Impianto pilota di trattamento delle acque reflue tramite elettrocoagulazione, visualizzato con obiettivo grandangolare 20mm per catturare l'intera scena con messa a fuoco nitida sotto luce diurna. Si vedono serbatoi cilindrici e rettangolari collegati da tubazioni in un ambiente industriale pulito.

Elettrocoagulazione: La Scintilla Elettrica che Pulisce le Acque Grigie Difficili!

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e su cui ho lavorato intensamente: come possiamo recuperare e riutilizzare l’acqua in modo più intelligente? Viviamo in un’epoca in cui le risorse d’acqua dolce sono sempre più sotto pressione, complice l’industrializzazione e i cambiamenti climatici. Ecco perché trasformare le acque reflue da problema a risorsa è diventato non solo importante, ma fondamentale.

Acque Grigie: Un Tesoro Nascosto nelle Nostre Case

Avete mai pensato a quanta acqua usiamo ogni giorno per lavarci le mani, fare la doccia, o lavare i pavimenti? Ecco, gran parte di quest’acqua è definita “acqua grigia” (GW). Pensate che rappresenta dal 50% all’80% delle acque reflue domestiche! A differenza delle acque nere (quelle del WC, per intenderci), le acque grigie sono meno pericolose dal punto di vista sanitario. Questo le rende candidate ideali per essere trattate e riutilizzate, magari per l’irrigazione o per lo scarico dei WC stessi, alleggerendo così la pressione sulle riserve di acqua potabile.

Ovviamente, prima di poterle riutilizzare, queste acque devono essere “ripulite” per bene, eliminando inquinanti e microrganismi. Esistono tanti metodi per farlo: fisici, chimici, biologici. Ma oggi voglio concentrarmi su una tecnica elettrochimica particolarmente promettente: l’elettrocoagulazione (EC).

Elettrocoagulazione (EC): Magia Elettrica per Acque Pulite

L’elettrocoagulazione può sembrare un termine complicato, ma il principio è sorprendentemente semplice ed elegante. Immaginate di immergere due elettrodi metallici (spesso alluminio o ferro, magari anche riciclati!) nell’acqua grigia da trattare e di far passare una corrente elettrica continua. Cosa succede?

  • L’elettrodo positivo (anodo) inizia a “sciogliersi” lentamente, rilasciando ioni metallici (come Al³⁺ se usiamo alluminio) nell’acqua.
  • Contemporaneamente, sull’elettrodo negativo (catodo), l’acqua si scinde producendo ioni idrossido (OH⁻) e bollicine di idrogeno (H₂).
  • Gli ioni metallici e gli ioni idrossido si incontrano e reagiscono formando idrossidi metallici, come l’idrossido di alluminio (Al(OH)₃).

Questi idrossidi metallici sono i veri protagonisti! Agiscono come dei “coagulanti”: in pratica, formano dei fiocchi che intrappolano e aggregano le particelle inquinanti sospese nell’acqua (sporco, batteri, ecc.), facendole precipitare o flottare, rendendole così facili da rimuovere.

I vantaggi dell’EC sono notevoli:

  • È un processo relativamente semplice da gestire.
  • Non richiede l’aggiunta di prodotti chimici coagulanti, perché li produce “in situ” dagli elettrodi.
  • Si integra facilmente con altri processi di trattamento.
  • È considerato eco-friendly, soprattutto se si usano metalli di scarto come elettrodi.

La Sfida: Acque Grigie “Molto Cariche” (HLGW)

Fin qui tutto bello, ma cosa succede quando le acque grigie sono particolarmente “sporche”? Parlo di quelle che io chiamo High-Loaded Gray Water (HLGW), magari provenienti da lavanderie, cucine o con alte concentrazioni di saponi e materia organica (misurata come COD – Chemical Oxygen Demand). Trattare queste HLGW è una sfida più complessa. L’EC da sola potrebbe non bastare o richiedere troppa energia.

Primo piano macro di elettrodi di alluminio immersi in acqua grigia visibilmente torbida all'interno di un becher di vetro da laboratorio. Piccole bolle di idrogeno si formano sulla superficie del catodo. Illuminazione controllata da laboratorio, obiettivo macro 90mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sulle bolle.

Ed è proprio qui che si è concentrato il mio studio. Volevo capire a fondo come si comporta l’EC con queste acque “difficili”.

Capire la Velocità: La Cinetica del Processo

Per ottimizzare un processo, devi prima capire come funziona nel dettaglio. Una parte fondamentale del mio lavoro è stata studiare la cinetica della rimozione degli inquinanti. In parole povere, ho cercato di capire *quanto velocemente* l’EC riesce a rimuovere il COD, il colore e la torbidità dalle HLGW, e quali “leggi matematiche” descrivono questa velocità al variare delle condizioni operative, come la densità di corrente applicata (Cd) e il tempo di trattamento.

Ho scoperto che:

  • La rimozione del COD segue un modello cinetico di secondo ordine.
  • La rimozione di torbidità e colore segue un modello di pseudo-primo ordine.

La cosa interessante è che i parametri di questi modelli (le “costanti di velocità”) dipendono dalla densità di corrente applicata: più corrente fornisco, più velocemente avviene la pulizia. Questo è logico, perché più corrente significa più ioni metallici rilasciati e più idrossidi formati.

Ottimizzare la Ricetta: La Metodologia a Superficie di Risposta (RSM)

Ok, sappiamo che più corrente e più tempo significano più pulizia. Ma c’è un rovescio della medaglia: il consumo energetico. Far funzionare l’EC richiede elettricità, e più corrente uso o più a lungo tratto l’acqua, più energia consumo. E l’energia costa! Inoltre, anche gli elettrodi si consumano.

Come trovare il giusto equilibrio? Come ottenere una buona rimozione degli inquinanti senza spendere una fortuna in energia e materiali? Qui entra in gioco la Metodologia a Superficie di Risposta (RSM). È uno strumento statistico potentissimo che permette di studiare l’effetto combinato di diverse variabili (nel mio caso, tempo di trattamento e densità di corrente) su diverse “risposte” (rimozione COD, colore, torbidità, consumo energetico, consumo elettrodi).

Usando l’RSM, ho potuto costruire dei modelli matematici che prevedono come cambiano le risposte al variare delle condizioni operative e, soprattutto, ho potuto trovare le condizioni operative ottimali.

I Risultati: Il Punto Dolce dell’Elettrocoagulazione per HLGW

Dopo tante prove sperimentali e analisi statistiche, l’RSM mi ha indicato la “ricetta” migliore per trattare le HLGW che stavo studiando:

  • Tempo di trattamento (EC time): 44 minuti
  • Densità di corrente (Cd): 15.5 mA/cm²

Con queste impostazioni, sono riuscito/a ad ottenere ottimi risultati:

  • Rimozione del COD: 76.4%
  • Rimozione del Colore: 80.5%
  • Rimozione della Torbidità: 98.5% (praticamente eliminata!)

Il tutto con un consumo energetico relativamente contenuto: 5.07 kWh per metro cubo d’acqua trattata.

Grafico a superficie di risposta tridimensionale colorato visualizzato su uno schermo di computer in un laboratorio di ricerca. Il grafico mostra l'ottimizzazione della rimozione della torbidità in funzione del tempo di EC e della densità di corrente. Messa a fuoco precisa sullo schermo, sfondo leggermente sfocato del laboratorio, obiettivo 50mm.

Ho anche calcolato il costo operativo (OPC) associato a queste condizioni ottimali, considerando il costo dell’energia elettrica e del consumo degli elettrodi di alluminio (basandomi sui prezzi in Giordania, dove è stato condotto parte dello studio). Il risultato è stato di circa 0.499 dollari USA per metro cubo d’acqua trattata. Un costo interessante, se confrontato con altre tecnologie e considerando la difficoltà di trattare acque HLGW.

Conclusioni e Prospettive Future

Cosa ci dice tutto questo? L’elettrocoagulazione è decisamente una tecnologia valida ed efficace per trattare anche le acque grigie più cariche. Grazie all’ottimizzazione con RSM, possiamo trovare le condizioni giuste per massimizzare la rimozione degli inquinanti tenendo sotto controllo i consumi energetici e i costi.

Tuttavia, i risultati mostrano anche che per ottenere rimozioni molto elevate, specialmente del COD solubile, il consumo energetico può diventare significativo. Questo suggerisce che la soluzione migliore potrebbe non essere usare l’EC da sola, ma integrarla con altri processi. Ad esempio, si potrebbe usare un pre-trattamento (come una semplice filtrazione a sabbia, che studi precedenti hanno dimostrato poter ridurre il consumo energetico dell’EC fino al 34%) o un post-trattamento.

Un’altra strada affascinante è quella di alimentare gli impianti EC con fonti di energia rinnovabile, come il solare, per abbattere ulteriormente i costi operativi e l’impatto ambientale.

La ricerca continua, ovviamente. Bisogna testare l’EC su HLGW provenienti da fonti diverse e con diversi livelli di contaminazione per confermarne l’affidabilità. Ma i risultati sono incoraggianti: l’elettrocoagulazione ha le carte in regola per giocare un ruolo importante nel futuro della gestione sostenibile dell’acqua. È una piccola scintilla elettrica che può fare una grande differenza nel pulire le nostre acque e preservare questa risorsa preziosa!

Fonte: Springer

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