Dolore Mestruale: E Se la ‘Catastrofizzazione’ Fosse Solo una Richiesta d’Aiuto?
Parliamoci chiaro, il dolore mestruale è una realtà per tantissime di noi. A volte è un fastidio leggero, altre volte ci costringe a letto con dolori da moderati a severi. Questa condizione, nota come dismenorrea, colpisce una percentuale altissima di donne in età riproduttiva (in Australia, si stima l’80%!) e ha un impatto enorme sulla vita quotidiana e persino sull’economia. Eppure, nonostante sia così comune, la dismenorrea è ancora poco compresa.
Sappiamo che non basta guardare solo ai fattori biologici per spiegarla. Serve un approccio biopsicosociale, che consideri anche la nostra mente e il contesto sociale in cui viviamo. Ma la ricerca di qualità su questi aspetti psicologici e sociali scarseggia. Ecco perché uno studio recente ha deciso di indagare il legame tra due fattori chiave: la cosiddetta “catastrofizzazione del dolore” e il supporto sociale che percepiamo attorno a noi.
Cos’è questa “Catastrofizzazione” e Perché se ne Parla?
Forse hai già sentito questo termine. In parole povere, la “catastrofizzazione del dolore” è una risposta cognitiva ed emotiva negativa al dolore e ai sintomi fisici. Include pensieri come:
- Ruminare continuamente sul dolore.
- Esagerare la minaccia percepita dal dolore.
- Sentirsi impotenti di fronte al dolore.
Ricerche recenti hanno trovato un’associazione tra livelli più alti di catastrofizzazione e un dolore mestruale più intenso, anche in caso di endometriosi.
Il problema? Spesso, questa “catastrofizzazione” viene etichettata come una risposta disfunzionale, quasi come se fosse “colpa” della persona che la sperimenta. Si concentra il cambiamento sulla persona, facendola sentire potenzialmente giudicata, incompresa o persino colpevole. Ma se vi dicessi che forse stiamo guardando le cose dalla prospettiva sbagliata?
Una Nuova Prospettiva: Il Contesto Sociale Conta Eccome!
E se la catastrofizzazione non fosse solo un “difetto” individuale, ma una strategia, magari inconsapevole, per cercare aiuto e conforto? Il Modello del Coping Comunale del Dolore di Sullivan e colleghi suggerisce proprio questo: la catastrofizzazione potrebbe essere un modo per attirare l’attenzione degli altri e ottenere supporto sociale quando ne abbiamo bisogno.
In quest’ottica, la catastrofizzazione diventa una risposta comprensibile, quasi “ben intenzionata”, a un ambiente sociale che non ci fornisce il supporto adeguato. Se mi sento sola e incompresa nel mio dolore, forse esprimere la mia sofferenza in modo più marcato è l’unico modo che conosco per farmi sentire?
Questa idea ha trovato supporto in studi su pazienti con dolore cronico, ma mancavano ricerche specifiche sul dolore mestruale e studi longitudinali (che seguono le persone nel tempo).

Cosa Ha Scoperto lo Studio Australiano?
Ed è qui che entra in gioco lo studio che sto per raccontarvi. I ricercatori hanno coinvolto un gruppo di donne cisgender australiane (tra i 18 e i 50 anni) che sperimentavano dolore mestruale. Hanno compilato questionari online in due momenti diversi, a distanza di circa un anno (Tempo 1 e Tempo 2).
Lo studio ha misurato:
- La catastrofizzazione del dolore (usando la Pain Catastrophizing Scale, PCS).
- Il supporto sociale percepito (usando la Multidimensional Scale of Perceived Social Support, MSPSS, che valuta il supporto da famiglia, amici e partner).
Hanno poi analizzato se i livelli di supporto sociale percepito al Tempo 1 potessero prevedere i livelli di catastrofizzazione al Tempo 2, tenendo conto dei livelli iniziali di catastrofizzazione e di altri fattori come età, intensità del dolore mestruale e diagnosi di endometriosi.
Ebbene, i risultati sono stati significativi! È emersa un’associazione negativa tra il supporto sociale percepito al Tempo 1 e la catastrofizzazione del dolore al Tempo 2. In altre parole: le donne che percepivano meno supporto sociale all’inizio tendevano a “catastrofizzare” di più un anno dopo, indipendentemente da quanto catastrofizzassero già all’inizio o dagli altri fattori considerati. Certo, l’associazione era piccola in termini statistici, ma il fatto che sia emersa e sia rimasta significativa anche dopo aver controllato i confondenti è importante.
Quindi, Cosa Significa Davvero Tutto Questo?
Questo studio fornisce una prova concreta che la “catastrofizzazione del dolore” nelle donne con dolore mestruale non è solo una questione individuale, ma è influenzata dall’ambiente sociale che le circonda. Supporta l’idea che, almeno in parte, possa essere una strategia di ricerca di supporto, comprensibile e ben intenzionata, che emerge quando ci si sente sole o non supportate adeguatamente.
Pensiamoci: il dolore, soprattutto quello cronico o ricorrente come quello mestruale, può essere isolante. Se chi ci sta intorno minimizza, non capisce o semplicemente non c’è, esprimere il dolore in modo più intenso potrebbe essere un tentativo (magari non il più efficace, ma comprensibile) di comunicare il nostro bisogno.
Questo non significa negare che certi schemi di pensiero possano essere problematici o amplificare la sofferenza, ma ci invita a guardare il quadro completo. Prima di etichettare una risposta come “disfunzionale”, dovremmo chiederci: in quale contesto sociale sta avvenendo questa risposta? Questa persona sta ricevendo il supporto di cui ha bisogno?

Oltre l’Individuo: Perché il Supporto Sociale è Cruciale
Questi risultati hanno implicazioni pratiche importanti. Se la catastrofizzazione può essere legata a una mancanza di supporto, allora gli interventi psicologici per gestire il dolore mestruale dovrebbero considerare attivamente la rete sociale della paziente. Non basta insegnare tecniche di coping individuale; bisogna assicurarsi che la persona abbia accesso al supporto di cui necessita.
Cosa si può fare?
- Migliorare l’alfabetizzazione sul dolore mestruale: Educare non solo le pazienti, ma anche la comunità, gli operatori sanitari, i familiari e gli amici sull’impatto reale della dismenorrea e dell’endometriosi. Questo può ridurre lo stigma e la tendenza a minimizzare il problema.
- Screening per il supporto sociale: I professionisti sanitari potrebbero iniziare a chiedere attivamente alle pazienti come si sentono supportate nella gestione del loro dolore.
- Coinvolgere la rete sociale: Laddove possibile, includere partner, familiari o amici negli appuntamenti o negli interventi educativi può fare la differenza. Facilitare connessioni con gruppi di supporto può essere altrettanto utile.
- Educazione relazionale: In alcuni casi, fornire strumenti per migliorare la comunicazione e il supporto all’interno delle relazioni strette potrebbe essere benefico.
Uno Sguardo al Futuro (e Qualche Limite)
Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. Si basa su dati auto-riferiti (quello che le persone dicono di sé), che possono essere soggetti a bias. Inoltre, il campione era composto da donne cisgender in Australia, quindi bisogna essere cauti nel generalizzare i risultati ad altre culture o a persone di genere diverso che possono sperimentare dolore mestruale. La pandemia di COVID-19 potrebbe aver influenzato le esperienze al Tempo 2, anche se i ricercatori hanno cercato di tenerne conto.
Serviranno ricerche future, magari con metodi osservazionali (che guardano direttamente le interazioni sociali) e campioni più diversificati, per approfondire queste dinamiche complesse. Sarebbe interessante anche esplorare le associazioni reciproche: il supporto influenza la catastrofizzazione, ma forse anche il modo in cui esprimiamo il dolore influenza il supporto che riceviamo?
Nonostante i limiti, questo studio apre una strada importante. Ci ricorda che il dolore non è mai solo una questione fisica o individuale. È profondamente intrecciato con le nostre emozioni, i nostri pensieri e, soprattutto, le nostre relazioni e il contesto sociale in cui viviamo.
Smettere di etichettare la “catastrofizzazione” solo come un problema individuale e iniziare a considerarla anche come un possibile segnale di un bisogno di supporto insoddisfatto potrebbe non solo ridurre lo stigma, ma anche portare a interventi più efficaci e compassionevoli per chi convive con il dolore mestruale. È ora di guardare al quadro completo.
Fonte: Springer
