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Dormi Abbastanza? Occhio alla Bilancia (e non solo!): La Scienza Rivela Nuovi Legami tra Sonno e Forma Fisica

Ciao a tutti! Parliamoci chiaro: chi non ama una bella dormita? Il sonno è quel momento magico in cui ricarichiamo le pile, ma siamo sicuri di dedicargli la giusta attenzione? Sappiamo che dormire bene è fondamentale per la salute generale, un po’ come mangiare sano o fare movimento. La scienza ce lo ripete da tempo. Ma se vi dicessi che quanto dormiamo potrebbe influenzare la nostra forma fisica e persino il rischio di problemi cardiovascolari in modi che non avevamo considerato prima?

Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante, parte di un progetto più ampio chiamato MASHAD (Mashhad Stroke and Heart Atherosclerotic Disorders), condotto in Iran. Questi ricercatori hanno fatto qualcosa di davvero interessante: non si sono limitati a guardare il solito Indice di Massa Corporea (IMC o BMI in inglese) o i classici livelli di colesterolo. Hanno voluto scavare più a fondo, esplorando l’associazione tra la durata del sonno e alcuni nuovi indici antropometrici (che misurano la forma e la composizione del corpo in modo più sofisticato) e indici aterogenici (legati al rischio di formazione di placche nelle arterie). E l’hanno fatto seguendo quasi 7.500 persone per ben 10 anni! Un lavoro enorme, non c’è che dire.

Lo Studio MASHAD: Un Decennio Sotto Osservazione

Immaginatevi la scena: nel 2010, un gruppo di persone tra i 35 e i 65 anni, residenti nella città di Mashhad, viene reclutato. All’inizio, compilano un questionario indicando, tra le altre cose, quante ore dormono per notte. Niente lavoratori notturni, per non falsare i dati. Poi, vengono divisi in tre gruppi:

  • I “dormiglioni brevi”: meno di 6 ore a notte (circa 980 persone).
  • I “dormiglioni giusti”: tra le 6 e le 9 ore a notte (la maggioranza, oltre 6.200 persone).
  • I “dormiglioni lunghi”: 9 ore o più a notte (poco più di 200 persone).

Dieci anni dopo, nel 2020, queste stesse persone vengono ricontattate. Nuove misurazioni (peso, altezza, circonferenza vita e fianchi), nuovi esami del sangue per controllare colesterolo (totale, HDL “buono”, LDL “cattivo”), trigliceridi e glicemia. Con questi dati, i ricercatori hanno calcolato non solo i parametri classici, ma anche questi indici più “moderni”.

Perché Nuovi Indici? Il BMI Non Basta Più?

Vi chiederete: ma perché complicarsi la vita con nuovi indici? Il buon vecchio BMI non andava bene? Beh, il BMI è un indicatore un po’ grezzo. Ci dice se siamo sottopeso, normopeso o sovrappeso in base ad altezza e peso, ma non distingue tra massa grassa e massa magra, né ci dice dove si accumula il grasso. E sappiamo che il grasso addominale è particolarmente insidioso per la salute. Anche la circonferenza vita (WC), pur utile, può essere interpretata diversamente a seconda della corporatura generale.

Ecco che entrano in gioco indici come:

  • ABSI (A Body Shape Index): Cerca di valutare la forma del corpo e l’obesità addominale tenendo conto di altezza, peso e circonferenza vita.
  • WWI (Weight-Adjusted-Waist Index): Misura l’obesità addominale in modo indipendente dal peso corporeo totale.
  • AVI (Abdominal Volume Index): Stima il volume dell’addome, dando un’idea più precisa del grasso viscerale.
  • BAI (Body Adiposity Index): Stima la percentuale di grasso corporeo usando circonferenza fianchi e altezza, senza usare il peso.
  • BRI (Body Roundness Index): Un altro indice che cerca di quantificare la “rotondità” del corpo legata all’adiposità centrale.

L’idea è avere un quadro più dettagliato della distribuzione del grasso corporeo. E per quanto riguarda il rischio cardiovascolare, si sono usati indici come l’AIP (Atherogenic Index of Plasma) o i rapporti tra colesterolo totale/HDL (CRI-I) e LDL/HDL (CRI-II), che possono scovare squilibri lipidici anche quando i singoli valori sembrano quasi normali.

Primo piano di una persona che dorme serenamente a letto, luce soffusa dalla finestra, stile cinematografico con profondità di campo, obiettivo 35mm, toni caldi e rilassanti.

I Risultati: Sorprese dal Cuscino!

E qui viene il bello! Cosa hanno scoperto i ricercatori dopo 10 anni? Tenetevi forte, perché i risultati sono piuttosto intriganti e, per certi versi, controintuitivi. Hanno usato modelli statistici complessi (regressione logistica multivariata, per i più tecnici) per capire le associazioni, tenendo conto di fattori come età, sesso, stato civile, lavoro, istruzione, diabete e ipertensione, che potevano influenzare i risultati.

Chi dorme poco (< 6 ore):
Sembra che dormire poco non faccia bene alla linea, soprattutto a livello addominale. Rispetto a chi dormiva tra 6 e 9 ore, i “dormiglioni brevi” avevano:

  • Una probabilità inferiore del 40% di avere un ABSI basso (cioè, più probabilità di avere un ABSI alto, indice di maggior grasso addominale rispetto alla corporatura).
  • Una probabilità inferiore del 33% di avere un WWI basso (anche qui, più rischio di obesità addominale indipendente dal peso).
  • Una probabilità inferiore del 19% di avere un AVI basso (più probabilità di avere un volume addominale maggiore).

In pratica, dormire meno di 6 ore sembra associato a un peggioramento di questi indicatori di grasso addominale nel lungo periodo.

Chi dorme tanto (> 9 ore):
E chi invece esagera con le ore sotto le coperte? Qui il quadro è più complesso:

  • Avevano una probabilità maggiore del 42% di avere un ABSI basso (quindi, apparentemente meglio per la forma del corpo rispetto al gruppo di controllo).
  • Avevano una probabilità maggiore del 50% di avere un WWI basso (anche questo sembra positivo per l’obesità addominale).
  • MA… avevano una probabilità inferiore del 31% di avere un BAI basso. Ricordate? Il BAI stima il grasso corporeo generale. Quindi, dormire troppo sembra associato a una maggiore adiposità generale, anche se magari non specificamente addominale secondo ABSI e WWI.
  • Un’altra buona notizia: avevano una probabilità inferiore del 27% di avere livelli bassi di colesterolo HDL (< 55 mg/dl). In altre parole, dormire tanto sembra favorire livelli più alti di colesterolo "buono"!

Interessante, vero? Dormire tanto sembra avere effetti contrastanti: potenzialmente benefico per alcuni aspetti della forma fisica (ABSI, WWI) e per l’HDL, ma forse negativo per l’adiposità corporea totale (BAI).

Una sarta che prende le misure del girovita di una persona con un metro da sarto, luce da studio controllata, obiettivo macro 85mm, alta definizione dei dettagli del tessuto e del metro.

Perché il Sonno Influenza Così Tanto il Nostro Corpo?

Ma come fa il sonno (o la sua mancanza) a “scolpire” il nostro corpo? La scienza ha diverse ipotesi, che questo studio indirettamente supporta.

Se dormiamo poco:

  • Ormoni Sballati: Aumenta la grelina (l’ormone della fame) e diminuisce la leptina (l’ormone della sazietà). Risultato? Più appetito!
  • Stress Cronico: Aumenta il cortisolo, l’ormone dello stress, che favorisce l’accumulo di grasso, specialmente sulla pancia.
  • Meno Movimento: Siamo più stanchi, ci muoviamo meno, bruciamo meno calorie.
  • Infiammazione e Metabolismo: Si attivano percorsi infiammatori e cambia l’espressione di geni legati al metabolismo.
  • Cattive Decisioni: Da stanchi, siamo più inclini a scegliere cibi poco sani, snack calorici, fast food.

Se dormiamo troppo:
Anche l’eccesso può avere i suoi lati negativi.

  • Metabolismo Rallentato: Durante il sonno il dispendio energetico diminuisce. Dormire troppo a lungo potrebbe rallentare il metabolismo basale.
  • Abitudini Alimentari: Chi dorme molto tende più spesso a saltare la colazione, un’abitudine che alcuni studi collegano a un maggior rischio di aumento di peso e obesità addominale.

Questo potrebbe spiegare perché, nello studio, chi dormiva più di 9 ore mostrava un aumento del BAI (adiposità generale).

E Gli Indici di Rischio Cardiaco?

Una cosa che ha colpito i ricercatori è stata la mancanza di un’associazione significativa tra la durata del sonno e gli indici aterogenici più specifici (AIP, AC, CRI-I, CRI-II, TyG, THR) in questo studio decennale. L’unico legame “lipidico” emerso è stato quello positivo tra sonno lungo e HDL alto.

Questo non significa che il sonno non influenzi il rischio cardiovascolare (sappiamo che lo fa!), ma forse l’impatto diretto sui profili lipidici, misurato con questi indici specifici, è più debole o complesso di quanto si pensasse, almeno in questa popolazione e su questo arco temporale. Altri studi, magari su popolazioni diverse o con metodologie leggermente differenti, hanno trovato associazioni, ad esempio con l’apnea ostruttiva del sonno (OSA).

Primo piano di provette di sangue in un laboratorio di analisi, luce clinica controllata, messa a fuoco precisa sulle etichette, obiettivo macro 100mm, alta definizione.

Cosa Portiamo a Casa da Questo Studio?

Questo studio iraniano è importante perché è uno dei primi a usare un approccio longitudinale (seguendo le persone nel tempo) per vedere come la durata del sonno influenzi questi nuovi indici antropometrici. Ci dice che l’impatto del sonno sulla nostra forma fisica è reale e misurabile nel lungo periodo, e va oltre il semplice peso sulla bilancia.

La morale della favola? Sembra proprio che esista una “zona Ricitelli” anche per il sonno, quel famoso “sweet spot” tra le 6 e le 9 ore per la maggior parte degli adulti. Dormire costantemente troppo poco ( 9 ore) potrebbe non essere la soluzione ideale, presentando un quadro misto con benefici (HDL, forse ABSI/WWI) ma anche potenziali svantaggi (BAI più alto).

Certo, lo studio ha i suoi limiti, come l’uso di questionari auto-riferiti per la durata del sonno (che non sono precisi come la polisonnografia in laboratorio). Ma i risultati sono un forte promemoria: il sonno non è un lusso, è una necessità biologica con profonde implicazioni per la nostra salute metabolica e la nostra composizione corporea.

Quindi, la prossima volta che siete tentati di “rubare” ore al sonno per lavoro, studio o divertimento, pensateci due volte. Il vostro corpo, nel lungo periodo, potrebbe presentarvi il conto… magari proprio sul girovita! Ascoltiamo i segnali del nostro organismo e cerchiamo di dare al sonno il posto che merita nella nostra routine quotidiana. Ne va della nostra salute, oggi e domani.

Fonte: Springer

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