Immagine concettuale fotorealistica del flusso sanguigno nel cervello umano visualizzato tramite Doppler Transcranico, con aree illuminate che rappresentano le arterie cerebrali medie e le carotidi, prime lens 50mm, profondità di campo, colori blu e rosso duotone per indicare direzione e velocità del flusso, sfondo scuro per enfatizzare il soggetto.

Sclerosi Multipla e Circolo Cerebrale: Il Doppler Transcranico ci svela nuovi indizi?

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel mondo della neurologia e della diagnostica per immagini. Parleremo di Sclerosi Multipla (SM), una condizione che colpisce milioni di persone nel mondo, soprattutto giovani adulti, e di come una tecnica chiamata Doppler Transcranico (TCD) possa aiutarci a capirne meglio alcuni aspetti ancora poco chiari.

La Sclerosi Multipla, lo sapete, è una malattia cronica demielinizzante del sistema nervoso centrale. In pratica, attacca la guaina mielinica che protegge le fibre nervose, causando una vasta gamma di sintomi e, purtroppo, disabilità in una percentuale significativa di casi. È una sfida enorme, sia per chi ne soffre sia per noi ricercatori e medici che cerchiamo di diagnosticarla precocemente e gestirla al meglio.

Il Mistero della SM: Oltre la Démielinizzazione

Sebbene la risonanza magnetica (MRI) sia fondamentale per la diagnosi, mostrando le tipiche lesioni, non sempre ci dice tutto sulla gravità o sulla progressione della malattia. C’è di più sotto la superficie. Uno degli aspetti che sta emergendo con sempre maggiore interesse è il legame tra SM e disfunzioni vascolari. Sembra infatti che nei pazienti con SM ci sia spesso una riduzione del flusso sanguigno cerebrale (quella che chiamiamo ipoperfusione cerebrale) e un’alterazione dei meccanismi che regolano questo flusso.

Ma cosa significa “regolare il flusso”? Immaginate il cervello come una centrale operativa incredibilmente esigente: ha bisogno di un apporto costante di sangue (e quindi ossigeno e nutrienti), indipendentemente da quello che facciamo o dalla nostra pressione sanguigna. Questa capacità di mantenere il flusso stabile si chiama autoregolazione cerebrale. È un meccanismo vitale. Se questo meccanismo si inceppa, come sospettiamo possa accadere nella SM, le conseguenze potrebbero essere significative, contribuendo forse anche alla degenerazione assonale, quel danno alle fibre nervose che è uno dei principali responsabili della disabilità a lungo termine.

Entra in Scena il Detective: Il Doppler Transcranico

Come possiamo sbirciare dentro la testa e vedere come funziona questo flusso sanguigno in modo non invasivo? Qui entra in gioco il nostro “detective”: il Doppler Transcranico (TCD). È una tecnica ecografica, simile a quella usata per vedere i bambini in gravidanza, ma adattata per “ascoltare” il sangue che scorre nelle arterie principali del cervello attraverso delle “finestre” ossee nel cranio (di solito le tempie). È semplice, sicuro e ci permette di misurare la velocità del flusso sanguigno cerebrale (CBF).

Proprio per esplorare questo legame tra SM, flusso sanguigno e autoregolazione, abbiamo condotto uno studio osservazionale prospettico tra maggio e dicembre 2023. L’obiettivo era chiaro: usare il TCD per vedere se ci fossero differenze nel flusso sanguigno e nella sua regolazione tra persone con SM e persone sane.

Il Nostro Studio: Metodo e Partecipanti

Abbiamo coinvolto 58 persone: 29 pazienti con diagnosi confermata di SM (secondo i criteri di McDonald, il nostro standard di riferimento) e 29 controlli sani, abbinati per età e sesso. L’età media dei pazienti era intorno ai 28 anni, mentre quella dei controlli era di 35 anni. La maggior parte dei partecipanti in entrambi i gruppi erano donne, riflettendo la maggiore prevalenza della SM nel sesso femminile.

Per tutti i partecipanti, abbiamo eseguito due esami principali:

  • Un Duplex Carotideo: per controllare lo stato delle arterie carotidi nel collo, assicurandoci che non ci fossero stenosi significative che potessero influenzare i risultati.
  • Un Doppler Transcranico (TCD): per misurare la velocità del flusso nell’arteria cerebrale media (MCA), una delle principali autostrade del sangue nel cervello.

La parte “intrigante” è che abbiamo eseguito il TCD in due condizioni: prima con il partecipante comodamente sdraiato (posizione supina) e poi dopo averlo inclinato su un lettino apposito (tilt up a 80°), simulando il passaggio alla posizione eretta. Questo “tilt test” è un modo per mettere alla prova i meccanismi di autoregolazione: quando ci si alza, la gravità tende a far scendere il sangue, e il cervello deve reagire per mantenere il flusso costante. Misurando come cambia (o non cambia) la velocità del flusso durante questo test, possiamo avere un’idea di quanto sia efficiente l’autoregolazione.

Fotografia di un tecnico medico che esegue un esame Doppler Transcranico su un paziente sdraiato su un lettino inclinabile (tilt table), prime lens 35mm, profondità di campo ridotta per focalizzare sull'interazione tra tecnico e paziente, luce clinica morbida e professionale.

Risultati Sorprendenti: Velocità Aumentate e Vasi Meno “Elastici”?

E qui arrivano i risultati interessanti. Abbiamo notato alcune differenze significative tra i pazienti con SM e i controlli:

1. Velocità più elevate nelle Carotidi: I pazienti con SM mostravano velocità di picco sistolico (PSV) significativamente più alte nelle arterie carotidi comuni (CCA) e interne (ICA) su entrambi i lati.
2. Velocità più elevate nell’Arteria Cerebrale Media (MCA): Anche nelle MCA, le velocità di picco e medie tendevano ad essere più alte nei pazienti con SM rispetto ai controlli, sia da sdraiati che inclinati. Questa differenza era statisticamente significativa per l’MCA sinistra in posizione supina.
3. Indici di Resistenza e Pulsatilità (RI e PI) più alti: Questi due parametri, che ci danno un’idea della resistenza al flusso a valle e della “pulsatilità” dell’onda di flusso, erano significativamente più alti nelle MCA dei pazienti con SM. Questo potrebbe suggerire una minore compliance vascolare, ovvero che i vasi sanguigni cerebrali siano un po’ più “rigidi” o meno capaci di ammortizzare l’onda pressoria nei pazienti con SM.

Ma perché queste velocità più alte? Una possibile spiegazione potrebbe risiedere nei valori di pressione arteriosa, che tendevano ad essere più alti nei pazienti SM del nostro campione rispetto ai controlli. Questo non è del tutto inaspettato: alcuni studi suggeriscono una maggiore prevalenza di ipertensione nella SM, forse legata anche a terapie come i corticosteroidi o a una disfunzione del sistema nervoso autonomo che regola la pressione (disregolazione cardiovascolare).

Il Puzzle dell’Autoregolazione: Nessuna Differenza Evidente (con questo metodo)

E l’autoregolazione? Qui le cose si fanno più complesse. Quando abbiamo confrontato la percentuale di diminuzione della velocità nell’MCA durante il tilt test (cioè quanto il flusso rallentava passando da sdraiati a inclinati), non abbiamo trovato una differenza statisticamente significativa tra i pazienti con SM e i controlli sani. Inoltre, questa risposta al tilt test non sembrava correlata né alla durata della malattia né al grado di disabilità (misurato con la scala EDSS).

Questo risultato potrebbe sembrare in contrasto con l’ipotesi di un’autoregolazione compromessa nella SM. Tuttavia, è importante notare che altri studi, utilizzando metodologie diverse (come il test del respiro trattenuto, o “breath holding index”), hanno talvolta trovato differenze. I nostri risultati, simili a quelli di alcuni studi precedenti che usavano il tilt test, suggeriscono che, almeno con questa specifica tecnica e in questa popolazione di pazienti (con una durata media di malattia relativamente breve, circa 4 anni), le alterazioni macroscopiche dell’autoregolazione potrebbero non essere così evidenti o universali. È possibile che le differenze emergano in stadi più avanzati della malattia, in sottotipi specifici (come le forme progressive), o utilizzando stimoli diversi per testare la reattività vascolare.

Immagine macro ad alta definizione di neuroni danneggiati e vasi sanguigni cerebrali con segni di ridotta compliance, illuminazione controllata e precisa focalizzazione, per illustrare i cambiamenti microvascolari nella sclerosi multipla.

Cosa Portiamo a Casa? Il Valore del TCD

Quindi, cosa ci dice tutto questo? Il nostro studio, pur non evidenziando differenze nette nell’autoregolazione misurata con il tilt test, ha comunque messo in luce aspetti importanti:

  • I pazienti con SM nel nostro campione mostravano velocità di flusso più elevate nelle arterie principali che portano sangue al cervello e all’interno del cervello stesso, potenzialmente legate a pressione più alta o a disregolazione autonomica.
  • Gli indici RI e PI più alti suggeriscono una possibile alterazione della compliance vascolare (vasi meno “elastici”) nei pazienti con SM.
  • Il Doppler Transcranico si conferma uno strumento utile e non invasivo per rilevare precocemente queste alterazioni vascolari cerebrali nella SM, anche se l’interpretazione dei meccanismi sottostanti (ipoperfusione? ipertensione? disregolazione?) richiede ulteriori indagini.

In conclusione, la Sclerosi Multipla è una malattia complessa dove infiammazione, neurodegenerazione e, come suggerisce la nostra ricerca, aspetti vascolari sembrano intrecciarsi. Il Doppler Transcranico ci offre una finestra preziosa per studiare questi aspetti emodinamici. Anche se il puzzle dell’autoregolazione rimane in parte da comporre, aver identificato velocità più alte e segni di ridotta compliance vascolare nei pazienti SM ci spinge a continuare a indagare. Comprendere meglio questi meccanismi potrebbe aprire nuove strade per monitorare la malattia e, speriamo, per sviluppare future strategie terapeutiche. La ricerca non si ferma!

Fonte: Springer

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