Epilessia e Cervello: L’Ecografia Svela Nuovi Indizi sulla Cognizione?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi affascina molto e che tocca la vita di tante persone: l’epilessia. Ma non ci fermeremo alle sole crisi, che sono l’aspetto più conosciuto. Andremo un po’ più a fondo, esplorando come questa condizione possa influenzare le nostre capacità cognitive – la memoria, l’attenzione, la capacità di risolvere problemi – e come una tecnica di imaging non invasiva, l’ecografia transcranica (TCS), ci stia aprendo nuove finestre sul cervello.
L’Epilessia Generalizzata Idiopatica (IGE): Non Solo Crisi
Quando pensiamo all’epilessia, spesso immaginiamo le crisi convulsive. Ma c’è un mondo dietro. Le Epilessie Generalizzate Idiopatiche (IGE) sono tra le forme più comuni di epilessia genetica. Quello che forse non tutti sanno è che chi vive con una IGE può sperimentare anche difficoltà cognitive. Si parla di problemi con la memoria di lavoro, il ragionamento visuo-spaziale, la fluidità verbale e l’attenzione sostenuta. Immaginate quanto questo possa impattare sulla vita quotidiana, sullo studio, sul lavoro.
Entra in Scena l’Ecografia Transcranica (TCS)
Qui entra in gioco la tecnologia. L’ecografia transcranica (TCS) è una tecnica che usa gli ultrasuoni, proprio come le ecografie che si fanno in gravidanza o per vedere altri organi, ma applicata al cervello, attraverso delle “finestre” ossee nel cranio (come le tempie). È un metodo non invasivo, relativamente semplice e accurato per visualizzare alcune strutture cerebrali, in particolare i ventricoli (quelle cavità piene di liquido cerebrospinale) e altre parti del parenchima. Alcuni studi hanno suggerito che la dimensione dei ventricoli, misurabile con la TCS, potrebbe essere collegata alle performance cognitive. Un loro allargamento, infatti, potrebbe essere un segnale indiretto di atrofia cerebrale.
La Nostra Indagine: Mettere Insieme i Pezzi
Spinti da queste premesse, abbiamo voluto vederci chiaro. Ci siamo chiesti: c’è una correlazione tra le caratteristiche che vediamo con la TCS nel cervello dei pazienti con IGE e le loro eventuali difficoltà cognitive? Potrebbe la TCS aiutarci a individuare precocemente questi problemi?
Per rispondere, abbiamo messo in piedi uno studio caso-controllo. Abbiamo coinvolto 26 pazienti con diagnosi di IGE (tra i 18 e i 40 anni, capaci di leggere, scrivere e fare calcoli semplici) e 26 persone sane, simili per età e sesso, come gruppo di confronto.
Cosa abbiamo fatto? Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una valutazione completa:
- Esame clinico approfondito.
- Elettroencefalogramma (EEG) standard per registrare l’attività elettrica cerebrale.
- Risonanza Magnetica (RM) cerebrale con protocollo specifico per l’epilessia, per escludere lesioni strutturali.
- Valutazione cognitiva dettagliata usando un test chiamato Addenbrooke’s Cognitive Examination-III (ACE-III), che misura attenzione, memoria, linguaggio, fluidità verbale e abilità visuo-spaziali.
- E, ovviamente, l’ecografia transcranica (TCS) per misurare il diametro del terzo ventricolo e dei corni anteriori dei ventricoli laterali, considerati possibili indicatori di atrofia.

Cosa Abbiamo Scoperto? I Risultati Chiave
I risultati sono stati davvero interessanti e, per certi versi, hanno confermato alcune ipotesi e aperto nuove domande.
1. Le Difficoltà Cognitive ci Sono:
Come sospettavamo, i pazienti con IGE hanno mostrato punteggi significativamente più bassi rispetto al gruppo di controllo in diverse aree cognitive: attenzione, memoria e fluidità verbale. Il punteggio totale dell’ACE-III era anch’esso significativamente inferiore. Questo conferma che l’impatto dell’IGE va oltre le crisi. Curiosamente, non abbiamo trovato differenze significative per quanto riguarda il linguaggio e le abilità visuo-spaziali tra i due gruppi nel nostro campione.
2. Il Cervello “Visto” dalla TCS:
Qui arriva il dato sull’ecografia. Le misurazioni effettuate con la TCS hanno rivelato che, in media, il terzo ventricolo e i corni anteriori dei ventricoli laterali (sia destro che sinistro) erano significativamente più grandi nei pazienti con IGE rispetto ai controlli. Questo dato supporta l’idea che possa esserci una tendenza all’atrofia cerebrale, o comunque un’alterazione strutturale, in questi pazienti, visibile anche con una tecnica non invasiva come la TCS.
3. La Correlazione Inattesa (o Mancata):
E qui la sorpresa. Nonostante i pazienti avessero sia difficoltà cognitive sia ventricoli più dilatati, non abbiamo trovato una correlazione statistica diretta tra l’entità della dilatazione ventricolare (misurata con TCS) e la gravità dei deficit cognitivi (misurati con ACE-III) nel gruppo dei pazienti. In altre parole, un paziente con ventricoli molto più grandi non aveva necessariamente punteggi cognitivi peggiori rispetto a un paziente con ventricoli solo leggermente più grandi, almeno nel nostro studio. Questo potrebbe dipendere da vari fattori, come la dimensione del campione o il fatto che i deficit cognitivi potrebbero essere ancora in una fase iniziale nei pazienti selezionati (età 18-40).
4. Il Ruolo della Frequenza delle Crisi:
Se la dimensione dei ventricoli non sembrava direttamente legata alla performance cognitiva nel nostro campione, un altro fattore è emerso con forza: la frequenza delle crisi epilettiche negli ultimi due anni. Abbiamo trovato una correlazione significativa: più frequenti erano le crisi, peggiori erano i punteggi nei test di memoria, fluidità verbale e nel punteggio totale dell’ACE-III. Questo suggerisce che un controllo ottimale delle crisi potrebbe essere cruciale non solo per la qualità della vita immediata, ma anche per preservare le funzioni cognitive a lungo termine. Le crisi frequenti potrebbero portare a ipossia neuronale e disfunzioni cerebrali che si riflettono sul declino cognitivo.
Cosa Ci Portiamo a Casa?
Questo studio ci dice alcune cose importanti. Primo, i pazienti con IGE, anche giovani adulti, possono avere deficit cognitivi specifici (attenzione, memoria, fluidità) che meritano attenzione clinica. Secondo, l’ecografia transcranica (TCS) è uno strumento utile per identificare alterazioni strutturali come la dilatazione ventricolare, potenziale marcatore di atrofia, in modo non invasivo. Terzo, anche se non abbiamo trovato un legame diretto tra l’entità di questa dilatazione e i deficit cognitivi nel nostro gruppo, la frequenza delle crisi emerge come un fattore chiave associato al declino cognitivo.
Certo, il nostro è uno studio con dei limiti, come il numero non enorme di partecipanti e l’uso di un set specifico di test cognitivi. Serviranno ricerche future, magari su campioni più ampi e con una gamma più vasta di test, per confermare ed espandere questi risultati.
Ma il messaggio fondamentale è che l’epilessia IGE è una condizione complessa che impatta anche sulla mente. L’uso di strumenti come la TCS può aiutarci a capire meglio cosa succede nel cervello, e la gestione ottimale delle crisi sembra essere fondamentale per proteggere le preziose funzioni cognitive. Un passo in più nella comprensione e nella cura di questa diffusa condizione neurologica.
Fonte: Springer
