Un gruppo di donne indiane determinate e unite, membri di un collettivo sanitario Mahila Arogya Samiti, che discutono strategie per migliorare la salute e il benessere nella loro comunità urbana. Ritratto di gruppo, 35mm, luce naturale, colori vibranti, espressioni di speranza e azione, depth of field.

Donne al Centro della Salute Urbana: La Rivoluzione Silenziosa dei Collettivi MAS in India

Amici, oggi voglio parlarvi di una storia che arriva dall’India, precisamente dallo stato del Chhattisgarh, e che ha dell’incredibile. Riguarda la forza delle donne, la partecipazione comunitaria e come, a volte, le idee più semplici possano portare a cambiamenti profondi. Sto parlando dei Mahila Arogya Samitis (MAS), dei collettivi femminili per la salute promossi dalla National Urban Health Mission (NUHM) indiana.

Immaginate le periferie urbane, gli slum, dove la vita è dura e l’accesso ai servizi sanitari, ma anche a beni primari come acqua potabile e cibo sicuro, è una sfida quotidiana. Ecco, in questo contesto, le donne sono spesso le più penalizzate, invisibili al sistema e con enormi difficoltà a far sentire la propria voce. Ed è proprio qui che entrano in gioco i MAS.

Cosa sono i Mahila Arogya Samitis (MAS)?

Dal 2013, la NUHM ha pensato bene di promuovere questi gruppi: ogni MAS è composto da una decina di donne leader, ognuna rappresentante di circa venti famiglie del proprio quartiere. Il loro compito? Diventare una piattaforma per l’azione comunitaria, dare voce ai bisogni sanitari e, udite udite, agire sui cosiddetti determinanti sociali della salute. Parliamo di tutto ciò che influenza la nostra salute al di là delle cure mediche: l’ambiente in cui viviamo, la nutrizione, l’igiene, la sicurezza.

Il bello è che queste donne operano su base volontaria. Ogni MAS elegge una presidente e una tesoriera e riceve un piccolo fondo annuale (circa 60 dollari) da gestire in totale autonomia per le necessità della comunità. Ricevono anche formazione su temi cruciali: salute, ambiente, nutrizione, igiene, ma anche diritti.

Ma funzionano davvero? L’esperienza del Chhattisgarh

Ecco, la domanda da un milione di dollari! Per anni, nessuno aveva veramente valutato l’impatto di questa iniziativa. Fino ad ora. Uno studio approfondito, una “valutazione realista”, è stato condotto proprio nel Chhattisgarh, uno stato pioniere nei programmi sanitari comunitari. E i risultati, lasciatemelo dire, sono sorprendenti.

Pensate che, nei tre anni precedenti l’indagine:

  • Il 59,1% dei MAS aveva intrapreso azioni su problemi legati all’assistenza sanitaria.
  • Il 74,1% si era attivato per la sicurezza alimentare e la nutrizione.
  • Il 60,8% aveva affrontato la violenza di genere.
  • Il 56,4% si era occupato di acqua potabile.
  • Il 70,8% era intervenuto su questioni igienico-sanitarie.
  • Il 64,1% aveva lavorato su problemi legati all’ambiente sociale (come l’abuso di sostanze).

Incredibilmente, circa il 95,3% dei MAS aveva agito in almeno uno di questi sei ambiti! Questo ci dice che la partecipazione comunitaria tramite i MAS non si è limitata a un semplice aumento dell’utilizzo dei servizi sanitari, ma si è estesa a un’agenda molto più ampia, centrata sulle persone e sui determinanti sociali della salute. Queste donne non si sono tirate indietro, escogitando molteplici strategie per identificare e risolvere i problemi.

Un gruppo di donne indiane, membri di un collettivo Mahila Arogya Samiti, sedute in cerchio in un'area urbana informale (slum) durante una riunione mattutina. Stanno discutendo animatamente, alcune prendono appunti. Luce naturale soffusa, atmosfera di collaborazione. 35mm portrait, depth of field, colori caldi e vibranti.

I segreti del successo (e qualche ombra)

Cosa ha reso questi collettivi così efficaci? Lo studio ha identificato alcuni fattori chiave:

  • La selezione partecipata delle donne come membri dei MAS.
  • L’autonomia nel processo decisionale.
  • Un design formativo appropriato, orientato ai diritti umani.
  • Incontri regolari e la facilitazione fornita alle MAS dagli operatori sanitari di comunità (le cosiddette Mitanin).
  • Il riconoscimento sociale guadagnato dalle donne membri dei MAS, che ha agito come principale fonte di motivazione.

Le Mitanin e i loro supervisori, sotto la guida dello State Health Resource Centre, giocano un ruolo cruciale nel facilitare il lavoro dei MAS, facendo da ponte con il sistema sanitario. Le riunioni mensili sono viste come un’opportunità per consolidare il lavoro, discutere i progressi e imparare cose nuove. Anche le riunioni trimestrali a livello di cluster permettono di condividere problemi più complessi e trovare soluzioni insieme.

Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. Ci sono dei limiti. L’azione dei MAS, per quanto potente, è rimasta spesso confinata all’ambiente circostante. Non sono riuscite, ad esempio, a migliorare la responsabilità pubblica ai livelli più alti o a portare cambiamenti a livello politico. Inoltre, il sostegno da parte dei rappresentanti eletti locali a volte è mancato, sminuendo la voce di queste donne. E diciamocelo, 5000 rupie (circa 60 dollari) all’anno sono una cifra irrisoria per le necessità che devono affrontare.

Nonostante ciò, la motivazione di queste donne è altissima. Il rispetto e il riconoscimento guadagnati all’interno della comunità e persino nelle loro famiglie sono un motore potente. Ogni piccolo successo, ogni diritto difeso, ogni persona aiutata, alimenta la loro determinazione. Lavorano in contesti eterogenei, con lingue e culture diverse, ma riescono a creare un senso di unità e solidarietà.

Perché questa storia è importante per tutti noi?

L’esperienza dei MAS nel Chhattisgarh ci offre un esempio potentissimo di come la partecipazione comunitaria degli strati più poveri della popolazione urbana possa essere efficace, soprattutto quando passa attraverso un processo che realmente dà potere alle donne svantaggiate. Non si tratta solo di “usare” la comunità per raggiungere obiettivi sanitari specifici, come spesso accade in molti programmi. Qui, la partecipazione è vista come un diritto, un processo trasversale che affronta le radici dell’ineguaglianza sanitaria.

I MAS hanno creato uno spazio pubblico alternativo, dominato da donne, dove si sfidano le norme sociali, si combatte la violenza di genere e si negozia con le élite locali per i diritti della comunità. Hanno dimostrato che le donne, anche quelle provenienti da contesti di grande marginalizzazione, se messe nelle condizioni giuste, possono diventare agenti di cambiamento incredibili.

Donne di un collettivo MAS in India che ispezionano una pompa d'acqua comunitaria o un sistema di drenaggio in uno slum. Una di loro indica un problema, mentre le altre osservano con attenzione. Scena diurna, realistica. Telephoto zoom 100mm, action tracking, high detail.

Certo, lo studio evidenzia che c’è ancora molta strada da fare. Per esempio, il ruolo dei MAS nel monitoraggio dei servizi sanitari locali potrebbe essere rafforzato, dato che questa responsabilità ricade ancora molto sulle Mitanin. E poi, la mancanza di meccanismi di governance che formalizzino il loro ruolo impedisce loro di incidere sulle politiche a livelli più alti.

Lezioni per il futuro

Cosa possiamo imparare da questa esperienza? Innanzitutto, che processi comunitari equi ed efficaci richiedono un design appropriato e devono essere “coltivati” attraverso la formazione continua e una facilitazione guidata da un ethos di equità. L’autonomia decisionale è fondamentale.

I governi potrebbero fare molto di più per valorizzare questi collettivi. Un maggiore riconoscimento, anche finanziario, potrebbe essere un primo passo. Ma la vera svolta sarebbe dare a gruppi come i MAS un posto al tavolo dove si pianificano e si monitorano i servizi sanitari e pubblici. Immaginate l’impatto se la loro voce fosse formalmente ascoltata e presa sul serio dalle istituzioni!

Questo studio è il primo del suo genere sui MAS e, sebbene basato sull’autovalutazione dei gruppi (confermata qualitativamente dalle comunità), apre una finestra importantissima su un modello che merita attenzione. Un modello finanziato dallo stato, ma con un forte orientamento all’equità e ai diritti umani, capace di sostenere collettivi di donne svantaggiate.

Insomma, la storia dei Mahila Arogya Samitis ci dimostra che investire nell’empowerment femminile e nella partecipazione comunitaria non è solo una questione di giustizia sociale, ma una strategia incredibilmente efficace per migliorare la salute e il benessere di intere comunità urbane. Una lezione che, spero, possa ispirare iniziative simili in India e, perché no, anche in altre parti del mondo.

Un'aula improvvisata in uno slum indiano, dove donne del collettivo MAS partecipano a una sessione di formazione. Una formatrice (Mitanin Trainer) sta parlando, indicando una lavagna o del materiale illustrativo. Le partecipanti ascoltano attente. Prime lens 35mm, controlled lighting, focus sulle espressioni concentrate.

La strada è ancora lunga, e ci sono sfide da affrontare, come il superamento delle barriere di casta, genere, religione ed etnia che spesso affliggono gli sforzi di partecipazione. Ma l’esperienza del Chhattisgarh è una luce di speranza, un faro che indica una via possibile per città più sane ed eque, costruite dal basso, con le donne al centro.

Fonte: Springer

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