Spalla Congelata? L’Ecografia Quantitativa Rivela i Segreti della Diagnosi!
Avete mai sentito parlare di “spalla congelata”? Quel termine un po’ pittoresco, capsulite adesiva per noi addetti ai lavori, descrive una condizione davvero fastidiosa e invalidante: un dolore progressivo alla spalla accompagnato da una rigidità che rende difficili anche i movimenti più semplici. Se vi è capitato, sapete di cosa parlo. Se siete medici o fisioterapisti, sapete quanto possa essere frustrante arrivare a una diagnosi certa, soprattutto nelle fasi iniziali.
La Sfida della Diagnosi: Un Puzzle Clinico
Tradizionalmente, la diagnosi di capsulite adesiva è sempre stata un po’ un “processo per esclusione”. Si ascoltano i sintomi del paziente, si valuta la limitazione dei movimenti (specialmente la rotazione esterna, un classico!), ma spesso si finisce per usare l’imaging, come l’ecografia o la radiografia, più che altro per escludere altre magagne: lesioni della cuffia dei rotatori, tendiniti calcifiche, artrosi… Insomma, si cerca cosa *non* è, piuttosto che confermare cosa *è*.
Il problema è che i sintomi della capsulite adesiva non sono sempre così specifici, possono sovrapporsi ad altre condizioni e variare molto a seconda dello stadio della malattia e di quale parte della capsula articolare è più infiammata o “incollata”. Questo crea un bel grattacapo, specialmente nei casi dubbi o all’esordio. C’era un bisogno crescente di uno strumento di imaging che potesse darci una mano concreta, che potesse dire “Sì, qui c’è una capsulite adesiva”, e non solo “No, non è una lesione della cuffia”.
Entra in Scena l’Ecografia: Un Alleato Potente ma… Incompleto?
Qui entra in gioco l’ecografia della spalla. È uno strumento fantastico: disponibile quasi ovunque, non invasivo, relativamente economico e, soprattutto, ci permette di vedere le strutture *in movimento* (ecografia dinamica). Negli ultimi anni, si è iniziato a usarla non solo per escludere, ma anche per cercare segni specifici di capsulite adesiva.
Ma c’era un “ma”. Mancava un consenso chiaro su quali fossero i valori “normali” e quali quelli “patologici”. Quanto deve essere spessa la capsula articolare per considerarla infiammata? Alcuni studi dicevano 2 mm, altri 3 mm, altri ancora 4 mm… Un po’ un Far West diagnostico! Questa incertezza rendeva difficile usare l’ecografia con sicurezza per diagnosticare i casi più borderline, quelli “equivoci”.
La Nostra Ricerca: Trovare i “Numeri Magici”
Ed è proprio qui che ci siamo inseriti noi con il nostro studio. L’obiettivo era chiaro: volevamo capire se l’ecografia quantitativa, sia statica che dinamica, potesse davvero aiutarci a identificare la capsulite adesiva con più precisione e, soprattutto, volevamo trovare dei valori soglia (cutoff) affidabili. Volevamo dare ai colleghi dei numeri concreti per dire: “Sopra questa misura, è molto probabile che sia capsulite adesiva”. L’idea era proprio quella di “colmare il divario” tra il sospetto clinico e la conferma data dall’immagine, aumentando l’accuratezza dell’ecografia proprio nei casi più incerti.
Abbiamo quindi arruolato 66 pazienti con un sospetto clinico di capsulite adesiva (età media intorno ai 51 anni, più donne che uomini, con sintomi da meno di 10 mesi – volevamo concentrarci sulle fasi non troppo avanzate). Per ognuno di loro, abbiamo esaminato con l’ecografia sia la spalla “malata” che quella sana, usandola come controllo. L’esame è stato molto approfondito, studiando diverse parti della capsula e usando sia misurazioni statiche che test dinamici specifici.

Cosa Abbiamo Misurato di Preciso?
Ci siamo concentrati su alcuni parametri chiave che, secondo la letteratura e la nostra esperienza, potevano essere indicativi di infiammazione e aderenze capsulari:
- Spessore della Tasca Ascellare (AP): Abbiamo misurato lo spessore della capsula nella parte inferiore dell’articolazione (l’ascella, per intenderci) mentre il braccio era leggermente sollevato.
- Spessore dei Tessuti Molli nell’Intervallo dei Rotatori (RI): Abbiamo misurato lo spessore dei tessuti (in particolare legamenti importanti come il coraco-omerale) in una zona specifica nella parte anteriore della spalla.
- “Folding” del Tendine Infraspinato (IF): Durante la rotazione esterna passiva del braccio, abbiamo osservato se il tendine infraspinato (uno dei tendini della cuffia dei rotatori, situato posteriormente) rimaneva dritto o se formava una sorta di “piega” o “kinking”, segno di aderenze posteriori. Abbiamo anche misurato l’angolo di questa piega.
- Scorrimento del Tendine Sovraspinato (SS): Durante l’abduzione passiva (sollevamento laterale del braccio), abbiamo verificato se il tendine sovraspinato scomparisse completamente sotto l’acromion (una parte ossea della scapola), come dovrebbe fare normalmente, o se ne rimanesse una parte visibile, indicando una limitazione dello scorrimento dovuta ad aderenze. Abbiamo misurato la lunghezza del tendine residuo.
Le Rivelazioni: Valori Soglia che Fanno la Differenza
Ebbene, i risultati sono stati davvero incoraggianti! Prima di tutto, un dato fondamentale: tutte le spalle sintomatiche dei nostri 66 pazienti mostravano almeno un parametro ecografico anomalo. Nessuna è risultata completamente “normale” all’ecografia mirata che abbiamo eseguito. Già questo ci dice che un esame ecografico ben fatto può quasi sempre trovare un segno della patologia.
Ma il cuore della scoperta sono stati i valori soglia:
- Per lo spessore della Tasca Ascellare (AP), abbiamo trovato che il valore soglia ottimale è 3 mm. Usando questo cutoff, siamo riusciti a identificare correttamente la capsulite adesiva nel 92.4% dei casi, con una specificità altissima (98.5% – significa che quasi mai abbiamo “etichettato” come malata una spalla sana basandoci su questo). Ben 61 pazienti su 66 superavano questa soglia!
- Per lo spessore dei Tessuti Molli nell’Intervallo dei Rotatori (RI), il cutoff ottimale è risultato essere 1.7 mm. Questo valore ha mostrato una buona sensibilità (81.8%) e una discreta specificità (75.8%), permettendoci di diagnosticare correttamente 56 casi su 66.
Anche i test dinamici si sono rivelati molto utili e specifici (cioè presenti solo nelle spalle malate):
- Il “folding” dell’infraspinato (IF) è stato osservato nel 59% dei pazienti (39/66), con un angolo minimo di piega rilevabile di 10°.
- La limitazione dello scorrimento del sovraspinato (SS) era presente nel 62% dei pazienti (41/66), con una lunghezza minima di tendine residuo misurabile di 1.4 mm.
È interessante notare che anche quei pochi pazienti (5 su 66) che non superavano il cutoff di 3 mm per la tasca ascellare, mostravano comunque segni di aderenze in altre sedi (folding dell’IF o ispessimento dell’RI). Questo conferma l’importanza di un approccio multi-parametrico.

Colmare il Divario Clinico-Immagine: Un Passo Avanti Concreto
Cosa significa tutto questo in pratica? Significa che ora abbiamo degli strumenti quantitativi, dei numeri precisi derivati dall’ecografia, che possono supportare con forza la diagnosi di capsulite adesiva, specialmente in quei casi dubbi o precoci dove la clinica da sola non basta.
Non dobbiamo più affidarci solo a descrizioni qualitative (“capsula un po’ ispessita”) o a cutoff presi da altri studi magari non perfettamente confrontabili. Possiamo misurare: se la tasca ascellare è spessa 3 mm o più, o se l’intervallo dei rotatori supera 1.7 mm, la probabilità di trovarci di fronte a una capsulite adesiva è molto alta. Se a questo aggiungiamo la presenza di un folding dell’infraspinato o di una limitazione dello scorrimento del sovraspinato durante i test dinamici, la diagnosi diventa ancora più solida.
Questo approccio ci permette davvero di “colmare il divario” tra il sospetto clinico e la conferma strumentale, rendendo l’ecografia un partner diagnostico molto più attivo e affidabile nella gestione della spalla congelata.
Guardando al Futuro
Certo, come in ogni ricerca, ci sono dei limiti. Il nostro campione di pazienti non era enorme, e non abbiamo usato la risonanza magnetica con mezzo di contrasto (artro-RM), considerato il gold standard, per confermare tutti i casi (anche se i criteri di inclusione/esclusione e la risposta positiva alle terapie ci danno grande confidenza sulla correttezza delle diagnosi).
Tuttavia, siamo convinti che questo studio rappresenti un passo avanti importante. Fornisce dei valori di riferimento pratici e basati sull’evidenza per l’uso dell’ecografia quantitativa nella diagnosi della capsulite adesiva. Speriamo che questi risultati aiutino molti colleghi nella pratica quotidiana a diagnosticare più precocemente e con maggiore sicurezza questa condizione così impattante per i pazienti. La strada è quella giusta: rendere l’imaging sempre più preciso e utile, un vero alleato per la clinica.
Fonte: Springer
