché è così importante durante la gravidanza?

Durante la gravidanza, poter accedere a controlli medici regolari – le cosiddette cure prenatali (o ANC, Antenatal Care) – è cruciale. Permette di monitorare la salute della mamma e del bambino, diagnosticare precocemente eventuali problemi e ricevere consigli su alimentazione, stile di vita e segnali di pericolo. Sembra scontato, ma purtroppo non lo è, specialmente in paesi a basso reddito come l’Etiopia.

Qui, troppe donne ancora non ricevono cure adeguate. Pensate che, secondo alcuni dati, solo una piccolissima percentuale di donne nelle aree rurali etiopi segue le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le visite prenatali. E indovinate un po’? Spesso, dietro questa mancata assistenza, c’è una mancanza di empowerment. Donne che non hanno voce in capitolo nelle decisioni familiari, che non hanno libertà di movimento, che non hanno accesso all’istruzione o a un lavoro retribuito, faticano enormemente a cercare e ottenere le cure di cui hanno bisogno.

Lo studio in Etiopia: cosa ci dice?

Ed è qui che entra in gioco lo studio che vi menzionavo, pubblicato su *BMC Women’s Health*. I ricercatori hanno voluto capire meglio il legame tra le diverse “dimensioni” dell’empowerment femminile e l’utilizzo delle cure prenatali in Etiopia, andando oltre i dati solitamente disponibili.

Hanno intervistato oltre 300 donne che avevano appena partorito negli ospedali pubblici della città di Jimma, nel sud-ovest del paese. Hanno usato questionari strutturati per raccogliere informazioni non solo sulle visite prenatali effettuate, ma anche su tanti aspetti legati all’empowerment:

  • Autostima: quanto si sentivano valide e importanti?
  • Auto-efficacia generale: quanto credevano nella propria capacità di riuscire nelle cose?
  • Locus of control: si sentivano artefici del proprio destino (interno) o in balia degli eventi/altri (esterno)?
  • Partecipazione al lavoro: avevano un lavoro retribuito?
  • Partecipazione alle decisioni domestiche
  • Libertà di movimento
  • Atteggiamento verso la violenza domestica
  • Età al primo matrimonio e alla prima gravidanza

I risultati sono stati illuminanti! Circa il 62% delle donne intervistate aveva effettuato almeno 4 visite prenatali, considerato il minimo adeguato in molte linee guida precedenti (anche se l’OMS ora ne raccomanda di più). Ma la cosa più interessante è stata scoprire quali fattori dell’empowerment erano associati a un maggiore utilizzo di queste cure.

Fotografia di ritratto, donna etiope incinta sorridente parla con un'operatrice sanitaria in una clinica luminosa e pulita, obiettivo 35mm, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo, toni caldi e accoglienti che trasmettono fiducia e cura.

I pilastri dell’empowerment che fanno la differenza

L’analisi statistica ha mostrato associazioni significative molto chiare. Le donne con:

  • Alta auto-efficacia generale avevano quasi il doppio delle probabilità (1.89 volte) di ricevere cure adeguate rispetto a quelle con bassa auto-efficacia.
  • Alta autostima avevano addirittura il triplo delle probabilità (3.10 volte) rispetto a quelle con bassa autostima.
  • Un locus of control interno (cioè che si sentivano responsabili della propria vita) avevano più del doppio delle probabilità (2.13 volte) rispetto a quelle con un locus of control esterno.
  • Una partecipazione al lavoro retribuito avevano quasi il doppio delle probabilità (1.98 volte) rispetto a quelle che non lavoravano.

In pratica, credere in sé stesse, sentirsi capaci, sentirsi responsabili della propria salute e avere una certa indipendenza economica (spesso legata al lavoro) spinge le donne a prendersi più cura di sé durante la gravidanza e a cercare attivamente l’assistenza sanitaria.

Non solo empowerment: altri fattori importanti

Ovviamente, l’empowerment non è l’unico pezzo del puzzle. Lo studio ha confermato che anche altri fattori giocano un ruolo importante:

  • Le donne che vivevano in aree urbane utilizzavano di più le cure prenatali rispetto a quelle delle aree rurali (probabilmente per maggiore accesso e consapevolezza).
  • Le donne che utilizzavano metodi di pianificazione familiare erano più propense a seguire le visite prenatali (forse indice di una maggiore attenzione generale alla salute riproduttiva).
  • Iniziare le visite precocemente (prima delle 12 settimane) aumentava significativamente le probabilità di completare il percorso adeguato.

Cosa significa tutto questo per noi?

Questi risultati, secondo me, sono potentissimi. Ci dicono che per migliorare la salute materna e ridurre la mortalità legata alla gravidanza e al parto (un obiettivo cruciale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile), non basta costruire ospedali o formare personale sanitario. È assolutamente necessario lavorare sull’empowerment delle donne a 360 gradi.

Dobbiamo creare programmi che aiutino le donne a costruire la loro autostima, a credere nelle proprie capacità, a sentirsi padrone delle proprie scelte. Questo può passare attraverso l’istruzione, il supporto tra pari, la creazione di opportunità lavorative, ma anche attraverso un cambiamento culturale che sfidi le norme che limitano l’autonomia femminile.

Fotografia di gruppo dinamica, donne etiopi diverse per età partecipano attivamente a un workshop comunitario all'aperto sotto un grande albero, focus sui volti espressivi e sulle mani gesticolanti, obiettivo zoom 50mm, luce naturale pomeridiana filtrata dalle foglie, colori della terra e tessuti vivaci.

Lo studio suggerisce proprio questo: interventi mirati per rafforzare queste dimensioni psicologiche e sociali dell’empowerment, soprattutto nelle aree rurali dove le donne sono spesso più svantaggiate. E non solo: anche gli operatori sanitari possono fare la loro parte, integrando messaggi e approcci che supportino l’empowerment durante le visite prenatali stesse.

Insomma, la strada per garantire a ogni donna una gravidanza sicura passa anche, e forse soprattutto, dal riconoscere e coltivare la sua forza interiore e la sua capacità di agire. È un investimento non solo sulla singola donna, ma sull’intera comunità.

E voi, cosa ne pensate? Credete che l’empowerment sia la chiave nascosta per migliorare la salute globale? Fatemelo sapere nei commenti!

Fonte: Springer

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