Un gruppo eterogeneo di bambini e adolescenti finlandesi, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, alcuni impegnati in attività scolastiche concentrate, altri in momenti di gioco più dinamico, in un ambiente educativo moderno e luminoso. L'immagine, scattata con un prime lens da 35mm, cattura la diversità e la quotidianità dei giovani, con una profondità di campo che mantiene a fuoco diversi soggetti, simboleggiando lo studio sulla durata del trattamento ADHD. I colori sono naturali e vivaci.

Farmaci ADHD: Per Quanto Tempo Li Prendono Davvero i Nostri Ragazzi? Lo Studio Finlandese Che Fa Luce!

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che, ne sono certo, sta a cuore a molti genitori, educatori e, perché no, anche a chi semplicemente si interessa di salute e benessere dei più giovani: l’ADHD e i farmaci utilizzati per trattarlo. Sappiamo che l’ADHD, o Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, è una condizione neurobiologica piuttosto comune, che può rendere la vita un po’ più complicata ai bambini e agli adolescenti, influenzando la loro capacità di concentrarsi, di stare fermi e, a volte, di controllare gli impulsi.

Ma facciamo un passo indietro: cos’è esattamente l’ADHD?

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da sintomi persistenti di disattenzione, iperattività e impulsività che interferiscono con il funzionamento cognitivo e sociale. Pensate che, secondo vari studi, colpisce circa il 3-7% della popolazione pediatrica. L’esordio avviene spesso tra i 7 e i 16 anni e, udite udite, in circa il 50% dei casi i sintomi persistono anche in età adulta, a volte anche di più se ci sono altri disturbi psichiatrici associati. Insomma, non è una cosa da prendere sottogamba.

Per gestire i sintomi, spesso si ricorre a trattamenti farmacologici. Gli studi clinici, quelli randomizzati e controllati con placebo, ci dicono che questi farmaci sono efficaci nel breve termine (tipo 12 settimane) per migliorare i sintomi principali. Alcuni studi su grandi database suggeriscono anche che il trattamento farmacologico possa ridurre rischi come infortuni, scarso rendimento scolastico e aggressività reattiva. Però, diciamocelo chiaramente, i benefici a lungo termine sono ancora un po’ un’incognita, e c’è pure un dibattito aperto sulla sicurezza a lungo raggio, soprattutto per quanto riguarda la crescita.

La grande domanda: quanto dura la terapia?

Ed è qui che entra in gioco uno studio finlandese davvero interessante, pubblicato su Springer, che ha cercato di fare luce proprio su questo aspetto: quanto tempo continuano i bambini e gli adolescenti a prendere i farmaci per l’ADHD una volta iniziato il trattamento? Ve lo anticipo: i risultati potrebbero sorprendervi.

I ricercatori hanno analizzato i dati di un registro nazionale finlandese, coprendo tutti i bambini e adolescenti tra i 6 e i 18 anni che hanno iniziato il loro primo ciclo di trattamento farmacologico per l’ADHD tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2019. Parliamo di un campione enorme: ben 40.691 ragazzi! Hanno seguito questi ragazzi per un tempo mediano di 3.8 anni, calcolando la durata del trattamento dall’acquisto del primo farmaco all’ultimo, con una “tolleranza” di 365 giorni tra un acquisto e l’altro per considerare il trattamento continuativo.

I Risultati Chiave: Numeri Che Fanno Riflettere

Allora, tenetevi forte: la durata mediana del trattamento farmacologico per l’ADHD è risultata essere di 3.2 anni. Questo significa che metà dei ragazzi ha continuato la terapia per più di tre anni! Ma non è tutto:

  • Un quarto dei ragazzi ha interrotto il trattamento entro un anno.
  • All’estremo opposto, un altro quarto ha continuato la terapia per almeno 6.8 anni! Avete capito bene, quasi sette anni!

E ci sono delle differenze significative in base al sesso e all’età di inizio:

  • I maschi tendono ad avere una durata del trattamento più lunga rispetto alle femmine.
  • Più giovane è il bambino quando inizia la terapia, più a lungo tende a continuarla.

Il gruppo con la durata del trattamento più lunga in assoluto? I maschietti che hanno iniziato la terapia tra i 6 e gli 8 anni (che rappresentavano il 32.4% del campione). Per loro, la durata mediana del trattamento è stata di ben 6.3 anni, con un quarto di loro che ha continuato per almeno 9.4 anni! Praticamente per tutta la scuola elementare e oltre.

Questi dati ci dicono una cosa fondamentale: nel mondo reale, la durata del trattamento farmacologico per l’ADHD va ben oltre i periodi studiati negli studi clinici controllati, specialmente per i bambini maschi che iniziano presto la terapia.

Un bambino di circa 7 anni, maschio, è seduto a un banco di scuola e sembra concentrato su un quaderno. La luce entra da una finestra vicina, illuminando dolcemente la scena. L'immagine è scattata con un prime lens da 35mm, con una leggera profondità di campo per mettere a fuoco il bambino e sfocare leggermente lo sfondo. I colori sono naturali e caldi, suggerendo un ambiente di apprendimento positivo.

In Finlandia, le linee guida cliniche raccomandano di considerare il farmaco per tutti i bambini con diagnosi di ADHD dai 6 anni in su, e il metilfenidato è spesso la prima scelta. Una recente revisione Cochrane ha indicato che il metilfenidato non sembra causare eventi avversi gravi a breve termine (fino a sei mesi), ma potrebbe essere associato a problemi di sonno e scarso appetito. Tuttavia, la qualità delle prove per gli effetti a lungo termine è considerata molto bassa.

Perché Questi Dati Sono Così Importanti?

Beh, innanzitutto perché c’è una carenza di studi randomizzati e controllati che valutino gli effetti a lungo termine dei farmaci per l’ADHD. Con l’aumento dell’uso di questi farmaci negli ultimi decenni, la sicurezza e l’efficacia a lungo termine sono diventate una preoccupazione di salute pubblica. Pensate che si discute ancora se l’uso prolungato di stimolanti possa influire sulla velocità di crescita in altezza.

D’altro canto, sappiamo che l’aderenza ai farmaci per l’ADHD tende a diminuire nel tempo. Uno studio famoso (il Multimodal Treatment Study of Children with ADHD, o MTA) ha mostrato che solo il 32.5% dei partecipanti era ancora aderente alla terapia dopo 8 anni, rispetto al 63.3% dopo 14 mesi. Quindi, c’è un po’ un paradosso.

I risultati finlandesi sono in linea con studi recenti che mostrano come circa il 50% di chi inizia il trattamento da bambino lo continui per almeno 5 anni. Ma questo studio va oltre, mostrando che una porzione significativa di bambini continua ancora più a lungo. Questo potrebbe indicare che, almeno nei primi anni del periodo di studio, i trattamenti in Finlandia erano mirati a bambini con sintomi più gravi, e quindi più propensi a continuare la terapia per anni.

Fattori che Influenzano la Durata del Trattamento

Lo studio conferma che l’età di inizio terapia è cruciale: gli adolescenti interrompono prima rispetto ai bambini. Le spiegazioni possono essere diverse: differenze nell’efficacia e tolleranza dei farmaci, ma anche il fatto che più il bambino è piccolo, maggiore è l’influenza dei genitori sulla continuazione della terapia.

Interessante anche la differenza di genere: i maschi finlandesi sono trattati più spesso e più a lungo. Nel campione dello studio, il 77.4% erano maschi. C’è qualche evidenza che i maschi mostrino miglioramenti maggiori con il metilfenidato, forse per differenze nel modo in cui il corpo metabolizza il farmaco, ma è un campo ancora da esplorare.

Quello che è certo è che questi dati sulla durata estesa del trattamento, specialmente nei bambini di 6-8 anni, superano di gran lunga le informazioni disponibili dagli studi clinici controllati. L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) richiede studi di sicurezza di almeno un anno per l’approvazione dei farmaci ADHD, ma qui parliamo di esposizioni molto più lunghe.

Lo studio ADDUCE, ad esempio, ha monitorato la sicurezza del metilfenidato per 2 anni, non trovando eventi avversi gravi, ma con limitazioni sulla causalità dovute al disegno naturalistico. Altri studi, come l’MTA, hanno invece mostrato un impatto sulla crescita in altezza con l’uso prolungato di stimolanti. Insomma, il quadro non è ancora del tutto chiaro per gli effetti a lungo termine, soprattutto quelli rari.

Un farmacista sorridente consegna una confezione di farmaci a una madre con il suo bambino adolescente in una farmacia moderna e ben illuminata. L'immagine è un ritratto con prime lens da 50mm, con colori caldi e accoglienti, e una profondità di campo che mette a fuoco i soggetti principali.

Limiti dello Studio e Contesto Finlandese

Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. Ad esempio, si basa sugli acquisti rimborsati come indicatore del consumo, potrebbe sottostimare la durata se i ragazzi riprendono la terapia dopo più di un anno di pausa, e non analizza le caratteristiche cliniche dei pazienti o i trattamenti non farmacologici. Inoltre, i dati sono pre-pandemia, e sappiamo che l’uso di farmaci ADHD in Finlandia è continuato ad aumentare dal 2020.

Ci sono anche fattori locali finlandesi da considerare. Dal 2016, una riforma scolastica ha posto l’accento sulle competenze digitali, ma con risorse variabili tra le scuole e un possibile aumento dell’esposizione agli schermi, noto fattore di rischio per sintomi di disattenzione e iperattività. Inoltre, la carenza di specialisti (neuropsichiatri infantili, neurologi pediatrici) potrebbe influenzare la qualità delle cure. Paradossalmente, questo potrebbe portare non a un sottotrattamento, ma a una difficoltà nell’interrompere appropriatamente la terapia quando non più necessaria, dato che le linee guida raccomandano una valutazione annuale.

Cosa Ci Portiamo a Casa?

In conclusione, questo studio finlandese ci sbatte in faccia una realtà importante: i bambini, specialmente i maschi più piccoli, possono assumere farmaci per l’ADHD per molti anni, ben oltre quanto testato negli studi clinici iniziali. Questo non significa che sia sbagliato, ma sottolinea l’assoluta necessità di un monitoraggio clinico di alta qualità e continuo. Bisogna soppesare attentamente i benefici attesi e i potenziali rischi per ogni singolo bambino, anno dopo anno.

È fondamentale che ci sia un dialogo aperto tra medici, famiglie e ragazzi (quando l’età lo consente) per rivalutare periodicamente la necessità del trattamento. Dopotutto, i sintomi dell’ADHD possono cambiare con la crescita, e molti ragazzi potrebbero stare bene anche interrompendo la terapia dopo un certo periodo, mantenendo i benefici ottenuti.

Insomma, la ricerca continua e studi come questo sono preziosi per darci un quadro più realistico di come vengono usati i farmaci nella pratica clinica quotidiana. E questo, amici miei, è un passo fondamentale per garantire le migliori cure possibili ai nostri ragazzi.

Fonte: Springer

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