Perovskiti Sotto i Riflettori: Scoperto un Incredibile Effetto Fotoplastico!
Ciao a tutti, appassionati di scienza e curiosi! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di veramente affascinante che abbiamo scoperto nel mondo dei materiali, in particolare in quei campioni chiamati perovskiti. Nello specifico, parleremo di un materiale un po’ speciale, il metilammonio ioduro di piombo (CH3NH3PbI3, o MAPbI3 per gli amici), una perovskite ibrida organico-inorganica che sta facendo faville nel campo delle celle solari e non solo.
Un Materiale Promettente
Forse avete già sentito parlare delle perovskiti come la nuova frontiera del fotovoltaico, un’alternativa potenzialmente rivoluzionaria al silicio. E avete ragione! La ricerca ha dimostrato che celle solari basate su MAPbI3 possono raggiungere efficienze di conversione energetica pazzesche, superiori al 20%. Ma non finisce qui: questi materiali sono fantastici anche per creare LED e fotorivelatori super sensibili. Insomma, un materiale che ha a che fare costantemente con la luce.
E qui sorge la domanda che ci ha incuriosito: se questi materiali lavorano con la luce, la luce stessa potrebbe influenzare le loro proprietà meccaniche? Cioè, potrebbero diventare più resistenti o più flessibili quando illuminati? Capire questo legame è fondamentale se vogliamo progettare dispositivi (come le celle solari) che siano non solo efficienti, ma anche durevoli e affidabili nel tempo, soprattutto quando sottoposti a cicli continui di luce e buio.
L’Effetto Fotoplastico: Quando la Luce Cambia la Materia
Prima di addentrarci nei nostri esperimenti, facciamo un passo indietro. Esiste un fenomeno, noto come effetto fotoplastico (PPE), in cui la resistenza alla deformazione plastica di un materiale cambia quando viene colpito dalla luce. Questo effetto può essere:
- Positivo: il materiale diventa più duro, più resistente sotto la luce.
- Negativo: il materiale diventa più “morbido”, meno resistente sotto la luce.
Inoltre, la luce può influenzare anche le proprietà elastiche, causando un irrigidimento (aumento del modulo elastico) o un rilassamento (diminuzione del modulo elastico) indotti dalla luce. La cosa bella è che questi effetti sono generalmente reversibili: spegni la luce e, in poco tempo, il materiale torna come prima.
Questo fenomeno non è una novità assoluta. È stato osservato in diversi materiali:
- Composti II-VI (come CdS, ZnO, ZnS): mostrano spesso un PPE positivo. Si pensa che la luce intrappoli cariche elettriche in alcuni difetti del materiale, ostacolando il movimento delle “dislocazioni” (imperfezioni che permettono al materiale di deformarsi).
- Vetri calcogenuri (come miscele As-S): possono mostrare un PPE negativo, forse perché la luce rende la struttura del vetro più “fluida”.
- Alogenuri alcalini (come il comune sale da cucina, NaCl): possono mostrare entrambi gli effetti a seconda della temperatura e dei difetti presenti.
Ma per le nostre amate perovskiti MAPbI3, nessuno aveva ancora riportato nulla del genere. Fino ad ora!

Il Nostro Esperimento: Mettere alla Prova la Perovskite
Cosa abbiamo fatto, quindi? Abbiamo preparato dei film sottili di MAPbI3, spessi circa 500 nanometri (sottilissimi!), su un substrato di vetro al quarzo. Abbiamo verificato con tecniche come la diffrazione a raggi X (XRD) che il materiale fosse proprio quello giusto, con la sua bella struttura cristallina a perovskite.
Poi, siccome volevamo misurare le proprietà meccaniche con estrema precisione, abbiamo dovuto rendere la superficie del film il più liscia possibile. L’abbiamo quindi “lucidata” delicatamente. Abbiamo usato microscopi potentissimi (AFM e SEM) per controllare la topografia della superficie, vedendo i grani cristallini (grandi in media 300 nm) e misurando la rugosità (molto bassa, circa 16 nm).
A questo punto, eravamo pronti per la prova del nove: la nanoindentazione. Immaginate di avere una punta piccolissima e affilatissima (nel nostro caso, una punta Berkovich di diamante) e di premerla sulla superficie del materiale misurando con precisione la forza applicata e la profondità raggiunta. Questo ci permette di calcolare due proprietà fondamentali:
- La durezza (Hardness): quanto il materiale resiste alla deformazione plastica permanente (quanto è difficile “scalfirlo”).
- Il modulo elastico (Elastic Modulus): quanto il materiale è rigido, cioè quanto resiste alla deformazione elastica (quella che scompare quando togli la forza).
Abbiamo eseguito queste misure sia al buio completo, sia illuminando il campione con un LED (con picchi di luce blu a 460 nm e gialla/verde a 560 nm, energie sufficienti a interagire con la perovskite). Abbiamo preso tutte le precauzioni per evitare che il calore del LED influenzasse le misure e per correggere eventuali derive termiche.
Risultati Sorprendenti: La Perovskite si “Rinforza” con la Luce!
E qui arriva la parte eccitante! Confrontando le misure fatte al buio con quelle fatte sotto illuminazione, abbiamo osservato cambiamenti notevoli.
Guardando le curve carico-spostamento, abbiamo notato subito che, a parità di forza massima applicata (75 µN), la profondità raggiunta dalla punta era minore sotto la luce (circa 42 nm) rispetto al buio (circa 59 nm). Già questo suggerisce un aumento della durezza. Inoltre, la pendenza della curva durante lo scarico (che è legata al modulo elastico) era leggermente maggiore sotto la luce.
Abbiamo anche osservato il fenomeno del “creep”, cioè la lenta deformazione che avviene mantenendo la forza costante. Al buio, il materiale continuava a deformarsi a una velocità di 0.29 nm/s; sotto la luce, questa velocità si riduceva del 38%, a 0.18 nm/s. Un’altra conferma che il materiale diventava più resistente alla deformazione sotto la luce!
Quantificando i risultati medi su diverse misure, i numeri parlano chiaro:
- Il modulo elastico è passato da 23.9 GPa (al buio) a 36.5 GPa (sotto luce), con un aumento medio del 53%! Questo si chiama irrigidimento fotoindotto.
- La durezza è passata da 0.42 GPa (al buio) a 0.70 GPa (sotto luce), con un aumento medio del 67%! Questo è un chiaro effetto fotoplastico positivo.
È incredibile pensare che la semplice luce possa rendere questo materiale così tanto più rigido e duro!

Ma Perché Succede? Una Possibile Spiegazione
Ok, abbiamo osservato l’effetto, ma qual è il meccanismo dietro? Una spiegazione plausibile, simile a quella proposta per altri materiali come gli alogenuri alcalini, coinvolge l’interazione tra difetti carichi e le dislocazioni nel reticolo cristallino.
Durante la produzione della perovskite, possono formarsi piccole imperfezioni, come ioni ioduro ossidati (I3–). Questi difetti possono agire come “trappole” per elettroni. Quando la luce colpisce il materiale, eccita queste trappole, liberando elettroni. Questi elettroni liberi possono “caricare” le dislocazioni (quelle imperfezioni che permettono al materiale di scorrere e deformarsi). Le dislocazioni cariche si respingono o interagiscono più fortemente con la rete cristallina, rendendo più difficile il loro movimento. Risultato? Il materiale oppone più resistenza alla deformazione, cioè diventa più duro (ecco il PPE positivo).
Inoltre, questi elettroni liberati dalla luce potrebbero migrare verso altri difetti presenti naturalmente nel materiale, formando delle strutture stabili che “bloccano” le dislocazioni (pinning). Quando cerchiamo di deformare il materiale, queste dislocazioni bloccate si comprimono elasticamente contro i difetti. Quando rilasciamo la forza, l’energia elastica immagazzinata contribuisce a far “rimbalzare” indietro il materiale più vigorosamente, portando a una misura di rigidità (modulo elastico) maggiore.
Cosa Significa Tutto Questo?
La scoperta che le proprietà meccaniche della perovskite MAPbI3 cambiano così tanto sotto illuminazione ha implicazioni importanti. Pensiamo alle celle solari: operano costantemente sotto la luce del sole. Sapere che il materiale diventa più rigido e resistente quando illuminato potrebbe essere una buona notizia per la stabilità strutturale del dispositivo durante il funzionamento. Tuttavia, i cicli continui di irrigidimento/ammorbidimento e indurimento/addolcimento dovuti all’alternanza luce/buio potrebbero anche generare stress interni e influenzare la durabilità a lungo termine.
Questa scoperta apre nuove strade per la ricerca: dobbiamo capire meglio come controllare questo effetto, magari modificando la composizione del materiale o le condizioni di illuminazione, per ottimizzare le prestazioni e l’affidabilità dei dispositivi basati su perovskite.
In conclusione, abbiamo dimostrato per la prima volta un significativo effetto fotoplastico positivo e un irrigidimento fotoindotto nei film sottili di perovskite MAPbI3. Un piccolo “superpotere” indotto dalla luce che aggiunge un altro tassello all’affascinante puzzle di questi materiali straordinari!
Fonte: Springer
